Nuovo vaccino anti coronavirus universale può proteggere anche da varianti e future pandemie

(Andrea Centini – fanpage.it) – Il coronavirus SARS-CoV-2 responsabile della pandemia di COVID-19 fa parte della sottofamiglia Orthocoronavirinae, più comunemente conosciuta col nome generico di “coronavirus”. A questo gruppo di patogeni appartengono alcuni virus responsabili del comune raffreddore, quello della SARS (il SARS-CoV), il responsabile della MERS (MERS-CoV) e numerosi altri che circolano naturalmente, soprattutto nei pipistrelli. Poiché fanno tutti parte dello stesso gruppo tassonomico, condividono un ampio tratto del patrimonio genetico, con alcune sequenze amminoacidiche che risultano conservate tra i diversi virus. Colpendo queste specifiche porzioni del codice genetico con un vaccino, potenzialmente, è possibile ottenere una risposta immunitaria efficace contro tutti i coronavirus, oltre che contro le famigerate varianti. È proprio basandosi su questo principio che ricercatori americani stanno mettendo a punto una nuova piattaforma vaccinale – basata su plasmidi e vettori batterici uccisi – che potrebbe offrire uno scudo immunitario non solo contro la COVID-19, ma anche verso le infezioni di altri patogeni già diffusi – o che potrebbero compiere il salto di specie all’uomo (spillover) in futuro, causando nuove pandemie.

A sviluppare la nuova tecnologia anti coronavirus è stato un team di ricerca guidato da scienziati del Centro per i patogeni emergenti, zoonotici e trasmessi dagli artropodi e del Dipartimento di Microbiologia, Immunologia e Biologia del Cancro dell’Istituto Politecnico – Università Statale della Virginia (UVA), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Pediatria, del Pendleton Pediatric Infectious Disease Laboratory e del Child Health Research Center. Gli scienziati, coordinati dal professor Steven L. Zeichner, per realizzare la nuova piattaforma si sono concentrati sulla sintesi del DNA, un meccanismo biologico che viene sfruttato per spingere l’organismo a innescare la risposta immunitaria contro l’antigene. Nello specifico, si tratta di un “pezzo” della proteina S o Spike del coronavirus chiamato peptide di fusione virale (FP), “che è essenzialmente universale tra i coronavirus”, spiegano gli studiosi in un comunicato stampa. Il frammento di DNA necessario alla produzione dell’antigene virale viene inserito in un circoletto di altro DNA chiamato plasmide, che ha la capacità di replicarsi all’interno dei batteri. Il professor Zeichner e colleghi hanno deciso di utilizzare l’Escherichia coli come “reattore” per produrre il principio attivo. I batteri vengono coltivati in un comune fermentatore – come quelli per la produzione della birra – e successivamente uccisi con una bassa dose di formalina. L’Escherichia coli viene privato di gran parte dei suoi geni attraverso l’ingegneria genetica.

Il professor Zeichner e i colleghi hanno messo a punto due versioni differenti del proprio vaccino basate sulla medesima piattaforma; una contro il virus della diarrea epidemica suina (PEDV) e una contro il SARS-CoV-2. Dopo averle inoculate nei maiali hanno osservato che entrambi i vaccini hanno protetto i suini dallo sviluppo di sintomi gravi della PEDV. “Il vaccino innesca una potente risposta anamnestica, potenzia le risposte dell’interferone-γ e fornisce una protezione significativa nei suini contro le malattie a seguito dell’infezione virale”, specificano gli scienziati nell’abstract dello studio. Il vaccino non ha tuttavia garantito un’immunità sterilizzante, ovvero ha protetto dai sintomi ma non dall’infezione, un po’ come osservato con i vaccini anti COVID già approvati per l’uomo. Secondo gli studiosi i farmaci basati su questa tecnologia sarebbero in grado di proteggere l’uomo dalla COVID-19, così come dalle infezioni di altri coronavirus.

Il vantaggio del nuovo approccio non risiede solo nell’universalità, ma anche nella tecnologia di base a basso costo, già diffusa in numerosi Paesi per creare vaccini contro altre malattie. “I vaccini a cellule intere uccise sono attualmente ampiamente utilizzati per proteggere da malattie mortali come il colera e la pertosse. Le fabbriche in molti Paesi a reddito medio-basso in tutto il mondo stanno producendo centinaia di milioni di dosi di quei vaccini all’anno, per un 1 dollaro a dose o meno”, ha dichiarato il professor Zeichner. “Potrebbe essere possibile adattare quelle fabbriche per produrre questo nuovo vaccino. Poiché la tecnologia è molto simile, anche il costo dovrebbe essere simile”, ha aggiunto lo scienziato. Naturalmente i test sono stati condotti su modelli animali, dunque, sebbene molto promettenti, i risultati dovranno essere replicati e dimostrati anche nell’uomo. I dettagli della ricerca “Killed whole-genome reduced-bacteria surface-expressed coronavirus fusion peptide vaccines protect against disease in a porcine model” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.

11 replies

  1. informateli che i russi, sui farmaci contro il coronavirus 2019 sono già
    oltre la fase I (almeno con un farmaco che dovrebbe essere spray)
    ed hanno avuto la registrazione necessaria per poter fare le fasi successive.

    che poi questi immagino di avere un vaccino universale glielo si può lasciar credere,
    ma generalmente la natura è assai più stron2a di quello che possiamo immaginare
    quindi non ci farei un gran affidamento.

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    • pensavo fossero AVANTI sulle torture. E su come vincere le olimpiadi usando la BOMBA.

      …povera italia, in che cazzo di paese sono nato.

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      • X Andrea: non dire cazzate. Ti ricordo che il ‘doping’ della Russia (statale) è stato punito con la massima severità, quando gli atleti dell’occidente, chissà come mai, spesso fanno uso di anti-asmatici e altri farmaci e poi guarda caso, pur NON avendo quelle patologie, solo perché sono medicine ‘approvate’, la passano liscia. Ricordo bene questi scandali taciuti rapidamente nel 2016, c’erano anche atleti italiani. Però non essendo russi, gliele hanno fatte passare senza problemi.

        E questo fa veramente incazzare, perché doping è sempre doping, mica possono pagare solo i russi e quello strunz di Schwazer.

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      • scusate, volevo dire che in russa c’è la democrazia, la tutela dei diritti e la trasparenza dell’informazione. Sono AVANTI in quello.

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      • erano strafatti i russi, quasi tutti. Ma cosa vai dicendo. Dopati a vagonate, non singoli casi. Ma fammi il piacere.

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      • x SM, se ti riferisci alla Russia statale ex URSS e satelliti ti ricordo che:

        Atleti straordinari. Indistruttibili. Invincibili. Che si erano imposti in tutte le discipline, a partire dal quelle olimpiche. Erano gli alfieri della guerra fredda dello sport, con un’arma segreta: il doping

        “Fa impallidire la testimonianza di Heidi Krieger, campionessa europea nel lancio del peso, che a furia di ormoni, a fine carriera cambia sesso e diventa uomo, un uomo di nome Andreas”
        «Alle ragazzine – racconta lo stesso Andreas – venivano dati talmente tanti steroidi che alla fine si ritrovarono imprigionate in corpi da uomini. Io fui tra queste. Mi fu sottratta la decisione di trovare la mia identità di genere. Lo hanno fatto senza interpellarmi, disinteressandosi di ciò che sarebbe stato di me”

        Era la prassi, specialmente negli anni 70. Tutto documentato e dimostrato. Il nuoto ex DDR era quasi tutto drogato.

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    • Esattamente.
      Leggevo tempo fa di uno spray nasale sviluppato in Israele, poi non ho più sentito nulla.
      Certo che il piatto è ricco oltre ogni immaginazione ed in tanti cercano di mangiarci.
      La disinformazione galoppa ed è più che mai opportuno stare in guardia.

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  2. Oramai siamo al delirio, vedo.

    Incredibile come non abbiano più indecisioni sui vaccini: addirittura uno buono per le ‘future infezioni’.

    Guerra preventiva.

    E intanto non siamo sicuri nemmeno dell’efficia (e degli effetti collaterali) dei vaccini normali.

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  3. @Tracia
    Guardi che anche adesso non è mica tutto chiaro, ma in maniera opposta. Riguarda le atlete come la Semeya che hanno – naturalmente, si pensa- livelli di testosterone molto più alti delle altre atlete, livelli quasi maschili che le portano ad essere maggiormente competitive. Ovviamente tutte le altre atlete nella norma sono svantaggiate nei suoi confronti( e di altre con le stesse caratteristiche,) e da anni si discute.
    Che si fa? La si mette a gareggiare con gli uomini? Si permette anche ad altre di aumentare chimicamente i livelli di quell’ ormone (cioè dopandole)? Ovviamente molti che amano la “diversità” si indignano alla discriminazione dell’atleta di colore, ma in questo caso sarebbero le altre atlete ad essere discriminate.
    Difficile prendere decisioni.

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