Le odi di giornali e tv, che aspettano solo il Recovery

(di Marco Palombi – Il Fatto Quotidiano) – Come i lettori sapranno, Il Fatto Quotidiano dall’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi ospita una rubrica chiamata “Santo subito”: certi capolavori agiografici al presidente del Consiglio meritano di essere sottolineati. Certo, la figura dell’ex presidente Bce incute timore reverenziale nei cronisti abituati ai solitamente più dozzinali e abbordabili politici (ognuno scelga il nome che crede) e di sicuro Draghi incarna al meglio la cultura – tra molte virgolette – dominante nelle redazioni, ma se l’egemonia culturale può valere per giornalisti e commentatori, gli editori – tanto cartacei che televisivi – hanno anche altre e più prosaiche ragioni per lisciare il premier dal verso del pelo, ragioni che riassumeremo nelle parole “Recovery Plan”.

Il settore dell’editoria cartacea è quello che è: il mercato è in calo da anni, molte aziende se la passano male e va ancora trovato un modo profittevole per portare questo mondo nel digitale. Il Covid non ha aiutato: dal 2007 al 2019 il fatturato era sceso del 60%, il 2020 ha aggiunto 600 milioni in meno di ricavi, dice la Federazione degli editori. Un programma di aiuti pubblici, insomma, serve come il pane e se ne discuteva già col precedente governo (come con tutti i governi, che – da ultimo nel 2019 – non hanno lesinato in fondi per i pre-pensionamenti, che però hanno dato un’altra spallata alla già malmessa Inpgi, la cassa previdenziale dei giornalisti). Il punto è: stabilito che qualche briciola del Recovery andrà anche alla carta stampata, come sarà impiegata? Uno dei quattro filoni d’intervento presentati in Parlamento dal presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti – peraltro impegnato in un pesante piano di tagli (per i lavoratori) nel suo gruppo – spiega tutto: transizione digitale di qua, informatizzazione delle edicole di là, consegna a domicilio sopra e sotto a tutto “ricambio generazionale”, che nelle proposte Fieg pre-pandemia si accompagnava sempre a “moderazione del costo del lavoro” su cui ci si porta comunque avanti. “Ricambio generazionale” significa pre-pensionamenti, che per pubblicazioni in genere ossessionate dalle deroghe alla legge Fornero (tipo Quota 100) è abbastanza bizzarro. La digitalizzazione e il resto erano già nel piano “Editoria 5.0” dell’ex sottosegretario delegato Andrea Martella del Pd: ora vediamo se quello nuovo, il berlusconiano Giuseppe Moles, vorrà aprire al futuro liberando le redazioni dal passato. Intanto gli editori si sono eccitati per il sostegno al settore di Anna Maria Bernini, sempre Forza Italia: “La comunicazione è uno degli asset degli indicatori di performance di un Paese e deve essere uno dei nostri detonatori di futuro” (sic).I padroni delle tv, al contrario di quelli dei giornali, non prenderanno le briciole del Recovery Plan: i miliardi destinati alla transizione digitale – banda larga in testa – finirà per ridisegnare il settore per come l’abbiamo conosciuto, a partire dall’integrazione tra i broadcaster e le aziende di telefonia (l’alleanza tra Dazn e Tim per i diritti tv del calcio che potrebbe mandare all’inferno Sky è solo un antipasto). Silvio Berlusconi, come al solito, s’è piazzato al centro dell’incrocio: debole a livello industriale e finanziario, presidia il governo (al Mise c’è il leghista Giorgetti, anche se le deleghe sulle tlc dovrebbero andare alla grillina Todde) per strappare se non altro il miglior prezzo possibile quando il dinosauro Mediaset sarà spinto a forza nel nuovo mondo (presente Netflix o gli Ott tipo Amazon?).Ovviamente come questo avverrà, secondo quali linee guida, attraverso quale ruolo e quanti soldi dello Stato è il centro della partita: il governo dovrà soprattutto decidere quale missione assegnare a Cassa depositi e prestiti (già azionista di Tim e Open Fiber) e cosa fare coi francesi di Vivendi, che comanderanno in Tim e vorrebbero farlo anche in Mediaset. Silvio, Draghi permettendo, spera tanto di no.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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7 replies

  1. Quando sice che è tutto un “magna magna”c’è chi s’indigna e grida al qualunquismo,invece dovrebbe indignarsi per il fatto che il “magna magna” è un’amara realtà coperta dall’ipocrisia generale.

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  2. “Come i lettori sapranno, Il Fatto Quotidiano dall’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi ospita una rubrica chiamata “Santo subito”: certi capolavori agiografici al presidente del Consiglio meritano di essere sottolineati.”

    Naaaaaa😆😂🤣🤣non lo sapevo…meraviglia! Non solo Spinoza, allora, anche” Cuore”!
    Evviva👏🏻👏🏻👏🏻operazione nostalgia… SIGH✨

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  3. Ah, dobbiamo pure pagarli perché sopravvivano, questi megafoni di interessi personali?
    Cominciassero a scrivere cose vere, invece che becera propaganda..
    E facessero la tanto auspicata, da noi, legge sul conflitto d’interessi… (seeeee… domani)

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      • Ma quando mai…già con la prescrizione l’ha fermato a stento una PANDEMIA!
        E ora, peggio me sento… 🤦🏻‍♀️

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  4. Lorsignori hanno annodato il tovagliolo al collo (non è buona educazione, ma loro, si sa, a queste cose non badano), hanno
    impugnato forchetta e coltello e sbavano con cupidigia nell’attesa che Chef Faccia di Pietra Draghi cominci a servire il
    lauto banchetto.
    Il tavolo, affollato, è lunghissimo… non si vede la fine…, d’altra parte è annunciato un banchetto di ben 209 portate e i
    commensali non stanno più nella pelle… per quasi tre anni son stati tenuti a dieta e ora è finalmente giunto il momento
    di rimettere in moto mascelle e stomaci.

    Il volgo, come al solito, viene tenuto fuori dalla sala ma applaude ed è contento lo stesso perchè sa che da quella tavola
    imbandita verranno lasciate cadere briciole e ossa spolpate che si disputeranno accanitamente e si sentiranno un po’
    anche loro partecipi della Grande Abbuffata.

    Il popolo, si sa, si accontenta di poco… più che altro riempie pancia e scarsella con le chiacchiere e la fandonie che
    Lorsignori non negano a nessuno.
    Non ha la più pallida idea del menù che Chef Draghi ha in mente, né come intende cucinarlo, né a chi è destinato, ma gli
    hanno raccontato che a Faccia di Pietra hanno assegnato dodici stelle e tanto gli basta.
    Vuoi mettere le cinque miserabili stelle di quel girafrittate di Conte?

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    • Ebbasta!… con questo tono vecchiotto che non serve più a nulla, nemmeno con Chef Faccia di Pietra Draghi .

      Ma insomma, questi poveri diavoli di “Lorsignori” sono insultati da tutti!…
      E dire che Trimalcione si ci asciugava le dita ai capelli dei suoi schiavi; ma se un “Lorsignori” qualunque palesasse la semplice pretesa di avere qualche volgo sottobanco, anzi sotto banchetto a smaltire gli avanzi… c’è sempre qualcuno a puntare il ditino!…

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