I ricordi, quelli che portano solo diamanti e ruggine

(PAOLO FUSI – glistatigenerali.com) – Gli uomini e le donne egoisti consumano le altre persone, ininterrottamente, le bruciano come se fossero il kerosene dei loro bisogni e ne disperdono gli affetti nell’atmosfera, residui di metanolo fetido nel nulla. Poi, nel mezzo di una notte, la vita aggredisce anche gli egoisti, stringe loro il cuore e lo scuote, ed accanto non c’è più nessuno. È già accaduto a un milione di persone, accadrà lo stesso ad altrettante in futuro.

Nell’autunno del 1974 Joan Baez è a casa, a Nashville, nel Tennessee, insieme a Gabriel, il figlio avuto dall’attivista del pacifismo David Harris, da cui Joan ha divorziato due anni prima, “perché io sono nata per stare sola, non so stare in due”. La bellissima cantautrice ha 34 anni, ma è inarrivabile. Pochi anni più tardi Steve Jobs, che aveva da poco fatto il primo miliardo con la Apple ed era ancora talmente giovane da creare tenerezza, era talmente impazzito per Joan Baez da averle ripetutamente chiesto di sposarlo e le aveva fatto regali folli. “Non c’è niente da fare, io attraggo quel tipo di uomo: geniale, ma al limite dell’autismo”.

David Harris, Joan Baez e loro figlio Gabriel nel 1967

Ma in quell’estate Joan è un’attivista di Amnesty International canta le canzoni di Violeta Parra, visita il Cile e racconta ovunque nel mondo l’orrore della politica estera americana e quello del regime sanguinario di Pinochet a Santiago. Dopo gli anni della timidezza ora, sul palco, ha un atteggiamento materno (che io, sinceramente, trovavo inutilmente lezioso e fastidioso – uomini e donne molto belli, quando se la tirano troppo, sono stucchevoli). E poi, una notte, suona il telefono.

“Bene, che io sia dannata, ecco di nuovo il tuo fantasma… Ma non è insolito, è solo che c’è la luna piena e ti è capitato di chiamarmi. Mi siedo col telefono in mano e ascolto una voce che conoscevo un paio di anni luce fa, viaggiando verso il disastro, e ricordo i tuoi occhi che erano più blu delle uova di pettirosso…”

Al telefono c’è Bob Dylan, che balbetta e si lamenta, che è orripilato dalla solitudine. Lui l’ha mollata come una saponetta usata dieci anni prima, per poi rifiutare ogni ulteriore contatto. Lei lo amava alla follia (basta vedere come lo guarda nelle foto), ed era stata una dei maggiori artefici della sua carriera, perché cantavano in coppia quando Baez era già un’icona e Dylan un fagotto di fuliggine verbale con una voce sgraziata e quattro accordi soltanto, metà in maggiore e metà in minore.

Giugno del 1984, ad Amburgo. Bob Dylan, per l’ultima volta, convince Joan Baez a cantare con lui sul palco

“Dicevi che le mie canzoni facevano schifo, come sempre. Dieci anni fa ti avevo appena comprato dei gemelli, e tu chissà cosa. Sappiamo entrambi cosa possono portare i ricordi, portano diamanti e ruggine. Ebbene? Ora sei esploso sulla scena, sei già una leggenda, Il fenomeno che non si lava spesso, Il mito del vagabondo. A quei tempi invece ti sei smarrito tra le mie braccia e ci sei rimasto, temporaneamente perso in mare: avevi la Madonna per te, ed era tua gratis”.

Come tutti gli egoisti, Dylan, al telefono, cerca di commuoverla, e tocca tutti i tasti, con determinazione. Ha sbagliato, l’ha rimpianta, aveva appena messo incinta un’altra per sbaglio, poi c’era la pressione dei discografici… come se tutta questa roba costituisse un’attenuante. Tutto per farle male ancora una volta, una volta sola, un’estrema debolissima manifestazione di potere. Ed i ricordi fanno ancora male, come accade a tutti.

“Ora ti vedo in piedi, con foglie marroni che cadono tutt’intorno e la neve tra i capelli. Stai sorridendo fuori dalla finestra di quell’hotel scadente su Washington Square, il nostro respiro diventa nuvole bianche, si mescola e resta sospeso in aria. Per ciò che mi riguarda, saremmo dovuti morire in quell’esatto momento. Dici che non sei nostalgico, bravo, e allora dammi un’altra parola per questo dolore, te che sei così bravo con le parole ed a restare sempre sul vago. Ora avrei bisogno di quella vaghezza, perché tutto è troppo chiaro. Sì, ti ho amato teneramente. Ma se mi stai offrendo diamanti e ruggine, mi dispiace, ho già pagato”.

La telefonata è finita, restano le macerie. Joan scrive questo testo, che diventa una delle più belle canzoni sulla delusione degli ultimi cento anni. Gli amori vanno e vengono, solo gli anni sulle spalle vengono per restare. Quanto ai ricordi, anche i più dolorosi, per sopportarli c’è solo una possibilità: una canzone che ti possa cullare nei minuti in cui pulsa nel tuo cuore e ti lasci stremato, e pronto per tornare al presente. Bob Dylan e Joan Baez hanno entrambi 80 anni, ed i nostri cuori ne hanno almeno altrettanti. Ma mi ha sempre consolato vedere che esisteva qualcuno che fosse capace di dare voce alla mia (nostra) malinconia.

10 replies

  1. La voce e la musicalità della Baez erano (sono) splendide. Più dell’ “attivismo” ho amato ed amo la sua interpretazione di alcune canzoni di Dylan (lui, grazie a dio, “attivista” mai) e soprattutto del folk popolare. Diamond and rust è un capolavoro, non sempre altre sue composizioni sono così riuscite. Ancora adesso la ascolto e riascolto, ed è sempre una gioia per le orecchie e per il cuore.
    Dylan è un personaggio difficile da comprendere e, penso, da frequentare. Mai legato a mode o stereotipi , ha sempre fatto solo quello che gli pareva, senza mai lisciare il pelo a fans o discografici: dall’ acustico all’ elettrico, dalle colonne sonore (splendida quella di Pat Garrett) alle comparsate da attore, dalla fase “religiosa” (da dimenticare) al Neverending Tour , dalle diverse mogli alla nuova etichetta di whisky, dal Nobel non ritirato perchè semplicemente non ne aveva voglia (lo so, difficile da credersi…) alla biografia Chronicles,rimasta al volume I perchè si era stufato, alla fase crooner…
    Eppure grandissimo, musicista ( Modern Times, ultimo capolavoro assoluto), persona coltissima e poeta dei più grandi. Basta leggersi il testo di “Sad eyed lady of the lowlands” che surclassa almeno la metà dei Poeti di questi nostri (poveri) anni. Un Dylan Thomas redivivo e spesso migliore.
    80 anni a cranio, per i due. E ancora in pista. La Baez ha smesso di recente, ed ha fatto bene ( non si vive di vetero attivismo: la voce non è più, ovviamente, la stessa e per chi la ricorda in tempi migliori…) e Dylan… se campa ci spiazzerà ancora. Ma non come vorremmo noi, come pare a lui. E se non ci piacerà pazienza: gli andava così.

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    • Perché la Baez non può più cantare mentre Bob Dylan si? Domando. Ai maschietti la voce giovanile perdura anche in tarda età? Domando. O è un refuso della stolida cultura che ci portiamo ai piedi e sul collo?

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  2. Pure riguardo a questo si sparge fiele pseudo femminista?
    Certo che la Baez “può”cantare, e le persone andrebbero ad ascoltarla in ricordo dei bei tempi, semplicemente è stanca di girare e la sua bella voce di soprano leggero non è più la stessa, non riuscirebbe ad interpretare come prima, ovviamente.
    Dylan una bella voce non l’ha mai avuta ed ha fatto una scelta diversa. Per quanto temo che il Neverending Tour sia ormai finito anche per lui.
    Tutto qui.
    C’è chi preferisce, dopo 60 anni, non essere l’ombra di se stesso e chi se ne frega. Entrambe scelte che competono solo a loro. O si devono tirare le cuoia sul palco per dimostrare che “donna è meglio” ?

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    • Complimenti Carolina ha fatto bene a cantargliele a questi Think PINK dell’arrampicata sugli specchi: non c’è niente di peggio e di deprimente di un maschietto femminista!

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    • @Carolina
      Non capisco come si possa riportare tutto ad un discorso politico e fazioso di propaganda, addirittura femminista!. Il mondo è vecchio come queste scartoffie di pensiero che vanno solo a detrimento delle capacità dei geni artistici che oggi è femmina, domani è maschio, ma il vecchio mondo salva solo il maschio additando il vento femminista contro la misoginia che da sempre pulsa in qualche vena di questo medioevo tecnologico.
      Il genio è genio. Il sesso genetico e la sessuo politica la lasci ai faziosi e ai polemisti in carriera di cui è pieno il mondo e tramite i quali si fanno solo guerre e sterili discorsi da cestinare.

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      • “Non capisco come si possa riportare tutto ad un discorso politico e fazioso di propaganda, addirittura femminista!.”… E per giustificare il nostro abbaglio, così prosegue: “…ma il vecchio mondo salva solo il maschio additando il vento femminista contro la misoginia che da sempre pulsa in qualche vena di questo medioevo tecnologico.”!

        Non so, sarò io che mi faccio le paranoie…

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    • Si capisco, ma non volevo portare il discorso sulla politica ma solo su un modus operandi ormai inscalfibile.
      Non ci sono solo la Beatz e Bob Dylan, ma molti altri artisti da Hendrix ai Genesis, dai King Crimson ai Rolling Stones, dai Velvet underground a Lou Reed, da nina Simone a James Joplin, da Amstrong alla Mitchell, dai Mahanatt transfert ai Jetro Tull eccetera.
      Se questo è un blog politico non significa ridurre tutto alle solite stampelle, come se vedere Hendrix che spezza la chitarra sul palco fosse sinonimo di una rottura di alleanze partitiche nella sua mente.
      Mi dispiace se ha percepito il mio post come una critica femminista, io sono donna e vedo e guardo il mondo con lo sguardo di una donna e sentire cantare Mercedes Sosa a 80 anni credo abbia fatto piacere anche a lei, se le piace l’artista, non crede?

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  3. Come canta il Maestrone : “Ognuna vada dove vuole andare/ ognuno invecchi come gli pare”.

    Per quanto riguarda la musica, io amo le voci ben impostate, con un bel colore, e soprattutto intonate. Poi ci sono le voci “particolari’ che hanno un quid, una capacità interpretativa che può piacere a qualcuno e ad altri no. Io ad esempio non amo per nulla la musica brasiliana.
    Quello che è certo è che a 80 anni non c’è più la voce, ed anche la capacità interpretativa, che alla peculiarità della voce è collegata, risulta limitata.
    Più che altro si campa di fidelizzazione e di ricordi, inutile illudersi.

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  4. Datevi fuoco con queste stronzate su femminismo e anti femminismo. Avete rotto il cazzo coglioni di merda.

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