Vittorio Feltri: “L’unica transizione è quella enologica!”

(Vittorio Feltri per Libero Quotidiano) In attesa della transizione ecologica, che nessuno sa di preciso che roba sia, e proprio per questo tutti ne parlano pensando si tratti dell’unica via per salvare l’umanità dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici, eccoci finalmente di fronte a qualcosa di più concreto. Ieri ho letto sul Corriere della Sera, che non è più un giornalone, ma resta un giornale affidabile, che in Italia il consumo del vino e, in genere, degli alcolici, grazie al lockdown, cioè la segregazione dei cittadini a causa del virus, è aumentato del 75 per cento.

E così senza ombra di dubbio si può trionfalmente dire che una transizione la possiamo festeggiare: quella enologica, nella quale siamo il più evoluto Paese del mondo. Abbiamo di sicuro sofferto la reclusione impostaci dal governo, ciononostante non abbiamo sofferto la sete. Soddisfare la quale per noi è una esigenza primaria. In vino veritas? Certamente, ma non solo: quando bevi e arrivi in fondo al bicchiere non sarai felice, però almeno hai sorseggiato un buon liquido che aiuta il buonumore.

È falso che un brindisi sia nocivo alla salute, tanto è vero che una moltitudine si è ammalata di COVID, 120mila morti, tuttavia nessuno è schiattato per aver ingollato un quarto di Chianti o di Valpolicella. Naturalmente è falso affermare che i connazionali siano ubriaconi incalliti, semplicemente innaffiano il loro stomaco con un rosso o con un bianco allo scopo di sopportare la vita grama impostaci da un morbo che, oltre a minacciare la salute, ci ha tolto la libertà.

C’è chi sostiene che l’alcol non sia un toccasana, può darsi. Ma a me risulta che anche gli astemi vadano all’altro mondo. Non tracannare qualche calice quindi non garantisce di campare più a lungo, semplicemente ti priva di un piacere antico.

Pure i romani non rinunciavano al famoso nettare degli dei, e se crepavano più giovani di noi ciò non era causato dal Frascati bensì dalla mancanza di farmaci salvifici di cui, oggi, invece disponiamo a iosa. Il boom del vino e della grappa non ci rattrista, l’alcol è un antidoto contro la noia e la malinconia, non va combattuto perché non è un nemico, anzi è un fedele amico purché sorbito senza esagerare nelle quantità. Cin cin.

4 replies

  1. Er Calice Piangente

    Che fatica sprecata ch’è la tua!
    – diceva er Fiume a un Calice Piangente
    che se piagneva l’animaccia sua –
    Perchè te struggi a ricordà un passato
    se tutto quer che fu nun è più gnente?
    Perfino li rimpianti più sinceri
    finisce che te sciupeno er cervello
    per quello che desideri e che speri.
    Più ch’a le cose che so’ state ieri
    pensa a domani e cerca che sia bello!

    Er Calice fiottò: – Pe’ parte mia
    nun ciò né desideri né speranze:
    io so’ l’ombrello de le rimambranze
    sotto una pioggia de malinconia:
    e, rassegnato, aspetto un’alluvione
    che in un tramonto me se porti via
    co’ tutti li ricordi a pennolone.

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  2. Mah, almeno non si nasconde e si mostra per quello che è.
    Mille volte meglio di quelli con le lacrime agli occhi per i bambini africani che spergiurano di andare a sostenere e poi si comprano casa a NY… ( La faccia contrita di Veltroni ai tempi non la dimenticherò finchè campo: quasi quasi ci avevo creduto). Poi ho capito che Africa per la “sinistra” significa NY ( o Parigi).
    E non solo per Veltroni.

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