Non si può licenziare il dipendente che rifiuta di vaccinarsi

La legge non consente di sanzionare il dipendente che rifiuta il vaccino. Spetta allo Stato far capire l’importanza di immunizzarsi

(Giampiero Falasca – open.online) – In una recente intervista il magistrato Raffaele Guariniello ha sostenuto una tesi molto suggestiva: il lavoratore che rifiuta di sottoporsi al vaccino per il Coronavirus può essere licenziato. Questa tesi è tanto suggestiva quanto opinabile. Guariniello fonda questo convincimento sul principio, previsto dal Testo unico della Sicurezza sul Lavoro (D.lgs. 81/2008, art. 279), che impone al datore di lavoro di mettere a disposizione vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico, da somministrare a cura del medico competente. Questa norma, prosegue il magistrato, andrebbe letta in combinazione con l’art. 42 dello stesso Testo Unico, che impone al datore di lavoro l’allontanamento temporaneo del lavoratore in caso di inidoneità alla mansione su indicazione del medico competente, ma solo ove possibile.

Combinando le due previsioni, conclude Guariniello, il datore di lavoro avrebbe due opzioni per gestire il lavoratore che ha rifiutato di sottoporsi al vaccino: ricollocarlo presso altra mansione, se possibile, oppure licenziarlo, quando la ricollocazione del lavoratore non sarebbe compatibile con l’assetto organizzativo stabilito dall’azienda. Una lettura davvero molto forzata delle norme, che non tiene conto di alcuni aspetti. Il primo è che nel caso del vaccino anti-Covid non spetta al datore di lavoro la somministrazione del vaccino, ma – come prevede il piano vaccinale predisposto dal Governo -tutta la procedura è in mano alle autorità sanitarie (e il vaccino non è inserito tra quelli obbligatori). Il secondo aspetto che trascura questa tesi è che nessun cittadino (e quindi neanche i lavoratori) è attualmente tenuto a dichiarare pubblicamente (tantomeno al proprio datore di lavoro) se ci si è sottoposti alla vaccinazione anti-covid.

C’è poi un problema di carattere generale più ampio: non è possibile considerare la vaccinazione come un obbligo connaturato all’adempimento del contratto di lavoro, salvo che non si svolgano mansioni specifiche per le quali è richiesto uno specifico standard di sicurezza sanitaria. È davvero molto opinabile, quindi, ritenere che il dipendente non vaccinato sia per definizione inidoneo allo svolgimento della mansione. Bisognerà valutare caso per caso, tenendo conto dell’attività svolta. Senza considerare che, in pendenza del divieto di licenziamento per motivi oggettivi, questa strada sarebbe comunque preclusa.

Insomma, sostenere che, in quando normativo di questo tipo, il datore di lavoro possa licenziare un dipendente che non ha fatto il vaccino è davvero molto azzardato, oltre ad essere sbagliato sul piano di politica del diritto.
Non si può pretendere che le imprese agiscano da vigilanti e sceriffi, addossando sulle loro spalle la responsabilità di convincere i cittadini ad adempiere un dovere così importante per il nostro futuro (cambiando di fatto, in senso più vincolante, il contenuto dell’obbligo di garantire la sicurezza dei dipendenti, che già grava sul datore di lavoro). Una responsabilità del genere deve essere gestita dal Governo e dalle autorità sanitarie. Dovranno essere loro a rassicurare i cittadini, spiegando i tanti vantaggi e i pochi rischi connessi all’assunzione dei vaccini, non certo le imprese che già hanno tanti problemi da risolvere in questo periodo burrascoso.

18 replies

    • Non tiene conto che quando il vaccino sarà disponibile per tutti, quindi non nelle fasi iniziali, il divieto di licenziare sarà finito da un pezzo.

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  1. Ma dai.
    Il contratto di lavoro è un accordo PRIVATO fra due dipendenti. E la mancata volontà del lavoratore di sottoporsi a vaccino potrebbe far venire meno la fiducia riposta su di lui dal datore di lavoro. E codice del lavoro alla mano sarebbe un motivo valido per il licenziamento.
    Poi vorrei capire dove lo scrivano avesse letto che ad incaricarsi delle operazioni di vaccinazione sarebbero i datori di lavoro.
    È una sua invenzione.

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      • Si, tra due CONTRAENTI.
        La parola è stata immessa in modo travisato dal vocabolario preimpostato dello smartphone.
        Colpa mia di non aver preventivamente controllato prima di postare.

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    • @jerome
      Se, da dipendente, svolgi un’attività che prevede la vaccinazione per un determinato rischio, questa è obbligatoria (per esempio nelle attività che prevedono contatti con metalli, tipo Ferrovie, acciaierie e quant’altro, la vaccinazione antitetanica è obbligatoria). Così potrebbe darsi in altre attività, comunque codificate dal dlv. 81/08. Secondo me, altro non è dato. L’esempio che porti nel tuo commento per fortuna non è previsto nella legge 300/70, o Statuto dei lavoratori, quello che credo tu intenda per codice del lavoro. Non sono un leguleio ma ho solo un po’ di esperienza lavorativa

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  2. Sulla base del buon senso sono incline che Jerome B. abbia ragione, ma bisognerebbe leggere i contratti collettivi di lavoro per averne la conferma.
    A monte bisogna capire se il datore di lavoro, che colleziona alcuni dati sensibili dei dipendenti, ha il diritto di chiedere il certificato di vaccinazione e in quali casi.
    Qui in Germania dove lavoro abbiamo ricevuto una comunicazione dall’ufficio personale che ci ricordava che a norma di legge siamo obbligati a informare immediatamente in caso di positività e non possiamo andare in ufficio fino a comprovata negatività. La violazione di questa norma comporta licenziamento in tronco. Non ho idea di come funzioni per la vaccinazione, ma al momento non è un problema perché lavoro da casa.

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  3. Invece sentite questa: dipendente rifiuta la vaccinazione, va a lavoro e poi si crea un nucleo di infetti tracciabili ad interazioni col suddetto. Puo’ il datore di lavoro o i suoi colleghi chiedere i danni al lavoratore?

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    • I colleghi potrebbero chiedere i danni al datore di lavoro: l’ art.2087 del codice civile ( del 1942!) e il Testo Unico Sicurezza del 2008 gli impongono di garantire salute e sicurezza dei luoghi di lavoro e dei dipendenti. Pertanto non ha la facoltà, ma quasi l’obbligo di licenziare.
      Il resto è aria fritta da cavalocchi, pajetta, legulei, azzeccagarbugli.

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      • Fatto salvo l’obbligo di dimostrare che il grappolo diffusivo é cominciato DOPO il rifiuto di vaccinarsi del singolo dipendente?

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  4. e pensare che ci sono certi lavori dove non puoi operare
    se non hai le vaccinazioni richieste per legge
    per cui, la possibilità d’imporre le vaccinazioni, esiste già
    pure per l’iscrizione nelle scuole d’infanzia sono richieste
    per cui, cari novax, non vaccinatevi, ma per me la vostra vita sociale
    deve essere resa impossibile, novax? no party.

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  5. Un bel viagetto verso l’anno mille non farebbe male a Veneziani, magari senza biglietto di ritorno così da fargli passare definitivamente la nostalgia.

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  6. VACCINARSI È UN DIRITTO O UN DOVERE?- Viviana Vivarelli.

    Ancor prima che il vaccino nascesse e cominciasse ad essere diffuso è nata la discussione se esso possa essere obbligatorio o no, insomma se preservare la salute propria o altrui sia un diritto o un dovere.
    Molti si appellano all’articolo 32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” ma nel caso di una pandemia, cosa vale di più? La libera scelta dell’individuo o il diritto sociale della collettività a non essere contagiato? Osserviamo che questo articolo è immediatamente sconfessato dal veto legale all’eutanasia o dall’obbligo a prestare cure a malati terminali che non ne vorrebbero più. Oltre a questo, se non fai certi vaccini non puoi nemmeno iscriverti a scuola o fare certi lavori.
    Forse non scatterà l’obbligo di licenziamento di chi non vuole vaccinarsi ma la difesa della salute collettiva imporrà, prima o poi, forme di sicurezza generalizzate.
    Per ora possiamo fare discorsi teorici ma, quando il vaccino sarà abbastanza diffuso, i no vax risulteranno particolarmente odiosi alla gente e appariranno come soggetti pericolosi che se ne infischiano della vita degli altri, e il diritto a non vaccinarsi sarà visto come un pericoloso attentato alla vita di tutti, dunque si richiederanno divieti, per es. di entrare in bar o ristoranti o cinema e nascerà una antipatia furiosa contro chi usa il proprio arbitrio mettendo a rischio la vita degli altri (si pensi agli asintomatici per es.) che resteranno contagiosi contro chi il vaccino non ha ancora potuto farlo. L’individuo ha i suoi diritti ma il diritto della collettività gli è superiore. E uno Stato civile difende il cittadino anche per gli atti che può compiere contro se stesso, per esempio gli proibisce il suicidio. Si pensi all’obbligo di fare i vaccini primari dell’infanzia o al semplice obbligo di portare il casco, o ai tanti obblighi di vaccini particolari per lavoratori che fanno lavori particolari, come l’antitifica, l’antitetanica ecc.
    È vero che la Costituzione difende il diritto alla salute ma non può difendere comportamenti che possono essere pericolosi per la salute degli altri. Se tu rifiuti di vaccinarti contro il Covid, metti a repentaglio la vita di chi non è ancor avaccinato. E costi allo Stato, visto che chi viene ricoverato in terapia intensiva costa alla collettività più di 850 euro al giorno.
    Il tuo comportamento di rifiuto diventa a quel punto colpevole e lesivo della salute altrui e dell’economia generale e potrebbe anche essere colpito da sanzioni perché è in pratica un attentato doloso, cioè intenzionale,.
    La salute è un bene che lo Stato difende, e può difenderlo anche contro chi pretende che la propria scelta arbitraria prevalga sul bene di tutti.

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