Mercato nero dell’ossigeno, ora parte l’inchiesta dei Nas

LE BOMBOLE IN MOLTE CITTÀ NON SI TROVANO. FEDERFARMA: NE RESTANO 50MILA

(di Vincenzo Bisbiglia – Il Fatto Quotidiano) – Basilicata e Campania al sud, Piemonte e Valle D’Aosta al nord, sono le regioni messe peggio. Ma ormai le bombole di ossigeno, tanto preziose per i pazienti positivi al Covid che non hanno trovato spazio in ospedale, scarseggiano ovunque. Così, mentre si moltiplicano gli appelli a riportare in farmacia i contenitori vuoti, torna a farsi largo l’ombra del “mercato nero”. Tanto che la faccenda ha creato l’interessamento dei carabinieri del Nas. I Nuclei antisofisticazioni, a quanto apprende Il Fatto, avvieranno da oggi verifiche dettagliate sull’intera filiera nelle principali città, dalla produzione dei contenitori alle aziende che li riempiono con l’ossigeno gassoso, fino alle farmacie e agli utilizzatori finali. L’intento è capire se dietro la carenza di bombole si nasconda la criminalità, un sistema ben organizzato di truffe oppure semplicemente “sciatteria” e disinformazione da parte di pazienti e negozianti.

Secondo Federfarma, in tutta Italia si stimano siano state immesse sul mercato circa 50.000 bombole d’ossigeno gassoso. Non sono tante, considerando che ci sono oltre 700.000 positivi al virus. A questi vanno aggiunte le persone che soffrono di difficoltà respiratorie per via dell’influenza stagionale o di altre patologie e che in tempi normali sarebbero state ricoverate in ospedale. Il problema è che le poche bombole disponibili spesso non tornano neanche indietro e se ne perde traccia. “Dobbiamo sensibilizzare la popolazione a riportare indietro i contenitori – spiega Andrea Mandelli, deputato di Forza Italia e presidente dell’Ordine nazionale dei farmacisti –. Le bombole non vanno né buttate né, peggio, vendute. Sono di proprietà del produttore: si devono restituire al farmacista, che poi chiamerà la società per la sanificazione e il riempimento”.In realtà sono diversi i siti di second hand dove è facile trovare annunci di bombole vuote identiche a quelle della farmacia. Le vendono, illegalmente, a 50-60 euro, ma così servono davvero a poco, perché è davvero difficile riempirle fai-da-te. “È per questo che escludiamo l’interessamento della criminalità organizzata – spiega chi sta indagando sul fenomeno – bensì si può pensare a truffe di diversa natura”. Federfarma Napoli nei giorni scorsi ha denunciato un “mercato parallelo” delle bombole e addirittura di “ricariche”, con un esposto presentato dal presidente Riccardo Iorio. Ieri la stessa Federazione ha reso noto che stanno arrivando altre 200 bombole nel capoluogo campano. Esiste anche un problema di tracciamento. L’ossigeno si vende con prescrizione medica, ma non essendo “bollinabile” come i medicinali normali, molti farmacisti “dimenticano” di registrare i pazienti violando le regole. Eppure, il problema delle bombole si era presentato già nel corso della prima ondata, specie in Lombardia. Come mai in tanti mesi non è stato fatto nulla per migliorare gli approvvigionamenti? Secondo Assogastecnici, emanazione di Federchimica che raggruppa la società di produzione di ossigeno gassoso e liquido, il problema non è il contenuto ma il contenitore. In tutta Italia, ci sono appena due o tre società produttrici di bombole – la bergamasca Tenaris e la friulana Faber le più note – che sono già al loro massimo sforzo, circa 5.000 pezzi al mese. E una bombola dura davvero poco: qualche giorno o anche qualche ora, a una velocità che per uso domestico arriva a toccare anche gli 8 litri al minuto (quelle in commercio contengono 1.200-1500 litri). Per riempirle, al contrario, fra ritiro, sanificazione, ricarica e riconsegna, passa circa una settimana. Le soluzioni all’orizzonte? Poche, per ora. Secondo le associazioni dei farmacisti, bisogna tracciare le bombole e pretendere la restituzione attraverso una vasta campagna informativa. Assogastecnica, invece, ha avviato un’interlocuzione con le regioni per incentivare la creazione delle strutture intermedie fra le cure a domicilio e il ricovero vero e proprio – i Covid Hotel o gli ospedali da campo – affinché vengano ospitati i pazienti che hanno bisogno dell’ausilio dell’ossigeno. Intanto, il ministero della Salute ha appena dato il via libera all’utilizzo dell’ossigeno liquido, soluzione che almeno potrebbe migliorare l’approvvigionamento.

1 reply

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.