Le balle del padrone

(Giuseppe Di Maio) – Pare che i problemi del M5S li conoscevano tutti, e la loro “segreta” realtà è saltata fuori non appena sono esplosi. Due giorni fa Domenico De Masi ha svelato i motivi per i quali si è scisso il M5S, segreti di Pulcinella che però mancano della conoscenza diretta di un attivista. Ciononostante almeno due dei tre motivi elencati sono esatti: la mancanza di un reale orizzonte ideologico, e l’assenza di una struttura, di un’organizzazione di partito. Sono anni che mi sgolo, come sono certo che anche altri lo hanno fatto, io e loro inascoltati dai vertici del Movimento. E sono anni che sollecito una riforma dell’informazione: da noi la stampa e la televisione hanno raggiunto un’impertinenza negli altri paesi inconcepibile. Qui in Italia lo strumento fondamentale della democrazia si sta adoperando a sostenere il blocco sociale, a negare la cittadinanza.

Ma stamattina il ragioniere Beppe Grillo da Genova sulle pagine del suo blog parla di una riforma della stampa e della televisione pubblica. Ne parla naturalmente con ottica da contabile, e gli sfugge che il controllo dell’informazione, della verità, dev’essere opera di un istituto terzo, a cui viene affidata con un’apposita legge la verifica quotidiana delle notizie. Cioè un tribunale, in cui devono transitare le balle dei padroni, i dileggi delle penne senza mestiere, l’infodemia quotidiana che annebbia la poca intelligenza collettiva e la fa schiava. In contemporanea dai social Alessandro Di Battista, l’autoesiliato dal Movimento, ci ripropone l’indimenticabile Luciano Violante, quando, nel 2003, rammentava in parlamento a Berlusconi l’impegno della sinistra che le sue televisioni non sarebbero state toccate. Poi menziona il numero delle testate proprietà del padrone e come la politica sia schiava del potere finanziario.

Intanto la triade milanese e “Il Tempo” romano sembrano giornaletti del liceo che scherniscono l’avversario politico. I network nazionali e i fogli d’informazione locali, tutti hanno padroni che dettano la linea alle redazioni. Il conflitto d’interessi esplode senza che la politica vi ponga rimedio. E neppure il M5S! Neppure il partito della rivoluzione dei rapporti sociali intercetta il nesso tra politica e informazione, tra volontà generale e interesse privato. Di Maio confida ancora nella libertà di stampa, e qualche giorno fa in commissione alla Camera sono stati approvati due emendamenti al Milleproroghe che rinviano i tagli all’editoria.

Non sorge una proposta di legge per punire le fesserie della stampa, che rimbalzano poi nelle reti televisive e sui social. Ma se ci fosse un giudice che alla decima balla sfornata da una redazione fa chiudere la testata per un mese, e se con l’aggravante della recidiva fa mettere i sigilli al giornale, allora di sicuro non saremmo più costretti a subire titoloni come: Salvini asfalta il M5S, Di Maio nei guai con la famiglia, o patata bollente per la Raggi. Peccato che non si possano punire anche le omissioni, o i sillogismi fantasiosi. Ecco, una buona proposta da presentare al governo Draghi. E col rifiuto, cominciare a collezionare i motivi per uscire da questa maggioranza.

4 replies

  1. E chi controlla i controllori?
    Il problema della stampa è sicuramente risolvibile, volendo!, ma non facendo rinascere una sorta di MinCulPop.

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  2. ecco un altro che vuole imbavagliare l’informazione…!!!
    l’informazioene deve essere libera ma deve dare diritto di replica a quelli che diventano oggetto di menzogne se non peggio di diffamazioni…!!!
    per informazione libera si intende, chiaramente, la fine dei finanziamenti pubblici (e privati) che, di fatto, portano all’asservimento dei sedicenti giornalisti a chi li “foraggia” e una legge sul conflitto di interessi che metta fine al sistema protomafioso dell’attuale sistema mediatico…!!!
    il resto sono parole al vento…!!! al pari delle promesse elettorali del moV che non si sono concretizzate per assenza di dignità e morale e supino asservimento al potere massonicostatomafioso…!
    “l’arternativa c’é”!!!

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