Santa Maria Capua Vetere, Saviano: “Picchiavano tutti i detenuti, ma non i camorristi”

(Roberto Saviano – corriere.it) – Chi è che non è stato picchiato tra i detenuti di Santa Maria Capua Vetere? Chi è che non è stato scelto tra i detenuti da punire? La risposta è semplice per chi conosce la vita delle carceri e i suoi rapporti interni di potere, a non essere pestati sono stati i detenuti camorristi e i colletti bianchi della camorra e della politicaLoro non sono stati sfiorati, non sono stati puniti, non sono stati pestati. Ricordate durante la pandemia le prime rivolte in carcere? Erano rivolte che nascevano dalla sospensione delle visite dei familiari e dal crescente timore del contagio in carcere eppure in quelle ore spesso l’opinione imprudente di molti (anche magistrati-opinionisti nei talk) raccontavano fossero rivolte volute dalle organizzazioni criminali per poi negoziarne la pacificazione con le dirigenze, e dalla pacificazione ottenere vantaggi. Non è avvenuto questo.

Quali detenuti sono stati picchiati

Le violenze gravissime ci riguardano e il commento facile è un commento cialtrone, è un commento becero, quello secondo cui chi è in carcere non può pretendere di fare la bella vita, che chi è in carcere qualche schiaffo lo deve mettere in conto perché ha fatto di peggio. Il risultato di una lente distorta che spesso si usa per osservare il carcere è che lo Stato ha picchiato i detenuti, i detenuti senza protezione. Piccoli borseggiatori, piccoli spacciatori, immigrati. Basso livello criminale. Rancore e ritorsioni che potevano sfogarsi sull’unica carne che puoi picchiare senza temere ritorsioni. L’unico detenuto pestato con un po’ più di spessore criminale sarebbe Marco Ranieri, di Latina, con una laterale partecipazione alla banda della Magliana. Durante il pestaggio urlavano, secondo quando riportano gli inquirenti: «Ma tu saresti il boss del Lazio? Qui adesso comandiamo noi», «Tu saresti un capo? Sai quanta gente come te ho vattuto?». A portata di mano, magari, la possibilità di poter picchiare qualcuno che non sa chi sei, che non sa dove abiti, che puoi pestare senza ritorsione. Eppure la domanda è chiara: perché hanno usato tanta violenza? Paura? «Necessità» di riportare le cose «all’ordine»?

Massiccia presenza dei Casalesi

La rivolta dei detenuti, riuniti tutti dentro il parlatorio, preso simbolicamente come luogo di rivolta contro le condizioni che vivevano, mostrava il disagio della direzione e della catena di comando interna al carcere, sostanzialmente mostrava che la direzione non aveva fatto un buon lavoro perché non era riuscita a controllare il carcere. La seconda ragione è che certamente rischiava di mostrare la condizione in cui versano i detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere che è, come nella maggior parte delle carceri italiane, una condizione infernale, inumana, intollerabile in uno stato di diritto, nonostante la politica non se ne faccia carico mai. Ma il carcere di Santa Maria Capua Vetere sconta anche altro. Essendo stato per anni un carcere con una massiccia presenza del clan dei Casalesile associazioni a tutela dei diritti dei carcerati, come ad esempio Antigone, venivano tenute lontane dai detenuti perché erano i clan a voler gestire tutto. Progressivamente il quadro è cambiato, e Santa Maria Capua Vetere si è riempito di carcerati non solo mafiosi ma di detenuti comuni.

Carcere costruito dalla camorra

E qui vale la pena ricordare un’altra verità sul carcere di Santa Maria Capua Vetere, una verità che pochi ricordano, anche se è una verità ormai assodata da decenni: il carcere di Santa Maria Capua Vetere è stato costruito dalla camorra. Fu costruito dai clan dei Casalesi che fornirono cemento, mezzi e manodopera. Fu proprio il capostipite del gruppo casalese Antonio Bardellino, come ha raccontato il pentito Carmine Schiavone negli anni Novanta, ad aver imposto il cemento del clan e ad aver controllato tutta la filiera. Il carcere venne costruito perché la casa circondariale di Poggioreale, a Napoli, era diventata ingestibile, il sovraffollamento era insopportabile e la situazione resa incandescente dalla guerra tra Nuova Famiglia e Nuova Camorra Organizzata che si scannavano considerando il carcere cosa loro. Così aprirono Santa Maria Capua Vetere nella provincia casertana, e lì il sovraffollamento ci mise poco a raggiungere i livelli di guardia. Il carcere fu dedicato a Francesco Uccella, un generale di brigata della polizia penitenziaria che aveva diretto il carcere di Santa Maria Capua Vetere quando ancora aveva la sua sede nell’ex convento, perché spesso nel Sud gli ex conventi hanno avuto funzione di case circondariali.

La situazione delle carceri italiane

Le carceri violente diventano carceri mafiose, la solidarietà data ai poliziotti coinvolti nei video da alcuni politici pronti a qualsiasi atto di propaganda è rischiosa perché danneggia il comportamento corretto delle guardie carcerarie rigorose che pagano un prezzo altissimo per la situazione disastrosa delle carceri italiane, perché sono in pochi a gestire situazioni di degrado e sovraffollamento insostenibili. Non è un caso se in carcere non si suicidano solo detenuti, ma anche molti agenti della polizia penitenziaria. Questo inferno, di cui la politica non si occupa se non per una effimera propaganda, è un inferno per tutte le persone che vi sono coinvolte.

Le conseguenze del pestaggio

Ma chiediamoci quale sia il risultato di quel pestaggio. Questo: ogni detenuto sa che deve essere protetto, ogni detenuto da domani cercherà di affiliarsi, si metterà in fila per entrare in un’organizzazione criminale. Da domani borseggiatori diventeranno killer, piccoli spacciatori soldati al servizio dei cartelli, da domani (ma sta accadendo da molto prima della diffusione di queste immagini), chi entra in carcere sa che non lo difenderà il diritto, che non ci sarà possibilità di migliorare o di correggersi, ma che dovrà sperare solo nel potere e nella longa manus delle mafie, le uniche che potranno rendere meno infernale l’inferno.

Santa Maria Capua Vetere luogo simbolico

E tutto questo avviene in un luogo simbolico della storia del nostro paese. Santa Maria Capua Vetere è la vecchia Capua, la Capua Antica, quella che Cicerone chiamava «Altera Roma» l’altra Roma, perché era seconda solo alla più grande città del mondo antico. Stiamo parlando di uno dei territori più densi di storia del pianeta. Terra di rivolta, da sempre. Proprio da questo luogo, dall’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere — chi mi legge corra a visitarlo! — è iniziata la rivolta dei gladiatori capeggiata da Spartaco. E proprio in questa terra è accaduta una delle più grandi violazioni dei diritti sanciti dalla Costituzione della storia della Repubblica; in questa terra densa di rancore che non ha una sola statua dedicata a Spartaco, che non ha dedicato nulla, se non una minuscola piazzetta a Errico Malatesta, tra i più grandi pensatori anarchici che proprio qui nacque. Ha invece in bella mostra la statua di Roberto Bellarmino, che fu inquisitore e vescovo di Capua e tra i responsabili del processo a Giordano Bruno. Bellarmino prese parte al processo nel 1597 (era iniziato nel 1593) e fu tra coloro i quali condannarono al rogo il filosofo dopo aver invano provato a farlo abiurare. «Organi e funzione sono termini inseparabili. Levate ad un organo la sua funzione o l’organo muore o la funzione si ricostituisce […] Una polizia dove non ci siano delitti da scoprire e delinquenti da arrestare inventerà i delitti e delinquenti o cesserà di esistere».

Un carcere violento moltiplica i crimini

Questo dice Malatesta. Permettere che esista un carcere violento avrà il solo scopo di moltiplicare i crimini, spaccare la schiena ai detenuti in carceri fatiscenti peggiorerà la sicurezza e la vita della comunità. Il carcere oggi è questo: moltiplicatore di crimine. E sapete qual è la notizia peggiore? Che l’indignazione di oggi farà il paio con l’indifferenza di domani. Fino a quando non sarà chiaro che chi commette un reato, che chi viene processato, giudicato e condannato deve avere, nel suo percorso, obbligatoriamente il reinserimento nella società, fino a che questa, che sembra una ovvietà, non diventerà una acquisizione condivisa da tutti, il maggior garante dell’esistenza e della prosperità delle mafie sarà lo Stato e noi saremo i suoi complici.

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25 replies

  1. È vero, il carcere di questo tipo non è adeguato.Erano più accorti gli antichi; i carcerati devono lavorare. Propongo quindi di sostituire lo schiavismo dei migranti nei campi o dovunque altro sono sfruttati per ore al giorno con i carcerati. 12 ore sotto il sole e lo stipendio, che verrà concordato con l’imprenditore, contributi compresi, servirà per coprire gli altissimi costi della detenzione. I contributi rimarranno al carcerato assieme ad una piccola parte del salario che costituirà un aiuto per ripartire a pena esaurita. Se lo fanno per due soldi ( e purtroppo ci sono anche rimaste) delle innocenti madri di famiglia, possono certamente farlo giovani ed aitanti assassini, sfruttatori, spacciatori, ladri, stupratori, mafiosi.
    Ed imparerebbero un mestiere. Molti il lavoro non sanno neppure cosa sia.

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    • Non sai di cosa stai parlando, e parli come un coso, visto che sembri adorare il testosterone politico che foraggia da secoli il peggio della paternalismo peninsulare. Gia’ due volte hai usato il genere maschile in paarticipii troppo (per me) incarniti nell’uso della lingua per essere una svista o uno svarione alla Gatto. La prima l’ho persa, la seconda quando scrivesti che ti eri *spostato* in periferia per fuggire alle orde di bavbavi (citazionne sommaria e probabilmente corretta solo figurativamente). Ció detto…

      Esistono alcuni tipi di detenzione, tu parli della detenzione restrittiva applicata dalle leggi come le si conosce da queste parti. Costringere i detenuti al lavoro é invero schiavismo ed arbitrio, un arbitrio che se tradotto in legge giustifica secondo me l’omicidio dei legislatori. Tra le altre cose io non vedo come profittevole tutto questo catafalco di astio e rancore come fai tu, poiché secondo le leggi vigenti per ogni fuoriuscita del personale carcerario bisogna pagare una sorta di indennitá il cui ammontare puó essere piccolo quanto ti pare, ma permane. Inoltre, le quantitá numeriche di sfruttati impiegate nei campi dovrebbero essere rimpiazzate da detenuti o detenute, tanti e tante, da controllare con le guardie, e foraggiare con i terzisti del settore. Piu’ i contributi e le indennitá per i lavoratori in regime di restrizione. Tu queste leggi le conosci?

      Mi sa che hai toppato. Anche perché poi tu dici “Lavoro e fatica è quello che ci vogliono.”, toppando altresí da gran manager intercontinentale della lingua italiana, per cui… sé, potresti anche esser donna, se toppi di frequente sul numero ed il genere.

      Ma divago… Dunque “Lavoro e fatica è quel che ci vuole.” e poi, “12 ore sotto il sole”, per punire chi é nato povero e diseredato, per punire chi non ha avuto la tua vita e non ha avuto nessun nutrimento ideale, o spirituale, per compiere le magistrali imprese di migioramento personale che tu, sedicente Carolina, di sicuro hai inanellato nonostante le tremende difficoltá iniziali da te incontrate. Eh… le persone come te, il sale della Terra.

      Tu fai come Israele con Gaza. Tecnologia militare che costa piú delle toppe che é possibile mettere a quella situazione. Ricordo un articolo dell’Espresso, in cui chi scriveva notava lo sfacelo dei servizi pubblici nella Striscia. Ed aggiungeva: rifai le fognature, le strade, le scuole, vedi come calano i lanci di razzi. Ma costa politicamente, piú dei miliardi che convergono su quella piccola Nazione. Tu non sei mai stata a contatto con minori in restrizione, non hai visto quanto il “fare” sia diverso dal “costringere”.

      Tra l’altro, in un sistema siffatto, ovvero ingiusto e restrittivo, pronto all’uso della violenza contro i deboli, io sarei pronto a darti una coltellata sul ginocchio ed a rubarti tutto il rubabile. In un Paese del genere, roba da Colonnelli o Vladimiri, tu che stai dalla parte dei soldi, stai anche dalla parte del potere.

      E quindi…

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  2. Questo fatto di cronaca è molto divisivo e si sta insistendo molto.
    Video continuamente mostrati, tutti che intervengono, l’odio monta . Ormai abbiamo capito cosa è successo ed è stato certamente orribile, ma non sarebbe ora di lasciare lavorare la Giustizia che mi pare che questa volta si stia muovendo celermente a differenza di altre,?
    E non sarebbe il caso di chiedersi: come mai tutto questo?

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    • @Carolina,
      Quale che sia stato il motivo, ciò che si vede è terrificante, e NON HA GIUSTIFICAZIONI! E meno male che qualcuno ha fatto quei video.
      Specie da persone che sono pagate dallo Stato per custodire, non per giudicare ( sono stati già giudicati) ,Emettere sentenze e infine infliggere pene sul posto , inclusa la pena di morte come ad esempio Cucchi.Non è quello il loro lavoro.
      A me sinceramente questi vermi fanno schifo .
      E anche vigliacchissimi, visto che si sono coperti la testa e la faccia con caschi e mascherine, i “veri uomini “! Puah!!!

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      • Proprio per questo è ora di cambiare le cose
        Lavoro e fatica è quello che ci vogliono.
        Gli aguzzini spero avranno la punizione che meritano, e senza sconti. Nessuna solidarietà per loro.
        Il mio timore , oltre alla strumentalizzazione della vicenda come “diversivo” e l’ennesima cosa su cui dividerci, è che vada a finire c’è negli US: prigioni private. Lo stato non riesce a controllare, a gestire ? Privatizziamo.
        Dopo sì che sarà difficile metterci il naso!

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  3. mi sembra che salvini sia intervenuto dicendo che anche i carcerati durante le rivolte hanno usato violenza….cazzo è uno scienziato…merita una laurea ad honorem

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  4. Letti i “commenti” spero che alcuni dei commentatori presto Assaggino la “cura”.Perché siete da galera.I migliori.

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  5. Per sperimentare “la cura” occorre avere stuprato, rubato, spacciato, ucciso… e anche avere organizzato sedizioni in cui molte guardie carcerarie sono rimaste ferite, molti poveracci nel caois creato dai “compagni” sono riusciti a strafarsi di metadone e sono morti (ma questi non si mettono in conto: i compagni che hanno creato queste condizioni sono “buoni”) ed altrettanti sono riusciti a fuggire, mettendo in pericolo la comunità. Forse per questo molti di noi si astengono. Dal delitto e quindi dalla “cura”.

    Purtroppo si sperimenta per l’ ennesima volta la famosa notte in cui tutte le vacche sono nere: si indica una vittima e si chiude ogni discussione: o così o sei un essere deprecabile. Giusto: chi non condanna una azione così bastarda e vile è un essere deprecabile.
    Però pare che i malcapitati siano agnelli sacrificali che sono lì per caso: nessun accenno alle vite giovani che hanno rovinato ed alle loro famiglie (gli spacciatori, che come ben sappiamo devono essere stati presi più e più volte per essere condannati: mai abitato in zona movida? Il giorno dopo l’ arresto sono di nuovo lì, magari col foglio di via in tasca); nessun accenno per eventuali assassini, stupratori, bande di ladri ( non il solito furterello: non conoscete un avvocato che vi spieghi quante volte occorre “peccare” per essere incarcerati?).
    E’ poi noto che quello del secondino è il mestiere più bello e semplice del mondo: luogo di lavoro ameno, compagnia idilliaca, stipendio da favola. Immagino che molti commentatori anelino quel posto.
    Detto questo mi ripeto: spero, per quei feroci picchiatori, dopo il processo ( che spero non lo faccia Saviano sui social) il carcere e l’ immediato licenziamento. Cosa che non è avvenuta purtroppo alla morte del povero , incensurato, Aldrovandi.

    Ma non si può augurare a qualcuno il “medesimo trattamento”: è un trattamento a cui ci si può facilmente sottrarre: basta non delinquere più e più volte. Ogni delitto porta disperazione a qualcuno. Qualcuno di cui sempre di meno ci si occupa. Non dimentichiamolo mai.

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  6. Carolina:GLI SPACCIATORI SONO “CREATI” DALLE LECCACULO COME TE CHE AMBISCE Solo AL MANTENIMENTO DELLO STATUS…quo.

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  7. Carolina:Ma non si può augurare a qualcuno il “medesimo trattamento”: è un trattamento a cui ci si può facilmente sottrarre: basta non delinquere più e più volte. Ogni delitto porta disperazione a qualcuno. Qualcuno di cui sempre di meno ci si occupa. Non dimentichiamolo mai.Ti sei assolta?Brava stronza

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  8. Certo, fa comodo, siamo tutti colpevoli. Tutti colpevoli nessun colpevole.
    Ci hanno addestrato così da più di duemila anni.
    Per poter continuare a fare i cavoli loro.

    Lo dico e lo ripeto, ogni delitto porta disperazione. Ma se ne accorge solo chi viene colpito. E purtroppo spesso non può neppure raccontarlo. Sia se commesso da un carcerato sia commesso da una guardia carceraria. Non c’è differenza. Siamo tutti persone, è questo che non si capisce.

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  9. A quanto pare se fossero stati mafiosi ad essere picchiati a lei e a Saviano le botte sarebbero andate benissimo.
    Saviano lo capisco, sulla mafia ci campa da anni, e alla grande. Il suo senso della giustizia lo capisco un po’meno. Ma ormai funziona così; quello che ci additano crediamo.
    Si è assolto?

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  10. “A quanto pare se fossero stati mafiosi ad essere picchiati a lei e a Saviano le botte sarebbero andate benissimo.”

    Questa non mostra di aver capito. Ë proprio inospitabile.

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  11. certo che entrare in un blog solo per offendere e soprattutto senza dire nulla…non è una gran cosa, Carolina se ne frega e fa bene. l’articolo di Saviano va letto poi si può esprimere il proprio pensiero.

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  12. Giudizi sommari espressi da chi si ferma in superficie su argomenti molto più complessi da comprendere, e non intendo offendere nessuno. Le mafie di cui parla Saviano, bisogna averle incontrate e vissute con tutte le ricadute negative sulla propria vita, e non lo auguro a nessuno. In ogni caso prosperano laddove c’è omertà, ignavia, noncuranza del rispetto degli altri, a cominciare dai più deboli. Dove la convenienza economica prevale sull’umanità. Sembra un predicozzo, ma aspettate a trovarvi in qualche difficoltà, e siate sicuri che interverranno le mafie, prima ancora dello stato, perchè lo stato ha abdicato la sua vera funzione di padre difensore e garante dei diritti civili e di tutte le diversità. Per questo i mafiosi non hanno subito lo stesso trattamento dei criminali comuni.
    La trattativa stato-mafia c’è stata ed è ancora operativa.

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  13. Io di “ricadute negative” sulla vita di Saviano ne ho viste proprio poche: da sigfnor nessuno a ricco residente newyorkese. Farei cambio molto volentieri! Molto, ma proprio molto.
    Tra l’ altro la storia purtroppo ci insegna che infastidisce veramente la mafia molto presto “sparisce”, e per lo più nel silenzio, scorta o non scorta. Non rimane certo ad elevare remuneratissime grida manzoniane urbi et orbi.
    La sua presenza è, per me personalmente, un continuo scandalo nei confronti dei tanti che la scorta non se la sono neppure sognata…,

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  14. Comunque sia, queste violenze in carcere sono tutto fuorché un’eccezione.

    Anni fa in un articolo del Manifesto parlarono degli ex detenuti, credo di Poggioreale. Lì i detenuti venivano (vengono?) separati in due fazioni: quella dei ‘nuovi’ e quella dei ‘recidivi’. Questi ultimi vengono mandati nella parte peggiore, dove volano ogni tanto botte da orbi, pestaggi, si narra di camere dove sono stati picchiati un sacco di detenuti anche in massa, con i più grossi che cercavano di fare scudo ai più piccoli, alle volte c’erano esiti gravi. Un detenuto stava male, arriva la dottoressa e sentenzia ‘non ha niente’ e il giorno dopo è morto di infarto, questo dopo il pestaggio.

    Anche nel Nord Italia c’é stato uno scandalo prontamente sopito, in quel del Piemonte, tutto passato in cavalleria, gente tenuta ignuda nelle camere di isolamento e così via. Andate a vedere le notizie d’archivio, qualche cosa si trova.

    200 morti l’anno nelle carceri italiane, questo con l’Italia che ufficilamente NON ha la pena di morte.

    Di cosa muoiono? Di sicuro non di vecchiaia, tranne qualche super-criminale tenuto vita naturaldurante in cella, come è successo a Riina e Provenzano.

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    • È certamente un problema, ma non si risolve con: siamo tutti delinquenti. Tutti vuol dire nessuno, invece ci sono tante persone che si fanno un c..o così per rimanere onesti e tanti che delinquono procurando grandi dolori e tante famiglie e immensi costi alla comunità.
      Come al solito non si risolverà mai la situazione dividendoci ideologicamente in buoni e cattivi, anche se questo fa molto comodo alla propaganda per dividerci e non fare nulla. Quelli che manca è il controllo, e non solo per quanto succedere nelle carceri. Controllo per i dipendenti, ma al contempo un miglioramento delle condizioni di lavoro e di stipendio, e lavoro obbligato per i carcerati. Possibilmente all’aperto, nei campi e negli allevamenti e per pagarsi gli altissimi costi di gestione e mantenimento ed al contempo monitorare i tanti “furbetti” dello schiavismo illegale offrendo carcerati al posto di ricattabili e invisibili irregolari. Stipendio che andrà a coprire il mantenimento e un piccolo tesoretto di risparmio e contributi per il futuro.

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      • @Carolina,
        Dai per scontato che in carcere vi siano solo spregevoli rei.Probabilmente hai nella tua cerchia parentale e/o amicale qualcuno che fa il lavoro di guardia carceraria.
        Non viene in mente a nessuno che in mezzo a quelle persone vi possa essere anche qualche
        innocente che non è riuscito a provare la sua innocenza?Anche se fosse solo uno ?ve ne sono, sai?
        In Italia lo Stato ogni anno risarcisce circa 1000 persone per ingiusta detenzione.E sono solo quelli che si sono voluti avventurare in una causa.
        Quindi il numero va almeno raddoppiato, di innocenti incarcerati.
        Sarebbe stato giusto picchiare anche questi?
        https://www.errorigiudiziari.com/errori-giudiziari-quanti-sono/

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  15. Infatti sono la prima a deprecare quello che è successo. E che purtroppo è stato trasformato nell’ ennesimo caso mediatico divisivo.
    Con questo, se permette, sentirsi augurare di assaggiare la “cura”…
    Diciamo che la “cura ” ( che fin da subito ho definito vergognosa, ma si legge solo quello che serve all’ odio…) è stata riservata a chi ha delitto e dietro ad ogni delitto c’è tanto dolore da parte delle vittime e dei loro famigliari. Ora pare che in carcere ci siano solo poveretti senza colpa e questo non va bene. La stragrande maggioranza delle persone ( me e lei comprese) si fa un … così per comportarsi onestamente e non nuocere ad alcuno. Altrimenti diciamo che siamo tutti delinquenti e il discorso è chiuso..

    Non conosco guardie carcerarie ( l’ ultimo mestiere che farei, comunque…) ma alcuni avvocati che si occupano anche di casi d’ ufficio. Per andare in galera ( non un arresto, ma essere condannati e scontare la pena) occorrono un bel po’ di delitti e recidive. Non è vero che basta rubare una mela o avere un po’ d’ erba ad uso personale.
    Mi è particolarmente odioso il delitto di spaccio, che ora pare una quisquilia ( e certo, il traffico fa PIL, e più ci rincoglioniamo e meglio è) mentre distrugge giovani e le loro famiglie ( ma impingua gli affari dei San Patrignano e simili).

    Ma le vittime, da tempo ormai, non pervengono. Sono state ridotte a “percezioni”: a parte alcuni casi sfruttabili mediaticamente con i quali ci sfiniscono per mesi, nulla sappiamo di loro.
    O meglio, come ben vediamo dalla copertura mediatica e lo sfruttamento politico (ed economico) di questi fatti, pervengono solo quando i carnefici vittime diventano.Allora si scandalizzano tutti. Anche se in fondo non frega niente a nessuno: l’ importante è farci litigare tra noi. Mentre lassù si continua a lavorare sempre più indistirbati ( e Saviano impingua il conto: scommettiamo su un prossimo best seller sull’ argomento?)

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