Bettino Craxi ultimo atto

(Dott. Paolo Caruso) – La storia è sempre maestra di vita, e la storia del craxismo, del suo leader, del suo apparato politico, sotto il glorioso simbolo del partito socialista, rappresentò una svolta tra quello che avrebbe dovuto essere in continuità con la sua tradizione popolare e i suoi valori e quello che in effetti poi è stato, cioè un partito senza anima, svuotato nei contenuti dell’ideologia socialista, e  espressione esclusivamente padronale . Il 30 aprile del 1993 si conclude in maniera traumatica l’ultimo atto del leader massimo del craxismo. La storia dopo quasi 30 anni, in maniera più lucida, fotografa  quei giorni, quelle ore in cui un uomo potente della vita politica italiana, in una vera imboscata all’uscita dell’hotel Raphael di Roma, alle grida di ladro vergognati, e sotto una pioggia di monetine usciva definitivamente di scena, e si compiva l’ultimo atto dello  Statista socialista. Già in piena tangentopoli, Craxi era stato raggiunto contemporaneamente da diversi avvisi di garanzia per corruzione e finanziamenti illeciti al partito, tanto che il giorno precedente, il 29 aprile 1993, si era presentato alla camera chiamata a votare l’autorizzazione a procedere, e in cui ancora risuona la sua arringa difensiva con l’accusa di ipocrisia a tutte le forze politiche, sostenendo sempre in quella occasione che tutti i partiti in pieno accordo si servivano delle tangenti per autofinanziarsi. Quel giorno, tutti i “compari” presenti alla camera comunque respinsero le quattro autorizzazioni a procedere avanzate dalla procura di Milano. Furono i giorni del linciaggio ad una politica corrotta, ormai svuotata di contenuti ideologici, volta solo a rappresentare interessi di parte, mentre “mani pulite”  con la caduta degli “Dei” democristiani e socialisti segnava l’orologio della storia, e la fine della prima repubblica. Oggi, con la presentazione del libro “Bettino Craxi, l’ultimo giorno di una Repubblica e la fine della politica” di Filippo Facci giornalista di Libero, organizzata dalla senatrice Stefania Craxi, dalla presidente della Fondazione Craxi, Margherita Boniver, con la presenza di vecchi e nuovi sodali, è il giorno dei rituali, dei discorsi, delle rievocazioni, dell’appartenenza nostalgica a quel mondo ormai lontano, sostituito da una nuova vecchia classe politica dedita alla corruzione, all’arricchimento illecito, al mantenimento dei privilegi, lontana dai veri interessi del Paese e sempre più supportata dal servilismo dei media.

9 replies

  1. Oggi è come allora, tutto quel che successe in quel periodo è stato funzionale, forse, a cambiare personale politico, con l’affacciarsi di personaggi e personaggetti, nonché nani e ballerine. Personalmente mi colpì la modalità così popolaresca, ed efficacissima, dell’uscita dal palcoscenico politico del personaggio ma, confesso, non mi dispiacque: avevo ancora in mente il fraudolento referendum dell’Ottantaquattro che, con i primi punti, iniziò a togliere la “Scala mobile”, strumento salariale che dava al lavoratore la possibilità di far fronte all’inflazione, allora devastante. Secondo una mia idea, forse balzana, però a pensar male si fa peccato ma spesso ci si coglie, fu una decisione punitiva del “nostro alleato Atlantico” che, memore dell’affronto di Sigonella, gliela fece pagare

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  2. pare che, ultimamente, il governo draghi, sostenuto dai 5stelle, abbia autorizzato un finanziamenti a fondo perduto anche alla fondazione (del corrotto) craxi!!!

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  3. Si il finanziamento alla fondazione Craxi è aumentato da 80.000 euro l’anno a 130.000 euro annui fino al 2023

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  4. Direi che i morti si possono pure lasciare in pace, no?
    Io c’ero quel giorno al Raphael. Ero un ragazzino, ed ero andato ad ascoltare Occhetto a Piazza Navona. Finito il comizio, la folla si spostò sotto l’albergo di Craxi, e io mi accodai, senza sapere bene perché si era deciso di andare tutti lì. Ero più uno spettatore curioso che un protagonista di quella protesta. Così, assistei un po’ in disparte alle urla e al lancio delle monetine. Ancora oggi, quando vedo le immagini di quella giornata, spero sempre che non mi si veda, e per fortuna non mi si vede.

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