Aridatece Berlusconi

Estratto dell’editoriale di Marco Travaglio sul Il Fatto Quotidiano del 10/07/2021 dal titolo “Aridatece il Caimano” – Le conseguenze politiche del Salvaladri approvato dal Consiglio dei ministri sono una grande Operazione Verità: Draghi si conferma il nuovo capo politico dei 5Stelle, rendendo superflua la trattativa con Conte; Grillo si conferma il garante non del M5S, ma di Draghi; i ministri 5Stelle che hanno votato la porcata in Cdm e non si dimettono e i parlamentari che la voteranno in aula avranno la tessera onoraria del Movimento5Draghi, ultima succursale di FI con Iv e altri pulviscoli, e riusciranno finalmente a convincere gli elettori che votare è inutile perché la roulette delle urne è truccata e, alla fine, vince sempre il banco. Una menzione speciale a Pd e LeU, non pervenuti nella discussione perché già a 90 gradi al cospetto di Sua Maestà, che ingoiano senza un ruttino la quintessenza del berlusconismo contro cui avevano finto di battersi per 27 anni, fregando milioni di elettori. […]

[…] Per fortuna la porcheria è ancora sulla carta: deve passare al vaglio del Parlamento. Chi ama la legalità e non vuole l’impunità tenga d’occhio i deputati e i senatori: il Fatto pubblicherà i nomi di quelli che voteranno a favore. Poi gli elettori faranno il resto.

29 replies

  1. Conte ha espresso disappunto nei confronti della riforma Cartabia, però, solo pochi giorni fa, durante la conferenza stampa, lo stesso Conte ha rinnovato il suo appoggio al governo Draghi. Ma allora, Grillo e Conte la pensano uguale sull’attuale esecutivo? E fino a quale grado di sopportazione, cioè cosa sono disposti ad ingoiare prima di dire basta così? Esiste un limite invalicabile o no?
    Ma la domanda delle domande è: si stanno rendendo conto che il M5* si sta polverizzando sotto i colpi di litigi da pollaio e che l’elettorato ne ha le .. scatole piene?

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  2. Aridatece il Caimano

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Le conseguenze politiche del Salvaladri approvato dal Consiglio dei ministri sono una grande Operazione Verità: Draghi si conferma il nuovo capo politico dei 5Stelle, rendendo superflua la trattativa con Conte; Grillo si conferma il garante non del M5S, ma di Draghi; i ministri 5Stelle che hanno votato la porcata in Cdm e non si dimettono e i parlamentari che la voteranno in aula avranno la tessera onoraria del Movimento5Draghi, ultima succursale di FI con Iv e altri pulviscoli, e riusciranno finalmente a convincere gli elettori che votare è inutile perché la roulette delle urne è truccata e, alla fine, vince sempre il banco. Una menzione speciale a Pd e LeU, non pervenuti nella discussione perché già a 90 gradi al cospetto di Sua Maestà, che ingoiano senza un ruttino la quintessenza del berlusconismo contro cui avevano finto di battersi per 27 anni, fregando milioni di elettori.
    Ma le conseguenze più nefaste del Salvaladri sono quelle giudiziarie, perché rovinano irrimediabilmente la vita dei cittadini: quelli onesti, si capisce. Per fregare gli allocchi grillini col loro consenso, Draghi ha spiegato che il termine massimo di 2 anni (o di 3 per i reati contro la Pa) basta e avanza per celebrare i processi d’appello prima che scatti la mannaia della “improcedibilità”, visto che le statistiche dicono che i processi d’appello durano in media 2 anni. Un trucchetto da magliari che non funzionerebbe neppure con un cerebroleso. Per due motivi. 1) I 2 anni non si calcolano dalla prima udienza alla sentenza, ma da quando viene proposto l’appello (dopodiché passano mesi, a volte anni, prima che inizi il dibattimento). 2) Se anche la durata media dei processi d’appello fosse 2 anni (falso: è di 2 anni e 3 mesi), vorrebbe dire che metà dei processi durano di più e l’altra metà di meno. Quindi, a spanne, diventerebbe improcedibile (cioè morto) un processo d’appello su due. Anzi, certamente di più. La legge Bonafede incentivava i patteggiamenti e riduceva i dibattimenti: se so di essere colpevole, vedo che il mio processo di primo grado non fa in tempo a prescriversi e dopo la prima sentenza non c’è più prescrizione che tenga, mi conviene patteggiare una pena scontata e smettere di pagare l’avvocato. Così il numero dei processi cala e quelli rimasti durano meno. Ora invece, col Salvaladri Draghi-Cartabia, chi patteggia è un coglione: gli basta ricorrere in appello anche se sa di essere colpevole e tirarlo in lungo fino a 2 (o 3) anni e un giorno, dopodiché il suo reato neppure si prescrive, ma diventa financo improcedibile (che è ancora più conveniente: il colpevole impunito non rischia nemmeno di risarcire la vittima).
    Quindi non patteggerà più nessuno, le impugnazioni dilatorie si moltiplicheranno e con esse il numero e la durata dei dibattimenti. Già ora i tempi sono incompatibili con la barzelletta dei 2 anni, visto che in media le Corti d’appello hanno due anni di processi arretrati, che mandano in coda quelli nuovi: ciascuno dei quali parte con un handicap di 2 anni, cioè morto. È quella che Davigo, a pag. 5, chiama “amnistia mascherata”. E far passare i 2 anni è un gioco da ragazzi: basta che uno dei giudici si ammali, o muoia, o vada in pensione, o venga trasferito, e si deve ricominciare tutto da capo, con l’aggiunta dei cavilli degli azzeccagarbugli (inclusi gl’impedimenti parlamentari). Il che è tanto più probabile quanto grave è il reato: nei maxiprocessi alle associazioni per delinquere semplici o mafiose, ma anche per omicidi colposi plurimi tipo Morandi ed Eternit o per bancarotte tipo Parmalat e Cirio, non c’è neppure bisogno di incidenti od ostruzionismi per far passare i 2 anni. Quindi il Salvaladri non solo smantella la Bonafede; ma peggiora le cose anche rispetto a prima, facendo rimpiangere persino la prescrizione modello B..
    Facciamo il caso di una rapina a mano armata: scatta l’allarme, la polizia insegue il rapinatore e lo arresta in flagrante. Processo per direttissima e condanna in primo grado a tempo di record, 6 mesi dopo il delitto. Finora, ma anche prima della blocca-prescrizione, i giudici avevano 14 anni e mezzo per celebrare l’appello e la Cassazione. Ora invece il processo muore dopo 2 anni e un giorno dal momento in cui il condannato appella la sua condanna. Risultato: la rapina a mano armata, che prima si prescriveva in 15 anni, diventa improcedibile dopo 2 anni e mezzo. Aridatece il Caimano. Ultima delizia: la norma transitoria del Salvaladri lo fa valere solo per i reati commessi dal 1° gennaio 2020 (per non lasciare la legge Bonafede nemmeno per un giorno simbolico). Ma, trattandosi di norme infinitamente più favorevoli all’imputato rispetto alla Bonafede, per gli imputati per reati pre-2020 sarà uno scherzo invocare il favor rei e ottenere il Salvaladri anche per sé. Così chi oggi è imputato in appello da un anno e mezzo non avrà che da tirare in lungo per altri 6 mesi e 1 giorno per arraffare l’impunità. Con tanti saluti alle decine di migliaia di vittime che, oltre al danno, subiranno pure la beffa alla vigilia della sospirata sentenza. Per fortuna la porcheria è ancora sulla carta: deve passare al vaglio del Parlamento. Chi ama la legalità e non vuole l’impunità tenga d’occhio i deputati e i senatori: il Fatto pubblicherà i nomi di quelli che voteranno a favore. Poi gli elettori faranno il resto.

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      • Tu che dici, Adriana?
        Anche se sulla riforma della giustizia che riguarda la prescrizione si creano tifoserie talmente contrapposte, i difensori dei ladri e dei corruttori da una parte, i paladini dell’onestà dall’altra, che io preferisco non partecipare. La verità, come quasi sempre, credo stia nel mezzo.

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  3. Per capire la nostra storia, bisogna farsi ad un tempo remoto.

    Il tempo di MASANIELLO.

    Leggete come andò a finire e pensateci su:

    Il brevissimo “regno” di Masaniello
    Giovedì 11 luglio, dopo la ratifica dei capitoli del privilegio nella Basilica del Carmine da parte di un’assemblea popolare, Masaniello cavalcò tra le acclamazioni ed i festeggiamenti dei popolani, insieme al cardinale Filomarino ed al nuovo eletto del popolo Francesco Antonio Arpaja, fino a Palazzo Reale per incontrare il viceré. Alla presenza del duca d’Arcos, a causa di un improvviso malore, perse i sensi e svenne iniziando a manifestare i primi sintomi di quell’instabilità mentale che gli avrebbe poi procurato l’accusa di pazzia. Durante l’incontro, dopo un infruttuoso tentativo di corruzione, il pescatore fu nominato Capitano generale del fedelissimo popolo napoletano. Filomarino, scrivendo a papa Innocenzo X, lo descrisse così:

    Presunto ritratto di Masaniello nelle vesti di capitano generale. Dipinto di Micco Spadaro. Collezione privata.
    «Questo Masaniello è pervenuto a segno tale di autorità, di comando, di rispetto e di ubbidienza, in questi pochi giorni, che ha fatto tremare tutta la città con li suoi ordini, li quali sono stati eseguiti da’ suoi seguaci con ogni puntualità e rigore: ha dimostrato prudenza, giudizio e moderazione; insomma era divenuto un re in questa città, e il più glorioso e trionfante che abbia avuto il mondo. Chi non l’ha veduto, non può figurarselo nell’idea; e chi l’ha veduto non può essere sufficiente a rappresentarlo perfettamente ad altri. Non vestiva altro abito che una camicia e calzoni di tela bianca ad uso di pescatore, scalzo e senza alcuna cosa in testa; né ha voluto mutar vestito, se non nella gita dal Viceré.[27]»

    Iniziò da questo momento a frequentare la corte spagnola e fu coperto di onori dai nobili e dallo stesso duca d’Arcos. I suoi abiti non erano più quelli di un pescivendolo ma quelli di un nobiluomo, e sotto la sua casa a Vico Rotto venne eretto un palco dal quale poteva legiferare a suo piacimento in nome del re di Spagna. Fu più volte ricevuto a Palazzo Reale con la moglie Bernardina, che si presentò come “viceregina delle popolane” alla duchessa d’Arcos,[28] e la sorella Grazia.

    La tradizione vuole che la presunta pazzia di Masaniello fu causata dalla reserpina, un potente allucinogeno somministratogli durante un banchetto nella reggia. Probabilmente il comportamento di Masaniello era improvvisamente mutato a causa dell’improvvisa ascesa al potere, e gli “atti di follia” che commise erano in realtà causati dall’incapacità di gestire grandi responsabilità di comando. Al culmine del potere i segni di squilibrio che manifestò furono numerosi: il lancio del coltello tra la folla; le interminabili galoppate; i tuffi notturni nel mare; e l’insistere nel progetto strampalato di trasformare piazza del Mercato in un porto, e di costruirvi un ponte per collegare Napoli alla Spagna.[29]

    Il 12 luglio iniziò inoltre ad ordinare diverse esecuzioni sommarie dei suoi oppositori, compresa quella di un bandito verso il quale Genoino gli chiese di essere clemente.[30] Ormai il vecchio prete era consapevole di aver perso ogni influenza sul capopopolo e sulla rivoluzione. La popolazione cominciò a non vedere di buon occhio il fatto che un popolano pretendesse simile obbedienza e rispetto, ed iniziò a credere alle voci sulla pazzia del suo protettore. Cominciò anche a diffondersi la voce che Masaniello fosse un pederasta, e che intrattenesse una relazione omosessuale con il sedicenne Marco Vitale, suo amico e segretario.[31]

    Il 13 luglio il viceré giurò solennemente sui capitoli del privilegio nel Duomo di Napoli: il popolo era alla fine riuscito ad imporre le proprie rivendicazioni al governo spagnolo. Questo successo, a cui Masaniello aveva contribuito più di tutti, non lo risparmiò dall’ostilità di alcuni suoi ex-compagni di lotta, tra cui Genoino che di nascosto tramava la sua eliminazione.

    Il tradimento e la morte
    Il 16 luglio, ricorrenza della Madonna del Carmine, affacciato da una finestra di casa sua, cercò inutilmente di difendersi dalle accuse di pazzia e tradimento che provenivano dalla strada. Il capopopolo, il cui fisico era ormai debilitato dalla malattia, accusò i suoi detrattori di ingratitudine e ricordandogli le condizioni in cui versavano prima della rivolta, pronunciò la frase rimasta proverbiale: «tu ti ricordi, popolo mio, come eri ridotto?».[32][33] Sentendosi braccato cercò rifugio nella Basilica del Carmine, e qui, interrompendo la celebrazione della messa, pregò l’arcivescovo Filomarino di poter partecipare prima di morire, insieme a lui, al viceré ed alle altre autorità della città, alla tradizionale cavalcata in onore della Vergine.[34] Poi salì sul pulpito e tenne un ultimo discorso. Dopo essersi spogliato ed essere stato deriso dai presenti fu invitato a calmarsi dall’arcivescovo e fatto accompagnare in una delle celle del convento. Qui venne raggiunto da alcuni capitani delle ottine corrotti dagli spagnoli: Carlo e Salvatore Catania, Andrea Rama, Andrea Cocozza e Michelangelo Ardizzone. Sentita la voce amica di quest’ultimo, Masaniello aprì la porta della cella e fu freddato con una serie di archibugiate. Il corpo fu decapitato, trascinato per le strade del Lavinaio, e gettato in un fosso tra Porta del Carmine e Porta Nolana vicino ai rifiuti, mentre la testa fu portata al viceré come prova della sua morte.

    I capitani delle ottine coinvolti nella congiura, come rivelano alcuni documenti conservati nell’Archivo General a Simancas, furono ampiamente ricompensati dalla Corona di Spagna. Carlo Catania chiese la capitania a guerra della città di Napoli e cinquecento scudi; Salvatore Catania, la carica di Percettore di Terra di Lavoro; Andrea Cocozza, la capitania a guerra di Nicastro ed una pensione di trecento scudi per il figlio. Le loro aspirazioni furono coronate il 17 giugno 1648, quando ricevettero tutti il privilegio di nobiltà ed il compito di governare per sei anni, rispettivamente, i territori di Modugno, Cava e Catanzaro, con venticinque scudi mensili di pensione ad incarico compiuto.[35]

    Giulio Genoino fu invece premiato con le nomine, conferitegli il giorno dopo la fucilazione di Masaniello, a Presidente Decano della Sommaria ed a Presidente del Collegio dei Dottori, trovandosi così al vertice dell’ordinamento forense del regno.[36] Il servigio reso alla monarchia iberica non risparmiò l’anziano prete quando, procuratosi di nuovo l’ostilità degli spagnoli, fu arrestato per l’ultima volta. Genoino morì a Mahón sull’isola di Minorca, durante il viaggio verso la prigione di Malaga.

    L’arcivescovo Filomarino, il cui sostegno verso il capopopolo era venuto a mancare a causa della «temerità, furore e tirannide» dimostrata dopo il 13 luglio, si recò con il duca d’Arcos a rendere grazie «a Dio Benedetto, alla Beatissima Vergine, ed al glorioso S. Gennaro» per avere «estinto il perturbatore, e restituita la perduta quiete» alla città di Napoli.[37]

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    • tra un ladro ed un onesto
      la verità sta nel mezzo
      mmmmm
      allora bisogna rubare onestamente
      o
      onestamente rubare
      mmmmmm
      non mi farà dormire sta storia
      vado a tafazzarmi per 15 minuti

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  4. E neno male che dentro il governo Draghi ci sono i 5 stelle a vigilare e controllare, chissà che sarebbe successo se non ci fossero stati loro. Se non nasce prima una nuova proposta politica interessante, il mio vaffanculo personale lo scrivo direttamente io sulla scheda elettorale alle prossime elezioni.

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  5. La verità è che i 5 Stelle sono al governo non per controllare Draghi, ma per essere controllati da 3 anni e infatti da Giggino ‘a Poltrona i giu si sono tutti innamorati del potere, scordandosi dei cittadini

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  6. Che gli elettori facciano il resto ho molti dubbi . Anche perché quando ci faranno votare ci saremo abituati .

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  7. Ogni commento diventa inutile a fronte di tale tradimento perpetrato dai portavoce del mv5 *,
    I sorci si sono omologati totalmente al sistema divenendo parte di esso.

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  8. L ennesimo ricatto che scrive l ennesima pagina buia della vile Italia!!
    Una tristezza senza vaccino!
    Un’ ultima imprecazione prima delle bestemmie…. FUORI DA QUESTO SCHIFO DI GOVERNO

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  9. LA “NUOVA” PRESCRIZIONE ALLUNGHERÀ I PROCESSI
    di Giancarlo Caselli | 10 LUGLIO 2021

    L’emendamento sulla prescrizione approvato (senza votare) nel Cdm dell’8 luglio ricorda il meccanismo che porta a definire “escort” chi, accompagnando un cliente, è disponibile a rapporti sessuali (Treccani). La parola è più soft di altre, ma la sostanza è la stessa: un po’ come l’emendamento, che a prescrizione aggiunge improcedibilità, termine meno… impegnativo. Ma torniamo alla sostanza.
    La prescrizione c’è dappertutto, ma nel nostro Paese con alcune differenze notevoli.
    Primo: da noi decorre da quando è stato commesso il reato e non – come altrove – dal giorno in cui il presunto colpevole è stato individuato o dal primo atto di accusa. Un notevole vantaggio per l’indagato.
    Secondo: il nostro sistema, disgraziatamente basato su un processo lunghissimo, ogni anno causa centinaia di migliaia di prescrizioni. Per cui, mentre altrove la prescrizione è circoscritta a pochi casi limite, da noi è una voragine gigantesca che inghiotte senza ritorno un’enormità di processi. Tant’è che la percentuale italiana di prescrizioni è del 10/11%, contro quella dello 0,1/0,2% degli altri Paesi europei.
    Terzo: negli altri ordinamenti, il decorso della prescrizione si interrompe definitivamente o nel momento del rinvio a giudizio o con la condanna in primo grado; invece in Italia, da sempre e per un lunghissimo tempo, non c’è mai stato un blocco definitivo, ma solo sospensioni temporanee, con una prescrizione di fatto “infinita”.
    Si cambia registro – allineandosi agli altri Paesi – il 1° gennaio 2020: una nuova norma interrompe la prescrizione con la sentenza di primo grado. Neanche il tempo di festeggiare il Capodanno, ed ecco scatenarsi una bagarre con formule (sarà una bomba atomica!) note solo ai giuristi più raffinati. Peccato che nessuno sia in grado di stabilire con un minimo di affidabilità quali saranno davvero gli effetti della riforma del 2020 (comunemente definita “Bonafede”, il ministro che ha il merito di averla voluta). Prova ne sia che nella relazione del 24.5.21 di Giorgio Lattanzi, presidente della Commissione istituita dalla nuova ministra, Marta Cartabia, per elaborare proposte innovative sul processo penale, a pagina 51 si legge testualmente che tali effetti “si produrranno a partire dal 1° gennaio 2025 per le contravvenzioni e dal 1° giugno 2027 per i delitti”, per cui “dal punto di vista tecnico non vi sono ragioni che rendono urgente anticipare (una nuova) riforma della prescrizione”, lasciando peraltro “impregiudicata ogni valutazione politica”.
    Dunque, che fretta c’era di intervenire? Sul piano tecnico nessuna, se non privilegiando il piano politico con un occhio di riguardo a coloro che han sempre visto nella prescrizione (e nelle leggi ad personam) la soluzione più comoda ai loro problemi giudiziari. E basta sfogliare le cronache di questi anni per “scoprire” di chi si tratta.
    Sta di fatto che nel Cdm dell’8 luglio, da un lato si conferma che la prescrizione si interrompe con la sentenza di primo grado, ma nel contempo dopo l’interruzione si introduce… una sospensione, nel senso che se non si arriva alla sentenza d’Appello entro due anni e a quella di Cassazione entro un anno dall’Appello, tutto finisce in niente, dovendosi dichiarare la non procedibilità del reato. Il che significa che i colpevoli restano impuniti e all’innocente viene negata l’assoluzione. In pratica, se non è zuppa (prescrizione) è pan bagnato (improcedibilità).
    Dunque, un ritorno al passato che ricicla la convenienza ad allungare il brodo finché prescrizione+improcedibilità non intervengano inghiottendo ogni cosa. Con la conseguenza, ancor più grave, di perpetuare una anomalia del nostro sistema: la coesistenza di due codici distinti.
    Uno per i “galantuomini” (che in base al censo o alla collocazione politico-sociale sono considerati “perbene” a prescindere); l’altro per i cittadini “comuni”.
    I primi possono permettersi difensori costosi e agguerriti, in grado di utilizzare ogni spazio per eccezioni dilatorie. Per loro, il processo può ridursi all’attesa che il tempo si sostituisca al giudice con la prescrizione o improcedibilità che tutto cancella.
    Mentre per gli altri il processo – per quanto di durata biblica – riesce più spesso a concludersi, segnando in profondo vite e interessi.
    Un’intollerabile asimmetria incostituzionale, fonte di disuguaglianze, che nega elementari principi di equità. Dovuta al fatto che proprio il binomio prescrizione+improcedibilità può contribuire fortemente a far durare all’inverosimile certi processi. E ciò proprio grazie a un emendamento che vorrebbe essere garantista!

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  10. Se l’improcedibilità comporta il fatto che all’innocente sia negata l’assoluzione -come scritto sopra- mi pare che quel cittadino innocente vorrà far di tutto per arrivare alla fine di quel processo. E siccome improcedibilità significa anche non assoluzione, il cittadino colpevole resta in una sorta di limbo da cui vorrà uscire …
    Insomma , mi sembra comunque meglio di prima, quando i processi duravano fino a vent’anni e oltre.

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    • “E siccome improcedibilità significa anche non assoluzione, il cittadino colpevole resta in una sorta di limbo da cui vorrà uscire …”,

      ma certo, il colpevole farà di tutto per arrivare ad essere condannato pur di non risultare “non innocente”, infatti ad oggi nessun imputato accettava la prescrizione (che non coincide con l’assoluzione), vero
      Di grazia, ma crede davvero a quello che scrive?

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      • Ti vanno bene i processi che durano vent’anni? Quelle spese le possono sostenere solo i ricchi come B.
        La fedina penale per coloro i quali c’è l’improcedibilità non è pulita perché non c’è assoluzione. Con la fedina penale no si possono far i concorsi pubblici, per esempio.

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  11. In pratica, se non ho capito male, basta oltrepassare i 24 mesi per l’appello, e siccome molto spesso per questi i 24 mesi passano ancora prima che l’appello cominci, e nel malaugurato caso inizino subito basta allungarli un po’, magari inventandosi uveiti o ricoveri al S Raffaele o anche cavilli molto più semplici e dozzinali), nessuno sarà più condannato!

    E’ l’abolizione del codice penale!

    E se non ho capito male improcedibile significa che non risponderà più nemmeno in sede civile, quindi è abolito anche il codice civile …

    Che dire … chapeau!

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  12. http://www.terzoocchio.org/documenti/biografia_berlusconi/
    Proprio come uno di noi, che non guarderebbe in faccia neanche ad un’ereditiera minorenne , pur di depredarla dei suoi beni, ereditati dai genitori assassinati, e facendola finire in qualche luogo sperduto del Sud America. Da questo si vede lo spessore luciferino del figuro che tutti continuano a chiamare cavaliere, mantenendolo con le nostre tasse al governo. Gli italiani dimostrano di essere masochisti e cagasotto. Non hanno il coraggio di mandarlo via, perchè in fondo, avendo il complesso di dimostrare al mondo intero quanto sono virili, lo hanno sempre visto come un’icona di mascolinità da imitare a tutti i costi, inguaiando un intero paese con l’illegalità diffusa, ma che invece avrebbe avuto bisogno dell’icona di un padre amorevole e protettivo verso tutte le classi sociali e le diversità umane.
    https://www.comitato-antimafia-lt.org/silvio-berlusconi-e-la-mafia-ventanni-di-soldi-in-nero-ma-nessuno-ne-parla/
    Non solo soldi, ma mandante di stragi, nelle rivelazioni di Falcone e Borsellino, prima della morte, con prove inconfutabili su diversi siti, che guarda un pò, sono spariti dal web.
    Chiedetevi se volete fare una brutta fine con questo tipo di delinquenti seriali.

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  13. Toh, ma chi lo avrebbe mai detto!

    “Prescrizione, anche il più celebre avvocato italiano boccia Cartabia. Coppi: “E’ un groviglio, così i processi vanno in tilt. Era meglio tenersi la Bonafede””

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