Mattarella: “Serve ultimare velocemente la ricostruzione”. Il 24 agosto del 2016 il sisma che causò 299 morti, 365 feriti e oltre 40 mila sfollati. Il capo dello Stato: “Una pagina drammatica della storia della Repubblica”.

(Valentina Romagnoli – lespresso.it) – Alle 3:36 del 24 agosto 2016 la terra tremò con una scossa di magnitudo 6.0 tra Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto, aprendo una sequenza sismica che nei mesi successivi colpì ampie zone di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Duecentonovantanove morti, 365 feriti e più di 40 mila sfollati è il bilancio di una delle tragedie più dolorose dell’Italia contemporanea. Dieci anni dopo, la ricostruzione è ancora lontana dal dirsi conclusa: secondo i dati aggiornati al 31 maggio 2026 diffusi dal Commissario straordinario alla Ricostruzione, sono ancora 8.759 i nuclei familiari assistiti, (contro gli oltre 14 mila di alcuni anni fa). Una parte consistente vive tuttora nelle Sae, le Soluzioni Abitative di Emergenza, le cosiddette “casette” – pensate in realtà per durare quattro anni e diventate, per molti, un’abitazione stabile da quasi un decennio. Gli altri percepiscono un contributo per l’autonoma sistemazione.

Sul fronte della ricostruzione privata, le domande di contributo hanno raggiunto quota 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro: i cantieri conclusi sono quasi 15 mila, ma oltre 8 mila risultano ancora aperti. Dal 2022 a oggi sono rientrate nelle proprie case 5.452 famiglie. Più indietro procede invece la ricostruzione pubblica: il report “Dieci anni dopo: i dati raccontano”, curato da ActionAid su dati aggiornati al 30 aprile 2026, segnala che su 3.667 interventi programmati per quasi 4,85 miliardi di euro il 66,3% non ha ancora visto l’apertura del cantiere e solo il 33,6% ha raggiunto la fase esecutiva o conclusiva. Nei 44 comuni più colpiti la situazione è ancora più critica, con circa sette interventi su dieci fermi prima dell’avvio dei lavori.

La posizione della politica

Sul piano istituzionale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito la notte del sisma una “pagina drammatica della storia della Repubblica”, ricordando come quella tragedia, di cui Amatrice è divenuta simbolo, resti un monito costante sulla necessità di rafforzare i meccanismi di prevenzione e intervento sui territori esposti al rischio sismico. Il capo dello Stato ha poi richiamato la complessità del percorso di risanamento, definendolo “un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata“, e ha sollecitato a portarlo a termine nel più breve tempo possibile.

Sui social, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha reso omaggio alle vittime, ricordando l’ora esatta della prima scossa e i mesi di sequenza sismica che sconvolsero il Centro Italia. Guardando ai dieci anni trascorsi, la premier ha rivendicato un cambio di rotta imputando ai governi precedenti i ritardi accumulati: “Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente”, ha scritto, sostenendo che i dati sui contributi liquidati per la ricostruzione privata e sulla ripresa degli investimenti pubblici testimonino ora una direzione diversa. Meloni ha citato tra i simboli della rinascita il restauro della Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016, e ha promesso che l’impegno del governo non si fermerà finché non sarà vinta quella che ha definito la sfida della rinascita dell’Appennino centrale. La premier è attesa nel pomeriggio di oggi, 24 agosto, ad Amatrice per la cerimonia di commemorazione.