INVIATI DI REPORT ANNUNCIANO QUERELA AL TEMPO, “PUBBLICATE CIFRE FALSE SUGLI STIPENDI”

(ANSA) – ROMA, 17 AGO – “La campagna di diffamazione contro i giornalisti e le giornaliste di Report oggi si arricchisce di un nuovo capitolo: i soldi. Stamattina il quotidiano Il Tempo ha pubblicato cifre false e surrettizie spacciandole per stipendi dei giornalisti e delle giornaliste del programma”.
Lo dicono in una nota gli inviati e le inviate di Report che annunciano querela “per tutelare il proprio nome e il proprio lavoro, nei confronti de Il Tempo e di tutte le testate che riprenderanno le informazioni false e scorrette pubblicate”, in riferimento all’articolo comparso oggi su ‘Il Tempo’ dal titolo ‘Stipendi faraonici e spese incredibili: quanto ci costa Report’.
“Le somme indicate sono scorrette e artatamente aumentate e non indicano affatto la retribuzione individuale dei singoli inviati ma il totale delle spese sostenute per la realizzazione dei singoli servizi. I giornalisti e le giornaliste di Report hanno per la maggior parte contratti di lavoro autonomo a partita Iva con la Rai e, in base al modello produttivo della trasmissione, autoproducono i propri servizi, pagando dunque di tasca propria i costi di trasferta, di montaggio e tutte le altre spese vive necessarie a condurre per mesi un’inchiesta” sottolineano nel comunicato.
“Le somme pagate per i servizi giornalistici vanno dunque solo in parte a pagare i compensi dei giornalisti, una gran parte copre le spese di produzione già sostenute dagli inviati. Grazie a questo modello produttivo, che scarica i costi vivi sui giornalisti, in questo modo li abbatte.
Report è la trasmissione di approfondimento giornalistico meno costosa della prima serata Rai, con circa 150 mila euro a puntata, altre nella stessa fascia e sulla stessa rete arrivano a costare il doppio. Se qualcuno intende occuparsi davvero di compensi faraonici in Rai, deve indirizzare l’attenzione ad altri giornalisti, graditi alla politica, che negli ultimi anni sono stati messi alla guida di trasmissioni rivelatesi fallimentari”.
DANIELE CAPEZZONE, “COLLETTIVO REPORT CON REPLICA AGGRAVA POSIZIONE”
(ANSA) – ROMA, 17 AGO – ”Il collettivo di Report, strapagato con i soldi dei contribuenti, con la scombiccherata e controproducente “replica” di oggi al nostro giornale, aggrava la propria posizione agli occhi degli italiani che pagano il canone”. Lo scrive in una nota Daniele Capezzone, direttore de Il Tempo.
”Questi signori si arrampicano sugli specchi parlando di lordo e netto (differenza che riguarda ogni singolo lavoratore, anche quelli a 1500 euro al mese) e di spese sostenute. Tutti concetti già spiegati oggi nei nostri articoli.
La realtà è che molti di loro incassano più dell’appannaggio annuale spettante al Presidente della Repubblica (il quale, meritoriamente, se l’è anche ridotto). Il resto non merita commenti. Solo risposte e approfondimenti in Commissione di Vigilanza”, conclude.


sono felicissimo……!!!! Forza “Report”……..!!!!
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Vi confesso che l’ argomento mi sta’ letteralmente asfissiando. Tuttavia l’ indecenza dei governanti e i collaboranti collaborazionisti della pseudo controparte è arrivata a un punto veramente senza ritegno. Gli altarini cadono e la manina nascosta non riesce più ad occultarsi, anzi si ostenta ormai senza pudore alcuno .
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Capezzone quello che stava sulle palle pure a Dudu’🤔
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si, si, gli pisciava addosso !!!
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Abolizione del suffragio universale
8 h ·
Alla fine, Report li porta in tribunale. Gli inviati e le inviate della trasmissione hanno annunciato querela contro Il Tempo e contro tutte le testate che riprenderanno le informazioni false sui loro compensi. Il motivo è la prima pagina con cui il quotidiano diretto da Daniele Capezzone ha raccontato oggi gli “stipendi faraonici” dei giornalisti di Report, pubblicando nomi e cifre. Peccato che quei numeri raccontino tutt’altra cosa. E a spiegarlo è proprio la redazione: “Le somme indicate sono scorrette e artatamente aumentate e non indicano affatto la retribuzione individuale dei singoli inviati, ma il totale delle spese sostenute per la realizzazione dei singoli servizi”. Dentro quelle cifre finiscono trasferte, montaggio e tutte le spese necessarie per lavorare anche mesi a un’inchiesta. Molti giornalisti di Report lavorano infatti con partita IVA e autoproducono i propri servizi, anticipando personalmente quei costi. Prendere quella cifra complessiva e presentarla al lettore come “stipendio” sarebbe un po’ come entrare in una pizzeria, sommare affitto, forno, mozzarella, camerieri, bollette e tovaglioli e poi titolare: “PIZZAIOLO GUADAGNA 40MILA EURO AL MESE”. Capezzone, davanti all’annuncio della querela, ha scelto naturalmente la via della prudenza e della moderazione: “Così vi inguaiate”. Va bene. A questo punto sarà interessante vedere chi si inguaia davvero, visto che la discussione dalla prima pagina del Tempo si prepara a trasferirsi in un luogo leggermente meno adatto ai titoloni e leggermente più affezionato alle carte: un tribunale. E ora si faccia giustizia.
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Dopo la notizia della querela capace che se rimagna tutto come un facocero affamato🤔
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”Il collettivo di Report, strapagato con i soldi dei contribuenti, con la scombiccherata e controproducente “replica” di oggi al nostro giornale, aggrava la propria posizione agli occhi degli italiani che pagano il canone”. Lo scrive in una nota Daniele Capezzone, direttore de Il Tempo.
CAPEZZONE AHAHAAHAHAHAHAHAHAHAHAAH
AHAHAHAHAHahahAHAHAhaahaHAHAHA
AHAHAHAAHAHAHAHAHAAHAhaHHAahAHahAHAAHAHAH
E dove è finito Cernia Cerno?
Ma ce ne è uno normale nei giornaletti de destra?
Questi fanno sembrare un gigante anche VITTORIO FELTRI.
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E’ ovvio quanto Pubble avesse ragione: non è in discussione Ranucci, ma il giornalismo d’inchiesta.
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