Conte-Grillo, quali sono i punti di scontro che spaccano i 5 Stelle

(di Franco Stefanoni – corriere.it) – Il tempo della trattativa è sempre più stretto, in vista della conferenza stampa di oggi alle 17.30 dove Giuseppe Conte esporrà le sue condizioni per la leadership del Movimento 5 Stelle. Ma quali sono i punti di scontro che ancora dividono Beppe Grillo e Conte e che hanno portato nel caos i 5 Stelle, a un passo dalla scissione? La telefonata di domenica pomeriggio tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte è stata a tratti burrascosa, ma qualche piccolo passo avanti è stato fatto, con le ultime proposte fatte dal fondatore dei 5 Stelle all’ex premier (la possibilità che il nuovo capo politico nomini i suoi vice e si occupi della comunicazione, per cominciare).

A dividere Conte e Grillo, innanzitutto, è il contenuto della bozza del nuovo statuto dei 5 Stelle, preparato dall’ex premier, mesi fa scelto proprio dal fondatore come prossimo leader del Movimento. «A Conte avevamo detto di prenderlo e di farlo evolvere, di partire dal nostro statuto», ha detto il fondatore del M5S, «lui invece ha preso due avvocati e ha scritto un’altra cosa. Me lo ha dato e mi ha detto di non farlo leggere a nessuno. Io l’ho letto e tante cose non andavano». Sono poi state 30 le osservazioni di Grillo alla proposta di Conte.

I poteri del garante

Questione fondamentale, il passaggio che limita i poteri del garante, ovvero di Grillo stesso. Conte vuole eliminare dal nuovo Statuto del M5S l’articolo sui poteri di questa figura: è prevista l’inamovibilità di fatto di Grillo e il potere di interpretazione autentica, non sindacabile, delle norme. Di fatto una diarchia, che Conte non vuole accettare: il capo del Movimento deve essere uno (lui). Secondo il vecchio statuto, tuttora in vigore, il garante «è il custode dei valori fondamentali dell’azione politica dell’associazione. In tale spirito esercita con imparzialità, indipendenza ed autorevolezza le prerogative riconosciute dallo statuto. In tale veste, oltre ai poteri previsti nel presente statuto, al garante è attribuito il potere di interpretazione autentica, non sindacabile, delle norme del presente statuto. Il garante è eletto mediante consultazione in rete, all’interno di una rosa di candidati non inferiore a 3, che il comitato di garanzia propone avuto riguardo a figure che si siano distinte per il determinante contributo alla storia ed all’azione politica del Movimento 5 Stelle e dunque per la loro rappresentatività e statura morale». L’ex premier invece aveva previsto per il garante un ruolo meno incisivo e Grillo ha reagito: «C’era anche scritto che io devo essere “informato”, “sentito”, ma che è questo avvocatese? Le cose si decidono insieme…».

Comunicazione

Nella bozza dello statuto stilata da Conte non è previsto che Grillo si occupi di comunicazione. «Ma come? Io ho fatto questo per tutta la vita e allora dico che ora di cambiare la comunicazione di M5S», ha reagito il comico, «Rocco Casalino è bravissimo sulle tv, ma deve rapportarsi anche con me, non solo con il capo politico. Conte deve studiare e imparare cos’è il Movimento. Gli ho detto che io sono un visionario, lui non lo è ed è lui ad aver bisogno di me, non io di lui». Sul tema comunicazione pesa anche il dualismo tra Rocco Casalino, l’ex portavoce di Conte a Palazzo Chigi, e Nina Monti, la cantautrice che cura il blog di Grillo e adesso guida la comunicazione dei 5 Stelle.

Le nomine

Grillo ha concesso a Conte, nella telefonata di domenica, di poter nominare i vice. Una «concessione» che è stata tra i punti di maggior tensione tra i due: Conte considera scontato che un leader possa scegliere chi sono i vice e chiede maggiori poteri sugli incarichi e sulla squadra.

Rappresentanza internazionale

Altro nodo è la rappresentanza del M5S nel mondo. Grillo, infatti, ha chiesto di essere il «rappresentante internazionale del Movimento nel mondo», una sorta di ambasciatore ufficiale dei pentastellati presso le cancellerie estere. Condizione che Giuseppe Conte non può accettare poiché limiterebbe fortemente la sua azione politica in qualità di leader. Tra i precedenti a sostegno di una visione diversa in politica estera, l’apertura di Grillo alla Cina, non condivisa da Conte. Su questo Grillo ha mostrato aperture.

Tetto al doppio mandato

Questione cruciale, il vincolo dei due mandati, cioè il tetto massimo che un rappresentante M5S può avere nelle istituzioni. Conte vorrebbe modificarlo, Grillo no. Si tratta di uno dei punti su cui i Cinque Stelle hanno basato il loro approdo alla politica. Oggi, in Parlamento, con l’attuale regola ampia parte degli eletti non potrebbe ricandidarsi e già si pensa ad alcune deroghe. «Io e Conte», ha detto Grillo, «sul tetto dei due mandati la pensiamo diversamente, ma decideranno gli iscritti. Il codice etico non l’ha ancora finito, ma anche su quello bisognerà pronunciarsi».

Sostegno al governo Draghi

Sul fronte politico, resta anche il tema del sostegno al governo Draghi. Grillo è stato tra chi ha appoggiato l’esecutivo, anche se ora lamenta alcune delle scelte fatte, come da parte del ministero della Transizione ecologica guidato da Roberto Cingolani. Da Conte, in tanti aspettano invece parole più chiare nei confronti del governo Draghi, per smentire le voci di progetti differenti.

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