Le ultime acrobazie di Matteo Renzi

(di Pino Corrias – Il Fatto Quotidiano) – A perfezionare l’anno nero degli italiani mancava l’ultimo algoritmo bisestile. Ci ha pensato Matteo Renzi a disegnarlo e, collegando i fili, a godersi il conto alla rovescia. Non per niente ai tempi delle cingomme sotto al banco e degli scout d’Appennino toscano, lo chiamavano il Bomba, quello che le spara grosse, si tiene la palla e vuole la merenda dei più piccoli.

Prepotente oggi come allora, ma sempre con il mezzo sorriso imbracciato ai tempi di #Enricostaisereno, mentre gli tagliava la testa e la carriera. Peccato che la sua nuova Playstation siamo noi, l’Italia assediata dal Covid e dalla eterna chiacchiera politica, che per lui vuol dire fare e disfare governi, palleggiare coi nemici, abbattere gli amici.Ha benedetto il Conte-2 e dal giorno dopo ha cominciato a prenderlo a martellate. Appena il governo ha dichiarato il lockdown, lo scorso marzo, lui ha chiesto di riaprire tutto. Se Conte rifiuta il Mes, lui lo pretende. Chiede chiarimenti di programma, poi disdice la riunione, “la mia capogruppo Bellanova ha da fare”.

A sentir lui, oggi Conte non cade, domani forse, vediamo come gli gira l’umore che oscilla tra quello di Napoleone e di Bertoldo. Va avanti e indietro a gomitate. Senza mai smettere le sue due specialità: querelare chi non gli garba; disdire in pubblico il contrario di quello che pensa in privato, e dichiarare l’opposto: “Le poltrone sono l’ultimo dei miei problemi”, ha appena detto. Che vuol dire il primo.

Eppure. Quando comparve al mondo, sembrava ossigeno per la sinistra in apnea. Era sveglio di chiacchiera, veloce nel tornaconto, bravo coi calci sugli stinchi, spiritoso a raccontar bugie e col ciuffo da bimbo a renderle plausibili. Sembrava l’antidoto anche sonoro al borbottare oscuro di Bersani, strillando in chiaro: “Rottamazione senza incentivi!” . Per poi finire al Nazareno con Denis Verdini a scavare la fossa al buon senso e alla sinistra.

Il Bomba viene da un posto remoto, Rignano sull’Arno. Famiglia benestante di piccoli imprenditori pubblicitari – Tiziano e Laura – una coppia specchiante fatta di puro istinto democristiano, e dunque impelagata dentro labirinti di contributi non pagati, licenziamenti illegittimi, che al primo sguardo sembravano i pasticci contabili di chi si è fatto da solo. Si scoprirà solo più tardi quanto la coppia diventerà ingombrante per il loro figliolo, generazione Telemaco, visto l’ingorgo di telefonate intercettate, scandalo Consip, prestiti, raccomandazioni, tutto l’armamentario dei faccendieri, fino agli arresti domiciliari e ai processi.

Matteo nasce l’11 gennaio 1975. È il secondo di quattro figli. Il primo per buon umore. A 19 anni compare inconsapevole nella sua cornice naturale, La Ruota della Fortuna di Mike Bongiorno, dove vince 48 milioni di lire in quattro puntate.

Contaminato dalla luce sacra dei riflettori, quando si laurea in Giurisprudenza con una tesi su Giorgio La Pira, il sindaco santo di Firenze che viveva e operava nell’ombra, impara la lezione di starne il più possibile alla larga. Intraprende la politica come fosse una avventura televisiva con altri mezzi.

La superficie è il suo habitat e B. il suo profeta

Quando si batte per diventare capogruppo del partito popolare, il suo slogan è: “Basta con lo strapotere rosso”. E quando si imbarca coi rossi per diventare presidente della Provincia, indossando i panni della Margherita, anni 2004-2009, il suo slogan diventa “Non la solita pizza”.

La superficie è il suo habitat, il suo limite. E Silvio B. il suo profeta. Va a rendergli l’omaggio del discepolo nel villone di Arcore. Segue il finto scandalo dell’inaspettato incontro che in realtà è un seme ben seminato. Le gazzette laureate in politologia prevedono che per Rignano passerà la linea ereditaria di Forza Italia. Ma è Matteo a confidare a Luigi Bisignani, un luminare della ghenga piduista, la ragione del rifiuto: “Se andassi nel Pdl non sarei mai il numero uno”. Molto più facile scalare il Pd dei dinosauri storditi.

Quando sale sul suo secondo scalino, conquistando Palazzo Vecchio a Firenze, dichiara: “Fare il sindaco è bellissimo. E qui voglio stare”.

Big Bang! e l’arruolamento di artisti e manager

È vero il contrario. Sbriga il traffico cittadino con la mano sinistra. Con tutto il resto del corpo punta alla Nazione. Organizza la Leopolda intitolata “Tocca a Noi!” e l’anno dopo “Big Bang!”. Incamera artisti, scrittori, furbacchioni, ma soprattutto manager e sovvenzioni dai suoi amici Marco Carrai e Andrea Guerra. Arruola Alessandro Baricco e Oscar Farinetti. Corre verso la vetta delle primarie. Perde le prime. Stravince le seconde. Il suo slogan è “Adesso!”. A sottolineare la rivoluzione generazionale inaugura il nuovo look: giubbotto Fonzie, maglioncino Marchionne, camminata Alberto Sordi. Si tiene lo sguardo Jerry Lewis, perché fa simpatia.

A Palazzo Chigi ci arriva con la comitiva di Rignano: Luca Lotti, allenatore della squadra di calcio femminile di Montelupo; Maria Elena Boschi, avvocato tra le briciole di Montevarchi; Antonella Manzione, capo dei vigili urbani di Firenze, Alberto Bianchi, l’avvocato pistoiese dei consigli segreti. A chiacchiere promette una rivoluzione al giorno. Le intitola: “La buona scuola”, “Cambiare verso”, “Passo dopo passo”, “Il mille giorni”, “La volta buona”. Quando vince le Europee con il clamoroso 40 per cento dei voti, anno 2014, crede che sia farina del suo sacco e non degli 80 euro che ha appena regalato agli italiani. E quando si gioca tutto con il referendum costituzionale, intitolato “Se perdo me ne vado!”, perde anche la testa. E malauguratamente, rilancia.

Tra una ruina e l’altra, nella sua corsa senza respiro, ha azzeccato buone cose, la legge sulle unioni civili, la candidatura di Sergio Mattarella al Quirinale, il Conte-2 per prosciugare il Papeete. Ma ha sempre vanificato ogni vantaggio con l’immenso narcisismo che lo assedia. E che lo spinge a varare un partito a suo nome senza elettori e la Fondazione Open con troppi misteri contabili. Ha promesso: “Con me l’Italia sarà un posto dove trovi lavoro se conosci qualcosa, non se conosci qualcuno!”. Voleva dire il contrario.

10 replies

  1. “Sembrava l’antidoto anche sonoro al borbottare oscuro di Bersani”
    Oscuro?! Per via delle metafore?
    Più chiaro, leale e onesto di Bersani non so proprio immaginare nessuno…il gorillone beta l’ha fregato solo per quello.
    E questa è la sua NEMESI. 👿

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    • “Più chiaro, leale e onesto di Bersani non so proprio immaginare nessuno…(cit.).

      “…Quei 98 mila euro donati dal gruppo che controlla l’Ilva a Bersani in occasione della campagna elettorale del 2006 erano già imbarazzanti allora, perché accettati nonostante Emilio Riva avesse già subito una condanna (per reati più lievi di quelli che oggi lo hanno portato agli arresti domiciliari) e fosse finito nuovamente sotto processo per inquinamento. Diventano un macigno ora che il giudice per le indagini preliminari di Taranto ha spedito agli arresti domiciliari il patron del gruppo, Emilio Riva, di 86 anni. Un macigno politico, soprattutto, perché dagli atti è emersa la lettera scritta dal vecchio Riva in persona a Bersani nel settembre del 2010 per chiedere di allentare la pressione mediatica sul gruppo Riva favorita anche dagli interventi dell’ambientalista del Pd, Roberto Della Seta, il quale ha negato qualsiasi pressione del segretario su di lui.” [da IL(MIS)FATTO QUOTIDIANO del duo Mahatma-Trabajo-Gomez). AHAHAHAH… E per fortuna che la ciliegina ha un’immaginazione limitata… AHAHAHAH…

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  2. “Disdire in pubblico il contrario di quello che pensa in privato e dichiarare l’opposto”. In poco più di 3 righe un perfetto quadro sinottico della personalità distorta del fenomeno di Rignano. Bravo Corrias!

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