Vieni avanti vaccino!

L’obiettivo è finire entro settembre. La soglia dei 42 milioni di vaccinati

(Lorenzo Salvia – il Corriere della Sera) – Oggi il debutto simbolico, in contemporanea in tutta Europa. Ma poi? Il piano vaccini dell’Italia ha un obiettivo ambizioso, chiudere la campagna entro l’estate. L’idea è raggiungere l’immunità di gregge, che basta a coprire tutti, prima della riapertura delle scuole a settembre. Ma lungo la strada ci sono ancora diversi punti interrogativi: dalla data di arrivo degli altri vaccini alla effettiva distribuzione delle dosi, dalla durata dell’immunizzazione al numero delle persone che accetteranno di vaccinarsi. In base agli accordi preliminari d’acquisto, nel 2021 l’Italia avrà diritto a oltre 202 milioni di dosi. Una quantità che consentirà di coprire tutta la popolazione e di avere una scorta di riserva.

Ma ci sono diversi ma. Al momento l’unico vaccino autorizzato dagli enti regolatori europeo e italiano, l’Ema e l’Aifa, è proprio quello della Pfizer con cui si comincia oggi. E che però è più complicato da distribuire visto che va conservato a una temperatura di 70 gradi sotto zero. Per gli altri vaccini una data di sbarco ancora non c’è. Il primo dovrebbe essere quello di Moderna, che non ha bisogno di una catena di distribuzione in ultra freddo, e per il quale l’Ema ha anticipato dal 12 al 6 gennaio la valutazione.

Sugli altri è tutto da vedere. Per questo il quadro delle forniture resta variabile. Dovremmo avere 28 milioni di dosi nel primo trimestre del 2021, tra gennaio e marzo. Poi dovremmo salire al doppio, 57 milioni di dosi, tra aprile e giugno per poi stabilizzarci a 53 milioni tra luglio e settembre. Poi inizierebbe la discesa, restando comunque su volumi importanti, fino ai 20 milioni di dosi nel secondo trimestre del 2022.

 La date restano flessibili. Ma il percorso per allargare progressivamente la comunità dei vaccinati è stato disegnato. Da metà gennaio si procederà con medici, infermieri, personale e ospiti delle Rsa, le residenze sanitarie per anziani. In tutto quasi 2 milioni di persone. Subito dopo – nelle intenzioni già a febbraio ma più probabilmente verso fine marzo – si passerà alle persone con più di 80 anni, quasi 4 milioni e mezzo. Da aprile si dovrebbe procedere mano a mano verso le persone meno fragili. Prima i quasi 13 milioni e mezzo di persone che hanno tra i 60 e i 79 anni, poi i quasi 7 milioni e mezzo che hanno una comorbilità cronica, cioè la presenza di almeno due patologie. Entro l’inizio dell’estate si passerà poi al resto della popolazione, ma anche qui ci sarà un ordine di precedenza.

 Il piano vaccinale cita espressamente le categorie appartenenti ai «servizi essenziali come gli insegnanti e il personale scolastico, le forze dell’ordine, il personale delle carceri». In ogni caso saranno sempre possibili delle varianti in corso d’opera. La «strategia di tipo adattivo» dice che le liste di vaccinazione potrebbero essere cambiate nel caso in cui venissero identificate particolari categorie a rischio oppure si sviluppassero focolai in specifiche aree del Paese.

Se il calendario vaccinale è ancora mobile i veri punti interrogativi sono due. Il primo è capire quanto durerà l’immunità dei singoli vaccini. Una risposta vera ancora non c’è. Ma resta la possibilità che la più grande campagna vaccinale della storia si debba trasformare in un’operazione di routine, da ripetere ogni anno come per l’antinfluenzale. Naturalmente con il vantaggio di non dover ripartire da zero. Il secondo punto interrogativo è la percentuale di adesione al vaccino. Per arrivare all’immunità di gregge – o meglio solidale, perché protegge anche chi il vaccino non lo può o non lo vuole fare – bisogna raggiungere circa il 70% degli italiani. A spanne 42 milioni su 60. Ci arriveremo? Il vaccino è gratuito ma non obbligatorio. Pochi giorni fa il matematico Piergiorgio Odifreddi ha proposto di dare un piccolo contributo in denaro a chi decide per il sì. Una provocazione, ma neanche troppo perché con una percentuale bassa l’intera operazione sarebbe un buco nell’acqua. Per questo si dovrebbe arrivare alla patente di immunità, la possibilità di viaggiare e di accedere ad alcuni luoghi, come gli stadi, solo se si è vaccinati.

Mancano celle frigorifere in 9 regioni Gli ostacoli nella campagna di massa

(Niccolò Carratelli – La Stampa) – Essere pronti per quando si inizierà a fare sul serio. Terminate le foto ricordo del Vaccino Day, smaltite in pochi giorni le prime dosi spedite dalla Pfizer, tutte le Regioni dovranno essere in grado di ricevere e stoccare in modo sicuro una fornitura di fiale ben più consistente. Nella settimana che comincia domani, infatti, sono attese altre 450mila dosi, che diventeranno 1 milione e 834mila per la metà di gennaio.

Non saranno inviate tutte a Roma e poi distribuite dall’Esercito, come avvenuto in questo assaggio di fine anno. L’azienda farmaceutica americana si è impegnata a recapitare il vaccino direttamente nei 294 punti di somministrazione individuati da Regioni e Province autonome per questa prima fase della campagna. Si tratta in gran parte di ospedali, i luoghi naturali dove procedere alla vaccinazione di medici e infermieri. Le dotazioni Di queste 294 sedi, solo 222 sono dotate delle celle ULT (ultra low temperature), necessarie per la conservazione del vaccino a -75 gradi nel lungo periodo.

Secondo il piano del Commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, dovrebbero diventare 289 dopo il 7 gennaio, riuscendo di fatto a soddisfare il fabbisogno. Nella tabella pubblicata dalla struttura commissariale, aggiornata a dieci giorni fa, ben 9 regioni riscontravano difetti nella dotazione. In particolare in Lombardia sono documentate 38 celle su 65 punti di somministrazione, in Liguria 10 su 15, in Sardegna 8 su 12, in Sicilia 22 su 38.

«Arriveremo a 27 da qui al 15 gennaio – spiegano dallo staff del presidente siciliano Musumeci – ma non è necessario avere le celle frigorifere in tutti i punti di somministrazione». I numeri sono in continuo aggiornamento. Dalla Puglia, ad esempio, dicono di aver recuperato la cella ULT mancante e ora tutti e 11 i centri di vaccinazione regionali ne sono provvisti. Sapere dove mettere il prezioso siero non è un dettaglio da poco. Gli speciali contenitori in cui verranno spedite le fiale (ognuno contiene circa 5mila dosi) possono mantenere la temperatura a -75 gradi per 10 giorni.

Tra l’altro in ogni «scatola» è stato installato un sensore termico Gps, per monitorare la temperatura e la posizione di ogni pacco 24 ore su 24. Una volta tirate fuori, però, le fiale vanno usate entro 5 giorni, conservandole in frigo tra i 2 e gli 8 gradi. Oppure si possono tenere a temperatura all’interno degli stessi contenitori di trasporto, aggiungendo ghiaccio secco ogni 5 giorni, per al massimo un mese. Con le celle ULT, invece, viene garantita la conservazione in sicurezza fino a sei mesi.

D’altra parte, la stessa Pfizer scommette sul fatto che la vaccinazione in una situazione di pandemia «dovrebbe essere rapida e non crediamo che il prodotto debba essere conservato per più di 30 giorni». Inoltre, la distribuzione del vaccino «si basa su un sistema flessibile just-in-time, in grado di spedire rapidamente le fiale congelate al momento del bisogno, riducendo al minimo la necessità di lunga conservazione». Facile da applicare quando i numeri, delle dosi e delle persone da vaccinare, sono nell’ordine delle migliaia, meno quando si inizierà a ragionare nell’ordine dei milioni.

La seconda fornitura garantita da Pfizer sarà di 2 milioni e 507mila dosi, in totale ne dovremmo ricevere 8 milioni e 700mila nel primo trimestre del 2021. Modulare le tempistiche delle consegne nelle varie Regioni sarà fondamentale. E sarà meglio non restare senza ghiaccio secco, la cui disponibilità sul mercato nelle ultime settimane è stata messa in dubbio dagli stessi addetti ai lavori.

«Per la movimentazione di milioni di vaccini il ghiaccio secco attualmente disponibile in Italia non è sufficiente», dice a La Stampa Giulio Locatelli, titolare della Locatelli Meccanica di Subbiano, in provincia di Arezzo. Comprarlo ora può costare caro, spiega, meglio produrlo in casa, «una produzione gestita dallo Stato e magari affidata all’Esercito sarebbe la soluzione più logica».

4 replies

  1. IO IL VACCINO SPERO DI FARLO E LO FARO’. Viviana Vivarelli.

    Io mi farò vaccinare e spero presto perché con le patologie che ho, se prendo il Civid muoio
    Ma mi farei vaccinare anche se fossi giovane e sana, prima di tutto per rispetto di me stessa e poi per rispetto degli altri
    Quelli che finora hanno diffuso negazionismo, pessimismo, ricerca esaperata di notizie anche false ma negative, si rendono minimamente conto del danno che hanno fatto e della loro pericolosità sociale?
    Ogni persona che morirà per avere rifiutato il vaccino sarà come se l’avessero ammazzata loro.

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  2. “Contrordine, compagni!”
    Dopo aver sbertucciato l’annuncio che la campagna vaccinale sarebbe partita già quest’anno dando
    come sicura notizia (ma era solo una loro speranza) che avremmo dovuto attendere almeno fino alla
    prossima estate, i Giornaloni, più compatti della Falnge Macedone, sono costretti a far marcia indietro.
    Nessuno di loro ammetterà mai di aver volontariamente diffuso allarmismo e false notizie, anzi, visto
    che non possono negare l’evidenza, sono passati alla casella successiva del loro eterno gioco dell’oca:
    il vaccino è arrivato ma… MA, siamo appena all’inizio del percorso e SENZA DUBBIO qualcosa andrà
    storto… DEVE andare storto… e se, per puro caso e fortuna, i piani approntati dovessero essere
    rispettati nei modi e nei tempi…beh! si può sempre continuare a lavorare di fantasia.

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  3. Un tempo i capi infondevano nei popoli coraggio e speranza. Oggi i capi sobillano i media affinché diffondano scoraggiamento e pessimismo. Ci vogliono fiaccare con la disperazione. Sembrano becchini alla continua ricerca di notizie negative. Ci dovrebbe essere una pena per questi portafisga del cavolo.

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