Quando il giornalismo è osceno, disgustoso, inaccettabile

MAURIZIO BELPIETRO E CHI SI GETTA DALLA FINESTRA

(PAOLO FUSI – glistatigenerali.com) – Per me si chiama Giovanna B, anche se tutti i giornali, oramai, ne hanno spiattellato il nome in lungo e in largo. È indagata (non accusata) per delle percezioni di danaro di circa 680’000 € in cambio di una serie di piccoli appalti del Ministero dell’Istruzione (MIUR) da 40’000 € l’uno. Non l’ha saputo dai magistrati, ma dai giornali, che l’hanno immediatamente ricoperta di insulti. Maurizio Belpietro ci ha aperto “la Verità”, pubblicando una grande foto di lei sorridente e descrivendola come “renziana moglie di un giudice”.

Giovanna si è quindi recata dall’avvocato per farsi spiegare quale fosse la situazione e, una volta capito, ha scavalcato il davanzale della finestra e si è gettata di sotto. Sta morendo. Lascia una bambina di tre anni.

Normalmente mi verrebbe da tacere, perché non si specula sulle tragedie, specie una terribile come questa. Ma sono stato giornalista per decenni, e quindi mi ritengo personalmente corresponsabile di quanto accade, oramai regolarmente, in questo schifo di Paese. Quando cominciammo era quasi impossibile scrivere che una personalità fosse oggetto di un’inchiesta penale. Ti levavano la pelle da sveglio, in tribunale. Perché la verità è che chiunque, persino io, è innocente fino a prova contraria, e quindi ho diritto alla protezione della mia privacy.

Mi spiego: se Belpietro avesse scritto che un dirigente del MIUR è oggetto di un’analisi da parte della Guardia di Finanza a causa del sospetto di corruzione, tutto sarebbe stato perfetto. Pubblicare il titolo “Corruzione al MIUR”, con foto gigante, nome e cognome, vuol dire suggerire che la signora è stata riconosciuta colpevole e condannata. Belpietro non si ferma. Tra le colpe di questa giovane donna, c’è quello di essere “renziana e moglie di un giudice”.

Nel 1994, quando tutti ci gettammo a corpo morto sulle carte del Processo Enimont e delle inchieste Mani Pulite, ciò che ottenemmo fu che Silvio Berlusconi vincesse le elezioni. Ed è esattamente lo stesso ragionamento fatto da giornalisti come Belpietro: metti una foto ed un titolo come questo, e poi puoi far passare qualunque decisione di Brunetta contro la “corporazione” dei dirigenti della Pubblica Amministrazione e, perché no, degli insegnanti. La sete di semplificazione non conosce limiti, dighe, vergogne.

Così come accadde per Enzo Tortora, la vita della signora Giovanna B è rovinata per sempre. Ed a nessuno è venuto in mente che sia strano che lei abbia incassato 680’000 € per degli appalti da 40’000 €. Se esiste qualcuno che paga tangenti commisurate a quelle, datemi nome e numero di telefono, perché sono pronto ad aiutare. Ma non sono stupido: evidentemente, di quegli appaltucoli la signora, qualora fosse veramente colpevole, ne dovrebbe aver dati alcune centinaia, e sempre alla stessa persona (o azienda) – altrimenti, se il cliente non guadagna almeno dieci volte il valore della tangente, allora la cosa non ha senso. Il totale è allora di 175 tangenti. Non so quante decisioni prendesse la signora al MIUR, ma se ciò che scrive Belpietro fosse vero, questo vorrebbe dire che non abbia fatto altro. Tutta la sua vita si trasforma in una lunga catena di montaggio di illeciti. E non è riuscita a sopportare l’umiliazione.

Ho chiamato al telefono il magistrato che, naturalmente, è fuori di sé dalla rabbia e dalla pena. Mi conferma che sia uscito il nome della signora in un paio di casi all’interno di un mare di decisioni del MIUR di assegnare contratti di manutenzione senza gara d’appalto, specie in zone colpite dall’emergenza metereologica. Non esiste un’accusa, non c’è stato nemmeno il tempo di parlare con la signora. Ma resterà una bambina di tre anni la cui mamma si è gettata dalla rabbia. Questo è osceno, disgustoso, inaccettabile, e mi rende pazzo di rabbia.

11 replies

  1. Io mi faccio spesso delle domande sul perché , ogni qualvolta una persona che sa di indagini in corso sul suo operato, si suicida. Certo, se quella persona i è sempre comportata correttamente e come tale era conosciuta, sapendo cosa sta succedendo rimane basita. Però suicidandosi,non solo non potra’ dimostrare la sua estraneità ai fatti, ma induce a pensare che si sia vergognata per essere stata scoperta.

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  2. O basta lo scandalo di vedere il proprio nome, la propria faccia, la propria vita esposti sui media al pubblico ludibrio.
    Dipende anche dal carattere, dalla resilienza, dal momento che uno sta vivendo, dalle condizioni psicologiche.
    Quello che più mi stupisce, però, è che non ci si fermi neanche di fronte al pensiero di chi resta, specie se si hanno dei figli…ecco, questo fatico a concepirlo.
    Sembra che gli altri spariscano al cospetto dei problemi e della vergogna che ci attendono…mi sembra una cosa così egoistica.
    Non ha pensato proprio al trauma che avrebbe causato alla piccola? Al fatto che la lasciava senza mamma a 3 anni? Al fatto di non poter neanche chiarire e difendersi? Forse ha pensato che non avrebbero indagato più e avrebbe salvato l’onore, anche per la famiglia?
    Spero tanto che questa donna si salvi… che possa ancora tornare indietro.

    Su certi “giornalisti” non c’è molto da dire.
    La loro professionalità è inesistente.
    Ma, soprattutto, non si pentono mai e questo la dice lunga sulla loro coscienza.

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  3. Tralascio commentare su certo giornalismo becero che per mal sopravvivere deve ogni giorno sbattere il mostro in prima pagina, ed anche quello che ipocritamente insinua colpe e reati di chi vuol colpire, due casi recenti, Arcuri e le mascherine e Conte e la massoneria (Stampa docet). Ma commento, eccome, che ci sono magistrati che parlano troppo. Se si tace, a volte è per insabbiare, se si è servi del potere, ed è male, ovviamente. Ma se si parla troppo in questa società dove o sei in prima linea, sempre, o non esisti, quando i contorni non sono ancora ben definiti, si fa il gioco dei delinquenti che sulle fake o semi fake news gozzovigliano.
    Non conosco la cronologia dei fatti, ma se è certo che la signora Giovanna B. si è buttata dalla finestra in un gesto inconsulto mentre conferiva con l’avvocato sull’avviso di garanzia ricevuto PRIMA di essere oggetto delle attenzioni del Beltomo non ha fatto un gran favore alla sua dovuta presunzione di innocenza. Se il gesto è stato successivo, qualcuno qualche rimorso dovrebbe averlo, anche se dubito

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  4. Può anche essere deprecabile “sbattere il mostro in prima pagina”, ma è quello che succede da decenni e si può dire che è “la regola” non scritta del giornalismo, specie quello italiano.

    Mi ricordo “Marra è un dei miei”, inesistente virgolettato attribuito a Di Maio, con a seguire accuse di aver mentito nell’affermare di non aver mai conosciuto Marra. Tale virgolettato era in realtà una interpretazione demenziale di un misero pezzettino di una chat raccolta dagli inquirenti, che qualcuno ha divulgato ai giornali, in cui Di Maio affermava una cosa tipo: “con i miei uomini faccio tutti i controlli”, riferendosi ai suoi collaboratori.

    Se i giornalisti si sentono liberi di reinterpretare a loro piacimento un pezzettino decontestualizzato di parole altrui, pur di sbattere il mostro in prima pagina, di cosa ci meravigliamo ora?

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  5. “Normalmente mi verrebbe da tacere” è l’unica cosa giusta dell’articolo, seguita da quel “perché non si specula sulle tragedie” che sarebbe sacrosanto se non fosse seguito proprio da una speculazione sulle precise cause del tentativo di suicidio, mentre è praticamente impossibile sapere cosa passa nella testa di una persona che compie un gesto del genere. Bene o male, tutti siamo venuti a conoscenza di qualche episodio del genere nel nostro giro di relazioni più o meno strette, e quindi sappiamo tutti che, il più delle volte, nemmeno le persone a più stretto contatto sono in grado di conoscerne le reali motivazioni, per cui l’attendibilità di un perfetto sconosciuto è pari a zero. Davvero, avrebbe fatto meglio a tacere.

    Poi ci sarebbe da capire il movente (di questo articolo). Se fosse quello di portare acqua al mulino di chi ha necessità di varare (sempre in nome di un garantismo di facciata che nasconde solo desideri di impunità, e agitando episodi come questo come feticci) norme in qualche modo lesive del diritto del cittadino ad essere informato, allora andiamo molto male.
    Ogni volta che sento nominare Tortora, ultimamente anche per interposta discendenza, la prima cosa che mi viene in mente è sempre che se, per perorare la causa del finto-garantismo, bisogna ancora perennemente riesumare quel particolare, unico caso di ormai quasi quarant’anni fa, ebbene questo significa che la causa di chi considera questa una motivazione valida fa acqua da tutte le parti (il caso fu davvero oltre il limite, non si discute, ma molte cose sono cambiate molte volte nel corso di oltre trent’anni dalla morte, prova ne sia che nulla del genere si è mai più ripetuto).

    Ma non mi sembra che sia questo il caso, probabilmente a Paolo Fusi sta solo sulle palle Belpietro (cosa più che comprensibile) e, credendo di sparare sulla croce rossa, si è sparato un poco anche sui piedi.
    Chiaramente il destinatario dell’invettiva, essendo fondamentalmente uno sciacallo (dunque anche furbo), ha fiutato da lontano l’odore di carogna è ha sfoderato subito la specialità della casa, ma d’altra parte non si può nemmeno fargliene una colpa, almeno finchè i reali motivi resteranno ignoti, del resto ha fatto solo il suo mestiere, quello di rimestatore nel torbido.

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  6. Non ci sono cazzi. Belpietro è un maledetto stronzone, capace di difendere, anche dopo anni, imputati riconosciuti colpevoli. Di più si professa garantista ma non esita, anzi si precipita a mostrare colpevole chi interessa a lui. È un vigliacco che per vendere una copia o compiacere i suoi padroni farebbe qualunque schifezza.

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