Alessandro Di Battista: “L’ipocrisia di chi condanna i licenziamenti ma è complice di un governo iper-liberista”

(Alessandro Di Battista – tpi.it) – Il ministro Orlando è una brava persona, purtroppo, anch’egli non è immune dai principali difetti della politica al tempo di Draghi: incoerenza, ingenuità e mancanza di coraggio. Il 3 settembre del 2016, durante la festa del Fatto alla Versiliana, l’allora ministro della Giustizia Orlando, parlando con Gustavo Zagrebelsky di Europa, pronunciò queste parole:

Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto tra democrazia ed economia. Oggi, sostanzialmente, poteri sovranazionali sono in grado di bypassare completamente le democrazie nazionali. I fatti che si determinano a livello sovranazionale, i soggetti che si sono costituiti a livello sovranazionale spesso non legittimati democraticamente sono in grado di mettere le democrazie di fronte al fatto compiuto. Faccio un esempio. La modifica, devo dire, passata abbastanza sotto silenzio, della Costituzione per quanto riguarda il tema dell’obbligo del pareggio di bilancio, non fu il frutto di una discussione nel Paese. Fu il frutto che a un certo punto la Banca centrale europea, più o meno, ora la brutalizzo, disse: «O mettete questa clausola nella vostra Costituzione o altrimenti chiudiamo i rubinetti e non ci sono gli stipendi alle fine del mese».

Sacrosante verità. Poi aggiunse: «devo dire che è una delle scelte di cui mi vergogno di più. Io penso che sia stato un errore approvare quella modifica non tanto per il merito che pure è contestabile, ma per il modo in cui si arrivò a quella modifica di carattere costituzionale».

Per mancanza di coraggio evitò di fare nomi e cognomi. Se avesse avuto fegato oggi non sarebbe ministro. Sì perché fu proprio Draghi uno degli artefici di tale “estorsione istituzionale”. E Orlando lo sa bene. La richiesta di inserire il pareggio di bilancio in Costituzione, una palla al piede soprattutto in tempi di recessione, quindi anche oggi, fu avanzata tramite una lettera spedita al governo italiano da Trichet, Presidente della BCE, ma controfirmata da Draghi, il quale, poche settimane dopo, ne avrebbe preso il posto. Nella lettera, i due, furono incredibilmente espliciti: «Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio».

In pratica, come disse Orlando, un “potere sovranazionale bypassò completamente una democrazia nazionale” con il ricatto del mancato pagamento degli stipendi. Come ha potuto una persona che sostenne queste tesi accettare di far parte di un governo presieduto da uno dei protagonisti di tale stagione? Meraviglie della poltrona. Non solo, sempre Orlando, ospite dalla Gruber il 12 gennaio scorso, escluse categoricamente un governo con la Lega e quando Stefano Feltri domandò: «e se tale governo fosse un governo Draghi?» Orlando, sicuro di sé, rispose: «anche se venisse Superman». Evidentemente per Orlando Draghi è più che Superman perché un mese dopo giurò come ministro insieme ad illustri esponenti leghisti.

Questo per quel che riguarda l’incoerenza. L’ingenuità l’ha dimostrata, da ministro del Lavoro, quando ha ritenuto buono l’accordo sui licenziamenti tanto da elogiarlo parlando in Parlamento di “frutto del clima di unità”. Ma dove la vede l’unità Orlando? Nel Paese? Nella società? Qua è compatta solo Confindustria che, infatti, ha richiesto a gran voce la fine del blocco dei licenziamenti che di fatto è avvenuta.

E veniamo alla mancanza di coraggio. Oggi un ministro del Lavoro che si rispetti dovrebbe difendere a spada tratta il reddito di cittadinanza; dovrebbe parlare ogni istante della sua giornata di salario minimo; dovrebbe studiare gli esempi virtuosi legati alla socializzazione delle imprese; dovrebbe interessarsi al Civilian Climate Corps del quale si sta discutendo oggi in USA (io lo proposi un anno fa chiamandolo Servizio Civile Ambientale venendo per lo più ignorato) come via moderna di contrasto alla disoccupazione dilagante; dovrebbe dirci dove investire denari per creare posti di lavoro in virtù del fatto che inevitabilmente alcuni impieghi spariranno; soprattutto, dovrebbe ribadire l’importanza dello Stato in una fase di dramma socio-economico ed occupazionale.

Al contrario si limita a frasi di circostanza come quelle pronunciate ieri all’indomani del maxi-licenziamento effettuato dalla GKN, una multinazionale inglese divenuta proprietà di un fondo di investimento straniero. Il dramma del capitalismo finanziario moderno è che non ha un volto. Anche questo dovrebbe denunciare un ministro del Lavoro. Un tempo c’erano i padroni visibili. Oggi la vita di centinaia di milioni di persone – tra cui quelle dei 422 dipendenti della GKN – è appesa alla decisioni di soggetti senza scrupoli, senza volto e senza un indirizzo al quale rivolgersi.

I licenziamenti – come ampiamente sostenuto da questo giornale – sarebbero esplosi in barba alla narrazione della crescita economica sotto Draghi descritta dai trombettieri come un nuovo miracolo italiano. Tutti si indignano a favor di telecamera o chiamando il giornalista amico delle agenzie di stampa.

Per quanto riguarda il caso GKN si è indignato Orlando “modalità inaccettabili”, si è indignato Nardella che ha preteso “una nuova legislazione che ci consenta di intervenire a livello continentale per fermare questo modo selvaggio di fare economia” (avevamo un no-global a Palazzo Vecchio senza saperlo), si è indignato Giani, governatore della Toscana “quanto accaduto è inaccettabile e di una gravità inaudita”.

L’indignazione (ipocrita e non) si diffonderà così come i licenziamenti, temo che in pochi, tuttavia, avranno il coraggio di indicare anche nei conflitti di interesse tra fondi di investimento, banche, istituti finanziari e politica una delle cause che hanno prodotto, e continuano a produrre l’aumento degli squilibri socio-economici a livello mondiale.

Un ministro del lavoro ha il dovere di denunciare le storture del capitalismo moderno scrivendo in fretta e furia norme che limitino lo strapotere di organismi sovranazionali diventati, per ignavia politica, più potenti degli Stati sovrani. Proprio come la BCE di quel Mario Draghi amico dei pezzi grossi dei fondi di investimento nonché rappresentante di un sistema iper-liberista che ritiene che la mano invisibile sia la panacea di tutti i mali. Ma, oggigiorno, la sola cosa invisibile sono le tragedie quotidiane della classe media oltre che i responsabili ed i pavidi collaborazionisti.

9 replies

  1. Tra i pavidi collaborazionisti immagino che D.B. metta il suo amico fraterno Di Maio al primo posto.

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  2. La difesa di beppe grillo a Di maio:

    Beppe Grillo
    19 h ·
    Luigi Di Maio non ti preoccupare. Sono meno pericolosi dei grillini più agguerriti!

    Alberto Airola
    Mi pare parecchio fuori luogo come molte tue uscite pubbliche ultimamente
    · Rispondi · 17 h · Modificato

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  3. Squilibrio e equilibrio

    – il ribelle viene emarginato dal coro dei diavoli angelicati
    – le istituzioni, il senso dello stato, della propria deontologia messianica e la circumnavigazione della massificazione
    -buono/cattivo, cattivo/buono
    -chi vota PD va anche in chiesa.
    – il mangia preti rosso è una specie ormai in estinzione e non ha più senso cacciarla.
    – la massa guarda, ha degli occhi e una mente di filtrazione.
    – il punk laureato in Italia diverrà un barbone .
    – i vestiti nuovi dell’imperatore e delle imperatrici non entrano più in nessun armadio.

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  4. it.wikipedia.org

    Il dramma comincia con la decisione di re Lear di abdicare e dividere il suo regno fra le tre figlie Goneril, Regan e Cordelia. Le prime due sono già sposate, mentre Cordelia ha molti pretendenti, in parte perché è la figlia preferita dal padre. In un eccesso di vanità senile, il re propone una gara nella quale ogni figlia riceverà dei territori in proporzione all’amore verso il padre che saprà dimostrare con le sue parole, ma Cordelia si rifiuta di gareggiare con l’adulazione delle sorelle maggiori, poiché è convinta che i suoi veri sentimenti sarebbero immiseriti dall’adulazione rivolta al proprio vantaggio. Per ripicca, Lear divide la quota del regno che le spetterebbe fra Goneril e Regan e mette al bando Cordelia. Il re di Francia decide però di sposarla, benché diseredata, poiché apprezza la sua sincerità, o forse perché vuole un casus belli per una successiva invasione dell’Inghilterra.

    Poco dopo aver abdicato, Lear scopre che i sentimenti di Goneril e Regan verso di lui si sono raffreddati, e ne nascono discussioni. Il conte di Kent, che ha preso le difese di Cordelia ed è stato messo al bando, ritorna travestito da Caio, un servo che vuole proteggere il re al quale resta fedele. Nel frattempo, Goneril e Regan litigano a causa della loro attrazione per Edmund, figlio illegittimo del conte di Gloucester, e sono costrette ad affrontare un esercito francese, guidato da Cordelia, mandato a ricollocare sul trono Lear, e ne consegue una guerra devastante.

    La trama secondaria coinvolge il conte di Gloucester e i suoi due figli Edgar ed Edmund. Mentre corteggia Goneril e Regan, Edmund inventa racconti calunniosi sul fratellastro legittimo Edgar, il quale è costretto all’esilio e a fingersi Tom, il pazzo di Bedlam, proverbiale pazzo di quel tempo. Il conte di Gloucester, che fa condurre Lear a Dover dalla sola figlia fedele, è catturato dagli scagnozzi del duca di Cornovaglia, marito di Regan, e da lui torturato ma è salvato da alcuni servi di quest’ultimo che accusano il duca di aver trattato ingiustamente Lear. Ferito da un servo (che viene ucciso da Regan), il duca abbandona il conte di Gloucester nella tempesta dopo averlo accecato, affinché riesca solo a “fiutare la strada per Dover”, ma poco dopo muore per la ferita riportata. Nella scena della tempesta Lear esclama che è “più un uomo contro il quale si pecca che un peccatore”.

    Ancora travestito da pazzo vagabondo, Edgar scopre il conte di Gloucester abbandonato nella tempesta. Non riconoscendo la voce del figlio, che è turbato dall’incontro col padre cieco, il conte gli chiede la strada per Dover, e Edgar risponde che lo guiderà lui. In seguito, il conte di Gloucester tenta di uccidersi gettandosi da una roccia, ma il figlio Edgar lo salva con l’inganno

    A Dover, Lear . ; Nel frattempo, il re Lear si aggira farneticando che tutto il mondo è corrotto ed è contro di lui, ma poi rivede Cordelia e i due si rappacificano poco prima della battaglia tra Britannia e Francia. Dopo la sconfitta dei francesi, fatto prigioniero con la figlia, Lear pensa con gioia alla prospettiva di vivere in prigione insieme a lei, ma Edmund ordina che essi siano condannati a morte.

    Il duca di Albany accusa e fa arrestare Edmund insieme alla moglie Goneril con l’accusa di tradimento, e lo sfida a duello, dove appare Edgar in armi ma ancora travestito che si scontra con Edmund e lo ferisce a morte; a questa vista, Goneril, che per gelosia ha già avvelenato Regan, si uccide. Edgar rivela a Edmund la propria identità e lo informa che il conte di Gloucester è appena deceduto; nell’apprendere questo e le morti di Goneril e Regan, Edmund riferisce di aver disposto l’uccisione di Lear e Cordelia e dà ordine che l’esecuzione sia sospesa, forse il suo unico gesto di bontà in tutto il dramma, ma l’ordine arriva troppo tardi: Lear appare sulla scena portando fra le braccia il cadavere di Cordelia, dopo aver ucciso il servo che l’ha impiccata, poi muore anch’egli di dolore.

    Oltre alla trama secondaria che riguarda il conte di Gloucester e i suoi figli, la principale innovazione introdotta da Shakespeare nella vicenda è la morte di Cordelia e di Lear nel finale. Nei secoli XVIII e XIX, questa conclusione tragica ricevette molte critiche, e furono scritte e rappresentate versioni alternative, in cui i personaggi principali si salvavano dalla morte e Cordelia sposava Edgar.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Re_Lear

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  5. Luigi Di Maio non ti preoccupare. Sono meno pericolosi dei grillini più agguerriti!Chissà, chi lo sa?Non è detto.Potrebbe partire qualcosa per “sbaglio”.Ma da uno che arriva da Avellino che credibilità “politica” può avere?Minimo e guidato da “parenti” parecchio “strani”.Per non parlare degli “amici” campani e non che potrebbe avere.Nato ieri

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  6. In pratica, come disse Orlando, un “potere sovranazionale bypassò completamente una democrazia nazionale” con il ricatto del mancato pagamento degli stipendi. Come ha potuto una persona che sostenne queste tesi accettare di far parte di un governo presieduto da uno dei protagonisti di tale stagione? Meraviglie della poltrona. Non solo, sempre Orlando, ospite dalla Gruber il 12 gennaio scorso, escluse categoricamente un governo con la Lega e quando Stefano Feltri domandò: «e se tale governo fosse un governo Draghi?» Orlando, sicuro di sé, rispose: «anche se venisse Superman». Evidentemente per Orlando Draghi è più che Superman perché un mese dopo giurò come ministro insieme ad illustri esponenti leghisti.

    E i COYOTE TIFANO ITALIA E PENSANO CHE LE ISTITUZIONI E I GIOCATORI CI RAPPRESENTANO.

    Panem et circenses, non c’é niente da fare.

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      • Con l’accordo grillo/giuseppi abbiamo la conferma che il mv5 * è giunto al capolinea, fine di un sogno di riscatto del popolo itagliano.
        La grecia si avvicina a passi da gigante.

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      • Tranquillo, adesso contatteranno Mancini per salvare anche l’Italia o quanto meno, per vedere se un pò del suo prodigioso culo sia disponibile anche per noaltri popolaccio infame.

        Sarà tutta da ridere quando voteranno la Cartabia in parlamento, chi ci farà una figuraccia maggiore, Gigini+Beppe oppure Giuseppi?

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