Tiene l’export dei vini nel 2020. Malgrado il Covid l’Italia scalza la Spagna dal trono

(Vincenzo Caccioppoli – it.businessinsider.com) – Tiene nel 2020 l’export dell’Italia del vino, stando ai dati Ismea (istituto per i servizi del mercato agroalimentare) pubblicati di recente. Secondo i dati degli esperti di Ismea, infatti, il Belpaese recupera ancora nell’ultimo trimestre dell’anno e riduce le perdite sull’intero anno a -2,3%, per un corrispettivo di 6,285 miliardi di euro.

E questa è sicuramente una buona notizia per un settore come quello del vino, che è stato duramente colpita dall’emergenza Covid e dal conseguente crollo del settore Horeca (alberghi, ristoranti, catering), oltre che del turismo internazionale.

Secondo uno studio di settore condotto dall’Università di Padova, infatti, (“Analisi sull’andamento dei mercati durante e post Covid- 19”), le vendite verso il settore HoReCa, che contano per il 30% in volume dei consumi italiani e per il 50-70% in valore, hanno fatto registrare un fortissimo calo, con punte del -70- 80%. La consolazione però può venire dall’aumento del venduto nel settore Gdo e dall’ecommerce, cresciuto sensibilmente nel 2020.

Ma anche i dati sull’export sicuramente rendono l’anno 2020 meno negativo di quanto si pensasse. Anche perché come dicono da Federvini “la crisi Covid è arrivata in un contesto di appesantimento giacenze causata dalla super vendemmia 2018. Le aziende hanno tentato di compensare la chiusura dell’horeca con e-commerce e accordi con la gdo”.

Secondo una ricerca Iri per Vinitaly, infatti, le vendite di vino nella Grande distribuzione aumentano nel 2020 del 6,9% a valore e del 5,3% a volume rispetto all’anno precedente. “La crescita, sospinta dalle vendite eccezionali nel trimestre primaverile del lockdown e dalle chiusure di bar, ristoranti e affini, si è tradotta in una buona performance degli spumanti, dei vini doc e una discreta progressione dei vini da tavola”, si legge in una nota della società di ricerca.

Ritornando al’export, il nostro Paese si è comportato nel 2020 molto meglio dei principali competitor europei – Francia e Spagna –, che chiudono l’anno del Covid-19 rispettivamente a -10,8% (a 8,7 miliardi di euro) e a -3,2%. Dati questi che portano l’Italia a riprendersi la leadership mondiale di esportazioni a volume con oltre 20,8 milioni di ettolitri (-2,4%) ai danni della Spagna.

È una performance superiore alle previsioni quella dell’Italia. Secondo gli esperti di Unione Italiana Vini e Ismea, che hanno elaborato i dati Istat relativi alle esportazioni di vino nei 12 mesi del 2020, questo permette al Belpaese di guadagnare quote di mercato sui competitor in buona parte delle piazze di sbocco. Ma anche di guardare al futuro nella consapevolezza che il sistema del vino tricolore ha tenuto, pur nelle asimmetrie dei risultati all’interno delle imprese, con le medio-piccole maggiormente in difficoltà.

In piena emergenza, e con una contrazione complessiva delle esportazioni del made in Italy a -9,7%, il vino ha risposto con una sostanziale tenuta di volumi, valori e prezzi. Meno bene le bollicine, che a fronte di un 2019, dove avevano registrato un vero e proprio boom, nel 2020 soffrono in particolare sui mercati di sbocco, a partire da Usa e Regno Unito e fanno segnare una contrazione tripla rispetto alla media: -6,9%, complice un calo significativo del suo prezzo medio, che è stato di circa il 10%. Molto meglio sono andati i fermi in bottiglia (-1,5%) con un controvalore di 3,9 miliardi di euro. Tra i prodotti a marchio, i Dop perdono il 2,9%, confermandosi il segmento più esportato con oltre 4 miliardi di euro e un trend particolarmente positivo in Germania. Ottima la performance degli Igp (+1,2%), a 1,5 miliardi di euro. Soffrono maggiormente i vini comuni (-5,3%).Per quanto riguarda il contesto mondiale, risparmiata dai dazi, l’Italia riduce le perdite negli Stati Uniti (-5,6%, a 1,45 miliardi di euro, con il Lambrusco a +19%) e fa registrare addirittura un passo in avanti in Germania (+3,9, a 1,1 miliardi di euro), mentre subisce la contrazione della domanda della Gran Bretagna (-6,4%, a 714 milioni di euro). In terreno positivo Svizzera, Canada, Paesi Bassi e Svezia, mentre scendono le esportazioni a Oriente: -15,5% la domanda giapponese e -26,5 quella cinese. In Russia, il 2020 si chiude per il Belpaese con -3,6%. Complessivamente, meglio l’Ue (+0,7%) dei Paesi terzi (-4,1%). Tra le regioni, infine, il Veneto si conferma leader nell’export di vino con 2,2 miliardi di euro (-3,3% a valore), seguito dal Piemonte (+2,6%) che allunga sulla Toscana (-3,2%). Segni positivi, poi, per Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna, seguiti dalla Lombardia, in calo in doppia cifra.

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1 reply

  1. Più che sul volume, che è relativo, è sul VALORE che bisognerebbe puntare, altro che superare la Spagna per volume che presuppone estensione e manod’opera ed investimenti sulla meccanizzazione.
    Qui casca l’asino per fare vino di qualità, ci vogliono vitigni (li abbiamo) lungimiranza (molto meno) esperti enologi (pochi) tempo (troppa fretta) esperti commerciali (pochi).

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