Ma qualcuno era di sinistra?

(di Domenico De Masi – Il Fatto Quotidiano) – Se in Italia esistesse un partito di sinistra, questo attuale sarebbe il suo momento di massima espansione numerica e di massima forza combattiva, perché mai prima d’ora una percentuale così massiccia di popolo si era trovata in una condizione tanto proletarizzata da essere “materia prima” ideale per il reclutamento politico, la forza numerica e l’esercito potenziale di un partito progressista.

Secondo la definizione di Marx, è proletario chi ha mangiato oggi ma non è sicuro che potrà mangiare anche domani. Prima del Reddito di cittadinanza i poveri erano rapidamente raddoppiati: 12 milioni di italiani vivevano in “povertà relativa” e 5 milioni in “povertà assoluta”. Secondo un rapporto dell’Unione Generale del Lavoro (Ugl) la pandemia può gettare nella povertà relativa 13,8 milioni di persone e nella povertà assoluta 9,8 milioni.

Ma a tutti questi, già prima della pandemia, andavano aggiunti almeno altri tre milioni di precari, spesso diplomati e laureati, ma nella condizione occupazionale incerta dei rider.In Italia 48 giovani su cento, tre anni dopo la laurea, non hanno ancora trovato un lavoro.

I cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training) sono due milioni, pari al 24% di tutti i giovani tra 15 e 29 anni. A questi proletari, tra qualche mese si aggiungeranno quelli licenziati da aziende fiaccate dalla pandemia, quelli sostituiti dai robot e dall’intelligenza artificiale, quelli resi inutili dal diffondersi dello smart working.

Questa massa di insicuri, che un tempo si chiamava plebe, divenne soggetto sociale quando qualcuno ne intuì la forza potenziale, lottò per conferirle dignitosa consapevolezza, le prospettò un modello di società in cui essa, riscattando se stessa, sarebbe riuscita a riscattare l’intera umanità. In parte quel disegno è riuscito. Diventati “classe”, i proletari dell’Est e dell’Ovest, per motivi e con mezzi diversi, hanno conquistato diritti che sembravano acquisiti per sempre.

Ma il comunismo reale, come ha constatato Vaclav Havel, sapeva distribuire la ricchezza senza saperla produrre, mentre il capitalismo reale la sa produrre senza saperla distribuire.

Intanto il liberismo, consapevole delle sue deficienze, ha saputo trasformarsi in neo-liberismo mentre il marxismo, stordito dalle sue sconfitte, non ha saputo elaborare un neo-marxismo. Il risultato complessivo di tutto questo è che l’economia ha soppiantato la politica, la finanza ha inglobato l’economia e le agenzie di rating stanno guidando le danze della finanza e le disuguaglianze, che fino allo Statuto dei lavoratori (1970) sembravano attenuarsi, si sono poi allargate a vista d’occhio.

In Italia, tra l’inizio e la fine della grande crisi (2008-2018) il patrimonio dei 6 milioni più ricchi è aumentato del 73% e quello dei sei milioni più poveri è diminuito del 62%.Più cresce il numero degli svantaggiati, più un partito di sinistra ha l’opportunità storica, la necessità politica e il dovere etico di accollarsi l’azione pedagogica, strategica, organizzativa, rivendicativa necessaria per compattare quegli svantaggiati in classe e per guidare quella classe fino al suo riscatto.

“I poveri – diceva il leader della sinistra brasiliana Leonel Brizola – non hanno lobby”. Ma, in Italia, non hanno neppure un partito. E più si approfondisce il solco tra ricchi e poveri, più si finge che le classi sociali non esistano più. Ormai bisogna risalire al Saggio sulle classi sociali di Paolo Sylos Labini (1974) per avere una riflessione socialista sulla segmentazione della nostra società.

Sylos rilevava che il 48% degli italiani erano operai, il 17% erano piccola borghesia impiegatizia e il 29% erano piccola borghesia autonoma composta da commercianti, artigiani e coltivatori diretti.

Allora il 61% dei voti raccolti dal Pci-Psiup veniva dagli operai e il 25% dalla piccola borghesia relativamente autonoma. A loro volta i votanti del Psi erano per il 59% operai e per 22% piccola borghesia impiegatizia. Quell’anno il Pci, con a capo Enrico Berlinguer, aveva 1.657.825 iscritti e il Psi, con a capo Francesco De Martino, aveva 511.741 iscritti.

Oggi gli operai sono diminuiti, ma l’esercito degli insicuri, dei precari, dei poveri è molto cresciuto complessivamente rispetto a 47 anni fa, arruolando laureati, diplomati e studenti.Intanto il Psi è scomparso e il Pd, che in tutta Italia ha appena 412.675 iscritti, in Roma prende molti più voti ai Parioli (48%) che in periferia (21%). Dunque, questa marea montante di svantaggiati non ha un partito di riferimento e tutti vi pescano voti adescandoli con la medesima mercanzia retorica.

Letta è persona onesta e intelligente. Ma il suo discorso di insediamento a segretario del Partito democratico e il suo vademecum ai circoli del partito non sono un cambiamento di passo, non partono da un’analisi scientifica della condizione strutturale dei poveri, non danno voce agli svantaggiati senza voce.

Per intercettarli, per diventarne leader organico, Letta avrebbe dovuto compiere un’operazione simmetrica a quella realizzata da Papa Francesco in Vaticano. Bergoglio si è subito messo, senza mezze misure, dalla parte dei poveri, con cui ha stretto un’alleanza privilegiata e ha recuperato la missione originaria della Chiesa ancorandosi saldamente alla dottrina dei Padri, brandita come prezioso patrimonio irrinunziabile. Invece Letta, negli 82 minuti del suo discorso, mai si è lasciato scappare la parola “proletari” e una sola volta, quasi di sfuggita, ha pronunziato la parola “poveri”. Mentre questo Papa non dimentica mai di salire sulle spalle di giganti come San Francesco o Sant’Agostino, Letta ha evitato accortamente di salire su quelle di Gramsci o di Berlinguer, dai quali tuttavia ha ereditato il partito. Del resto, il suo pantheon, composto da Jacques Delors e Don Mazzolari, da Hannah Arendt e dagli Scorpions, da Sartre e da Pirandello, è troppo sbilenco per non far rimpiangere l’imponente e solida tradizione culturale della sinistra.

Ma – soprattutto – Papa Francesco ha un modello di società chiaro e compatto da offrire ai poveri. Invece la proposta di Letta, rivolta a tutti e a nessuno, è un armamentario di cacciavite e ruspe e tenaglie, ma senza anima, senza un progetto unitario da proporre alla massa dei disagiati affinché vi riconoscano la loro casa salvifica, lo facciano proprio e lo impongano all’intera società con la forza del loro numero e della loro disperazione.

La proposta di Letta è per tre quarti sovrapponibile a quella di Salvini, Calenda, Berlusconi, e finisce per affollare la mousse del centro con parole ormai prive di mordente e credibilità, corteggiate da qualunque politico interclassista: salute, contratto sociale; diritti umani; cooperazione; donne; partecipazione; apertura; dialogo; prossimità; coerenza; digitale; inclusione; condivisione; valori; identità; solidarietà; sostenibilità; prossimità; competenze trasversali; natalità; lavoro, giustizia.

Ce n’è a sufficienza per regalare definitivamente l’Italia al neo liberismo e gettare i poveri nelle braccia dei loro nemici.

10 replies

  1. E’ molto triste che la “sinistra” debba avere come riferimento un capo religioso che compare dovunque e che viene citato con reverenza da chiunque (unici in Europa) esattamente come nelle teocrazie musulmane. Che il Presidente del Consiglio neoeletto si rechi , assieme a Mattarella, ad omaggiare i Cardinali nella ricorrenza dei Patti Lateranensi anzichè presiedere la prima conferenza stampa del suo Governo in giorni così difficili mi pare quanto meno scandaloso.
    Ed è assai triste dimenticare che la sinistra dovrebbe essere il partito dei lavoratori, da difendersi nei confronti della rapacità di un numero sempre più ampio e nascosto di padroni, e non la longa manus che permette proprio a tali potentissimi, pervasivi, ricchissimi tycoon di perseguire la loro massima aspirazione: un immenso, unico mercato di lavoratori/consumatori, desideranti le medesime cose, pensanti le medesime idee, incessanti apolidi da spostarsi dove “lassù” conviene, ridotti alla medesima sottomissione dal bombardamento incessante del politicamente corretto, in realtà dogma ad uso e consumo del latrocinio globale. Le culture ridotte a folclore, le diversità annullate dalle convenienze di cui sopra. Uno storitelling in cui i “diritti” sono sempre degli altri ed i doveri sempre i nostri: accogliere, aiutare, pagare, tollerare, sopportare…
    Il tutto ovviamente annulla il diritto dei lavoratori, come aveva esattamente previsto propiro Marx parlando dell’ esercito industriale di riserva. Esercito composto, ai nostri giorni, per lo più dagli immigrati. E’ questa la funzione ultima dell’ “accoglienza”.

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  2. 👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏

    Lo Zi , non ti prendere collera, ci tengo a te,
    ti metto in linea co Giuseppe Di Maio,
    perché con-Letta è tempo perso,
    quello sta la` pe fare il micio dal manto maculato!

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  3. È una pena sapere che un gigante dell’intelletto come Domenico De Masi non venga assolutamente considerato dal potere politico e tantomeno dal proletariato. Ha ragione lui quando dice “Ce n’è a sufficienza per regalare definitivamente l’Italia al neo liberismo e gettare i poveri nelle braccia dei loro nemici.”.

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    • Quindi, dedurre – ” predica bene ,razzola male” senza scomodare il lato oscuro della psicoanalisi

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  4. DUE TRADITORI- Viviana Vivarelli.

    Voi che odiate tanto chi ha una fede politica….
    non vi viene neanche in mente che l’ideale del M5S era bello e completo così com’era e non poteva cambiare in nulla senza traviarsi.
    Non sentite nemmeno la sofferenza di questa morte per chi ci aveva creduto.
    Non la capite e potete schernirla perché non vi appartiene, come non avete mai creduto in nessun ideale.
    Siete loquaci ma poveri d’anima
    e mille parole non potranno mai darvi ciò che non avete.
    Il sogno di Gianroberto non è mai stato il vostro.
    In realtà strisciate troppo basso per credere in qualcosa di alto. Non ne siete capaci.
    Sul blog delle stelle siete come dei predoni che occupano una terra non loro.
    E io non mi trovo più a mio agio in questa terra invasa.
    Non sono più a casa mia come un tempo.
    Non ci sono più gli antichi amici, non sono più nel sentire generale A parte pochi, sul blog sono circondata da distruttori, gente fredda senza fede o passione, che sa solo ciarlare a vuoto di cose senz’anima.
    Sono come in una terra che una volta era casa mia e ora è occupata da stranieri.
    Dove gli occupanti mettono tutto il loro tempo in discorsi vuoti tra loro, discorsi con i quali il mondo non diventa migliore,
    portando a termine la distruzione che avevano fatto alle idee prima che alle regole
    I discorsi sembrano formali, in realtà sono distruttivi.
    Dietro a Conte, su Facebook, trovo ancora persone buone che si illudono ancora e ancora si attaccano a una speranza, la nutrono di fede per paura di perdere tutto, chiudono gli occhi per non capire la ferita che è stata fatta e non si sanerà mai più.
    Si fidano ancora di parole come correttezza e onestà, perché le praticano e sono buoni, ma hanno perso le regole che le rendevano possibili
    per una cosa nuova che vuol dire molto ma non è più tutto quello che eravamo.
    Non sono più il sogno che sognavamo.
    Da una parte le regole senz’anima, dall’altra un’anima che ci attacca a quel che resta del corpo
    e se lo fa bastare.
    Ci si accontenta di quel che c’è per paura di perire, come il povero si attacca all’ultimo boccone per non morire di fame.
    Ci si attacca alle persone anche se abbiamo perso le idee, senza capire che le persone da sole non bastano se si contrabbanda per amico quello che era il nostro nemico da sempre e già solo questo rende assurde quelle persone.
    Ma per qualcuno anche il poco conta molto, in mancanza del tutto, per paura di morire per sempre.
    Sul blog ormai non mi piace quasi nessuno. In questi di ora non mi riconosco. Sono i nuovi invasori.
    Sono rimaste le regole di Gianroberto come vuoti simulacri
    senza più nessuno che ne porti avanti la fiamma,
    un mondo dove i privi di passione odiano quelli che ne hanno e li fanno sentire da meno,
    un patrimonio testamentario privo dell’alito creatore.
    Gianroberto qui muore in quelli che tengono in vita forme vuote che non hanno mai applicato. Qui è rimasto il formalismo del Movimento senza il suo spirito, perché mai chi è attaccato a quelle regole è stato capace di applicarle e non ha mai capito quel rapporto caldo e rispettoso che avrebbe dovuto sentire con noi, con i meet up, con chi si doveva trattare come un amico, non creando muri di distanza anomali e asociali, permettendo infamie e diffamazioni, negando la protezione che si deve a chi si ama per portare avanti uno spirito di vendetta, solipsistico, che niente aveva a che fare con lo spirito di Gianroberto
    perché chi governava il blog era malato di autismo e incapace di amicizia.
    I troll hanno fatto il resto travestendosi da 5 stelle, sfoggiando parole al posto di affetti, riempiendo di chiacchiere il vuoto perché capaci solo di parole e non di affetti, poveri d’anima,
    portando avanti anche loro la distruzione che il blog stesso aveva iniziato per la sua cecità, per la sua megalomania egocentrica
    per il suo vuoto formalismo
    sordo in un mondo di sordi.
    La passione e la speranza non stanno qui di casa
    perché i sentimenti non sono mai nati
    e il blog a poco a poco è diventato
    un serbatoio di chiacchiere
    che non aggiungono nulla al senso della vita
    E qualunque cosa verrà detta ora non sanerà la distruzione che ormai è stata fatta
    di quello che era un sogno vivo e vibrante
    e ora è solo un fascio di chiacchiere vuote che i troll si scambiano tra loro
    un vaniloquio
    perché non sono capaci di altro.
    Così da una parte abbiamo un corpo senz’anima
    dall’altra un’anima che cerca un corpo attaccandosi a due persone come se il sogno non fosse più di tutti, ma solo di due
    che forse non ci avevano mai creduto.
    Così Il Movimento è stato spaccato in due da due traditori.
    Grillo che ha tradito il popolo della democrazia diretta ed è andato a sostenere il nemico comune che era il Grande Capitale.
    E Davide che ha tradito il sogno di suo padre, conservandone le parole, come un albero che conserva le foglie senza avere più le radici.

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    • Cara Viviana ti comprendo ma il Blog in realtà ha sempre funzionato da schifo. Anch’io ormai non ci vado quasi più perché non si trattano temi di attualità né si fanno quegli approfondimenti con personalità di peso. Anche quando era così però la sezione commenti faceva pena e, nonostante in tantissimi lo abbiamo fatto notare, non è mai cambiato nulla. Quasi funziona questo sitema di WordPress che fa altrettanto schifo, ma almeno c’è una sorta di controllo primitivo.
      E comunque un’evoluzione del Movimento era inevitabile, non puoi mettere un gelato al sole e sperare che non si sciolga. Servono rappresentanti e anche validi e capaci come ha detto lo stesso Conte, ma il sogno non sarà infranto finché verrà sfruttata la democrazia diretta e l’intelligenza collettiva.

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