I danni del lockdown sono ampiamente superiori agli affetti della pandemia

(Traduzione da Aier) – Non era mai successo che l’intero paese venisse bloccato. Non era successo nel 1968/69, nel 1957, negli anni 1949-1952 e neanche nel 1918. È successo invece a marzo dello scorso anno, in pochi, terrificanti, giorni che hanno provocato ovunque una distruzione sociale, culturale ed economica di cui sentiremo parlare nei secoli.

In che modo un piano temporaneo per preservare la capacità ospedaliera si è trasformato in due o tre mesi di arresti domiciliari praticamente mondiali che hanno causato stop ai viaggi internazionali, disocuppazione, devastazione di ogni settore economico, confusione e demoralizzazione di massa? E questo in barba a tutte i diritti e le libertà fondamentali, tra cui anche la proprietà privata, cancellata dalla decisione di chiudere forzatamente migliaia di aziende?

Qualunque sia la risposta, deve essere una storia incredibile. Come è incredibile quanto sia recente la teoria alla base del lockdown e del distanziamento sociale forzato. La macchina che ha creato questo pasticcio è stata inventata 14 anni fa, ed è stata poi sposata non dai medici esperti, ma dai politici.

Iniziamo con la frase di allontanamento sociale, che si è trasformata in separazione umana forzata. Ho sentito parlare di distanza sociale per la prima volta nel film del 2011 Contagion. Ma sul New York Times se ne discuteva già il 12 febbraio 2006: Se l’influenza aviaria diventerà pandemica mentre il Tamiflu e i vaccini scarseggiano ancora, dicono gli esperti, l’unica protezione che la maggior parte degli americani avrà sarà «l’allontanamento sociale», che è il nuovo modo politicamente corretto di dire «quarantena». Ma la distanza sociale prevede anche misure meno drastiche: indossare maschere per il viso, stare fuori dagli ascensori, toccarsi con il gomito. Questi stratagemmi, dicono gli scienziati, riscriveranno i modi in cui interagiamo, almeno durante le settimane in cui le ondate di influenza ci investiranno.

Per fortuna l’influenza aviaria del 2006 non ha trovato terreno fertile e non ha avuto conseguenze. Tranne una: ha spinto l’allora presidente George W. Bush adì informarsi sulla spagnola del 1918 e sulle conseguenze catastrofiche di quella pandemia. E a chiedere ad alcuni esperti di preparare un piano strategico per affrontare la diffusione di virus pericolosi. Sempre il New York Times, questa volta il 22 aprile del 2020, racconta come andò:

Quattordici anni fa, due medici del governo federale, Richard Hatchett e Carter Mecher, incontrarono un collega in una hamburgeria alla periferia di Washington per un’ultima revisione di una proposta che sapevano sarebbe stata trattata come una bomba: obbligare gli americani a restare a casa dal lavoro nel caso il paese venisse colpito da una pandemia mortale.

Quando hanno presentato il loro piano non molto tempo dopo, sono stati accolti con scetticismo e con una certa dose di scherno da alti funzionari, che come altri negli Stati Uniti si erano abituati a fare affidamento sull’industria farmaceutica, con la sua gamma sempre crescente di nuovi trattamenti, per affrontare le sfide della salute in evoluzione.

Hatchett e Mecher proponevano invece l’autoisolamento, un metodo utilizzato per la prima volta nel Medioevo.

Una delle storie mai raccontate durante il coronivurs è in che modo quell’idea – nata da una richiesta del presidente George W. Bush per garantire che la nazione fosse meglio preparata per la prossima epidemia – sia diventata il cuore delle linee guida nazionali per rispondere a una pandemia.

Per superare l’intensa opposizione iniziale, la teoria ha richiesto il lavoro dei suoi principali sostenitori – il dottor Mecher, un medico del Dipartimento per gli affari dei veterani, e il dottor Hatchett, un oncologo diventato consigliere della Casa Bianca. Ai loro studi ne è stato poi aggiunto uno simile portato avanti dal Dipartimento della Difesa. E ha avuto alcune deviazioni inaspettate: una profonda immersione nella storia dell’influenza spagnola del 1918 e un’importante scoperta avviata dal progetto di ricerca della figlia liceale di uno scienziato presso i Sandia National Laboratories.

Il concetto di allontanamento sociale è ormai intimamente familiare a quasi tutti. Ma quando si è fatto strada per la prima volta attraverso la burocrazia federale nel 2006 e nel 2007, è stato considerato poco pratico, inutile e politicamente irrealizzabile».

Nel corso di questa pianificazione, non sono stati coinvolti né esperti legali né economici. Invece è toccato a Mecher (medico di terapia intensiva senza alcuna precedente esperienza in pandemie) e all’oncologo Hatchett. Ma di cosa parla il New York Times quando cita la figlia liceale di uno scienziato? La ragazza si chiama Laura M. Glass e recentemente ha rifiutato di essere intervistata dall’Albuquerque Journal che voleva approfondire la storia

«Laura, sotto la guida del padre, ha progettato una simulazione al computer per studiare come le persone – familiari, colleghi di lavoro, studenti nelle scuole, persone in situazioni sociali – interagiscono. Ha scoperto che i ragazzi delle scuole entrano in contatto con circa 140 persone al giorno, più di qualsiasi altro gruppo. Sulla base di questa scoperta, il suo programma ha mostrato che in un’ipotetica città di 10.000 persone, ne sarebbero state infettate 5.000 durante una pandemia se non fossero state prese misure, ma il numero si sarebbe ridotto a 500 se le scuole fossero state chiuse.

Il nome di Laura appare sul documento alla base del lockdown e del distanziamento sociale, il «Targeted Social Distancing Designs for Pandemic Influenza» (2006). Il suo studio ha stabilito un modello per la separazione forzata. La ragazza lo ha poi applicato a ritroso nel tempo, fino al 1957, con buoni risultati. Il documento conclude con un’agghiacciante appello: «L’implementazione delle strategie di allontanamento sociale è impegnativa. Probabilmente le restrizioni devono essere imposte per tutta la durata dell’epidemia locale e possibilmente fino a quando non viene sviluppato e distribuito un vaccino specifico per ceppo. Se la conformità con la strategia è elevata durante questo periodo, è possibile evitare un’epidemia all’interno di una comunità. Tuttavia, se anche le comunità limitrofe non utilizzano questi interventi, i vicini infetti continueranno a introdurre l’influenza e prolungare l’epidemia locale, anche se a un livello poco significativo e più facilmente risolvibile dai sistemi sanitari».

In altre parole, si tratta di un esperimento scientifico scolastico che è diventato legge attraverso un percorso tortuoso spinto più dalla politica che dalla scienza.

L’autore principale di questo esperimento è stato Robert J. Glass, un analista di sistemi complessi al Sandia National Laboratories. Non aveva una formazione medica, tanto meno una competenza in immunologia o epidemiologia. Questo spiega perché il Dr. DA Henderson, «che era stato il leader dello sforzo internazionale per sradicare il vaiolo», ha completamente respinto l’intero progetto.

Continua il NYT: «Il dottor Henderson era convinto che non avesse senso forzare la chiusura delle scuole o interrompere le riunioni pubbliche. Gli adolescenti sarebbero scappati dalle loro case per passare il tempo al centro commerciale. I programmi della mensa scolastica sarebbero stati chiusi e i bambini poveri non avrebbero avuto abbastanza da mangiare. Il personale ospedaliero avrebbe avuto difficoltà a lavorare se i figli fossero stati a casa. Scriveva Henderson che le misure ideate da Mecher e Hatchett «avrebbero provocato una significativa interruzione del funzionamento sociale delle comunità e avrebbero portato a possibili seri problemi economici». Secondo Henderson, l’unica risposta valida a una pandemia è resistere: lasciare che la pandemia si diffonda, curare le persone che si ammalano e lavorare rapidamente per sviluppare un vaccino che ne impedisca il ritorno».

Phil Magness di AIER si è messo al lavoro per trovare la letteratura che rispondesse al documento del 2006 di Robert e  Laura M. Glass e ne confutasse le tesi, e ha scoperto il seguente manifesto: Disease Mitigation Measures in the Control of Pandemic Influenza. Gli autori, DA Henderson, insieme a tre professori della Johns Hopkins, confutano l’intero modello di blocco.

Non ci sono osservazioni storiche o studi scientifici che supportano il confinamento in quarantena di gruppi di persone potenzialmente infette per periodi prolungati al fine di rallentare la diffusione dell’influenza. … Nell’ultimo mezzo secolo è difficile identificare circostanze in cui la quarantena su larga scala è stata utilizzata efficacemente nel controllo di qualsiasi malattia. Le conseguenze negative della quarantena su larga scala sono così estreme (reclusione forzata dei malati; restrizione completa dei movimenti di grandi popolazioni; difficoltà nel fornire rifornimenti critici, medicinali e cibo alle persone all’interno della zona di quarantena) che, dopo un’attenta considerazione, questa misura di mitigazione dovrebbe essere eliminata…

La quarantena domestica solleva anche questioni etiche. L’implementazione della quarantena domestica potrebbe comportare il rischio di infezione da parte dei malati su persone sane e non infette. Potrebbero essere raccomandate pratiche per ridurre la possibilità di trasmissione (lavarsi le mani, mantenere una distanza di 2 metri dalle persone infette , ecc.), Ma una politica che imponga la quarantena domestica precluderebbe, ad esempio, l’invio di bambini sani dai parenti quando un membro della famiglia si ammala. Una tale politica sarebbe anche particolarmente dura e pericolosa per le persone che vivono in ambienti ravvicinati, dove il rischio di infezione sarebbe aumentato.

Le restrizioni di viaggio, come la chiusura degli aeroporti e lo screening dei viaggiatori alle frontiere, sono state storicamente inefficaci. Il World Health Organization Writing Group ha concluso che «lo screening e la messa in quarantena dei viaggiatori in entrata ai confini internazionali non hanno sostanzialmente ritardato l’introduzione del virus nelle passate pandemie… e sarà probabilmente ancora meno efficace nell’era moderna»… È ragionevole presumere che i costi economici legati all’interruzione dei viaggi aerei o ferroviari sarebbero molto alti,  i costi sociali estremi.

Durante le epidemie di influenza stagionale, gli eventi pubblici con grande partecipazione sono stati talvolta annullati o rinviati, con la logica di diminuire il numero di contatti con coloro che potrebbero essere contagiosi. Non ci sono, tuttavia, indicazioni certe che queste azioni abbiano avuto un effetto definitivo sulla gravità o sulla durata di un’epidemia. Se si prendesse in considerazione la possibilità di farlo su una scala più ampia e per un periodo prolungato, sorgerebbero immediatamente domande sul numero di tali eventi che sarebbero interessati. Ci sono molte riunioni sociali che coinvolgono stretti contatti tra le persone e questo divieto potrebbe includere servizi religiosi, eventi sportivi, forse tutti gli incontri di più di 100 persone. Potrebbe significare la chiusura di teatri, ristoranti, centri commerciali, grandi magazzini e bar. L’attuazione di tali misure avrebbe gravi conseguenze dirompenti.

Le scuole vengono spesso chiuse per 1-2 settimane all’inizio dello sviluppo di focolai di influenza stagionale, principalmente a causa degli alti tassi di assenteismo, specialmente nelle scuole elementari, e a causa di malattie tra gli insegnanti. Ciò sembrerebbe ragionevole per motivi pratici. Tuttavia, chiudere le scuole per periodi più lunghi non solo è impraticabile, ma comporta la possibilità di un grave esito negativo.

Pertanto, l’annullamento o il rinvio di riunioni di grandi dimensioni non avrebbe probabilmente alcun effetto significativo sullo sviluppo dell’epidemia. Mentre le preoccupazioni locali possono portare alla chiusura di eventi particolari per ragioni logiche, una politica che diriga la chiusura di eventi pubblici a livello comunitario sembra sconsigliabile. Quarantena. Come dimostra l’esperienza, non ci sono basi per raccomandare la quarantena di gruppi o individui. I problemi nell’attuazione di tali misure sono grandissimi ed è probabile che gli effetti secondari dell’assenteismo e dell’interruzione della comunità, nonché le possibili conseguenze negative, come la perdita della fiducia del pubblico nel governo e la stigmatizzazione delle persone e dei gruppi in quarantena, siano considerevoli.

L’esperienza ha dimostrato che le comunità che affrontano epidemie o altri eventi avversi rispondono meglio e con la minima ansia quando il normale funzionamento sociale della comunità è meno interrotto. Sono elementi critici una forte leadership politica e sanitaria per fornire rassicurazioni e garantire che i servizi di assistenza medica necessari saranno forniti. Se uno dei due poteri è considerato non adeguato, un’epidemia gestibile potrebbe spostarsi verso la catastrofe».

Affrontare un’epidemia gestibile e trasformarla in una catastrofe: sembra una buona descrizione di tutto ciò che è accaduto nella crisi del Covid-19 del 2020.

Ma se alla base del lockdown e di tutto quello che ne è conseguito c’è la ricerca scientifica di una ragazzina del liceo, che ha utilizzato modelli matematici astratti che nulla avevano a che vedere con la vita reale e meno che mai con la medicina, come mai è prevalsa questa visione? Risponde sempre il New York Times:

«L’amministrazione Bush alla fine si schierò con i fautori dell’allontanamento sociale e delle chiusure sociali, sebbene la loro vittoria sia stata poco notata al di fuori dei circoli della salute pubblica. La loro politica sarebbe diventata la base per la pianificazione del governo e sarebbe stata ampiamente utilizzata nelle simulazioni utilizzate per prepararsi alle pandemie e in modo limitato nel 2009 durante un’epidemia di influenza chiamata H1N1. Poi è arrivato il coronavirus e il piano è stato messo in atto per la prima volta in tutto il paese».

7 replies

  1. ”Secondo Henderson, l’unica risposta valida a una pandemia è resistere: lasciare che la pandemia si diffonda, curare le persone che si ammalano e lavorare rapidamente per sviluppare un vaccino che ne impedisca il ritorno”

    Qualcuno dica a questi somari patentati che questa è stata LA STRATEGIA DI JOHNSON prima che dovesse ricredersi. A tutt’oggi l’UK è in cima alla classifica degli stati europei con morti COVID.

    Sennò parliamo della Svezia che ha 10 volte la mortalità di Norvegia e Finlandia perché hanno lasciato quasi tutto aperto.

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  2. AIER: per capire chi sono quelli che scrivono, basta digitare tale sigla su di un qualsiasi motore di ricerca e leggere il risultato ( in Inglese).
    Fine.

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  3. E’ quando si da un valore economico alla vita che tutto diventa discutibile.

    La vita di un americano vale più di quella di un iracheno? Ops, dichiariamo guerra per esportare la democrazia (leggasi, ci prendiamo il petrolio).

    La vita di un ricco americano vale più di quella di uno povero? Ops, strisciamo l’obamacare, perchè i ricchi non si possono cambiare lo yacht da 30 metri.

    Chiederei, a costore, quanti morti ha causato la crisi economica (di fame, di freddo, di stenti) dovuta alla pandemia. I suicidi dei ricchi mezzi scemi non contano.

    Perchè in italia, a ben vedere, chi ci rimette sono i poveri, che diventano più poveri, non i ristoratori che “muoiono di fame” ma poi, vai a vedere, fino a tutto 2019 pagavano le tasse che volevano, hanno ville (più di una) macchine da centinaia di migliaia di euro dichiarano quanto un pensionato.

    Putin, anni fa, mandava i corpi speciali a prelevare gli evasori fiscali (purtroppo solo quelli che non gli erano graditi), lo si faccia anche in italia anzichè parlare di “pace” (leggasi sanatoria) fiscale per debiti del 2010 che non hanno un cazzo a che vedere con la pandemia.

    Essere presi per il culo va bene, ma essere presi per il culo a chi inneggia soltanto al dio denaro (parecchio denaro e poco dio) proprio no.

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  4. Solo 70 anni fa poche persone portatrici di immensi interessi hanno mandato a morire quasi 60.000.000 milioni di cittadini, poi si sono spartiti il mondo.
    E questo è successo sempre nel corso della storia: e lei si meraviglia di quanto valga la vita ora? Dei “vecchi”, poi, che non producono e sono solo un costo (come nei lager nazifascisti: la mentalità è la medesima).?
    Cambiano le forme ma non la sostanza :
    “Sei sempre quello della pietra e della fionda/Uomo del mio tempo”.

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