Lo splendido schiaffone del Cav. a Salvini

L’arrogante che voleva fare come lui ha ballato una sola estate. Ecce Letta!

(GIULIANO FERRARA – ilfoglio.it) – Non si sa mai, perché Berlusconi è uno che nella vita pubblica manovra così tanto da manovrare anche contro sé stesso, e come Wilde ha spesso opinioni che non condivide, però il botto con Salvini c’è stato e segnala qualcosa di più importante delle giornalate, delle pose stizzite, dei dispettucci di bottega parlamentare. Essendo entrato in politica nell’Italia del suicidio di Gardini e della caccia grossa a Craxi, convinto che la propria libertà di imprenditore fosse l’altra parte di un sistema di libertà che riguardava tutti, una difesa della roba che ha sempre rivendicato all’epoca, sono comprensibili i soliti sospetti sull’emendamento di governo che protegge l’italianità di Mediaset. Lo scambio banale è la causale di chi vede corto.

Prendiamola un po’ più alla larga. Nelle elezioni del marzo 2018, appena due anni e qualcosa fa, Salvini si prende il primato elettorale urlando contro i negher. Subito molla il cosiddetto centrodestra, va al governo con i 5 stelle e cerca di affermarsi come il nuovo Truce degli italiani, poi si fa sbattere fuori e al posto di elezioni e pieni poteri ottiene un governo di legislatura tra Pd e grillini coalizzati che lo combatte e lo emargina, poi tra pandemia, governo dell’immigrazione e svolta in Europa sui dané mutualizzati e solidali prende botte da orbi per sua scelta, per suo metodo, infine orbanizza e trumpizza a sfare e strafare, mettendosi decisamente dalla parte degli isolati e dei perdenti, muri e reticolati e democrazie illiberali, e da quella parte intende trascinare tutti i suoi e i presunti alleati, ché manco Meloni lo segue. Chiaro che Berlusconi è stato fin troppo paziente, chiaro che frigge, chiaro che nonostante le sventure elettorali il suo gruppo resta decisivo per dare al centrodestra una caratura potabile di governo, chiaro che certe cose hanno un valore d’uso e un valore di scambio e Salvini non rispetta l’uno né l’altro, tra il rutto quotidiano e il “mi consenta” del moderato riabilitato non c’è partita, come si dice.

Tanto più che Berlusconi, più che il peso, sente l’aureola della venerabile età, non perdonò a Renzi, il giovanotto che aveva mandato al governo con il patto del Nazareno, lo sgarbo di non essersi accodato a lui per una presidenza Amato, e quanti sgarbi può accettare da un politicante attivista con berretto schiaffeggiato nel Midwest americano e inviso alla Merkel, così pimpante a fine mandato, all’establishment europeo e al ceto riflessivo imprenditoriale, in calo tra la classe media alla base del fenomeno Berlusconi, e mal tollerato dalla Lega territoriale di governo e da molti dei suoi migliori?

Le formichine operose a cinque stelle e i lumaconi del Pd, oltre tutto, manovrano anche loro nel clima di emergenza politico-sanitario, hanno il tirante europeo dalla loro parte, senza di loro non si fa un presidente della Repubblica dopo Mattarella, malgrado l’esercito di untorelli loro nemici è ovvio che la capacità di infettare e contagiare è la loro, che un piano per farli ballare il più possibile non mette capo a una vera  operazione di rovesciamento, anche per merito del salvinismo attardato su sentieri che si perdono nel bosco, e dunque? L’obiettivo strategico di Berlusconi non può essere farsi snaturare, legarsi a un carro più perdente che vincente, perdere tempo e energia appresso a un tizio che lo provoca e gli fa dispetti, uno che non ha il senso della gradualità, dei passi uno dietro l’altro di ogni seria politica, uno che ha una voglia di comando smisurata e comunque sproporzionata al suo talento, uno che vuole sempre mangiarsi tutto prima che la tavola sia apparecchiata. Inoltre il Cav. per quattro anni ha letto il mondo, come tutti, alla luce della deriva trumpiana, mai amata e subita con compostezza da uno che di tv e politica se ne intende. Ora guarda con commiserazione al declino turbolento dell’arrogante che voleva fare come lui e ha ballato una sola estate. Ecce Letta nel senso di Gianni.

4 replies

  1. “il suo gruppo resta decisivo per dare al centrodestra una caratura potabile di governo” secondo lei Berlusconi è potabile? ma per favore.
    berlusconi ha avuto la sua occasione ,in illo tempore, di fare la differenza con la cloaca di allora, 1994 e dintorni. Cosa ha fatto? guardi come si è ridotto per troppo il amore per le sue ditte e per le nipotine di mubarak.
    Mi spiace per lei , che non ha più niente da difendere ma non se ne accorge.

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    • @lillo
      Al di là della viscerale antipatia, sia verso il Caimano che verso l’Elefantino, che ci accomuna mi pare lei non ha abbia
      colto il senso dell’analisi, tutt’altro che banale, che Ferrara fa degli attuali rapporti tra Berlusconi e il Cazzaro.
      Lei, come me, ritiene il Caimano non potabile e mai lo voteremmo, nemmeno sotto tortura, ma non dobbiamo
      scordare che metà o forse più degli Italiani appartiene all’area politica di cui i due campioni sono leaders.
      Il fatto che il solco tra i due si stia approfondendo e sia ormai insanabile non è cosa a cui la politica italiana possa
      guardare con distacco perchè potrebbe portare a conseguenze importanti.
      In primis alle manovre di avvicinamento del Berlusca all’area di governo.
      Non è così rimbambito il nostro eroe, malgrado la non più verde età, da non sapere che non potrà chiedere posti né
      di governo né di sottogoverno; si limiterà ad offrire la collaborazione dei suoi gruppi parlamentari per l’approvazione
      di leggi decisive a puro titolo di responsabilità verso il Paese.
      Questo è quello che accadrà, anzi, sta già accadendo sul piano del tavolo e a favor di telecamere e microfoni.
      Sotto il tavolo invece, dove nessuno può vedere né sentire, s’è già intrecciato un fitto dialogo sul “do ut des” che ha
      già portato qualche frutto per la sopravvivenza di Mediaset.
      Alla Lega questo lo sanno benissimo e sono inferociti contro il Truce che li ha portati, dal trionfo sfiorato con un dito,
      all’inseguire la propria coda come uno stupido cane e non vedono l’ora di buttarlo nel Naviglio.
      La partita vera si gioca, come al solito, sotto il tavolo e un abilissimo baro come s’è sempre dimostrato il Caimano
      in ogni occasione, avrà modo di dar sfoggio a tutta la sua furfantesca, diabolica abilità.
      In quanto al povero Cazzaro Verde basta osservare l’espressione vacua e smarrita dei sui occhi in questi ultimi tempi
      per capire come persino lui abbia cominciato a comprendere che qualcuno si appresta a sfilargli le mutande dalla
      testa senza neanche togliergli i calzoni.

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  2. Continua la narrazione che vede al centro il pater patriae (da Nizza). I suoi interessi sono al momento esclusivamente personali, ma è consapevole che i suoi (i parlamentari sul suo libro paga) hanno bisogno che si arrivi al 2023, infatti non accadrà nulla, unità nazionale, rimpasti. Non accadrà niente.
    Intanto ricucirà col kapitone, di cui necessita per il prossimo giro di giostra. Sempre che nostrosignoreiddio non si decida finalmente.

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