M5S, Grillo ad Ambasciata Cina spiazza eletti: Conte non partecipa

(di Antonio Atte – adnkronos.com) – Eletti M5S spiazzati dalla notizia dell’incontro, fissato nel tardo pomeriggio a Roma presso l’ambasciata cinese, tra Giuseppe Conte, Beppe Grillo e l’ambasciatore di Pechino Li Junhua. Da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Iv piovono critiche. E anche dal Pd filtra irritazione. Poi, nel giro di qualche ora, arriva la puntualizzazione: l’ex premier, fa sapere il suo entourage, non prenderà parte all’incontro a causa di “concomitanti impegni”. Tra i parlamentari grillini le bocche restano rigorosamente cucite. Ad esporsi per ora è solo il vicepresidente dei senatori M5S Gianluca Ferrara, capogruppo 5 Stelle in Commissione Esteri, per il quale la visita dei vertici del Movimento all’ambasciata cinese “rientra nel solco di quel concetto di multilateralismo che il M5S ha sempre ritenuto un punto fermo”.

“Certe polemiche mi sembrano poste in essere da chi sembra essere più realista del re”, dice all’Adnkronos Ferrara, spiegando che la Cina “è una realtà da cui non possiamo e non desideriamo prescindere”, senza mettere in discussione “il posizionamento geopolitico del nostro Paese, la nostra amicizia privilegiata con Stati Uniti e i nostri partner europei”. Non è la prima volta che il garante e fondatore del Movimento si reca in visita all’ambasciata del Dragone. Nel novembre del 2019 Grillo ebbe due incontri nel giro di 24 ore con l’ambasciatore cinese. All’epoca il comico si limitò a postare una foto su Facebook con Li Junhua, scherzando: “Gli ho portato del pesto e gli ho detto che se gli piacerà dovrà avvisarmi in tempo perché sarei in grado di spedirne una tonnellata alla settimana, sia con aglio che senza, per incoraggiare gli scambi economici!”.

Anche allora gli avversari politici del M5S criticarono aspramente l’incontro di Grillo con la diplomazia della superpotenza asiatica. C’è chi ricorda, poi, l’accordo sulla Nuova Via della Seta, siglato dal governo italiano nel marzo del 2019 alla presenza del presidente cinese Xi Jinping proprio quando Conte era a Palazzo Chigi: erano i tempi dell’esecutivo gialloverde in coabitazione con la Lega di Matteo Salvini, che già allora espresse forti perplessità sul memorandum Italia-Cina.

Le polemiche non sono mancate neanche alcuni giorni fa, quando il blog del comico – da molti accusato di fare da ‘megafono’ alla propaganda cinese – ha pubblicato il rapporto dal titolo “Xinjiang. Capire la complessità, costruire la pace”, promosso dal centro studi Cesem “insieme ad Eurispes-Laboratorio Brics e Istituto Diplomatico Internazionale (Idi)”, nel quale vengono bollate come “sensazionalistiche” le accuse mosse “nel corso dell’ultimo anno dagli Stati Uniti e dai loro principali alleati sul presunto genocidio uiguro in atto nello Xinjiang”. A sposare l’iniziativa, anche il presidente della Commissione Esteri del Senato Vito Petrocelli, che ha aggiunto la sua firma a sostegno della diffusione del rapporto.

E oggi, con il nuovo faccia a faccia tra Grillo e Li Junhua, il M5S torna sotto il fuoco di fila di opposizione e alleati di governo. “I grillini sono la quinta colonna del regime cinese in Italia”, tuona la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. La Lega chiede al Movimento di “chiarire il suo rapporto con la Cina”. E nemmeno il Pd – partner ‘privilegiato’, con cui i pentastellati vorrebbero costruire un’alleanza in vista delle prossime politiche – nasconde il proprio disappunto. “Nel giorno in cui inizia il G7, con Mario Draghi che rafforza la cooperazione transatlantica e si pone come interlocutore di primo livello di Biden per tutta la Ue, non possono esserci spazi per ambiguità con Cina e Russia”, scrive su Twitter Enrico Borghi, membro della segreteria Pd molto vicino a Enrico Letta.

Ambasciata Repubblica Popolare Cinese

“Oggi, l’Ambasciatore #LiJunhua ha incontrato il Sig. Beppe Grillo presso l’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Roma. Le parti hanno scambiato le reciproche vedute sull’andamento del contrasto al #Covid19 e la ripresa post-pandemia”, si legge in un tweet postato sul profilo Twitter dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia.

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13 replies

  1. ” il posizionamento geopolitico del nostro Paese, la nostra amicizia privilegiata con Stati Uniti e i nostri partner europei”.
    E da quando l’italia si è emancipata dall’essere colonia francoangloamericana?

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  2. DI GIOVANNI VALENTINI
    Ormai è un fenomeno mediatico, prima ancora che politico. La popolarità e il gradimento di
    Giuseppe Conte, a quattro mesi dalla sua uscita da Palazzo Chigi, continuano a crescere:
    non solo nei sondaggi, ma anche sui social e in particolare sulle due piattaforme principali, Facebook e In-
    stagram. E ciò nonostante il cecchinaggio sistematico della stampa padronale, o forse proprio per questo; e
    nonostante l’indifferenza per non dire l’avversione del servizio pubblico radiotelevisivo, spesso dissimulate
    dietro l’ironia a buon mercato, a cui s’aggiunge l’ostilità delle tv berlusconiane. “Adesso arriva Conte che fa ri-
    dere anche più di noi”, abbiamo sentito dire – quand ’era premier – dall ’ilare e giulivo conduttore di una trasmis-
    sione di infotainmentsulla radio ammiraglia della Rai; oppure, più recente-
    mente, “Conte vuole una segreteria con Di Maio e Appendino, così almeno c’è
    qualcuno che parla l’italiano”; o ancora, “Conte vuol cambiare nome ai 5 Stelle, li chiamerà 5 Stel-
    le superior, magari non vince le elezioni ma 4 Hotel forse sì”.
    Eppure, più lo tiri giù, più lui si tira su. Continuate così, verrebbe
    quasi da dire se non fosse che si tratta di un ex presidente del Consiglio, leader in pectore di quello
    che è tuttora il gruppo di maggioranza relativa in questo Parlamento. Conte non ha certamente
    bisogno di difensori d’ufficio né saremmo all’altezza di un Rocco Casalino, esaltato e glorificato dal Grande Fratello.
    Ma, per spirito di contraddizione, vorremmo cercare d’interpretare il fenomeno anche per valutare l’i n-
    fluenza residua dei giornaloni e la credibilità di quel (dis)servizio pubblico che fa (dis)informazione poli-
    tica a senso unico.
    È chiaro che chi deride o disprezza Conte intende attaaccare i Cinquestelle, per impreparazione o incapacità,
    ora che sono passati da forza antisistema a forza di governo. E non c’è dubbio che la loro metamorfosi può an-
    che suscitare legittime critiche, perplessità o riserve. Ma è proprio la figura dell’ex premier, l’uomo che ha affron-
    tato la prima fase dell’epidemia, avviato la campagna vaccinale in carenza dei vaccini, s’è procurato i 209 mi-
    liardi del Recovery Fund europeo e ha impostato il Piano nazionale di ripresa, a rappresentare ora l’anello di
    congiunzione di darwiniana memoria tra il Movimento e il nuovo partito in formazione. È lui l’artefice e il pro-
    tagonista di questa trasformazione, il campione degli ex grillini convertiti dal populismo alla responsabilità.
    Ma Conte è anche il principale trait d’union con il Pd di Enrico Letta, l’asse della coalizione di centrosi-
    nistra che rappresenta un baluardo democratico. Senza questa alleanza, non c’è alternativa alla vittoria e-
    lettorale del centrodestra e a un eventuale governo sovranista, guidato da Salvini o Meloni. Magari con il tu-
    tor Berlusconi al Quirinale per salvaguardare il conflitto d’interessi. Uno scenario da incubo, un horror po-
    litico-is tituzionale.
    Non c’è tanto da stupirsi, perciò, se oggi Repubblica targata Fiat rischia di trasformarsi in un house organ
    berlusconiano, arrivando a pubblicare in una settimana sei interviste a esponenti di Forza Italia. C’è da sorpren-
    dersi e rammaricarsi, piuttosto, che il giornale delle “dieci domande” all ’ex Cavaliere appaia ancora a qual-
    che lettore un giornale progressista, di sinistra o centrosinistra. E soprattutto, meraviglia il fatto che il fon-
    datore Eugenio Scalfari e il suo ventennale successore Ezio Mauro non si meraviglino a loro volta.

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    • @ paolapci

      Mi spiace deludere le sue aspettative su
      questo suo articolo postato, che nonostante un nodo in trachea, ho letto piacevolmente. Basta con questa politica logorroica che parla, parla e parla soltanto del conveniente , solo di un iter che procede e deve procedere da solo con il plauso di coloro che vivono e mangiano con la politica.
      Le linee nazionali sembrano binari che si perdono nel deserto mentre le dimensioni locali sono rattristate da una politica sconnessa con una realtà complessa ad eccezione del controllo che è solo per i famosi altri, mai per loro.
      Chi dipinge ancora una sinistra multicolors non ha in mente la bandiera della pace ma i suoi interessi, connessi alle linee che questa sinistra capitalistica e filo Americana ha tracciato in questo inizio millennio.
      E, per quanto mi riguarda, penso che non si debba sconnettere la politica dall’antropologia , da un essere nuovo e impostato non più sulla terra , sulla fatica del lavoro e sui residui della schiavitù della gleba, ma sulle conquiste dei nuovi consumi, sul target che uno status sociale consente, nel silenzio generale di allocazioni spartite per dimostrare che si è arrivati, che non si è più poveri e che il lusso non ha più barriere sociali.
      Per il resto sono spartizioni filiari, tra parenti e amici. La scoperta dell’acqua calda risale al pleistocene, cioè alla scoperta del fuoco.
      Addio.

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      • Fiele, ma io non avevo aspettative, quindi non pioi deluderle.
        Ad ogni modo non si capisce in che modo tu voglia coniugare antropologia e politica sic stantibus rebus, cioè se tra gli antropoi ci sono Meloni, Salvini, Renzie e Bellanova.

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      • — tutte le volte che leggo una locuzione latina devo capire cosa significa, quindi, dopo aver letto sulla treccani on-line il significato di sic standibus rebus, tanto per capirci un minimo, provo a rispondere.:

        (Chissà gatto dall’alto del suo scibile scuoterà 123 volte la sua coda)

        A parte questo:
        Quello che credo e quindi confutabile da qualsiasi persona che pensa diversamente, è che la politica sia solo una montatura, una valanga di fregnacce buone solo a logorare il fegato a coloro che ci credono.
        Posizioni contrapposte, soldi, idee, teorie e ideali per poi concretizzarsi sulle scelte di un/una leader o di una politico importante, con la conseguente ricaduta a cascata sul planisfero geopolitico e territoriale. Non è la politica in sé sbagliata ma sono le persone che attraverso scelte politiche, sbagliano e sbagliando, fanno deragliare i vagoni legate a quella determinata situazione che si caratterizza da un fondamento storico e giuridico .
        La politica è un’arte antichissima, mentre gli uomini si fregiano di essere sempre degli “uomini nuovi” che annunciano, attraverso il suo gergo, un mondo nuovo come se fosse il paradiso in terra, c’è quindi, qualcosa di profondamente distorto nella politica contemporanea, meno guidata dal lume della ragione ma carica di un humus patetico quasi mistico, ascetico, di una logica di setta, cioè tipico di una forma massonica sdoganata al supermercato.

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  3. Ma come! Se Sor Grillo nun conta più un cazzo se la potrà fa’ ‘na chiaccherata cor cenese?
    Ma pure fosse che…armeno diteci de che cosa parlarono, se l’agomento pandemia nun ve convince.
    Può darse che se vole fa’ costrui’ solo ‘na stampante 3D su misura.

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  4. ”’Da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Iv piovono critiche. ”’

    Posto che non ho intenzione di difendere Grillo e non capisco la ratio del suo dialogo con i Cinesi… quando 10 anni fa lui era l’UNICO POLITICO ITALIANO AD AVERE INCONTRATO IL DALAI LAMA….

    Capite che tradimento e quanta incazzatura mi dà adesso vederlo con i carnefici del Tibet, Hong Kong e Iuguri???

    PERO’….

    ….il PD prende ordini da Washintgon…

    …La Lega da Mosca (ricordate Savoini, a proposito…)

    …IV dall’Arabia Saudita….

    …La Meloni era berlusconiana e quindi almeno per un pò necessariamente filorussa.

    Ora, Che Grillo mi faccia schifo per i suoi incontri con i cinesi ci sta… ma che lo critichino persone tutte agli ordini di altre potenze… questo proprio NO.

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