Raggi, Ranucci e i “giri di valzer” dei vigili romani

(Roberta Labonia) – Sigfrido Ranucci lunedì scorso era in vena di amarcord e insieme a servizi degni di nota (vedi quello sul Milan di cui ha finalmente svelato la proprietà: 2 pataccari napoletani maghi dell’offshore), ce ne ha infilato uno che ripercorre le travagliate vicende del corpo di polizia locale di Roma, uno dei più grandi d’Europa (6000 agenti). Ha mandato in onda interviste e intercettazioni che raccontano storie di 5/10 anni fa, quando un numero non insignificante di agenti, in particolare quelli allora in servizio al chiacchierato PICS, il nucleo dei vigili operanti nel centro storico romano, la faceva da padrona taglieggiando imprenditori e commercianti, fiancheggiando alcuni clan criminali e addirittura, arrivando a minacciare privati cittadini. Per carità, nessuno oggi giurerebbe che nel Corpo dell’urbe non resistano ancora cellule di corruzione, e ancora una volta fra i principali indiziati, racconta Ranucci, ci possano essere sempre quelli del Pics romano, ma rispetto agli anni antecedenti, con la gestione Raggi si è assistito ad una vera e propria rivoluzione. Rivoluzione, però, del tutto sfuggita ai radar di Report di lunedì scorso, tanto che la Sindaca, in una nota, lo ha dovuto ricordare a Ranucci in corso di trasmissione che è stata lei, non altri, dopo anni e anni di immobilismo e sottorganici cronici, ad aver dato corso a 1.300 nuove assunzioni (ulteriori 500 agenti, aggiungo io, verranno assunti col nuovo concorsone uscito qurst’anno). Ed è stata sempre lei, nel 2019, a far ruotare tutti i comandanti dei gruppi e ben 1.200 agenti. Prima di lei ci aveva provato Marino ma mal gliene incolse: il 31 dicembre 2014, ha subito un vero e proprio ammutinamento: dovevano essere circa 1000 gli agenti a presidiare Roma l’ultima notte dell’anno, ma ben 835 di loro gli hanno dato buca (-83,5%), fra malati, donatori di sangue e legge 104. Tutti gli assenti uscirono indenni o quasi da una lunga inchiesta, grazie ai buoni uffici dei potenti sindacati interni del Corpo e sono ancora al loro posto. Marino sapeva che nel Corpo dei Vigili dell’Urbe c’erano sacche di corruzione ma nella sua azione moralizzatrice, come è noto, fu sabotato dai suoi stessi compagni del Pd romano. Quel che non si sapeva, ed è questa la novità, è che i compagni di partito di Marino si sono serviti degli agenti del Pics romano per cucirgli addosso una serie di scandaletti sulla base dei quali, da li a poco, lo avrebbero dimissionato davanti ad un notaio. Vi ricordate la storia delle multe, degli scontrini, della carta di credito del Comune? Chi vuole si può ascoltare l’intercettazione, inedita, fra Renato Marra, Vice Comandante dei vigili urbani di Roma, e il tristemente noto fratello Raffaele capo del personale del Campidoglio (sotto il link). Ed è questo l’unico vero scoop di Report di lunedì sera. Chissà perché che ne’ stampa ne’ tv ne hanno fatto parola, bah…

La dove non è riuscito con i vigili urbani il Sindaco Marino, è riuscita Virginia Raggi, quando ha nominato, ad inizi 2018, Antonio Di Maggio, il Comandante Generale dei vigili romani subito rinominato dalla stampa locale “Tonino Bronson” oppure “lo sceriffo con la pistola”, perchè ha governato all’interno del Corpo con pugno di ferro e perché non ha esitato, laddove è servito per sua legittima difesa, ad usare la sua pistola d’ordinanza. Di Maggio ha condotto, appoggiato dalla Raggi, una lotta serrata a Roma al commercio abusivo, in particolare quello alimentato dagli immigrati irregolari, così come ha affrontato a muso duro tutte le sacche di illegalità dentro i campi nomadi. Ma Report, tutto questo, non lo ha detto, con un operazione chirurgica di precisione, ha pensato bene di mandare in onda un intercettazione, anche questa riguardante fatti avvenuti fra il 2009/ 2011, da cui si evince il rapporto di sudditanza fra l’allora Comandante Generale dei Vigili Angelo Giuliani, personaggio “controverso” lo definisce Report, (in quegli anni fu arrestato per corruzione, processato, salvato dalla prescrizione, quindi reintegrato in servizio), e il suo vice, l’attuale Comandante in Capo Stefano Napoli che, ci ha tenuto, questo si, ad evidenziare Ranucci, è stato nominato a giugno scorso proprio dalla Raggi. Certo non un bel sentire, il dualogo fra Giuliani e Napoli, dove l’uno chiedeva all’altro di ricevere o siddisfsre richieste di politici locali, ma nulla che abbia dato seguito a risvolti penali. Intercettazione “utile” solo a far promuovere in queste ore una “inutile” interrogazione parlamentare di Fratelli d’Italia, piccata perché nell’audio è uscito fuori il nome di Marco Marsilio, il loro novello presidente della regione Abruzzo.

Quello che evita di dire Ranucci, e ce ne dispiace perchè non fa onore alla sua onestà intellettuale, è che la scelta in continuità fatta da Virginia Raggi su Stefano Napoli, che di Di Maggio, entrato in pensione a giugno scorso, era il vice, ha carattere contingente e temporaneo: Il suo mandato, di soli 6 mesi, sta per scadere e a fine anno la sindaca è pronta a nominare un nuovo Comandante Generale, scelta che con tutta probabilità cadrà sul Generale dell’Esercito Gerometta, dalla Raggi richiamato già da qualche tempo dalla pensione e “parcheggiato” a capo delle Risorse Umane del Corpo dei Vigili in attesa che Di Maggio e Napoli maturassero i tempi ormai prossimi di quiescenza.

Comunque, caro Ranucci, questo tuo ripercorrere le vicende dei “pizzardoni” romani (e i tantissimi bravi agenti capitolini, la stragrande maggioranza, non me ne vogliano), un valore aggiunto lo ha portato: scanso equivoci la Raggi ha disposto un altro “giro di valzer” agli uomini del Pics, così, tanto per evitare che si affezionino troppo al Centro di Roma.

https://www.facebook.com/160634710642350/posts/3626603237378796/

8 replies

  1. ottimo articolo,interessante anche che report utilizzi un’intercettazione dei fratelli marra per difendere marino,infatti i giornali se ne sono guardati bene dal parlarne

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  2. Ho visto un pezzo della trasmissione (youtube me l’ha aperta dopo un video che avevo scelto io, non ho la tv dal millennio scorso).
    Ho notato che facevano qualche critica alla destra, mai alla sinistra, e che dopo aver criticato qualcuno di questi vigili mafiosi poi mettevano la foto della Raggi e dicevano che lei li aveva riconfermati, promossi … roba simile.
    Mi è sembrato un taglio propagandistico scorretto che ho sopportato a malapena.
    Poi quando hanno fatto vedere che però Marino aveva fatto una app per migliorare le cose, e subito dopo l’intervista a Marino che raccontava quanto era stato bravo, non ho retto e ho chiuso.

    Report dimostra così (ma non guardavo più la trasmissione già dai tempi della gabbanelli, per lo stessissimo motivo) di non essere giornalismo d’inchiesta, ma di fare la stessa cosa che i vigili hanno fatto con Marino: cercare punti criticabili nel nemico politico dei loro padroni.
    E’ lo stesso tipo di giornalismo che fanno le Iene, o striscia la notizia: fanno le pulci ai nemici del padrone, per indebolirlo o ammorbidirlo o eliminarlo.
    E se fra le tante denunce fatte qualcuna è anche sensata, perde valore quando ci si accorge che vengono fatte sempre e solo in un’unica direzione.

    E’ giornalismo a cottimo, teleguidato e di parte, da evitare accuratamente secondo me.
    Siccome ultimamente mi ero timidamente riavvicinato alla trasmissione per alcuni servizi sulla regione lombardia che effettivamente riportavano notizie d’inchiesta, ho di nuovo preso la decisione di riallontanarmene completamente.

    Sigfrido era un eroe senza paura, questo ranucci non merita il nome.

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    • @fabriziocastellana
      Solo un ingenuo poteva pensare che su Rete Tre, feudo personale di Matteo Renzi, potesse sopravvivere una
      trasmissione in cui chi la conduce non avesse prima preso accordi precisi e stringenti su cosa può o non può dire,
      su chi può e deve attaccare, su chi non va fatto nemmeno sfiorare dal sospetto.
      Se si tratta di sputtanare la destra, non c’è problema: lì qualunque pietra sollevi ci trovi sotto un verminaio e quindi
      non hai bisogno di inventare niente, ma se l’ordine è quello di attaccare e screditare i 5S, allora ti tocca far
      lavorare di più la fantasia.
      Allora vai a riesumare fatti delittuosi di 10 anni prima, quando a governare Roma c’erano neri e rossi, e poi monti
      il servizio in modo che la riprovazione cada su chi, al momento, sta tentando di porre rimedio a quell’andazzo.
      Bell’esempio di giornalismo d’inchiesta!
      Ma bisogna capirlo e perdonarlo… anche il buon Ranucci tiene famiglia e lui l’asino lo lega dove il padrone gli dice
      di legarlo.

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      • Il servizio rende giustizia a Ignazio Marino e mette sotto accusa il PD di Matteo Renzi, del 2014-2015, che con la collaborazione di Orfini, ha fatto cadere il sindaco Marino, con atto notarile, rifuggendo dal Consiglio comunale pubblico. Riconosciamo il merito di chi ha provato a spostare dirigenti e vigili, che ci sia riuscito o meno, che si chiami Marino o Raggi.

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    • @Fabrizio castellana
      Egregio, questo è uno dei motivi per cui entro ogni 31 gennaio devo seguire tutta una procedura. Perché NON ho più la TV. Non la vedo dal lontano 2009 e con me circa 500.000 Italiani. Sto molto meglio.

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      • Non pagare il canone è la ciliegina sulla torta.
        La tv avvelena.
        Io di solito quando parlo con una persona capisco quasi subito se ha la tv, perchè anche le persone intelligenti e caute e colte, immancabilmente la assorbono, e ragionarci è difficile perchè prima dovresti smontare i pregiudizi assorbiti.
        L’italia è divisa secondo me in due, fra chi la ha e chi non la ha, e per fortuna la seconda categoria si sta allargando sempre più.

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  3. “Nulla che abbia dato seguito a risvolti penali”.
    Quindi? Se un politico chiama il comandante generale, che ne so, per la sua visura catastale, e il comandante generale chiama il comandante di zona e poi quello a cascata, farcelo sapere pare molto utile per noi, e non solo per FDI che è piccata.

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  4. Quelli di Report sono bravi “scuola Gabanelli”, Ranucci è bravo ma è di un’altra pasta.
    Tanto è vero che ha iniziato la sua prima puntata del dopo Gabanelli (“silurata” da Renzi dove il Berlusconi non ha potuto) con un’inchiesta sulla trasparenza sui micro-finanziamenti del Mov5S, va bene tutto ma guardare la formica (Mov5S) quando ti passa un elefante davanti (partiti) e ti pesta persino i piedi vuol dire che hai delle preferenze e pre-giudizi.

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