Alessandro Di Battista: “Il governo dell’apparenza”

(Alessandro Di Battista) – L’altro ieri (il 15 aprile) in Germania 738.000 dosi di vaccino iniettate, in Italia 329.000. Meno della metà. Il Generale Figliuolo, l’uomo scelto dal migliore per fare meglio di tutti, il 20 marzo scorso disse: “l’obiettivo è di arrivare a 500mila vaccini al giorno dalla terza settimana di aprile”. Ogni giorno numeri sparati a caso, previsioni sballate, informazioni contraddittorie. Proprio oggi, sul Fatto Quotidiano, è uscito un pezzo che mette a confronto il numero degli (eventuali) effetti avversi dei vaccini. Ebbene, secondo un rapporto dell’AIFA (Agenzia Italiana per il Farmaco) non è affatto vero che il vaccino più “rischioso” sia AstraZeneca. Altri dicono l’esatto contrario. Non ci si capisce una minchia, ma mai dire una frase del genere in questa nostra Italia conformista. Si rischia la lapidazione.

In un momento in cui chiarezza ed autorevolezza (una delle ragioni tirate in ballo per giustificare la congiura a danno del governo Conte) sono fondamentali, la popolazione vive un disorientamento senza precedenti. Tutto è confuso, a parte la certezza che si potrà tornare alla stadio per gli europei. Bello, per carità, ma forse prima andrebbero dette due parole leggermente più chiare su piscine e palestre. Ci sono bambini che attendono da oltre un anno la possibilità di fare quegli sport che fanno bene alla loro crescita psico-fisica per non parlare di istruttori sportivi sull’orlo dell’indigenza. Il migliore tra i migliori comunica poco, ma quando lo fa ogni frase che esce fuori dalla sua reale cavità orale viene descritta come una parte del “I have a dream” di Martin Luther King.

Lo scostamento di bilancio (che pare sia in dirittura di arrivo) è esiguo rispetto alle necessità del Paese. Oggi servono molti più denari di quelli messi sul piatto lo scorso anno. Nei primi mesi della pandemia milioni italiani hanno attinto ai loro risparmi. Ora, in molti casi, i risparmi non ci sono più. Chiaramente mi riferisco ai piccoli. I grandi godono e gongolano.

BlackRock, uno dei fondi di investimento più grandi al mondo, investe, eccome se investe. Nelle case farmaceutiche, nel social media, nelle fabbriche d’armi. Pfizer, FaceBook e Lockheed Martin (il più grande produttore d’ armi al mondo) hanno BlackRock tra i loro principali investitori istituzionali. Il numero uno di BlackRock, Larry Fink, su Repubblica, ha descritto l’amico Draghi come Churchill. Nulla di nuovo sul fronte del capitalismo finanziario. I grandi si ingrandiscono, i piccoli periscono. I micro-imprenditori, trattati come fantasmi, si affidano agli strozzini. La mafia esulta. Non bastava l’usura che diventa prassi nella crisi economica e sociale che stiamo vivendo. No, ci mancava la Corte Costituzionale che, pare, ritenga incompatibile l’ergastolo con la Costituzione. Figliuolo – fino ad oggi – più che il salvatore è sembrato il Maurizio Mosca del pendolino. Ma i nostri intellettuali, quelli che dovrebbero comprendere la realtà e le sofferenze degli ultimi, si dedicano alla sua divisa. E partono i sondaggi. Giusto o sbagliato indossarla? È il governo dell’apparenza d’altronde. Le “mostrine” sono sostanza, il mondo reale no.

1 reply

  1. Parole pienamente condivisibili.
    I termini della questione è difficile inquadrarli perché in questo Paese di clientelismo e di tifosi (binomio inscindibile), ognuno tende a remare dalla propria parte a prescindere, considerando giusto occultare le colpe proprie e a speculare in modo strumentale su quelle della parte avversa.
    I ristoratori ad esempio è comprensibile che si incazzino, perché stanno alla canna del gas e questo Stato che sperpera denaro in mille rivoli clientelari li ha supportati pochissimo.
    L’inderogabile necessità di tutelare la salute COLLETTIVA ha avuto un costo economico che non ha gravato in egual misura su tutti.
    Chi lavora nella PA, as esempio, non ha avuto contrazioni del proprio reddito e nemmeno la necessità di ricorrere ad uno strozzino per non chiudere bottega.
    E questo, nella Repubblica fondata sul LAVORO e non sul lavoro fisso statale, non è equo.
    Voglio dire che dichiararsi a favore delle chiusure, ed io lo sono, non vuol dire essere più responsabili ed equi e solidali di chi, pressato dalla crisi, vedendo la lista dei creditori aumentare e non sapendo più che pesci pigliare, si dichiara favorevole alle riaperture.
    Se quelle merdine di Casa Pound sfruttano strumentalmente questa comprensibile rabbia per becera propaganda, ciò non rende le ragioni dei piccoli imprenditori meno valide.
    Ci sarebbe invece da chiedersi per quale motivo il lavoro del piccolo imprenditore, un lavoro che in molti casi ti consente di portarti a casa il tuo stipendio con non pochi sacrifici e rischiando in proprio, sia così osteggiato dalla sinistra.
    Parliamo in genere di introiti contenuti, chi riesce a strutturarsi meglio assumendo personale guadagna di più ma si assume anche maggiori rischi e responsabilità.
    Sinistra che poi preferisce regalare a GROSSI PRENDITORI amici conessioni con le braghe statali calate, per farci inchiappettare meglio.
    Sprezzanti coi piccoli bottegai, servili coi grossi imprenditori.
    Zingaretti parlava di “lavoretti” riferendosi alle partite Iva.
    Concita De Gregorio disapprovava le ragioni dei piccoli commercianti argomentando che una riapertura avrebbe significato cedere al “liberismo”. Ed è pure una donna che normalmente dimostra conoscenza e intelligenza.
    Cedere al liberismo?
    E perché no all’ultra liberismo.
    Il termine “liberismo” oramai è diventato come il “pria” di Petrolini, citarlo anche a sproposito fa tanto “fico e di sinistra”.
    Ma c’è anche “Bundesbank” che andava per la maggiore nella fase sovranista, si portava su tutto. E tante altre ancora.

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