Quanti soldi ci sono sui conti correnti degli italiani e perché i risparmi sono aumentati durante la pandemia

(Carlotta Scozzari – it.businessinsider.com) – Con la pandemia del Covid-19 aumenta il denaro sui conti correnti, di ben 126 miliardi nel giro di un anno. È una delle tendenze che emergono dall’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani nel 2020, curata dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo e dal Centro Einaudi. “Nonostante una riduzione del Pil che dovrebbe essere valutata in circa 168 miliardi di euro (122 dei quali già accertati nei primi nove mesi dell’anno) – si legge nello studio – sono disponibili sui conti 126 miliardi in più a settembre 2020″ rispetto a un anno prima.
Per meglio comprendere la portata del fenomeno, può essere utile ricordare i dati forniti a settembre dalla Banca d’Italia, che alla fine dello scorso giugno fotografavano la presenza di quasi 1.904 miliardi di euro sui depositi bancari (contando anche Bancoposta) degli italiani, prendendo in considerazione sia le famiglie sia le imprese (1.160 miliardi circa riconducibili alle sole famiglie).

I depositi degli italiani

Come mai con il Covid-19 è aumentato il denaro sui conti correnti? “La pandemia – si legge nell’indagine di Intesa e del Centro Einaudi – ha congelato i piani di acquisto e di investimento dei privati, aumentando la liquidità”. Tuttavia, “il processo di accelerazione del risparmio precauzionale, pur comprensibile, non dovrebbe durare troppo a lungo”, perché “il suo impatto macroeconomico è recessivo; si tratta di riserve che eccedono il normale tasso di risparmio, che negli ultimi quindici anni è già passato dal 7,3% all’11,8% del reddito (pre-pandemia), in coerenza con l’aumento delle ragioni razionali per risparmiare. Se nel 2021 i due terzi di questa riserva supplementare fossero rimessi in gioco, potrebbero triplicare la capacità di attivazione della ripresa innescata dal primo anno del Recovery Fund e potrebbero rendere realistica la prospettiva di una ripresa” ragiona lo studio.
Le famiglie mettono denaro da parte anche per far fronte agli imprevisti. Nel 2020, infatti, il 47,1% degli intervistati, ossia quasi la metà, è stato costretto ad attingere ai risparmi familiari; “ciononostante, almeno fino all’inizio del secondo lockdown – precisa l’indagine –  in quattro casi su cinque il patrimonio è risultato poco intaccato dai prelievi di emergenza”.iStock

Sempre nei 12 mesi terminati a settembre, dall’indagine emerge che il reddito medio mensile disponibile dichiarato dagli intervistati è cresciuto da 2.157 a 2.329 euro, superando il precedente massimo del 2004 pari a 2.253 euro. “Tuttavia – precisa lo studio – a inizio 2020, il saldo tra la percentuale degli intervistati che giudicavano il proprio reddito sufficiente a sostenere il tenore di vita corrente scende leggermente a causa del rallentamento dell’economia in corso”.
Più nel dettaglio, il saldo di intervistati che dichiara che le entrate correnti sono sufficienti a sostenere il tenore di vita corrente è passato dal 66,1 al 63,8% del campione, mentre la quota campionaria che dichiara di aver perduto completamente le entrate normali è del 3,1 per cento. In definitiva, tira le somme lo studio, “considerando i 25,8 milioni di famiglie italiane, stimiamo tra 600 mila e 700 mila le famiglie che sono entrate in concreta difficoltà economica”.

Il denaro sui conti correnti e, più in generale, la ricchezza finanziaria e immobiliare degli italiani negli ultimi tempi sono stati tra i temi più dibattuti nelle cronache economiche, per via di una possibile imposta patrimoniale (l’ipotesi sembrava essere più realistica dopo l’emendamento alla Legge di bilancio presentato da Leu e una parte del Pd ma già giudicato inammissibile).
Ebbene, dall’indagine firmata da Intesa e Centro Einaudi viene fuori per gli intervistati una ricchezza finanziaria media pari a 116 mila euro (4,1 volte il reddito medio, in crescita rispetto al 3,9 del 2019), mentre quella immobiliare auto-stimata è pari a 162 mila euro. Ne deriva una ricchezza complessiva per intervistato di 278 mila euro, in aumento di 8 mila euro rispetto alla stima del 2019.

4 replies

  1. CHI HA PAURA DI UNA PATRIMONIALE? POCHI RICCHISSIMI SU 60 MILIONI DI PERSONE…

    In Italia, negli ultimi anni, le disuguaglianze sociali sono esplose:

    · 10 persone da sole possiedono una ricchezza di 100 miliardi di euro. All’estero ci sono 174,9 miliardi di ricchezza di italiani. L’evasione fiscale delle grandi imprese su IVA e IRPEF è 16 volte superiore a quella delle piccole imprese. I capitali delle grandi imprese vengono contabilizzati nei paradisi fiscali in Lussemburgo, Olanda, Irlanda invece che in Italia.

    · sono 5 mila i miliardi di ricchezza finanziaria personale (prevista in crescita a 5,6 mila miliardi entro il 2023). I capitali finanziari vengono tassati meno dei lavoratori: i primi dal 12,5 al 23%, i secondi dal 23 al 43%.
    · la ricchezza del 5% più ricco degli italiani (il 41% della ricchezza nazionale netta) è superiore a quanto detiene l’80% più povero degli italiani.

    Però quasi la metà degli italiani, con gran parte di lavoratori dipendenti e pensionati IGNORANTI, spinge per assoggettarsi a due pancisti destromani, specializzati in condoni, flat tax, evasione fiscale, esportazione all’estero di capitali e uscita dall’euro.

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  2. “Però quasi la metà degli italiani, con gran parte di lavoratori dipendenti e pensionati IGNORANTI, spinge per assoggettarsi a due pancisti destromani, specializzati in condoni, flat tax, evasione fiscale, esportazione all’estero di capitali e uscita dall’euro.”

    ed è questo che più mi fa incazzare e disperare che si possa avere qualche speranza di un minimo di equità e giustizia..

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  3. Sì Jerome e Adriano58: incredibile come certa propaganda abbia convinto così tanta gente a fare il tifo per chi gli ruba il pane e che devono guardarsi da pochi poveracci, da chi magari rubacchia quattro lire invece che da chi ruba milioni pubblici.

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  4. Notevole l’articolo, far girare il denaro, crescita PIL etc. NON credo a una parola.
    Spiegazione:
    Le banche, a fronte della presenza virtuale di soldi ( i depositi) devono tenere ( in questo caso fermi) una percentuale di soldi fisici ( biglietti e monete) a copertura delle richieste di contanti dei depositanti/clienti. Questi “soldi fisici” fermi costano ( conservazione, sicurezza, spostamenti, assicurazione), pertanto meno “soldi virtuali” ci sono nelle casse delle banche – neppure investiti in speculazioni borsistiche di qualunque genere – meglio è per loro.
    Oltre alla Legge bancaria, basta rifarsi all’esperienza personale: uno chiede alla banca uno “scoperto di conto”, il “castelletto” di una volta, cioè la possibilità di sforare in negativo il saldo, fino a una certa cifra. Se non usa di questa opportunità la banca gli chiede, comunque, dei soldi per aver tenuto a “disposizione” il denaro corrispondente alla cifra pattuita. Dunque, tenere a disposizione dei quattrini costa, nel caso del castelletto al cliente, nel caso dei depositi alla banca.
    Semplice.

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