Recovery: Renzi fa ciao a Conte, ma non molla ancora le poltrone

Sempre Appesi a italia viva. Il “piano”. Nuovo show in Senato del leader di Iv: attacca il governo, prende tempo sull’addio. Pd preoccupato: “Bisogna rispondergli”.

(di Wanda Marra – Il Fatto Quotidiano) – Indossa la cravatta rossa, fa proiettare delle slide, non evita la locuzione “io da premier” (come se il tempo non fosse passato), Matteo Renzi in conferenza stampa in Senato. Ma il messaggio più esplicito è il titolo del suo documento con ben 61 punti di critica al Recovery Plan di Giuseppe Conte: si chiama “Ciao”. Quello che è ufficialmente un acronimo (Cultura, Infrastrutture, Ambiente, Opportunità) evoca tanto i “Ciaone” dei (suoi) bei tempi che furono, lanciato all’indirizzo di “Giuseppi”.

Naturalmente, lui smentisce l’interpretazione, ma alla fine dello show in tono minore, visto che evidentemente c’è una pandemia, lo esplicita: “Non si può tirare troppo per le lunghe, se non c’è accordo sul Recovery faranno senza di noi e le ministre e il sottosegretario si dimetteranno”.

Parla di “settimane” per arrivare a un accordo Renzi. Una tempistica inquietante: più si va per le lunghe, più l’Italia rischia il ritardo nella presentazione del Piano alla Commissione per ricevere i fondi europei. Cosa che potrebbe davvero mettere all’angolo Conte e a rischio il governo. Anche per la reazione delle Cancellerie del Vecchio Continente. Tanto è vero che ieri al Nazareno commentano con un unico concetto: “Conte deve rispondere a lui e al Pd. Deve fare il capo della maggioranza”.

Ma intanto, l’ex premier procede per step. Se Conte recepirà un numero di proposte sufficienti, si va avanti, altrimenti, si dichiara pronto ad aprire la crisi, dopo la Befana. Il punto è: quali proposte? Perché, la critica è feroce e radicale: “Il piano manca di ambizione, è senz’anima, si vede che non c’è un’unica mano che scrive. È un collage talvolta raffazzonato di pezzi di diversi ministeri”. La frecciatina – implicita – è anche al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, “reo” di non ricordare esattamente ogni locuzione riferita alla giustizia. “Serve un salto di qualità”, precisa Renzi.

Ma oltre a smontare nel dettaglio vari capitoli (dai 2,1 miliardi per i giovani considerati troppo pochi, alla proposta di dare 6 miliardi ai Comuni), l’ex premier tira fuori esattamente le questioni più ostiche per il M5S. Tanto per cominciare chiede di implementare i fondi per la sanità con il Mes. E poi propone al governo di fare lo ius culturae, mentre boccia senza mezzi termini il reddito di cittadinanza. Così come attacca il M5S che ha votato contro il parere del governo sul Tav. Poi ribadisce un altro tema per lui essenziale: “Il presidente del Consiglio affidi la delega ai servizi ad una persona terza”. Conte non ha intenzione di cedere. Ma in queste ore, in casa dem, riappare il nome di Marco Minniti come candidato. Almeno sulla carta, potrebbe andar bene anche al leader di Iv.

Ma poi sono più d’uno i temi su cui renziani e dem sono d’accordo: dalla struttura di governance, che deve tenere conto dei ministeri, ad alcune debolezze del piano. “I punti che Renzi può portare a casa sono potenzialmente tutti, tranne il Mes”, commenta un senatore dell’ala più governista del Pd.

La palla è di nuovo nella metà campo di Conte. Renzi si è indispettito rispetto alla sua performance a Porta a Porta. Troppo poco disposto a prenderlo in considerazione. La trattativa si preannuncia complessa. “Io non ho paura di niente”, dice il senatore di Scandicci, commentando Bettini, che parla di elezioni con una lista Conte e un’alleanza Pd-M5S. Cosa in parte vera: con il 2% ha poco da perdere. E il suo obiettivo reale resta il Conte-ter, magari con un ministero in più non per se stesso, ma per Maria Elena Boschi o Ettore Rosato.

Ieri sera, intanto, ha avuto una riunione con i suoi parlamentari. Gli stessi che continuano a giurare ai colleghi Pd che non hanno intenzione di aprire una crisi. Nel rispondere a una domanda sul tema fatta da Daniela Preziosi del Domani, Renzi equivoca e le risponde definendola giornalista del Fatto. Un’occasione per scagliarsi contro questa testata e le esortazioni a Conte a “sfancularlo”.Il prossimo round domani, quando la delegazione di Iv si recherà al tavolo al Mef.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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8 replies

    • Sarebbe anche ora che venissero allo scoperto.
      L’opera di destabilizzazione del Guitto sta già durando da troppo tempo e il Capo danno si avvicina.

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    • Quest’anno pioveranno nomine come la neve.
      È l’ennesima canizza per l’osso, tra i mezz’uomini del PD che si mostrano i denti riparati dalla catena.
      Liberi i processi democratici (elezioni) e vedrà che ognuno se ne torna a cuccia con la coda tra le gambe.

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  1. Sig. Presidente del Consiglio, oramai è dal primissimo momento che l’innominabile ha detto? Sacco la spina! boh! Che prego faccia come con l’altro Matteo. Lo sto scrivendo e dicendo a tutti. Forse in una maniera non tanto consona. Allora segua ciò che scrive, l’unico vero giornalista, Marco travaglio nel suo articolo dal titolo “Ciaone” Credo fermamente che molti, troppi Italiani la pensano alla stessa maniera. Come disse Paolo Borsellino “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Non si può vivere, nè potrà far niente per gli Italiani sotto questo continuo ricatto immorale di un imbecille di tale portata.

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