Il lavoro picchiato

(di  Massimo Gramellini – corriere.it) – Si poteva mettere in conto che le mandrie rattrappite dal lockdown, tornando a popolare le piazze nelle notti madide del dopopartita, sfogassero gli istinti lungamente repressi ribaltando le automobili bloccate in mezzo alla strada. Ma quanto è successo in piazza Yenne a Cagliari, durante i cosiddetti festeggiamenti per la vittoria contro la Spagna, contiene un retrogusto francamente nauseabondo. Un branco di ragazzi ha picchiato un uomo di cinquant’anni mentre svolgeva un lavoro da ragazzi: il porta-pizze. Lo hanno preso a manate sul casco e colpito patriotticamente con l’asta di un tricolore. Poi lo hanno fatto cadere dal motorino tirando un calcio alle ruote. Alessandro Ghiani, padre di due figli, se l’è cavata solo grazie ad alcuni passanti che gli hanno fatto da scudo, perché alla fine di buoni se ne trovano dappertutto.

Non penso che un adolescente brillo del 2021 sia molto peggiore di uno del 1991 o del 1961. Ma mi sembra di ricordare che il lavoro godesse allora di una certa sacralità. Si provava una soggezione istintiva davanti a una persona con i calli alle mani o piegata sotto il peso di un dovere. Il lavoro era ancora centrale nella vita e nella considerazione di molti. A quei ragazzi, inconsapevoli di umiliare un uomo di mezza età che solcava la loro festa notturna per sbarcare il lunario, auguro di consegnare pizze a domicilio per tutta l’estate, devolvendo a lui e alla sua famiglia gli interi guadagni, mance comprese.

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3 replies

  1. “A quei ragazzi…consegnare pizze a domicilio..”

    dubito sia possibile
    è un lavoro troppo di concetto per quelle menti dove, di neuroni presenti ed attivi,
    se ne conteranno a malapena due o tre, un paio concentrati sul calcio,
    l’altro sull’onanismo, quindi non utili per qualsiasi altra cosa.

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  2. Peccato che le “mandrie” siano state create e vengano foraggiate anche e soprattutto dalla multinazionale per la quale Granellini scrive. Ed anche Granellini stesso ci abbia messo molto del suo.

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