Dal tutto chiuso al sempre aperto

(ANSA) – Ha ricevuto critiche aspre e bocciature la proposta della ministra dei Trasporti Paola De Micheli di fare lezione a scuola anche il sabato e la domenica. A prendere le distanze sono stati non solo i sindacati e le opposizioni ma anche gli stessi membri del governo: il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha bollato come “del tutto inopportuno” pensare di tenere aperti gli istituti nel weekend.

I presidi, con il presidente dell’ANP, Antonello Giannelli, hanno giudicato “irrealistico pensare di allungare la settimana scolastica anche alla domenica”, mentre “il sabato, per moltissimi istituti, è già giornata di lezione”. “Non ci scandalizziamo: di proposte strane ne abbiamo sentite tante ma se qualcuno vuole fare delle proposte ci convochi, ne discutiamo al tavolo contrattuale, si individuino le risorse economiche e umane che mancano a tutt’oggi anche per le supplenze e i modelli organizzativi.

Diversamente risulta l’ennesima provocazione che ha come unico effetto quello di demotivare chi l’attività didattica la sta svolgendo comunque e a qualunque costo per il bene dei ragazzi”, è sbottata la segretaria della Cisl scuola, Maddalena Gissi. E sulla stessa linea anche Pino Turi della Uil Scuola e Francesco Sinopoli che guida la Flc Cgil. Intanto, con la nuova ordinanza del ministro della Salute Speranza, che ha collocato in zona arancione Lombardia, Piemonte e Calabria (che prima erano in rossa) già da lunedì prossimo torneranno in classe, e dunque in presenza, un maggior numero di studenti di queste tre regioni.

L’ultimo Dpcm prevede infatti che la didattica sia in presenza per le scuole dell’infanzia, elementari e medie nelle zone gialle e arancioni, mentre nelle zone rosse le scuole restano aperte solo per i bambini della scuola dell’infanzia, delle elementari e della prima media compresa, tutti gli altri studiano in dad, a casa. Nelle scuole, intanto, sono stati consegnati 2.369.672 banchi e sedute innovative per garantire la sicurezza di studenti, insegnanti e personale non docente, fa sapere il commissario straordinario per l’emergenza covid-19, Domenico Arcuri, spiegando che “in poco più di due mesi, su richiesta del Ministero dell’Istruzione e sulla base dei fabbisogni espressi dai dirigenti scolastici, è stata portata a termine un’operazione senza precedenti”. Ma la questione della data della riapertura tiene ancora banco.

“Dalla Conferenza Stato-Regioni di ieri è emerso l’orientamento di tutte le Regioni a valutare la possibile riapertura delle scuole dopo le vacanze di Natale, a gennaio”, ha detto oggi il governatore della Campania, Vincenzo De Luca. “Una delle cose più sconvolgenti di questi mesi è stata la posizione del ministro dell’Istruzione spalleggiata dal presidente del Consiglio – ha ribadito – si poteva immaginare di aprire le scuole il 9 dicembre, poi chiudere dopo due settimane per le feste di Natale e poi riaprirle a gennaio? Non ci sono parole, siamo in un paese nel quale le cose più semplici sono una conquista. Mi auguro che si aprano le scuole a gennaio”.

Anche per il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, “mandare le superiori a scuola il 9 dicembre per far fare una settimana e poi mandarle di nuovo a casa per le vacanze natalizie la trovo una scelta assolutamente improvvida e assurda”. La pensa allo stesso modo il governatore del Veneto, Luca Zaia: “Riaprire le scuole il 9 dicembre, magari in fretta e furia, è un errore”. Diversa la posizione del presidente della Conferenza delle Regioni e governatore in Emilia Romagna.

“Io – ha affermato – sarei per riaprire la scuola già in dicembre, ma su questi temi non si possono fare cose diverse uno dall’altro. Di scuola si è parlato troppo poco, per me la scuola è anche socialità, relazioni e stiamo rischiando di non comprendere fino in fondo il prezzo che stiamo facendo pagare ai ragazzi”. E un sondaggio de La Tecnica della Scuola evidenzia che il 90 per cento degli addetti ai lavori della scuola, genitori e studenti compresi, è contrario all’ipotesi di ritorno alle lezioni in presenza prima di Natale. E in maggioranza sono docenti: quasi 10 mila degli 11 mila lettori che hanno detto no all’addio alla DaD e al ritorno sui banchi tra pochi giorni

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