(di Michele Serra – repubblica.it) – In questo prevedibile Paese, dove tutto è proprio come sembra, basta poco per meravigliarsi. Si apprende che in area vannacciana esiste un professore, Luca Sforzini, assai contrariato dal puzzo nero che essuda da ogni singola parola di quel partito e di quel programma; al quale contrappone gli ideali del Risorgimento e dell’Italia liberale. Il punto — dice — non è essere più a destra; è capire quale destra. Bisogna «persuadere uomini liberi, non educarli sotto tutela». E mai e poi mai si possono istituire «polizie morali».

Il professore, si noti, è presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, dunque in teoria uno degli ideologhi del nuovo partito, non un passante distratto o un umarell che, non avendo di meglio da fare, osserva il cantiere da fuori e dà consigli impercepiti. E in mezzo al fervore littorio e al batter di tacchi dei fascisti e delle fasciste che fanno da coorte a Vannacci (sempre più somigliante ad Alberto Sordi), se ne esce, soave e ammirevole, con Cavour e Ricasoli, con le memorie ottocentesche di una nazione giovane, laica, inesperta e forse per questo più dignitosa di come poi, rendendola feroce e volgare, la fece il Novecento nella sua prima metà.

Detto che sarebbe un sogno l’eventuale prevalenza, dentro Futuro Nazionale, del professor Sforzini (che immaginiamo con i baffi a manubrio e la camicia candida che si oppone alle baionette austriache e agli schioppi dei papalini), ci si domanda chi avrà il coraggio di avvertirlo che forse non è nel partito giusto, come quello che sbaglia treno e dai finestrini vede le Alpi. Ma voleva andare a Napoli.