Accontentare Trump porterebbe a un tracollo dei consensi personali

Meloni, con gli Usa ma non a ogni costo. Così la destra liquida i Maga

(Flavia Perina – lastampa.it) – Non si sono disturbati nemmeno Pro-Pal e centri sociali a contestarli (erano tutti a Venezia per la Biennale). L’incontro romano di Marco Rubio con Giorgia Meloni è scivolato via come occasione di routine, un doppio esercizio di equilibrismo segnato dalla consapevolezza dei protagonisti che tra un’ora, un giorno, una settimana, potrebbe arrivare un tweet di Donald Trump a cambiare ogni carta messa in tavola. Lo sa Rubio, lo sa Meloni, lo sanno tutti, e dunque meglio restare sul generico ed esaltare «la duratura partnership strategica», le «priorità comuni», la «collaborazione transatlantica costante» (Rubio), il «dialogo franco tra alleati che difendono i propri interessi» (Meloni) o anche la «meravigliosa notizia» delle origini italiane del Segretario di Stato Usa (Tajani).

Dal lato Meloni il colloquio ha confermato un guardingo distacco dalle posizioni e dalle richieste dell’amministrazione Usa, e non poteva essere altrimenti. Dopo aver a lungo rinviato la presa di distanza dalle mattane del Presidentissimo, la premier non può dare neanche lontanamente l’impressione di preparare ulteriori giravolte, e infatti dice che l’unità dell’Occidente è preziosa ma, riferendosi alla difesa degli interessi italiani, fa capire: non ad ogni costo. Dal lato Rubio, le ambizioni legate al viaggio – se esistevano – erano state già stroncate dai malevoli tweet della Casa Bianca alla vigilia della partenza. Il Segretario di Stato si è arrangiato di conseguenza, badando soprattutto ai segnali da veicolare sulla stampa statunitense: per mal che vada, i contatti romani torneranno utili nel duello con J.D. Vance per la futura corsa alla Presidenza, dove il voto dei cattolici Usa e degli italoamericani avrà il suo peso.

La visita conferma che sarebbe complicato per la destra italiana – ammesso e non concesso che lo voglia – un rewind ai tempi belli dell’afflato Maga e delle pacche sulle spalle alla Casa Bianca. Gli appuntiti paletti posti da Trump sulle questioni di maggior rilievo per il nostro Paese sono stati ribaditi uno per uno, rendendo oggettivamente impossibile un riavvicinamento a breve termine. Il ritiro delle truppe Usa, dice Rubio, resta sul tavolo: la decisione è prerogativa esclusiva di Trump, inutile parlarne. La mancata concessione di Sigonella per le operazioni belliche in Iran è un macigno perché gli americani stanno nella Nato soprattutto per quello, per la possibilità di schierare forze nei Paesi europei «che possiamo impiegare in altre situazioni». Su Hormuz ci si aspetta dagli alleati «qualcosa di più delle parole forti».

Meloni non poteva che prendere atto e passare all’appuntamento successivo (con gli agricoltori, a Milano). E tuttavia l’incontro ha avuto una sua utilità: conferma, anche agli ultimi pasdaran del trumpismo di destra, che il problema con la Casa Bianca è assai più concreto delle sgradevoli battute sul Papa o della sguaiata denigrazione dell’impegno militare italiano nelle vecchie guerre americane, ma ha a che fare con questioni insormontabili per qualunque governo. Gli atti di fedeltà richiesti da Donald Trump, se soddisfatti, provocherebbero probabilmente la caduta dell’esecutivo in Parlamento e un tracollo del consenso personale di Meloni.

Dare le basi ai caccia diretti a Hormuz, collaborare alla guerra nel Golfo, facilitare il ritiro Usa moltiplicando le spese militari, lasciare l’Ucraina al suo destino assumendo il ruolo che una volta era di Viktor Orban, significherebbe rinunciare a ogni prospettiva di un bis a Palazzo Chigi. Il famoso bivio – con l’Europa o con Trump? – che ha a lungo agitato il centrodestra, da un mese non esiste più perché da una parte c’è la possibilità di giocarsi la conferma e dall’altra il suicidio.

E così, al convegno di Confagricoltura, Meloni liquida con un paio di battute il summit americano dal quale è appena è uscita. Entrambi comprendiamo – dice la premier riferendosi al colloquio con Rubio – quanto sia importante il rapporto transatlantico, «ma entrambi sappiamo che è necessario per ciascuno difendere i propri interessi nazionali». Quella congiunzione avversativa è rivelatrice, ricorda una citazione celebre tra i nerd del Trono di Spade: tutto ciò che viene prima del “ma”, non conta niente.