Enrico Mentana: “Quello che penso sul caso di Grillo”

(Enrico Mentana) – Perché lo ha fatto Beppe Grillo? Perché ha postato quel video che verosimilmente ne compromette ogni futuro politico? Perché lo ha riempito di cose inaccettabili? Perché ha messo in difficoltà soprattutto le donne ma anche gli uomini del suo movimento, e lo stesso Giuseppe Conte? È chiaro a tutti, anche ai superdevoti che fin qui hanno taciuto e continueranno a tacere fino a ordine contrario, quanto sia ingiustificabile quel che ha detto. Anche e soprattutto per il fatto che un video di Beppe Grillo non è come il grido d’allarme di un cittadino qualunque affidato ai social: è un messaggio dall’alto (dall’Altissimo direbbe lui) che si rivolge a una comunità di simpatizzanti e di militanti fatta di milioni di persone, e arriva a un circuito ancora più ampio dell’opinione pubblica. E questo messaggio è carico di elementi devastanti, il più grave di tutti quello che fa emergere una concezione della donna come strumento del divertimento maschile – con quel non detto ma quasi, “le piaceva, se l’è spassata e poi solo una settimana dopo, finita beatamente la vacanza, ha denunciato, magari proprio per il cognome altisonante di Ciro” – e con un’eco dell’età postribolare che fa sbalordire chi la ascolta dalla voce del fondatore di un movimento degli anni Duemila, a parole nemico di ogni soperchieria, e quindi si immagina anche quelle di genere. E altrettanto fa trasalire il ribaltamento totale del suo sentimento giustizialista, per cui il familiare di un politico per la prima volta diventa il buono e i magistrati che indagano e i giornalisti che ne danno notizia si trasformano in cattivi. Tutto questo concentrato in due minuti affrontati come ha sempre fatto un uomo che vive da quarant’anni una popolarità enorme grazie proprio ai toni dell’invettiva gridata, un po’ paradossale e un po’ savonaroliana, una popolarità che poi è diventata ancora più ampia e addirittura internazionale per aver fondato un movimento politico che da zero è arrivato al 33% in 5 anni: e ha fondato questo suo capolavoro politico su gesti estremi, su provocazioni al limite (e anche al di là del limite) ed è infine arrivato al livello di non rendersi più conto che tutto questo non si può applicare a una vicenda personale. Un guaio che ti tocca direttamente non può essere trattato come un vaffa a un avversario. Ma neanche come una disgrazia da esorcizzare lanciando un anatema, non più paradossale, non più satirico, non più politico, ma ringhioso nei toni e patetico nei risultati.

Era doveroso e necessario mettere in fila tutti questi elementi. Ma nessuno di loro risponde alla domanda iniziale. Perché l’ha fatto? Perché semplicemente tutte le famiglie felici si somigliano, ma ogni famiglia infelice lo è a modo suo, come ci ha insegnato il più grande di tutti gli scrittori. Perché per un anno e nove mesi questa terribile vicenda ha scavato chissà quanto in quella famiglia come nelle altre cinque toccate dai fatti di quella notte. Queste storie hanno sempre o quasi come vittime collaterali i familiari di chi vi è coinvolto direttamente. E chi come me fa il giornalista da decenni ha conosciuto per lavoro, ma non solo, tanti padri e madri di vittime e di colpevoli, impotenti, spesso impossibilitati a razionalizzare quel che è accaduto, e gravati in ogni caso da un senso di colpa, motivato o no, e quasi sempre protettivamente dalla parte dei propri figli. Sbroccando dopo un anno e nove mesi di silenzio, Beppe Grillo ha tuonato il suo atto d’amore per il figlio, il suo dolore per la propria famiglia squassata, la sua rabbia per un’inchiesta che lo condiziona da così tanto tempo. Tutto nel modo più sbagliato e forse controproducente. Tutto egoisticamente da una parte, e quindi contro l’altra. Ma come ho voluto dire subito, un genitore capisce, e non può non solidarizzare col dolore di simili situazioni. Ma Beppe Grillo è il primo a sapere che col suo video ha fatto una scelta, e col cuore e le viscere ha mandato affa.. il se stesso politico, che non ha saputo aiutarlo

19 replies

  1. A parte che Tolstoj non è il più grande degli scrittori, solo in Russia ce ne sono un paio che se lo magnano, ma cosa era doveroso, non ho capito? Che hai scritto di significativo?
    Tutti alla ricerca della visuale che li contraddistingua, invece siete tutti caproni e avete scritto tutti le stesse cose.

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    • veramente una classifica accreditata sarebbe
      Lev Nikolaevich Tolstoy
      Fyodor Dostoevsky
      Nikolai Gogol
      Ivan Bunin
      Alexander Pushkin
      Anton Cechov
      Mikhail Bulgakov
      Vladimir Nabokov

      però nessuno le vieta di
      fare una sua personale classifica, che ha valore “personale”
      oppure di gradire un Daniil Andreev

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      • Se non me lo vieta nessuno perché ti impicci?
        Affidati pure alle classifiche accreditate come Mentana, io faccio da sola.
        Thanks!

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      • Almeno (vi prego!) nell’ arte non esistono classifiche accreditate, che significa politicamente corrette, cioè che “educano” il lettore per lo più, guarda un po’ alla religiosità.
        Anche l’ arte “accreditata”, quella che si studia a scuola soprattutto, fa parte della propaganda, vedi il nostro Manzoni e Giuseppe Verdi, con le donne sempre vergini, martiri, morenti e preganti e il peccatore o punito o pentito. Tolstoy, e Dostoevsky seguono anche loro il filone “il peccato e alla paura”, nella declinazione masturbazione intellettuale ( le chiamerei piuttosto elugubrazioni) che però sempre lì va a parare, e quella frase fatta, non certo delle più felici (che vuol dire, ce lo siamo mai chiesto? Sicuro che sia così? Ah, sì, Tolstoy è “accreditato”!) puzza tanto di chi del libro conosce solo quella. Infatti, delle centinaia di pagine sempre e solo quella si cita. Fa persona colta (e “accreditata”).

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  2. Mortacci stavo proccutato. E tutto er giorno che me sto’ a domandá. Ma cosa pensera Mentana ?
    Mo’ che lo so devo di’ che so’ un po’ deluso.

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      • Hai raggione la voce è del grande team Milian/Amendola ma lo spirito è in onore de mi nonno. Un’omo che non aveva studiato, che sapeva di essere ignorante. Ma quanto aveva ragione quando me diceva: “Pe ste elezioni me devo informa’ perchè non me posso sbaglia’. E tu ( a me) studia, leggi, e non te fa’ pija’ per culo”. Quanto aveva ragione.

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    • Guarda!che non si tratta!di Tolstoj!! L incipit è di “madame Bovary!!” E non l ha! critto un russo!! Leggi i libri prima di commentare , comincia E ininizia da!Pinocchio!! Collodi , poi potresti passare a ” quel ramo del lago di Como” and so on ! Con buona pace potresti persino leggere un Pirandello o un Butitta. La strada è lunghissima..

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  3. Non fa una piega questo articolo di Mentana.
    Chiudersi a riccio negando l’evidenza è la toppa peggiore del buco.

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    • Qualsiasi persona, per quanto mediocre, può – magari solo per puro caso – azzeccare un giudizio di tanto in tanto.

      Questo ci costringe a valutare i ragionamenti nel merito, prescindendo dalla stima che nutriamo per il ragionatore.

      😉

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  4. X Elena
    Veramente la citazione “Tutte le famiglie felici si somigliano, ma ogni famiglia infelice lo è a modo suo,” è l’inizio di Anna Karenina di Tolstoj.
    Comunque chiunque voglia accertarsi di qualcosa non ha che da consultare Google, cosa che Elena evidentemente non sa fare. Ma basta un ragazzino di terza elementare per insegnarglielo. Si scarica gratuitamente anche da un cellulare, basta digitare Google e poi la cosa che interessa.

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  5. Spero che Elena stia scherzando, l’ incipit di Madame Bovary, per quanto mi ricordo, parla di una scuola e del nuovo allievo.

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  6. Come siete colti, quanto sono ignorante!
    Non che non abbia mai letto romanzi, ho letto solo Dostoevskij tra i russi e tra i francesi qualche esistenzialista a cominciare da Sartre.
    Ma sono pochi, troppo pochi.
    Da molti anni ho smesso di leggere, come se fossi diventato più pigro. La sera, TV o internet. Se provo a leggere a letto, mi addormento.
    Sono riuscito ad addormentarmi con un libro di Ammaniti, che adoro!

    E più difficile oggi dedicarsi alla lettura di quanto lo fosse ieri.

    Si può citare “Alan Ford”?
    🙂

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  7. Certo che si può citare! Quando ero molto piccola mio fratello lo leggeva sempre. Di nascosto perchè i miei dicevano che era volgare!
    Ora è “cult”, come quasi tutto.
    Guardi che anche tanti che ora chiamiamo “classici” erano rivolti ad un pubblico popolare, Molti “grandi” romanzi sono nati a puntate sulle riviste popolari. Il Pickwick di Dikens ad esempio. Generalmente si fanno diventare “classici” i libri “educativi”. Nel nostro caso cristianeggianti. Come tanti russi ad esempio. Nei fatti non ho letto mai una cavolata immensa come il famoso capitolo Grande Inquisitore, ma siccome ci viene segnalato come il massimo della “profondità”, tutti ci inchiniamo. Senza analizzarlo con la nostra testa.

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