
(Giancarlo Selmi) – Malagò non è una persona. È un principio attivo. Una sostanza della politica, dello sport, del sottobosco istituzionale e del galleggiamento nazionale. C’era prima del CONI, prima della Repubblica, probabilmente prima anche della ruota. Alcuni archeologi sostengono di averne rinvenuto tracce già nel paleolitico superiore: una figura vagamente sorridente, ben pettinata, intenta a presiedere una riunione tra cacciatori e raccoglitori per la governance della selce. D’altronde Malagò non si limita a esistere: presenzia.
E quando non presenzia, viene evocato. Come il prezzemolo, ma con più relazioni. Come l’attaccatutto, ma per le poltrone. Come il WD-40, ma per i gangli del potere. Ottimo per Associazioni, Federazioni, Comitati, Giochi olimpici. Cigola un ente? Malagò. Si inceppa una federazione? Malagò. C’è da traghettare, commissariare, rappresentare, benedire, inaugurare, sponsorizzare, rassicurare, rinviare, mediare, galleggiare? Sempre lui: Malagò multiuso. Esiste in varie formulazioni. C’è il Malagò classico, ideale per enti, fondazioni, comitati, tavoli, tavolini e sottotavoli. Poi il Malagò cremoso, spalmabile sul pane istituzionale, noto anche come Philamalagò, ottimo per colazioni di sistema e aperitivi bipartisan.
Infine, il celeberrimo Malagò liquido, che stura lavandini, sblocca carriere, lucida curriculum e rende presentabile perfino l’ennesimo “progetto di rilancio” con piano pluriennale incorporato, roba che Breznev al confronto sembrava uno da mordi e fuggi. Avete un condominio allo sbando? Chiamate Malagò. Con lui l’assemblea non sarà più una noiosa rissa tra il pensionato del secondo piano e il giustiziere dei bidoni dell’umido. No. Diventerà un vertice strategico di altissimo profilo, con visione, mission e forse perfino una cabina di regia.
Il rompicoglioni del primo piano, quello che minaccia querele perché qualcuno ha parcheggiato due centimetri oltre la striscia, verrà fissato da Malagò e si trasformerà all’istante in una persona mite, sorridente e collaborativa. Che potrete all’occorrenza usare come lavastoviglie. Si è rotto il termosifone? Il vetro? La dentiera della suocera? Avete una colica, l’alluce valgo, una lite familiare, un mutuo, una crisi identitaria o ansia da prestazione? Niente panico: c’è lui, Pronto Intervento Malagò.
E nei casi disperati, Malagò dà il meglio. Dall’uomo in impermeabile sul cornicione, al leghista alle prese con il congiuntivo, dal torneo di bocce di Ponte sul Buco alla Presidenza Onoraria dell’Associazione Faunisti un po’ Vegani, lui è sempre il profilo giusto. Perché in Italia non serve essere competenti in qualcosa: basta essere compatibili con tutto. E infatti Malagò va bene ovunque. Presidente, traghettatore, garante, federatore, mediatore, supervisore, civilizzatore, ricollocatore di ex glorie bollite.
Sponsor di annunci enfatici su trattative improbabili con allenatori stellari che spesso scoprono la notizia dai giornali, salvo poi ripiegare su un tecnico che in carriera non ne ha azzeccata una neanche per sbaglio. Ma sempre con metodo, prudenza, senso delle istituzioni e soprattutto con un sano piano pluriennale. In pieno ossequio alla meritocrazia, naturalmente: quella che in Italia consiste nel collocare, con stipendi milionari, l’amico dell’amico. Per poi magari, sul più bello, non fare più nulla. Perché il tipo è una pippa? No, perché “ha stato Putin” e hanno alzato la voce Calenda e Picierno.
Che meraviglia, l’Italia.
Il Paese in cui il talento è opzionale, ma la cooptazione è una scienza esatta. Il Paese in cui per ogni problema non si cerca una soluzione, ma un nome gradito ai più. E quel nome, prima o poi, è sempre lo stesso. Non uomo, non mito, non leggenda: è semplicemente Malagò. L’unico vero materiale da costruzione della Repubblica. Altro che cemento armato.
Fantastico Selmi!!! 😆🤣😂
🤬
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Roba da emigrare in yemen.
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