Quelli che … Mario frustaci ancora!

(di Tomaso Montanari – Il Fatto Quotidiano) – Si può opinare che la gestione della crisi sia stata, a tratti, opaca? Per esempio, nel colpo di scena, evidentemente non tale per tutti, per cui le Camere in nessun caso sarebbero state sciolte? Si può dissentire, anche radicalmente, dal presidente della Repubblica, sostenendo che la scelta di Draghi sia non già un balsamo, ma invece un serio vulnus, per la nostra democrazia?

Si può mettere in dubbio lo status messianico del presidente del Consiglio incaricato, ricordando che la sua intera carriera e il suo operato pendono dalla parte di chi ha reso il nostro mondo ciò che è (e cioè mostruosamente ingiusto, e diseguale), e non dalla parte di chi ha provato a migliorarlo? Si può auspicare, infine, che qualcuno, in Parlamento, abbia sufficiente autonomia politica e morale per “disobbedire al presidente Mattarella” (magari per non governare coi fascisti), questa inimmaginabile condotta da reprobi?

In pochi giorni, l’articolo 1 della Costituzione è stato riscritto così: “L’Italia è una Repubblica paternalista, fondata sui migliori”. E uso ‘paternalismo’ in senso proprio: nascendo quella parola per definire una “politica… caratterizzata da una bonaria e sollecita attenzione verso i bisogni dei sudditi, escludendoli però completamente dal controllo delle attività dello Stato e da una qualsiasi forma di partecipazione alla gestione della cosa pubblica” (così il Grande dizionario della lingua italiana).Il nuovo mantra dell’antipolitica ha assunto toni monarchici, autoritari, repressivi. ‘È finita la ricreazione! È entrato il preside: ora sono tutti muti, a capo chino’; ‘finalmente sono stati commissariati, quegli incapaci del Parlamento!’; ‘ha parlato il Presidente, nella sua saggezza, ora non vola una mosca’; ‘il Presidente sarebbe ‘infastidito’ dalle condizioni poste dai partiti’. E via dicendo. Il fasto del Palazzo del Quirinale ha eclissato le aule sorde e grigie del Parlamento esercitando, ancora una volta, la sua malìa autocratica: i fantasmi di papi e re hanno ripreso la scena, rimettendo al proprio posto il popolo bue, e i suoi bovini rappresentanti. Imponendo il nome di Draghi senza sottoporlo a consultazioni preventive (l’Eletto ne sarebbe uscito svilito); annunciando che un “alto profilo” spazzava finalmente via i populisti trogloditi; teorizzando un governo “che non debba identificarsi con alcuna formula politica”, il Presidente ha inferto una mazzata micidiale al Parlamento: che vede divorato, sul colle più alto, un governo cui aveva appena rinnovato la fiducia.

Ora, più ancora di questa mossa con pochi (e discutibili) precedenti – ma comunque dentro i confini formali della Carta – sconcerta il plauso con cui tutti l’hanno accolta: te deum, ceri, inni, vitelli grassi sgozzati. Era il funerale della democrazia parlamentare, così debole, impotente, screditata da esser pugnalata a morte da un sicario saudita, e poi sepolta frettolosamente da un Padre severo: eppure i morti ballavano, e bevevano.

Quanto è profonda la disillusione, anzi il disprezzo, verso la democrazia parlamentare, se tutti gioiscono perché le decisioni circa il bene comune vengono ora prese da una persona sola, con una regressione plurisecolare? Il godimento masochista di un’intera democrazia che, vedendosi umiliata, grida: ‘dai, frustami ancora!’.

Ma è solo l’inizio. Perché questo ‘governo del Presidente’ (cioè ‘governo non parlamentare se non proforma’) è aristocratico intimamente: programmaticamente. Da Berlusconi ai giornali degli Elkann, tutti invocano il ‘governo dei migliori’. Si glossa: dei competenti. Vano chiedere competenti su cosa (domanda lecita, viste le prime uscite sulla scuola: da bar dello sport dei Parioli). Vano ricordare che se l’Italia è messa com’è messa, è colpa non dei populisti ma dell’élite più ignorante, corrotta, familista, incapace del pianeta. Vano perché, come è chiaro fin dai tempi di Aristotele, si scrive aristocrazia, si legge oligarchia: governo dei pochi. Cioè dei ricchi. È davvero il culmine italiano dell’ordoliberismo: “Uno Stato sotto sorveglianza del mercato, anziché un mercato sotto la sorveglianza dello Stato” (Foucault). In un momento in cui i tre uomini più ricchi d’Italia possiedono quanto i sei milioni di cittadini più poveri, in un momento in cui il massimo pericolo per la democrazia è che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri più poveri, si affida il governo della Repubblica all’uomo Goldman Sachs. Uomo nel senso di maschio, innanzitutto: perché il paternalismo è, per definizione, maschilista. E l’uomo di potere deve essere accompagnato, due passi indietro, da una “moglie di gran classe che non parla neppure se interrogata” (Aspesi). Maschio solo al comando: farà tanto meglio, in quanto non dovrà trattare con gli spregevoli partiti per i nomi dei suoi ministri.

È chiaro che stiamo imboccando l’oligarchia come via d’uscita dalla crisi della democrazia parlamentare? Con tanto di cronache a getto continuo dal buen retiro umbro della famiglia reale: che fa una vita così normale, signora mia!

Stiamo cadendo da una (orribile) padella a una (fatale) brace. Una brace che ben conosciamo: “È da vedere se questo modo di pensare, molto diffuso, non sia un residuo della trascendenza cattolica, e dei vecchi regimi paternalistici”, si chiedeva Antonio Gramsci.

“Costruire la democrazia equivale a distruggere le oligarchie – ha scritto Gustavo Zagrebelsky – con la precisa consapevolezza che a un’oligarchia distrutta subito seguirà la formazione di un’altra, composta da coloro che hanno distrutto la prima”. In questo caso – è il dramma – l’oligarchia è quella di prima, che torna: mai distrutta. Quella che ha portato il Paese al disastro, il pianeta sull’orlo dell’abisso. Mentre il costume e la retorica tornano a prima del 1789, o, a tutto concedere, a un dispotismo illuminato in cui il monarca-padre decideva per il ‘bene’ di sudditi eternamente minori.

Siccome il danno, l’involuzione, prima che istituzionali sono culturali, se ne esce, se se ne esce, solo a dosi massicce di pensiero critico: pensiero contro, insubordinato, eretico, non conforme. Una mobilitazione di pensiero nelle scuole e nelle università, nei luoghi dove ancora si può cercare, attraverso una “erudizione implacabile” (ancora Foucault) di non piegare le ginocchia di fronte a padri saturnini. Occorre “il senso della rivolta” e la “capacità di sfruttare appieno le rare opportunità di discorso concesse” (Said). E, con il Tommasino di Casa Cupiello, occorre saper rispondere, a chi chiede ossessivamente “ti piace il presidente Draghi?”: No. Non mi piace!.

17 replies

  1. Tremendamente vero.
    Anche io – nel mio piccolo – vedo questa restaurazione gioiosa.
    In un tripudio insensato se si pensasse alla situazione e a come ci si é ritrovati dentro.
    Raccontata dalla maggior parte con un’enfasi e un’estasi che sa sempre più di inganno.
    Possibile che non ci sia un dissenso, un distinguo, tra destra, sinistra, sindacati, Confindustria, società civile, movimenti?
    Possibile che l’esperienza giallorossa e del galantuomo Conte – lui sì un alieno – non meriti nessun riconoscimento e plauso?
    Solo dileggio e fango per chi ha fronteggiato l’improvvisa pandemia, aiutato i più bisognosi coi pochi mezzi a disposizione del Paese, ottenuto quel supporto dall’Europa su cui ora banchetta chi ha remato contro (Salvini coi suoi no alle mascherine, alle chiusure, ai dpcm) e chi ha tramato nell’ombra (Renzi e il suo codazzo di leccaculo e ancelle)?
    É il mondo del contrario.
    Anzi, no, é il mondo che volevamo provare a cambiare – come si tentó nell’epoca di Mani Pulite e dell’ingenuo Di Pietro sbranato per una baracca non accatastata – e che come al solito ha vinto ed é tornato intonso com’era. Il Gattopardo infinito.

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    • Nessun dissenso, ci sono 209 miliardi di €.
      Flussi e riflussi, mangia te che mangio io.
      Matteo Messina Denaro & C. esultano.

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  2. E se l’uomo, nel senso di maschio, della Goldman Sachs ripristinasse l’Articolo 18?
    E se la riforma della Giustizia fosse quella auspicata da Bonafede?
    E se mettesse mano al falso in bilancio?

    E se ….e se…. illusione dolce chimera sei tu……
    Grande verità caro Tomaso Montanari, condivido.

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  3. amara, triste, severa e vera sintesi…e dispiace vedere nella centrifuga anche quel pezzo di italia che sperava di cambiare le cose.Ma tant’è….morto un papa se ne fa un altro e può valere anche per un nuovo movimento …ma passeranno anni

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    • Non credo che passeranno anni, le persone ne hanno le tasche piene. Troppi ladri, troppi corrotti.
      Chissà che non ci sia un ripensamento a precedenti prese di posizioni, specialmente quando si assommano rinunce delusioni e sacrifici.

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    • Non credo che passeranno anni, le persone ne hanno le tasche piene. Troppi ladri, troppi corrotti.
      Chissà che non ci sia un ripensamento a precedenti prese di posizioni, specialmente quando si assommano rinunce delusioni e sacrifici.

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  4. E’ più o meno quello che avevo scritto io in un commento, ovvero che adesso il popolo si convincerà dell’inutilità di votare qualcuno a rappresentarli, soprattutto se quel qualcuno prometteva di spezzare il connubio finanza – istituzioni che spesso non coincide con il volere del popolo sovrano. Le menti finissime che gestiscono il potere e l’informazione son riusciti a far diventare populismo e sovranismo quasi delle parolacce, oltre ad aver fatto diventare tali termini una sorta di segno di riconoscimento della destra più becera e/o estrema, quando in realtà dovrebbero essere termini più da sinistra.
    Il prossimo partito o movimento che ricomincerà a parlare di lotta allo strapotere delle banche, del capitalismo e della finanza riceverà pernacchie, o sbadigli per un film già visto e che non appassiona più.
    Draghi è prima di tutto un simbolo della vittoria dell’alto sul basso, altrimenti bastava un Cottarelli qualsiasi per fare due conti sul Rec. Plan e portarci a elezioni a giugno. I simboli son più importanti delle parole, perchè agiscono sull’inconscio senza che te ne rendi conto.

    Io son convinto che Grillo sia minacciato o ricattato, e forse ha provato a farcelo capire nei suoi video dove appariva con mascheramenti assurdi.
    Non è più quello di prima. Non fa più ridere e si vede che recita.

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    • *Guido,
      Che fosse minacciato avevo avuto un mezzo sentore, da come si è mosso, perché Grillo stupido non lo è assolutamente.
      Del resto ci sono entità che hanno uomini e mezzi per far cambiare idea.
      Ricordo il primissimo Hollande…e dopo poco il budino che divento’.
      Condivido il tuo pensiero , Dobbiamo stare attenti, altrimenti la democrazia rappresentativa diventa un inutile orpello .

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      • Pressioni? Minacce?
        Ne abbiamo avuto prova provata con la convocazione a roma, arrivato con oltre 2 ore di ritardo e invece di guidare la protesta la butto in caciara poi c’è stato lo stupro ad opera del figlio, vero non vero, ai posteri l’ardua sentenza,
        Ma la senzazione è che qualcuno lo tenga x le palle e lo faccia cantare a comando.

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  5. No! No! No! Nun me piace proprio pe’ niente. Ma finché un presidente della Repubblica o un presidente incaricato ricevono senza un minimo di rossore politico un pregiudicato(Berlusconi) o un voltagabbana seriale(Salvini) cosa ci si può aspettare? Niente di buono. No! Nin mi piace.

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  6. Quelli che non ci racconteranno mai le balle di Renzi&C

    E QUELLI CHE FANNO VERA Cronaca giornalistica dei fatti.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/02/12/recovery-la-vera-storia-con-ben-168-incontri/6098767/

    Recovery, la vera storia con ben 168 incontri

    Narrazioni – La stampa addossa a Palazzo Chigi la paternità del Piano, frutto invece di un lavoro collettivo. La crisi è nata sulla gestione degli oltre 200 mld

    La narrazione sul Recovery plan accentrato da Giuseppe Conte, e caduto per questo, è un mantra ripetuto da Matteo Renzi per
    giustificare la crisi di governo. La narrazione trova diversi aedi pronti a supportarla anche sui quotidiani, e ha l’obiettivo di trasformare il più grande successo del governo Conte, il Recovery – che segnerà la […]

    scrivere LA VERITA’ oggi è cosa impensabile per la stampa e TV. in Italia

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  7. Credo che il “pensiero critico” possa svilupparsi solo con la vera conoscenza di quello che fanno e hanno fatto coloro che hanno il potere di decidere il destino di milioni di cittadini. Una informazione onesta e facilmente accessibile ai più ,la ritengo fondamentale.

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