Scienze politiche

(Giuseppe Di Maio) – Alcuni miei clienti fiamminghi inorridivano quando alla semplicità dei condimenti italiani di carne o di pesce si aggiungevano maizena, farina, o altri addensanti. Ce n’era qualcuno che sbraitava se il cuoco aveva ripassato in padella la carbonara facendo cuocere l’uovo. E ricordo il cameriere islandese del film delicato “Pane e tulipani”, interpretato da Bruno Ganz, che recitava l’Ariosto anche parlando di questioni ordinarie. Potremmo continuare così, con tanti ineccepibili teutonici innamorati del clima partenopeo, di cui certo fa parte Gabriel Zuchtriegel, attuale direttore del sito archeologico di Pompei, col suo eloquio italiano impeccabile. Oppure il mio amico Robert John (Bob), che parla veneto con un terribile accento inglese: “Mi? Ah, mi son del Kent!”

Per quel che ancora vale, se la cittadinanza potesse essere ridotta in frammenti, ognuno di costoro avrebbe diritto a un pezzo. Giacché ognuno ha dimostrato amore per l’Italia, interesse per la cultura, per l’arte, e in genere per le sorti del nostro paese. Ecco cos’è a parer mio ciò che genera lo jus, il diritto alla cittadinanza italiana. L’attaccamento, la passione per un posto dove si vuol continuare a vivere e di cui sta a cuore la vita sociale, economica e politica. Un generico jus di nascita, per quanto sia sicuramente una conquista di civiltà, è incompleto. Ad esempio, è un diritto illogico se concesso a uno che si limita a nascere, ma poi in Italia non ci vive. Tale diritto dovrebbe essere legato alla scelta volontaria di entrambi: del richiedente, e del popolo italiano che verifica i requisiti. Con lo stesso metodo si potrebbero controllare certi titoli di cittadinanza di tanti nativi, figli di italiani, che hanno dimostrato platealmente di non amarlo, il nostro paese. Ma questa è un’altra storia.

Lo storico francese Marc Lazar ha detto che a Parigi Letta è rinato. Mah! Uno che rinasce e abbandona Science Po per il PD qualche dubbio lo desta. Specie se poi arriva in Italia e comincia a dettare un’agenda politica vecchia di 30 anni, indicando ad un partito di sedicente sinistra i soliti triti obiettivi civili. Il voto ai sedicenni, ad esempio. Che però sarebbero ancora inabili per prendere una patente di guida, per essere civilmente e penalmente responsabili, per accedere ad un concorso, etc… Forse che Letta nell’Istituto di studi politici di Parigi ha insegnato il modo di rendere inoffensiva la democrazia squalificando l’elettorato? Poiché a cosa può servire il voto ai sedicenni se non a rendere inutile il voto? A cosa può servire, se non ad abbassare l’allerta civile nei confronti delle mistificazioni politiche? Il male della nostra democrazia è lo stato scadente del suo elettorato, che invece avrebbe bisogno di un’adeguata selezione per poter scegliere meglio una classe politica all’altezza del compito.

Ma tutto questo pare che al “rinato” non interessi. Pare che a Letta, come ai suoi sodali di destra, interessi un popolo scadente, che non capisca un cazzo delle questioni economiche e della struttura sociale. Interessa un popolo che si limiti a scegliere i sentimenti non le idee: il valore dell’accoglienza contro l’egoismo bieco, la parità di genere di fronte al maschilismo retrivo, la libertà di orientamento sessuale opposta all’omofobia molesta. Sicché, bieco, retrivo e molesto, sono i sentimenti nemici che si sceglie la sinistra, nemici già vinti nel giudizio degli elettori. Un partito così è parte di un’offerta politica nulla, che da destra e sinistra serve ad estromettere il popolo dai processi democratici. Un partito così è abusivo di un’area che dev’essere occupata manu militari dal M5S, quando alla fine avrà capito che la sua sola missione è sostituire i rappresentanti del popolo tradito.

4 replies

    • @Rastellotti Luisa

      👍 Mi associo alla tua standing ovation 👍

      Ma com’è possibile che chi si ostina a votare per questo finto partito,
      dopo vent’anni di Ulivi, Margherite, Piddì, non abbia ancora capito
      che questi non hanno nessuna intenzione di smetterla di prenderli per
      il culo… mi perdoni la gentile Luisa la licenza poetica.

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  1. Purtroppo anche tutta questa enfasi dei giornaloni per il suo ritorno depone male: cioè lui che ha cambiato vita, ha fatto il professore in una scuola privata francese è un eroe, se fai il professore in una università in Italia con tanto di concorso sei uno sfigato scappato di casa, un incompetente. Boh!

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  2. Grande!
    Andrebbe spiegato con un disegnino al popolo bue e magari anche a qualche dirigente del M5S che insiste col volersi accoppiare incestuosamente con quelli del PD.

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