Condanna sindaco Appendino, l’Anpci chiede intervento normativo

“Della condanna a carico del sindaco Chiara Appendino (M5S) della città di
Torino, si è parlato anche in sede di ANPCI Nazionale – afferma il
presidente della delegazione regionale Campania, Zaccaria Spina –. Il tema
posto dalla condanna, di cui purtroppo si parla solo ora che riguarda il
sindaco Appendino, è di quelli di cui da anni si chiede un serio ed
approfondito intervento normativo. In un continuo moltiplicarsi di norme,
procedure, obblighi ed incombenze ulteriormente aumentate anche a causa
della emergenza epidemiologica in corso, possono i sindaci continuare a
essere gli unici capri espiatori di ogni cosa che succede? Possono rimanere
le uniche istituzioni sulle quali riversare il peso di scelte dalle responsabilità
enormi? Per questo abbiamo ritenuto di condividere unanimemente il
documento della Presidente Nazionale Franca Biglio”.
“La condanna del sindaco Chiara Appendino della città di Torino – si legge
nella nota a firma della presidente Franca Biglio e di Camillo Grosso –
riporta alla ribalta un tema assai caro ad Anpci: la responsabilità civile e
penale dei Sindaci. Un tema sul quale da anni si chiede allo Stato e alla
Magistratura una seria riflessione. Per sgomberare il campo da inutili
incomprensioni non siamo a chiedere certo una sorta di impunità o un
diverso trattamento, ma semplicemente una serie di doverose tutele e
riguardi per un ruolo già di per sé complesso. L’effetto di simili condanne,
che in passato hanno toccato molti sindaci, ma hanno destato scalpore solo
oggi perché riguardano il Sindaco di una grande città mentre alle spalle
abbiamo un fitto numero di primi cittadini di paesi condannati per frane,
valanghe, smottamenti, eventi calamitosi vari, feste e manifestazioni finiti
tragicamente. Se la questione tecnica preferiamo lasciarla a giuristi,
vorremmo concentrarci sull’effetto deleterio, collaterale di simili condanne:
l’allontanamento delle persone dall’amministrazione degli enti locali. È
oramai un fatto innegabile ed emergenziale come il cittadino rifugga sempre
più l’impegno nell’amministrare un comune sia esso grande o piccolo.
Perché? Forse perché è diventato assai rischioso e gravoso farlo, con poche
risorse sia materiali che di personale, sia perché dietro ogni disgrazia o
errore c’è una querela, una denuncia, un esposto. Ci troviamo oramai con un
numero sempre più crescente di comuni ad ogni elezione con mono-lista
(nella migliore delle ipotesi) o addirittura senza candidati a Sindaco. Non si
può ignorare questo fenomeno e non si può fare finta che non sia
determinato anche dalla facilità con cui gli amministratori locali diventano
capri espiatori e vengano trascinati davanti ai magistrati. Come non si può
neppure ignorare il fatto che cresceranno sempre di più i commissariamenti.
Ringraziamo piuttosto tutti coloro che gestiscono con amore e passione la
cosa pubblica ed evitiamo di mandarli a casa per legge: questa non è
democrazia”.

3 replies

  1. L’ ANPCI ha dovuto attendere questo caso in una grande città, con ununa sindaco brava e per bene, per chiedere la modifica di una norma che ogni cittadino considrava ingiusta da sempre ? Queste organizzazioni fanno qualcosa? i loro membri prendono uno stpendio o comunque compensi ? Qualche politico potrebbe prender spunto da questo caso per richiedere una riforma di questi organismi. credo che nessuno se ne inteessarà : stiamo a vedere

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