Il miracolo di Draghi sono i No vax

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Un passo avanti e due indietro, l’unico miracolo riuscito a Draghi da quando sta al governo è la moltiplicazione dei No vax. Lui ce la sta mettendo tutta, offrendo il braccio alla seconda dose diversa dalla prima con AstraZeneca, ma con l’armata Brancaleone che si è scelto il caos è generale (e qui il riferimento a Figliuolo non è per caso).

Di fronte a una vaccinazione di massa, l’unica cosa essenziale – insieme ai vaccini – è la certezza delle regole da seguire. Poche cose, ma chiare, perentorie, e mai da improvvisare. L’esatto contrario del dietrofront di ieri sul richiamo col siero caduto in disgrazia, quell’AstraZeneca che saranno i fortunati possessori della prima dose a decidere se rifare.

Insomma, la responsabilità di una prescrizione prettamente medico-scientifica è riversata sugli ignari cittadini, che per quanti virologi stanno vedendo in tv meriterebbero pure la laurea ad honorem, ma non si possono caricare della responsabilità di scegliere loro che fare. Unica consolazione per Governo, Cts e struttura commissariale è la serietà delle Regioni

Il premier ancora non ha detto quando potremo togliere le mascherine – su cui Salvini batte come un fabbro, fottendosene di consolidare la frenata della pandemia – ma già il governatore della Campania, De Luca, fa sapere che le lascerà obbligatorie tutta l’estate.

Così si torna all’anarchia istituzionale, con l’effetto che ieri per le strade di Roma si vedeva una persona con la mascherina e due senza. Fa caldo e il Covid fa meno paura, ma con questo bordello il rispetto delle regole è allo stato terminale.

17 replies

  1. In realtà Draghi ha introdotto un ulteriore elemento di confusione, e certo non piccolo. Per gli ultresessantenni vaccinati con Astrazeneca il richiamo non si puà cambiare : anche la seconda dose sarà di Astrazeneca. Come mai lui, ultrasettantenne, si farà il richiamo con Pfitzer? Allora anche gli over 60 possono scegliere a piacimento di cambiare? Fino ad ora assolutamente no.
    Ulteriore caos: se almeno pensassero quando parlano…

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  2. da uno che, dei consigli dei legulei con pedigree, s’è cibato sin da piccolo
    cosa mai avrebbe potuto uscire?

    la somministrazione di qualcosa, da scegliere tra quelli che hanno deciso loro,
    ma fatto con libertà di scelta consapevole, indicata tramite consenso informato,
    e sottoscritta a fronte di un notaio-medico che certifica l’esclusione della loro responsabilità
    su ciò che potrebbe succedere successivamente.

    un supermercato sanitario con 3 o 4 generi disponibili a scelta,
    dopo un breve (e, per quello che ho constatato, poco influente, tanto, quello avevano e quello, in maggioranza, davano)
    colloquio orientativo prima decidono loro cosa somministrarti, poi quando insorgono possibili problematiche,
    decidono che in fondo puoi scegliere tu, che presumono ne sai più di loro, cosa preferisci.

    ieri ho visto un pezzetto della conferenza stampa del CTS e uno, non ricordo quale, ma parlava con accento romano,
    ha dichiarato che un vaccino (uno solo) bloccherebbe la trasmissione
    se si riferiva alla notizia diffusa di uno studio usa, ha fatto come tanti, s’è fermato al titolo,
    e non è arrivato in fondo allo studio dove diceva che non era risolutivo
    per due motivi, il piccolo campione e l’uniformità del campione.
    ripeto, se si riferisce a quello studio, sta diffondendo cose, al momento, non confermate.
    (e gli articoli trovati in lingua inglese che dicono quello, citano appunto quello studio del
    Centers for Disease Control and Prevention)

    magari fosse vero, ma allora, visto che solo quello lo farebbe, perché la maggioranza viene
    vaccinata usando gli altri che al momento non hanno evidenze che facciano altrettanto?

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  3. La stragrande maggioranza – direi la totalità – degli studi che compaiono di questi tempi (piatto ricco mi ci ficco… Mai si è potuto pubblicare “alla carlona” come ora!) a leggerli fino in fondo si dichiarano non risolutivi per il problemi da lei indicati.
    Quindi da prendersi con le pinze. Invece ognuno erige quello che gli fa “conmodo” (politicamente? Economicamente?) come verità ultima salvo smentirsi il giorno dopo ( o più pudicamente non citarlo più).
    Nella notte in cui tutte le vacche sono nere, ecc… Ecc…

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  4. Mi ha appena messaggiato una amica che deve ricevere il richiamo. Ha 62 anni. Mi ha detto che richiederà Pfizer come Draghi e mi ha chiesto se ci avevo capito qualcosa in merito ( nel senso: lo può fare solo lui o anche i comuni mortali?)
    Auguri.

    (Non mi era particolarmente simpatico Arcuri, ma se una uscita – e un casino – così lo avesse fatto lui… Per non parlare di Conte… Fino ad ora nessun giornalista però l’ ha notato: chissà perchè…)

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  5. DI SABINO (IN)CASSESE
    La fiducia nel governo Draghi cresce: gode del «gradimento» di circa due terzi della popolazione. Senza troppi trionfalismi, Draghi ha modificato radicalmente il registro di governo. Due attenti osservatori della scena politica hanno segnalato il cambio di passo. Massimo Giannini ha elencato i progressi fatti (piano vaccinale, minori conflitti con le Regioni, un serio piano di ripresa, miglior governo della macchina normativa, buone scelte degli uomini). Lucio Caracciolo l’ha definito leader sistemico (perché abituato a dirigere sistemi complessi e policentrici). Va aggiunto che il governo Draghi eredita una situazione di forte oscillazione, governata con molte improvvisazioni, che avevano provocato uno stato istituzionale confusionale e vulnerato i due grandi sistemi nazionali a rete, quello sanitario e quello scolastico, che rappresentano circa metà dello Stato: diretti ad assicurare l’eguaglianza dei cittadini, essi hanno alimentato forti diseguaglianze. Un altro acuto commentatore, Sergio Fabbrini, ha osservato che il governo Draghi nasce dal fallimento delle forze politiche dovuto alla frammentazione e alla impreparazione.
    Che cosa ha fatto il governo Draghi, e che altro si potrebbe ancora fare? La sua nascita ha segnato, come è stato osservato da uno studioso, un «ritorno alla normalità costituzionale»: non sono state le forze politiche a indicare al presidente della Repubblica il capo del governo. Invece — come prescrive la Costituzione — è stato il presidente della Repubblica a indicare alle forze politiche, dopo averle consultate, il capo del governo. Poi, nonostante le difficoltà di raggiungere accordi tra partiti tanto eterogenei quanto quelli che sostengono il governo, è Draghi che mantiene — come dispone la Costituzione — l’unità di indirizzo politico, a differenza di tanti esecutivi nei quali l’azione di governo è stata la risultante dei compromessi tra le forze politiche. Draghi ascolta i partiti, ma poi si riserva di dettare la linea. In terzo luogo, il Consiglio dei ministri appare rivitalizzato: 23 riunioni in quattro mesi, frequenti ma brevi, senza sedute notturne, come in un recente passato; non più finte decisioni (testi approvati «salvo intese»); preparazione delle decisioni nei frequenti «pre-consigli»; norme scritte in modo leggibile (ma qui c’è ancora molto da fare). Quarto: Draghi è ascoltato all’estero e sa scegliere, all’interno, le persone, giudicate in base alle loro competenze ed esperienze, non per l’affiliazione a questo o a quell’altro partito. Quinto: l’attuale governo conosce gli ostacoli e sa come superarli; sa, ad esempio, che molti governi precedenti hanno promosso leggi che sono rimaste sulla carta perché attendono anche da anni i decreti attuativi e, con grande attivismo e senza guardare agli orientamenti politici, si sta impegnando per attuarle. Anzi, sta trasformando questa attenzione per la realizzazione in un metodo di governo, costituendo nuclei, uffici e reti chiamati a questo specifico compito, con obiettivi mensili per lo smaltimento degli arretrati, perché le leggi non rimangano solo promesse. Sesto: dove gli ostacoli sono maggiori, come nel campo della giustizia, seguendo la nobile tradizione britannica, istituisce commissioni di studio che soppesano le alternative e fanno uscire dall’oscurità il lavoro preparatorio delle decisioni. Infine, non comunica intenzioni, ma informa di risultati, consapevole del fatto che bisogna fare, prima di annunciare.
    Se il governo Draghi ci sta portando lentamente fuori da quel regime di eccezioni, deroghe, divieti, improvvisazioni, provvisorietà, in cui stavamo vivendo da qualche tempo, si può dire che vada tutto bene? Che cosa resta da fare? «Log book» e «check list», il giornale di bordo e la lista di controllo, sono necessari, ma debbono diventare metodo di governo. La mappatura degli adempimenti e il controllo delle cose da fare, anche per verificare che siano fatte correttamente, debbono diventare strumento ordinario di gestione, perché non siano le urgenze o le emergenze (che non vanno prorogate) a stabilire le priorità.
    Poi, bisogna sapere dove individuare i competenti e i capaci, per evitare di trovarsi come Nenni, nella «stanza dei bottoni» senza sapere quali siano quelli da attivare, o per scoprire che essi non funzionano. In terzo luogo, finora si sono decisi ristori, sostegni, bonus, distribuendo risorse, con spesa in conto corrente. È ora tempo di concentrarsi sugli investimenti, sia perché di scuole, ospedali, verde attrezzato, cura del paesaggio e del patrimonio culturale, strade, autostrade, ponti, c’è molto bisogno, sia perché di tutto questo possano beneficiare le generazioni future, quelle che dovranno onorare i debiti che oggi si accendono per queste spese. C’è un problema di giustizia intergenerazionale che va tenuto presente (e ricordiamo che i debiti non si possono rinnovare all’infinito e che i tassi di interesse possono tornare a risalire).
    Infine, bisogna rimettere gli utenti al centro dell’azione pubblica. Lo Stato non esiste per dar lavoro ai dipendenti, ma per fornire servizi ai cittadini-utenti.

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    • sembra più un racconto di Dick
      anche a me piacerebbe fare un viaggio del genere
      LSD? nuovo tipo di anfetamina?

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    • ”’La sua nascita ha segnato, come è stato osservato da uno studioso, un «ritorno alla normalità costituzionale»: non sono state le forze politiche a indicare al presidente della Repubblica il capo del governo. Invece — come prescrive la Costituzione — è stato il presidente della Repubblica a indicare alle forze politiche, dopo averle consultate, il capo del governo. ”’

      Cioé, questo cialtrone ritiene dall’alto della sua competenza, che a decidere chi governare sia il presidente della Repvpplica e non chi ha vinto?

      Ma è matto o cosa?

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  6. “Nessun pregiudizio verso Sputnik V, ma l’Italia sui vaccini si muove nella cornice europea. E’ la linea che trapela dal governo, dopo l’annuncio della produzione a Caponago, in Brianza, del vaccino russo. La Regione Lombardia, il ministero dello Sviluppo economico e il ministero degli Esteri affermano che non erano informati dell’accordo tra Adienne Pharma Biotech e il fondo governativo russo Russian Direct Investment Fund. ‘Si tratta di un accordo privato’, afferma il governo a più voci. E rinvia a quanto affermato dalla commissione Ue: Sputnik ora non rientra nella strategia vaccinale dell’Ue. E l’esecutivo di Mario Draghi intende muoversi nell’ambito di questa strategia:”
    Ansa 10/03/2021
    Chi vuol capire capisca.

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  7. “Va aggiunto che il governo Draghi eredita una situazione di forte oscillazione, governata con molte improvvisazioni, che avevano provocato uno stato istituzionale confusionale e vulnerato i due grandi sistemi nazionali a rete, quello sanitario e quello scolastico, che rappresentano circa metà dello Stato: diretti ad assicurare l’eguaglianza dei cittadini, essi hanno alimentato forti diseguaglianze”

    Non ho mai mandato VFC , ma adesso lo mando a tutti i InCassesi, Draghi, giornalai, politici con esperienze trentennali, corrotti,
    economisti (In)competenti e anche a chi li appoggia. ” Forti diseguaglianze” PAGLIACCI !

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  8. C’è stata la polemica per l’uso di Astrazeneca su giovani, e si è detto che probabilmente è stato dato per smaltirne le scorte a discapito della salute.
    Figuraccia, passo indietro: Astrazeneca solo per gli ultrasessantenni (e fiducia nei vaccini minata).

    Però tutti quei vaccini Astrazeneca avanzano ancora, che farne?
    Semplice, li ridiamo agli under 60, facendo scegliere al vaccinato (cioè: può farti molto male, ma scegli tu che ne sai più di noi), che essendo inconsapevole spesso lo sceglierà (e già mi immagino: se prende astrazeneca non la rimandiamo di due mesi e in più un set di pentole, uno spinello e due birre).

    Quindi: Astrazeneca più si è giovani e più comporta rischi, ma siccome ce ne avanzano una marea diamoglieli lo stesso, certo qualcuno morirà o avrà conseguenze gravi, però c’è un bel risparmio per lo stato che può girarli ai soliti noti.

    La salute prima di tutto.

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  9. Se i governanti si interessassero della salute dei loro sudditi, non li manderebbero a morire a milioni in ogni guerra. Più di 60 milioni solo nell’ultima.

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  10. Tra l’altro i nostri media non lo dicono ma all’estero guardano con orrore i cocktail di vaccini diversi che vengono fatti in Italia e Draghi è fortemente criticato. Ma il massimo della stupidità resta il fatto che si è messa la quarantena di 5 giorni alle persone che arrivano dall’Inghilterra e che potrebbero diffondere la variante indiana Delta che è molto infettiva e attacca i giovani, però si fa partire la legge da lunedì per non disturbare la partita Italia-Galles che vedrà 2000 inglesi arrivare dall’Inghilterra, perché la salute sarà importante ma lo sport di più.

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    • Gentile @ Viviana v. avrà notato … Nessuna restrizione per i tifosi del Galles in arrivo: quarantena per loro in patria al ritorno dall’ Italia. Il massimo.

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  11. Autore originale del testo: Giovanni La Torre
    Fonte: i gessetti di Sylos
    Draghi e la parodia delle aspiranti Miss Italia

    “Ricordo di aver visto, alcuni anni fa, uno sketch di due attrici comiche (scusate se non conosco i nomi) dove veniva fatta la parodia delle aspiranti Miss Italia, le quali alla domanda “quali sono i tuoi desideri nella vita” rispondevano sempre, e con un espressione un po’ ebete, “la pace nel mondo”.
    Questa scenetta mi è tornata in mente in queste settimane da quando il nostro capo del governo va ripetendo in ogni occasione che il problema principale dell’attuale momento storico è quello delle “disuguaglianze”. Non so se quando dice queste cose Draghi mostri la stessa espressione ebete delle parodiate aspiranti Miss Italia, perché non l’ho mai visto di persona ma ho solo letto le sue ripetute dichiarazioni sui giornali, ma sono portato a credere di no. E’ più probabile che abbia usato una qualche espressione furba, con una strizzatina d’occhio virtuale ai suoi amici neoliberisti come per dire “lasciatemi dire qualche parolona a beneficio di quelli che mi vengono dietro e per consentire a giornali come Repubblica di fare adeguati titoloni”.
    Caro dottor Mario Draghi, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, componente del G7 (in questo contesto ha ancora ripetuto il concetto in questi giorni), presidente pro tempore del G20, lei non sta scrivendo articoli sui giornali nei quali può predicare urbi et orbi tutto quello che le viene in mente; lei è un policy maker, se lei denuncia un problema deve anche dire come risolverlo, altrimenti parla a vanvera. Lei già sta mostrando questa tendenza per aver scritto che il momento che stiamo vivendo è come quello di “una guerra” e poi non tassa i profitti di “guerra”, come si usa fare da che mondo è mondo, ora ci fa la predica sulle disuguaglianze ma non dice nulla su come vuole risolverlo, insomma dobbiamo ritenere che ormai sia diventato come un politicante parolaio qualsiasi? Sinceramente non ne sentivamo proprio il bisogno”

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