La partita sulla giustizia non è finita

MARTA CARTABIA

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Si dice che il diavolo è nei dettagli, e se si guardano le reazioni dei partiti alla controriforma sulla Giustizia due particolari dicono tutto. Il primo è che destre, Renzi, Pd e giornaloni al servizio dei soliti noti definiscono all’unisono la proposta Cartabia buona e santa, come si conviene a ogni mirabilia dell’ancor più santo Mario Draghi.

E dire che le parole di Giuseppe Conte sulla reintroduzione della prescrizione (leggi l’articolo), definita oggettivamente un’anomalia italiana, sono incontestabili anche dai più accaniti fan della restaurazione, che parlano di civiltà giuridica ben guardandosi dal dirlo in faccia alle migliaia di vittime di reati che ogni anno vedono i responsabili farla franca grazie agli avvocati che dilatano i processi.

Il secondo dettaglio è l’invito degli stessi partiti che cantano vittoria a “migliorare” la legge in Parlamento. Aver ripristinato la scappatoia dalle sentenze cancellata da Bonafede evidentemente è ancora poco. Dalla Lega che raccoglie le firme di un Referendum basato su quesiti condivisibili ma del tutto generici, quando non incostituzionali, ai pretoriani di Berlusconi che sognano da sempre la separazione delle carriere dei magistrati, l’indirizzo dei politici alla Procure su quali reati perseguire e quali no, la spartizione del Csm anche utilizzando le correnti delle toghe, la riforma può diventare il vaso di Pandora dove stipare tutto quello che serve per non disturbare mai più il manovratore, soprattutto se ha il vizietto di rubare.

Di queste guarentigie ne avrebbero incassata già qualcuna se solo i ministri del Movimento avessero deciso di astenersi o votare contro la Cartabia, in quanto Draghi avrebbe comunque approvato la riforma e a quel punto non ci sarebbero stati i tempi più lunghi per la prescrizione in Appello e Cassazione ottenuti dai ministri M5S, niente affatto divisi tra contiani e grillini, come ieri riferiva la solita disinformatja.

Di Maio & C. hanno puntato dunque a limitare i danni, rinviando la battaglia in Parlamento, dove i 5 Stelle possono far pesare i loro seggi, ma solo a condizione di non dividersi. Esattamente quello che spera chi vuol tornare all’antico. E di cui i 5S dovranno essere maturi e compatti per non rendersi complici.

11 replies

  1. Urge trovare una motivazione al fatto che questa specie di giornalista trovi il coraggio di giustificare ancora l’operato di Grilloe i ministri grillini. A noi fanno schifo ma per lui sono politici navigati,esperti e furbissimi.
    Io penso che sotto ci siano motivazioni indicibili, penserò male?

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  2. E chi la porta avanti, un movimento ucciso dal suo fondatore, venduto chissa’ per cosa, o il “nuovo” partitino neodemocristiano di Conte.?

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  3. Pedullà, lei sta sognando. Di quante prove ha bisogno per essere convinto che i ministri del M5s in carica si calano le braghe ad ogni occasione? E in aula i rappresentanti del movimento faranno lo stesso.

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  4. tra gli ultimi commenti sulla pagina m5s:

    Saverio Foglia
    Un bel…VAFFA!
    · Rispondi · 35 m

    Ollari Francesco
    Non si poteva immaginare prima come avreste votato in CDS sulla riforma della giustizia. Bravissimi!
    Alle prossime elezioni avrete meno consensi di Italia Viva.
    La delusione è massima, fanno bene a deridervi. Autolesionisti!
    · Rispondi · 37 m

    Alessandro Dellaca
    MoVimento 5 Stelle Beppe Grillo Vito Crimi Giuseppe Conte Luigi Di Maio….vediamo se cosi lo capite che avete fatto l’ennesima puttanata …. basta prendere ordini incondizionati da Grillo! noi dobbiamo votare le decisioni voi ci state tradendomele.
    L’INCHIESTA
    I processi d’appello? Nascono già morti
    EFFETTO CARTABIA – VIAGGIO NEI PALAZZI DI GIUSTIZIA. IN MEDIA PER UNA SENTENZA SERVONO 1.038 GIORNI
    di Marco Grasso, Vincenzo Iurillo, Antonella Mascali e Lucio Musolino
    “Ci stanno arrivando ora processi conclusi in primo grado nel 2015-16”. Parola di Giuseppe De Carolis, presidente della Corte d’Appello di Napoli. Con la riforma della giustizia varata giovedì dal Cdm questi procedimenti potrebbero non iniziare mai. Il testo, infatti, stabilisce per il processo di secondo grado una durata massima di due anni, periodo che decorre dall’ultimo giorno in cui è possibile impugnare la sentenza di primo grado. Se solo per calendarizzare la prima udienza ne servono 5, il processo nasce già morto. È solo uno degli effetti della riforma firmata dalla ministra Marta Cartabia, che va a impattare su una macchina della giustizia che nei procedimenti di 2° grado in Italia dà il peggio di sé.
    I dati nazionali dicono che prevedere 2 anni per l’Appello, pena l’improcedibilità, è un’impresa nella gran parte dei casi impossibile per la montagna di arretrati e per la durata media di un procedimneto in Italia: quasi 3 anni. I dati che arrivano dalla Campania confermano quelli nazionali: “Una sola sezione su 6 di Corte d’Appello a Napoli ha più processi dell’intera Corte d’Appello di Milano – prosegue il presidente De Carolis –. Riuscire a fare un processo di 2° grado in due anni, con le attuali risorse umane, è praticamente impossibile”. I numeri partenopei sono spaventosi: 57mila processi pendenti, affrontati da 15 collegi coperti solo grazie alle applicazioni di magistrati del Tribunale”. C’è, poi, una specificità tutta napoletana: quella dei processi e maxi-processi di camorra che arrivano direttamente dall’ufficio Gip con il rito abbreviato e finiscono per travolgere una Corte d’Appello costretta a dare priorità a un numero enorme di dibattimenti con detenuti, da accelerare per evitare il rischio di scarcerazione dei boss per decorrenza dei termini. E così i processi senza detenuti, compresi quelli per concussione e corruzione, marciano a passo d’uomo. Molti di questi, con la nuova riforma sarebbero improcedibili da tempo.
    In italia processi di 2° grado sono in aumento da 6 anni
    Che il procedimento di secondo grado sia il tallone d’Achille del sistema emerge anche dall’osservazione che le estinzioni sono in continuo aumento da 6 anni. Il dato negativo della durata viene indicato persino dalla relazione della commissione tecnica voluta dalla ministra Cartabia e presieduta da Giorgio Lattanzi, ex presidente della Corte costituzionale. Ma cosa fa il governo? Invece di prevedere misure per disincentivare le impugnazioni pretestuose e proporre per alcuni tipi di processo il giudice monocratico, liberando risorse preziose, applica la ghigliottina, stabilendo tempi impossibili perché non scatti l’improcedibilità che garantirà l’impunità. Scrive la commissione Lattanzi, rifacendosi a dati 2018 del rapporto europeo sull’attività giudiziaria nei diversi Paesi: “Il giudizio di Appello si connota per una durata media ben al di sopra delle statistiche europee (secondo l’ultimo Rapporto CEPEJ, la durata stimata è pari a 851 giorni, a fronte della media europea di 155 giorni) e per il progressivo accumulo di un arretrato assai preoccupante, pari a 260.946 fascicoli, ndr nel 2019”.
    Secondo i dati della relazione presentata dal presidente della Cassazione Pietro Curzio all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2021, in Corte d’Appello le cose vanno sempre peggio: nel 2019-2020, la durata media nazionale è di 1.038 giorni, ben più dei 2 anni previsti dalla riforma. E il trend è peggiorato: nel 2018-2019 ne servivano 840 e nel 2017-2018 ce ne volevano 861.
    I 265mila arretrati bloccano il sistema
    A ciò va aggiunto il dato sull’arretrato, fondamentale per capire come con la cancellazione della legge Bonafede che blocca la prescrizione dopo il 1° grado si rischia una sorta di amnistia mascherata. Nel periodo 2019-2020 i processi iscritti in Appello erano 97.481, quelli definiti erano 93.299 e i pendenti, al 30 giugno 2020, erano 265.293 cioè un po’ più di quelli pendenti al 30 giugno 2019: 263.914.
    Secondo dati del ministero del 2019, sono Napoli e Roma i distretti dove gli appelli durano più a lungo: 730 giorni, ben oltre i 2 anni. Nella Capitale un processo dura 1.128 giorni, nel capoluogo partenopeo si arriva a 1.495.
    A Reggio Calabria ne servono 1.013. Gli uffici giudiziari della Regione devono fare i conti con i maxi-processi alla ‘ndrangheta e quelli sul traffico di droga che spesso hanno imputati detenuti. Questo, a causa del rischio scarcerazioni, hanno la priorità rispetto agli altri processi d’appello e i tempi si allungano ben oltre i due anni. A ciò deve aggiungersi la carenza di magistrati che comporta difficoltà nella composizione dei collegi. Non solo: le due sezioni penali “registrano un incremento delle pendenze: la prima passa da 2.948 al 1 luglio 2019 a 2.980 al 30 giugno 2020, avendo definito 687 processi rispetto ai 719 sopravvenuti; e la seconda sezione aumenta il carico da 3.610 a 3.774 procedimenti, avendone definiti 556 rispetto ai 720 di nuova iscrizione”, scrive il presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria Luciano Gerardis nella relazione dell’ultimo anno giudiziario.
    Se a Firenze ne servono 878, la Corte d’Appello di Genova ne impiega 780, ovvero 2 anni e 2 mesi abbondanti. Il dato va ponderato: alcuni fascicoli sono definiti in meno di un anno, altri finiscono prescritti (specie omicidi colposi e infortuni sul lavoro). I casi pendenti nel 2020 erano 7.784: in un anno sono aumentati del 10%; i fascicoli iscritti sono cresciuti del 5% e quelli definiti sono calati del 22%. All’orizzonte, inoltre, ci sono processi imponenti, come quello del Ponte Morandi. “Molti procedimenti, anche grossi, vanno a rilento perché manca il personale di cancelleria”, spiega Alvaro Vigotti, presidente facente funzione.
    Torino, con i suoi 665 giorni di media, così come Milano, 345, sono distretti dove anche con la norma dell’improcedibilità potrebbero essere celebrati i processi d’Appello senza sforare i 2 anni. “Noi siamo del tutto in linea con i tempi voluti dalla Riforma”, spiega Carla Romana Raineri, presidente della prima sezione civile della Corte D’Appello di Milano. Ma “non posso essere favorevole ad una accelerazione che sacrifichi la qualità e la coerenza del prodotto giudiziario”.

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  5. MoVimento 5 Stelle
    20 h ·
    Sulla riforma della giustizia, in queste ore stiamo sentendo e leggendo ricostruzioni d’ogni tipo. Ma, per fortuna, ci sono i fatti. E i fatti dimostrano che è stato fatto un lavoro che ha consentito di salvare la riforma della prescrizione che gli altri partiti avrebbero voluto cancellare del tutto, con un colpo di penna.
    Cosa è successo in queste ore? Di fronte a una proposta iniziale che, di fatto, smantellava tutto quanto fatto in questi anni, abbiamo combattuto. Con le armi che abbiamo, dentro una maggioranza che sul tema la pensa diversamente da noi. Ma siamo riusciti a ottenere una serie di risultati.
    Eccoli https://www.movimento5stelle.eu/riforma-della-giustizia…/

    Giulia Sarti
    ·
    Caro collega, o colleghi, chiunque voi siate.. Vi voglio bene ma evitate di prendere in giro la gente con questi post non firmati e ridicoli che non c’entrano nulla con la linea politica del Movimento 5 Stelle.
    I cittadini non sono imbecilli.
    Spacciare per conquista il tradimento che è stato messo in atto è veramente squallido e ve lo sta facendo notare l’universo mondo.
    Ci vediamo in Parlamento.
    · Rispondi · 7 m

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  6. Si,in effetti siamo ai rigori:gli altri li tirano(a noi è stato proibito di tirare dal garante) e la nostra porta è senza portiere.

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  7. A me sembra una paraculata invece: hanno ottenuto due o tre piccolezze a fronte di una abolizione del codice penale, e in parlamento anche se decidessero di fare le barricate, sarebbero in minoranza (abolire la Giustizia? I partiti faranno la fila per dare il consenso) e passerebbe,

    L’unico modo di mostrarsi coerenti sarebbe allora ritirare la fiducia al governo (puoi stare in un governo che abolisce la Giustizia??), ma visto come sono andate le cose ultimamente temo proprio che non lo faranno, e allora ottenere due cosette secondarie (sempre che il parlamento non le elimini) sarà servito solo a cercare salvare la faccia, che ormai però non è nemmeno più una faccia, è un culo.

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