L’aspirina potrebbe aiutare contro il coronavirus?

(Mara Magistroni – wired.it) – Non saltiamo a facili conclusioni, ma l’aspirina potrebbe essere un candidato promettente per il trattamento di Covid-19 e per la prevenzione dell’infezione. Sia chiaro: un possibile candidato, non un’arma certa. Uno studio condotto dai ricercatori del Leumit Health Services, della Bar-Ilan University e del Barzilai Medical Center in Israele ha messo in luce, infatti, che le persone che assumono la cardioaspirina (che ha un dosaggio minore della normale aspirina) si ammalano meno di Covid-19, e anche coloro che manifestano i sintomi guariscono e si negativizzano prima. Si tratta tuttavia di risultati preliminari che devono essere confermati da studi clinici randomizzati, che tengano anche conto del rapporto rischio-beneficio dell’assunzione di questo farmaco (che ha ovviamente effetti collaterali).

Sapendo che l’assunzione di aspirina dà beneficio in caso di infezioni da parte di virus a rna (come il coronavirus) e che ha un effetto sul sistema immunitario tale da supportare le difese dell’organismo, alla luce anche di altre indagini precedenti, gli autori della ricerca, pubblicata sul Febs Journal, hanno voluto constatare se potesse esserci una correlazione tra l’assunzione di aspirina e Covid-19.

Così hanno analizzato le informazioni relative a 10.477 persone sottoposte a tampone molecolare tra il primo febbraio e il 30 giugno 2020, verificando quanti tra coloro in terapia con cardioaspirina (75mg) per la prevenzione di malattie vascolari fossero risultati positivi al coronavirus, quanti si fossero ammalati e in quanto tempo fossero eventualmente guariti.

Ciò che è emerso da questo studio retrospettivo è che le persone che assumono cardioaspirina avrebbero il 29% di probabilità in meno di essere positive al coronavirus. Inoltre molte delle persone in terapia con cardioaspirina risultate invece positive al test molecolare non hanno poi mostrato sintomi.

Come osservato anche in altri studi retrospettivi, i dati israeliani confermano che la somministrazione di aspirina durante Covid-19 è associata a una precoce negativizzazione e a una ripresa più rapida dalla malattia.

“Questa osservazione del possibile effetto benefico di basse dosi di aspirina sull’infezione da Sars-Cov-2 è preliminare ma sembra molto promettente, ha commentato Eli Magen del Barzilai Medical Center, che ha guidato lo studio.

Tuttavia, sottolineano gli esperti, servono ulteriori studi randomizzati controllati per appurare i potenziali benefici dell’aspirina come aiuto per la prevenzione dell’infezione e come trattamento sintomatico.

2 replies

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    L’acido acetilsalicilico (aspirina) è comunemente usato per la prevenzione primaria e secondaria
    delle malattie cardiovascolari.
    L’uso di aspirina è associato a risultati migliori tra i pazienti positivi per COVID-19.
    Abbiamo ipotizzato che l’uso di aspirina per la prevenzione delle malattie cardiovascolari primarie
    potrebbe avere un effetto protettivo sulla suscettibilità al COVID-19 e sulla durata della malattia.
    Abbiamo condotto uno studio trasversale retrospettivo basato sulla popolazione, utilizzando i dati
    del database Leumit Health Services.
    La proporzione di pazienti trattati con aspirina era significativamente inferiore nel gruppo COVID 19 positivo,
    rispetto al gruppo COVID 19 negativo (73 (11,03%) vs. 1548 (15,77%); p = 0,001).
    L’uso di aspirina era associato a una minore probabilità di infezione da COVID-19,
    rispetto ai non utenti (OR aggiustato 0,71 (IC 95%, da 0,52 a 0,99; p = 0,041).
    Gli utenti di aspirina erano più anziani (68,06 ± 12. 79 vs 56,63 ± 12,28 anni di età; p <0,001),
    presentava un BMI inferiore (28,77 ± 5,4 contro 30,37 ± 4,55; p <0,0189)
    e mostrava una maggiore prevalenza di ipertensione (56, 76,71%), diabete (47, 64,38%) e BPCO (11, 15,07% )
    che hanno mostrato i non utilizzatori (rispettivamente 151, 25,64%, p <0,001; 130, 22,07%, p <0,001; e 43, 7,3%, p = 0,023)
    Inoltre, la durata della malattia COVID ‐ 19 (considerata come il tempo tra il primo risultato positivo e il secondo negativo del test COVID 19 RT ‐ PCR) tra i consumatori era significativamente più breve,
    rispetto ai non utilizzatori (19,8 ± 7,8 contro 21,9 ± 7,9 p = 0,045).
    Tra i pazienti COVID-positivi ospedalizzati, una percentuale maggiore di soggetti sopravvissuti
    è stata trattata con aspirina (20, 19,05%), rispetto a 1 soggetto morto (14,29%),
    sebbene questa differenza non fosse significativa (p = 0,449).
    prosegue con altri dati e considerazioni (quello sopra è l'abstract) , ma termina con
    Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per determinare se l'aspirina può disturbare
    le interazioni di SARS-CoV-2 con target sulle piastrine, ritardando così l'infezione e la propagazione virale.

    consiglierei pure, ormai che ci siamo, un brodino di pollo, e la borsa dell'acqua calda.

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    • “consiglierei pure, ormai che ci siamo, un brodino di pollo, e la borsa dell’acqua calda.”: l’ha riferito l’EMA o è robbba sua?

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