Gianfranco Viesti: “Se il partito del Nord si divora il Recovery al Sud solo briciole?”

di Antonello Caporale – Il Fatto Quotidiano) – Tre ministri dei dicasteri economici pesanti, il presidente della Cassa depositi e prestiti, il sottosegretario al coordinamento di tutta la politica economica. Tutti lombardi, residenti lungo l’asse che da Mantova conduce a Varese e due di essi (il ministro Colao e il presidente di Cdp Gorno), addirittura testimoni di nozze. Esiste un partito del nord? E, nel caso, come dimostrerà la sua influenza?

“Non si può dire che la geografia sostituisca la politica. Si può presumere però che il dato territoriale influisca eccome”.

*** Il professor Gianfranco Viesti, da Bari, conduce spesso in solitaria la campagna in difesa di un Sud depredato da quel potere affluente e decidente che staziona sopra Roma.

Mi preoccupo che la ripartizione delle risorse, specialmente ora che bisogna iscriverle nel grande registro degli appalti, delle opere da realizzare, di cui si compone questo Recovery plan, avvenga nel solco di sempre: di più al nord e di meno al sud. Più dei grandi capitoli generali, delle linee di fondo che mettono d’accordo tutti, temo le cifre di dettaglio. Opera per opera. Ciò che si fa e ciò che si cassa. O meglio: ciò che si aggiunge, dove si aggiunge, e ciò che si toglie, dove si toglie.

*** Le opere al Sud sono quelle di sempre. Essendo da trent’anni ferme al palo, si ripropongono nella stanca litania.

Mettere nel Recovery, faccio un esempio, la realizzazione del grande asse ferroviario Napoli-Bari sarebbe un atto di pura sostituzione. Prenderemmo i soldi del Recovery per un’opera già programmata e finanziata. Cosa si aggiunge? Questo è il vero pericolo, perché il Sud, anche per suoi demeriti, subirebbe due colpi in testa. L’esito della pandemia è illuminante.

*** La pandemia ha fatto male soprattutto al nord. La Lombardia ha pagato più di tutti.

Dal punto di vista sanitario le cose stanno così, ma dal punto di vista economico la crisi è generalizzata.

*** L’idea della Moratti, l’assessora alla Sanità lombarda, di godere di maggiori vaccini per mettere in sicurezza il tessuto produttivo, la locomotiva che traina l’Italia?

Conosce la teoria dello sgocciolamento? È quella idea di fare ricco chi è più ricco perché in qualche modo il di più gocciolerà poi nelle tasche del povero. Veste di altruismo un principio egoistico. Il “trainato” spesso scompare nella nebbia padana e addio alle promesse. In verità il Nord aumenta di peso e di Pil se la domanda del Sud aumenta di consistenza. Se anche al di sotto del Garigliano si spenderà, si comprerà, si investirà e soprattutto si produrrà.

*** La pandemia non deve contare nei saldi di spesa del Recovery e del bilancio statale?

Oggi le regioni del Sud, eccetto la Puglia e la Sardegna, hanno ogni 100mila abitanti 81 unità sanitarie. Più nel dettaglio al Sud per 100mila abitanti sono in servizio 35 infermieri. Nel resto d’Italia, e soprattutto al nord, questo rapporto è di 108 sanitari per 100mila abitanti, di cui 49 infermieri. È chiaro che la capacità sanitaria avrà un suo ruolo già nell’esito delle vaccinazioni di massa. Sarà colpa del Sud sempre attardato o delle forze in campo diseguali? E se sono diseguali, l’investimento nella sanità dovrà essere più corposo nei territori più fragili, giusto?

*** Giusto.

Aspettiamo di leggere le tabelline delle ripartizioni.

*** Lei non ci crede.

Attendo speranzoso. Cambio esempio: l’Italia si è impegnata ad innalzare fino al 33% la soglia dei bimbi con età inferiore ai due anni da accogliere nei nidi. Oggi l’Emilia si attesta sul 38% mentre la Campania è ferma al 9%. Se resistono le diseguaglianze l’Emilia aumenterà la quota e la porterà al 45%, la Campania al 15%. L’obiettivo sarà raggiunto ma lo squilibrio resterà intatto.

*** Perciò teme il partito del nord.

Per adesso resta una suggestione. Mica possiamo fare il processo alle intenzioni?

*** A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina, diceva Giulio Andreotti.

E anche questo è vero.

8 replies

  1. Mi lascia sgomenta il pensiero secondo cui la provenienza territoriale dei ministri dovrebbe riverberare effetti prioritariamente per le loro regioni di origine.
    I ministri ,se la Costituzione non inganna ,dovrebbero rappresentare e fare gli interessi di tutto il territorio nazionale; non sono presidenti di regione , o di provincia , o sindaci , i quali possono creare sviluppo prioritariamente per il loro territorio .
    Invece 2 anni fa ho letto il titolone del giornalino umoristico “comandano i terroni”, come se fosse una cosa ridicola e inaudita e non un minuscolo tentativo di riequilibrare 70 anni di nordcentrismo (non c’era un premier meridionale dal 1989-De Mita).Perché, dove diavolo è scritto che i presidenti del consiglio devono essere tutti settentrionali?
    Adesso invece per San Drago nessuno ha scritto “comandano i polentoni”, come se fosse normale il Partito UNico del Nord a sfregio dei restanti milioni di cittadini ,quasi a voler obliterare la precedente fastidiosa parentesi.
    La prossima volta che si vota credo andrò al mare …
    Questo paese è inemendabile.

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  2. Intervista condotta sull’oggettività dei numeri.
    Che fotografano un divario tra macroregioni che, invece di di chiudersi, va aumentando.

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  3. Santoiddio che giornata: tra questa intervista e il punto di Paolo Pagliaro con Pino Aprile s’è capito che marca sempre peggio. E in tutto ciò il ministro non è più Beppe Provenzano.

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