Si è pentito il boss Nicolino Grande Aracri. Tremano politica, massoneria e Vaticano

(di Lucio Musolino – Il Fatto Quotidiano) – È da più di un mese che “Mano di gomma” si è messo a modello 13 nel carcere di Opera a Milano dove sta scontando diversi ergastoli. In realtà è da qualche settimana che Nicolino Grande Aracri (nella foto il primo a sinistra) si è pentito e sta vuotando il sacco facendo tremare politica e massoneria. La notizia è apparsa ieri sul Quotidiano del Sud e da subito è stato chiaro che, per il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e i suoi pm, il boss di Cutro non è un collaboratore qualunque. Piuttosto un pezzo da novanta della ’ndrangheta, il mammasantissima indiscusso del Crotonese e il capo della Provincia criminale. Uno che, in sostanza, le cose le sa non per sentito dire, ma per averle fatte. Nella sua vita non si è occupato solo di omicidi: don Nicolino è un boss legato a doppia mandata con la massoneria. Vanta entrature nei palazzi che contano. Non è un caso che nelle indagini in cui è stato coinvolto c’è traccia di suoi rapporti con personaggi che gravitano nelle stanze del Vaticano e in quelle della Corte di Cassazione, dove ha cercato di aggiustare un processo.

“A Malta c’ho belle amicizie”. Grande Aracri era anche cavaliere dell’Ordine dei templari. In un’intercettazione, infatti, si lamentava che i carabinieri gli avevano sequestrato una spada medioevale con i simboli della massoneria. Logge ma anche affari. Come il progetto, fallito, di realizzare il Tav da Roma a Reggio Calabria. “Facciamo la doppia corsia, la Frecciarossa facciamo, treni per l’Alta velocità”. Sembrano le parole di un ministro delle Infrastrutture. Eppure le ha pronunciate il boss Grande Aracri al quale è riconducibile un conto corrente dove i carabinieri hanno trovato 200 milioni di euro. Era la sua cassaforte e dentro c’era una “fideiussione finalizzata (almeno in un caso) all’aggiudicazione di un appalto milionario, per la costruzione di appartamenti in Algeria”.

Da Cutro aveva allungato i suoi tentacoli fino all’Emilia-Romagna. È stato, infatti, il principale imputato nel maxi-processo “Aemilia” che si è celebrato a Bologna ma aveva affari pure in Lombardia e in Veneto. “Mano di gomma” è uno che pensava in grande stile: “A me mi servono i cristiani buoni – spiega in un’intercettazione – mi servono avvocati, ingegneri, architetti”. Non c’erano limiti per don Nicolino: “Noi a Roma abbiamo buone amicizie… buone strade”. Sono quelle che portano alla politica e alla massoneria. Aprono porte che i “cristiani buoni” avrebbero preferito rimanessero chiuse, sepolte sotto gli ergastoli che pesano sulla testa Nicolino Grande Aracri. Porte che la Dda di Catanzaro ha intenzione di aprire. Anche con “Mano di gomma”.

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5 replies

  1. Se è vero e se lo stato decide di non farlo ammazzare, potrebbe essere una rivoluzione.

    Il soggetto conosce tante di quelle vicende sporche sulla mafia che si sta mangiando il paese, l’ndrangheta, che stento a credere che stia davvero succedendo …

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  2. se la notizia è uscita così presto, può voler dire che lui cerca di ricattare qualcuno e ha voluto farlo sapere.
    Questi personaggi bisogna prenderli MOLTO con le molle e i guanti di metallo, non somiglia a Buscetta che gli hanno sterminato tutta la famiglia e si era deciso a vuotare il sacco grazie a Falcone ed il suo trasferimento dal carcere del Brasile.

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