Ma neanche ora gli italiani sono tutti brava gente

(Marcello Veneziani) – Egregio Presidente Draghi, francamente non mi aspettavo che uscisse dal suo Recovery plan per inseguire Mattarella, il mainstream e il palco delle autorità in tema di Resistenza e “nazifascismo”. La vedevo troppo concentrato sul piano economico, dove gioca più suo agio, per avventurarsi sulla breccia in temi storici e civili, a forte valenza ideologica e a forte impatto divisivo nel paese; mi aspettavo che, come per la sanità, lasciasse dire e fare agli altri, naturalmente acconsentendo e garantendo le linee di confine. Ma rispetto i ruoli, le convinzioni, gli obblighi rituali e vaccinali del regime, e non entrerò nel merito dei suoi giudizi storici e del suo anti-revisionismo.

Vorrei solo dedicare una postilla alla sua affermazione che è diventata titolo dei giornali e dei telegiornali: “noi italiani non fummo tutti brava gente”. Di quella frase si può condividere tutto meno il verbo declinato al passato, che mi pare piuttosto ipocrita, se non menzognero.

Certo, gli italiani non furono in quel frangente tragico tutti brava gente: troppi morti scannati per guerra civile, anche innocenti, tanti massacratori e aguzzini, delatori e servi, fanatici di ogni versante e vigliacchi di mezzo. E i voltagabbana, i profittatori, i traditori furono davvero tanti. Per indole, per necessità, per l’antica legge bestiale “mors tua vita mea”, per fragilità o perché “tenevano famiglia”. Non solo non furono tutti brava gente, ma molti, troppi furono canaglie e bisce in quei frangenti. Siamo paese di “bravi” anche in senso manzoniano, e di bravate non solo scurrili.

Le catastrofi e le guerre di solito scatenano il bene e il male latenti o poco accentuati in condizioni normali: la guerra porta allo scoperto e alla massima tensione eroismi e viltà, carogne e sciacalli ma anche leoni e colombe. Del resto, è sempre stupido generalizzare parlando di popoli interi: e quegli italiani brava gente, che fu il titolo di un film di guerra divenuto proverbiale – o un proverbio divenuto titolo di un film – rientrava nella retorica nazionale, nelle narrazioni confortanti che così spesso ci raccontiamo per sentirci migliori. Esattamente come è retorica la divisione manichea che spacca da secoli il nostro paese in brava gente o brutta gente a seconda della parte in cui si è collocati, a favore o contro la corrente, e che domina in modo particolare da decenni sui temi della resistenza e dintorni.

Quando mai i popoli interi sono costituiti da brava gente? E con tutta questa caterva di mafiosi, di criminali, di ladri, di guappi, di ipocriti, di sfruttatori, di disonesti che ci ritroviamo oggi, sarebbe davvero fuori luogo sostenere che quel titolo “edificante” risponda o rispondesse a verità. Semmai quel che si può dire è che brava gente c’era, e c’è, in più versanti e non solo da una parte; col sottinteso che mala gente ci fu, e c’è, in più versanti e non solo da una parte. Sono verità elementari, ovvie, ma a volte si perde il senso della realtà, accecati da forme di egemonia e suprematismo.

Qualche residuo senso veritiero, l’affermazione generica e generale degli “italiani brava gente” lo conserva o forse lo conservava, riferendosi all’indole laboriosa degli italiani, allo slancio affettivo dei nostri legami famigliari e comunitari, alla socievolezza a sfondo umanitario delle nostre relazioni, a un innato e cristiano senso della pietà, della premura, a volte della carità e del soccorso. Quegli italiani “buoni cristiani”. Si è sempre usata a rovescio la nostra proverbiale ma presunta inattitudine alla guerra e alle sue crudeltà, rispetto ad altri popoli più bellicosi o feroci, come un segno della nostra natura di brava gente, refrattaria alle armi. Dimenticando peraltro la vocazione nostrana alla guerra civile, al fratricidio, alla litigiosità, alla guerra di fazione e di campanile ed altre forme incruente ma incivili di odio e di violenza.

Comunque, egregio Presidente, ha avuto facile ragione a dire che non tutti fummo brava gente. A parte, ripeto, l’ipocrisia di usare quel “fummo”, che nasconde le miserie del presente e i limiti di un’indole che non appartiene solo al passato o a una sua fase specifica. Va aggiunto a tale proposito un’osservazione: il popolo che poi si votò, anche in senso elettorale, alla libertà e alla democrazia, alla pace e all’antifascismo, era lo stesso popolo che pochi anni prima si era votato al fascismo, tributandovi grande consenso, fino ad acclamare una guerra sciagurata. Era la stessa “brava gente”.

Ma qui non vogliamo parlare di fascismo e antifascismo. Stiamo parlando del popolo italiano e della sua indole. Chi rappresenta l’unità della nazione, e in un eccezionale momento storico l’unità delle forze politiche come quello presente, ha il dovere di ritrovare più i motivi di concordia e di incoraggiamento che rituffarsi nel passato a pescare motivi di divisione e di disprezzo. Un motivo in più per uno come lei che ha fama di eurocrate esterofilo (“quello dello Yacht Britannia”), espressione di oligarchie transnazionali. Deve farlo non solo per carità di patria ma per motivare un popolo a rialzarsi, a riprendere a camminare, a riaprirsi alla vita. Prima che tanti si stanchino di questa situazione e reagiscano in modo brusco. Anche la brava gente.

La Verità

17 replies

  1. Concordo, in particolare con la conclusione della necessità di un appello agli italiani per tornare a vivere. Tuttavia mi permetto di avanzare dei dubbi sull’ “indole” di un popolo. Lo si può fare per un essere umano in virtù del DNA, ma su un popolo intero si possono solo ipotizzare gli effetti di determinati eventi storici; per es. il Sud non ha avuto la resistenza come al nord e alle famose elezioni del ’56 fu molto alta la percentuale dei monarchici. Se ne può forse dedurre che l’indole del popolo meridionale è restìa ai valori della democrazia? Non credo. Si è anche dibattuto dell’influenza del clima sull’indole di un popolo, sostenendo che gli africani sono meno laborioso dei popoli nordici. Sarà vero? E’ un tema molto scivoloso …

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  2. Il poveraccio fa finta di non capire il senso della frase ‘incriminata’ e butta tutto in caciara credendo di prendere per il sedere i suoi (pochi) lettori. 75 anni fa gli italiani che non furono brava gente sono stati quelli che hanno scelto di stare e di rimanere a fianco di regimi sanguinari dichiaratamente razzisti, dichiaratamente contro i lavoratori e a favore di industriali e finanzieri, dichiaratamente fucilatori e sterminatori di uomini donne e bambini, dichiaratamente liberticidi e genocidi. Questa è la storia, non è la notte in cui tutte le vacche sono uguali, tutti gli uomini, sa signora mia, hanno i propri difetti e tutti i sistemi politici hanno le loro magagne. I problemi dell’oggi e la meschina e incapace classe politica e dirigente che abbiamo ora sono un’altra cosa. Caro Veneziani, filosofo e intellettuale mediocre, rassegnati, sei per una causa persa e impara a non barare: per un vero intellettuale sarebbe il minimo. Ma tu lo sei? Mah..

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    • Cioè la stragrande maggioranza.
      Che poi è diventata “brava gente” non appena sono arrivati gli Alleati. Poi sono diventati tutti partigiani e le donne “staffette partigiane”. I fascisti erano spariti tutti.
      Succede sempre così, in ogni popolo, in ogni Paese.

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    • È vero signora Carolina, in tanti fecero i pesci in barile e i voltagabbana. Ciò non toglie che la vera “malagente” furono quelli che ho indicato e il Veneziani, ostinato nel voler fare di tutta l’erba un fascio e strumentale nell’insinuare che fascisti e nazisti furono e sono uguali ai loro oppositori, fa finta di non saperlo. Gli intellettuali se sono degni di questo nome devono dire le cose scomode, è vero, ma non a scapito della verità dei fatti e delle cose, e soprattutto non per sostenere tesi precostituite..

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  3. Bardo
    Vede come fanno i pazzi adesso i ristoratori? Non importa a nessuno dei morti, devono lavorare.
    Penso che ai tempi del fascismo senza tessera era molto difficile lavorare, era pressoché impossibile opporsi.
    Con il senno di poi è facile giudicare, quando non tocca a noi, quando non sono i nostri figli a dover mangiare. Stiamo continuando a chiudere tutti e due gli occhi su quanto accadeva e accade nelle RSA, esattamente come allora si chiudevano gli occhi di cosa succedeva nei lager, anche sul nostro territorio. Visto qualcun protestare? Si va in piazza solo per i soldi.
    La propaganda non fa altro che ricordarci quello che successe allora, quanto furono cattivi i nostri nonni. Per non farci pensare al presente? A noi che ci comportiamo con lo stesso spirito?

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    • Mah, Carolina, è indubbio che le cose dette da lei hanno un loro valore e fanno riflettere. Io continuo a credere che non bisogna confondere (confondere nel senso di mischiare) i piani storici e gli argomenti, altrimenti si rischia davvero, sia pure nel suo caso in buona fede al contrario del sedicente intellettuale Veneziani, la notte in cui tutte le vacche sono grigie. È sicuro che la maggioranza di italiani sopportò o sostenne il fascismo, per convinzione convenienza paura o semplice incapacità di capire realmente i fenomeni politici e sociali del suo tempo, ma qui parliamo di un momento topico ed eccezionale nella vita di in Paese e di un popolo in cui si doveva fare una scelta epocale, irrimediabile. Molti non scelsero affatto e semplicemente si riciclarono e semplicemente aspettarono che passasse la notte. Ma altri scelsero coscientemente e scelsero la parte sbagliata, quella che voleva mantenere in vita un sistema apertamente dittatoriale razzista e sterminatore di innocenti. E, ripeto, è questa la vera ‘malagente’. Non possiamo non saperlo, non possiamo non dirlo. In caso contrario saremmo utili idioti per chi vuole confondere le acque per poi magari riproporre sotto altra veste, o anche sotto la stessa effigie, quel tipo di sistema. Tutto ciò non significa non vedere o, peggio, giustificare le brutture odierne e, per essere più diretti, appoggiare un governo poco democratico e in mano ai tecnocrati della finanza europea come questo Draghi, che pure è l’autore della frase “non tutti gli italiani furono nel ‘43/45 brava gente” che qui discutiamo e che io condivido. Nient’affatto. Significa soltanto riconoscere le lezioni della storia che, questo sì, dovrebbe averci insegnato anche come si combatte contro i problemi che abbiamo oggi. Ma noi siamo ormai discenti svogliati e sempre meno intelligenti. E questo è il dramma attuale..

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  4. Gentile @Bardo, dovremmo però riconoscere che le lezioni della storia ce le fanno i vincitori, è sempre stato così.
    Se i vincitori fossero stati altri, i fatti li conosceremmo diversamente. Anzichè il ricordo ossessivo dei lager, avremmo il ricordo ossessivo di quelle due bombe, sganciate a guerra finita nel cielo del Giappone per “vedere l’ effetto che fa”. Se i vincitori fossero stati altri, si ricorderebbero in maniera ossessiva i bombardamenti che rasero letteralmente al suolo l’ intera Germania, decimando i civili e distruggendo praticamente ogni edificio pubblico di valore artistico. Si leggerebbe a scuola “Mille gru”, di K. Yasunari, sul lungo calvario di una bimba colpita dalle radiazioni atomiche, e non il “Diario di Anna Frank”.
    Ci sono morti “migliori” e morti “peggiori”? No, dipende solo da chi sono guidati gli occhi di chi le guarda. Del nostro esercito si ricorda solo Cefalonia, non il fatto che Grecia ed Albania alla fine della guerra chiesero una Norimberga anche per i crimini italiani in quei luoghi, ma fu loro negato per motivi geopolitici. I torturati greci valgono meno di quelli ebrei? Certamente sì’, se sono politicamente scomodi.

    Penso che lei sia troppo accorto per non comprendere che io non sia contenta della vittoria dell’ Occidente e che non mi auguro affatto una eventuale vittoria nazifascista, semplicemente vorrei ricordare che la nostra visione del mondo è sempre plasmata da chi ci racconta le cose. Più che mai ora che le versioni politicamente corrette sono diventate dogma. purtroppo.

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    • Questione annosa, signora Carolina, quella di vincitori e vinti, e irrisolvibile. Altrimenti dovremmo tornare tutto il tempo indietro nella storia e chiederci, per esempio, i popoli sterminati dai Romani che cosa avrebbero da dire o come sarebbe stato il mondo se a Roma fosse arrivato Gengis Kan o se i Barbari non avessero avuto la capacità a loro volta di soppiantare i Romani (forse non avremmo avuto Michelangelo e Leonardo, o Carlo Marx?) La distopia è affascinante ma poco concreta. I crimini americani si sommano a quelli dei nazifascisti, non li elidono, e bisognerebbe affrontarli ma con atti di volontà che nessuno adesso sembra in grado di produrre al di là delle parole. In ogni caso se la storia della seconda guerra mondiale fosse stata diversa forse saremmo in un mondo a svastica “ordinato” e ebreifree, coi comunisti, meno ancora che oggi, confinati in in museo recintato con filo spinato per far divertire i figli ariani dei gerarchi e dei borghesi nazisti. E lei ed io non staremmo a dibattere su tutto questo. Quello che lei dice in definitiva è vero ma è poco più di uno sfogo e in ogni caso il motivo del contendere, se così si può dire, resta inciso in un momento storico particolare di due tre anni nei quaranta in cui l’Italia era sotto dominazione dei tedeschi che ci ritenevano una loro dependance e vi furono persone che si ribellarono a questo e una grande maggioranza che non fece niente per tanti motivi validi o non validi. Ma vi fu una minoranza che prese le parti dei nazisti e li affiancò nei loro crimini. E questa minoranza non fu ‘brava gente’. Tutt’altro. E Veneziani lo sa.

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      • Certamente lei ha ragione, la storia non si fa con i se. L’importante è però esserne sempre consapevoli, e non lasciarsi trascinare troppo nel dualismo buoni/cattivi.
        Ricordo sempre quello che mi disse tanti anni fa una contadina emiliana: “Avevamo paura dei partigiani: venivano, chiedevano e tu dovevi dare anche se di cibo ne avevi poco. Temevamo facessero attentati, perché poi scappavano tutti anche se sapevano che ci avremmo preso di mezzo noi civili.” Purtroppo era quello che, come abbiamo ben visto, succedeva.
        Dei santi su questa terra ce ne sono pochi.

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  5. A Marcè’, domandina semplice semplice: sei favorevole o contrario al Concordato?
    Mi sa tanto che non rispondi:

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  6. @Carolina
    Se andiamo sugli aneddoti, signora Carolina, alzo le mani. Però ha ragione, di santi ce ne sono pochi, anzi non ce ne sono per niente, perché siamo tutti esseri di questo mondo. Scusi però se insisto: non posso paragonare chi credeva di lottare per la libertà a gente che per combattere dei nemici prendeva uomini donne e bambini, li ammassava da qualche parte e li fucilava per poi farli seppellire in fosse comuni. E fra chi compiva questi crimini c’erano italiani in divisa tedesca o in quella della Repubblica di Salò che partecipavano con entusiasmo. Ecco, questi di sicuro erano malagente. E serve a qualcosa, rispetto ad allora, dire che di malagente così è ancora pieno il mondo? Francamente, no. In ogni caso ho dibattuto con lei, persona sincera e garbata, con piacere. Le auguro una buona giornata.

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    • Grazie ad entrambi, Bardo e Carolina, per il bellissimo ed interessante dialogo.
      Propendo per la visione di Bardo, come si evince dai “mi piace”, ma ho apprezzato molto anche il tono e le argomentazioni di Carolina.
      Vi ringrazio ancora.

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