Agostino Miozzo: “No ad aspettative sul Natale e si devono riaprire le scuole”

(Fiorenza Sarzanini – il Corriere della Sera) – Dottor Agostino Miozzo le nuove misure funzionano?

«Sembra che stiano dando qualche risultato. I dati però devono essere letti in una sequenza temporale più ampia delle ultime 24 ore».

Si parla già di Natale. Secondo lei, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, è possibile ipotizzare qualche allentamento?

«Abbiamo davanti una maratona che non si concluderà il 25 dicembre, ma molto più avanti. Se tutti insieme spegnessimo un po’ le luci delle aspettative, saremmo di grande aiuto al sistema e a quanti sperano di far ripartire la vita economica e sociale del Paese per quella data».

Ci sono divieti che possono essere eliminati?

«Se saremo rigorosi con noi stessi saremo di grande aiuto per eliminare al più presto i limiti alle nostre libertà. C’è però un’ emergenza che dobbiamo affrontare subito ed è quella delle scuole. Molti politici hanno scelto di sacrificare la scuola come segnale di efficiente reazione in risposta all’ emergenza. Banalizzo e sintetizzo questioni drammaticamente serie, ma ho la percezione che la tradizionale cultura di disprezzo del bene primario che è la scuola e la formazione dei nostri giovani si traduca bene nelle reazioni di molti improvvisati politici del nostro disgraziato Paese».

Sta dicendo che i ragazzi dovrebbero tornare in classe?

«Rispondo con il messaggio del governo inglese che annunciando il lockdown totale ha lasciato aperte le scuole: “Essere a scuola è vitale per l’ istruzione dei bambini e per il loro benessere. Il tempo trascorso fuori dalla scuola è dannoso per lo sviluppo cognitivo e accademico dei bambini, in particolare per i bambini svantaggiati. Questo impatto può influenzare sia gli attuali livelli di istruzione sia la futura capacità di apprendimento dei bambini”».

Secondo molti scienziati fa aumentare i contagi.

«Per la stragrande maggioranza dei bambini, i vantaggi di tornare in classe superano di gran lunga il basso rischio di ammalarsi di coronavirus e le scuole possono intervenire per ridurre ulteriormente i rischi. I dati ci dicono che è difficile discriminare che l’ infezione di un ragazzo sia avvenuta a scuola piuttosto che nei momenti precedenti o successivi».

Vale la pena di rischiare?

«La scuola è comunque un ambiente protetto, controllato, dove insegnanti e personale obbligano i ragazzi al rispetto di severe regole comportamentali e dove oltre l’ obbligo c’ è il momento educativo, pedagogico; dove il tuo insegnante ti rende consapevole del momento, partecipa ai suoi ragazzi le proprie percezioni, condivide emozioni e indicazioni utili a comprendere come loro possono essere un pericolo per i loro cari, genitori o nonni che siano».

È contrario alla Dad, la didattica a distanza?

«Si tratta di uno strumento di eccezionale utilità da utilizzare in situazioni di vera emergenza e soprattutto per periodi limitati. La chiusura delle scuole senza divieto di spostamento comporta la possibilità reale che i ragazzi nel tempo libero dalla scuola si incontrino nei locali pubblici, nei centri commerciali, nelle case private dove si ritrovano a gruppi senza alcun controllo o mediazione».

È stato il Cts a chiedere divieti per la movida.

«I giovani che partecipano alla movida sono qualche migliaio in tutta Italia. Chiediamoci anche quanti sono i giovani che da settimane o mesi non escono più di casa, rifugiati nel buio della loro stanza davanti ad uno schermo di pc per ore ed ore, vittime di quella ormai famosa “sindrome della capanna” che genera paure, ansie, insonnie e tante altre patologie della mente. Fra qualche tempo, ad emergenza Covid superata, vedremo i disastri provocati».

È questo che teme?

«Oltre al tentativo di reclutamento da parte della criminalità organizzata di bambini sotto i 14 anni che per settimane non frequentano la scuola».

Perché non vi siete opposti alla chiusura delle scuole prevista dall’ ultimo Dpcm?

«Nel parere abbiamo raccomandato di prevedere un ritorno alla scuola in presenza prima possibile per tutti i ragazzi, senza distinzione. Adesso abbiamo l’ obbligo come comunità scientifica di valutare il rischio potenziale del ritorno di milioni di studenti alla scuola in presenza, e dobbiamo fare l’ impossibile affinché questo sia un livello di rischio accettabile».

Da giorni il Cts è sotto attacco. Vuole rispondere?

«Non dovrei, ma alla mia età voglio permettermi di farlo. Alcuni scienziati che vedo spesso in tv non hanno capito (o non vogliono capire) che Covid-19 non è un’ emergenza sanitaria, ma una crisi globale che comprende ovviamente temi sanitari ma anche sociali, politici, economici, di sicurezza del territorio, di relazioni internazionali. Noi ci confrontiamo, litighiamo anche ma poi troviamo una mediazione su ogni dossier. Se poi questo diventa tavole della legge significa che siamo tutti degni discepoli di Mosè».

1 reply

  1. Io sono d’accordo con il dott. Miozzo sull’apertura delle scuole.
    Siamo in zona rossa e non possiamo vedere i nostri cari, allora perchè negare ai ragazzi la possibilità di frequentare le scuole?
    L’Italia è il Paese che ha attuato le misure più drastiche, ciò nonostante, è quello che ha maggiori contagi.
    Temo che avrà anche le ripercussioni peggiori sull’economia, perchè prima o poi, qualcuno dovrà mettere in cassa i soldi in ammanco. E non si creda che arriveranno dall’UE, i quali membri si sono già pronunciati per il rientro del debito, una volta finita l’emergenza. Temo che stiamo andando di corsa verso un’emergenza sempre peggiore, perchè il virus resterà in giro per anni e anni e i soldi finiranno ben prima che arrivi un qualunque vaccino davvero efficace. Ho letto che la Pfizer ha già venduto la quasi totalità delle sua azioni e questo non depone in favore della fiducia sull’efficacia del suo vaccino.
    Noto una totale distrazione del governo a fronte dei problemi economici in divenire, e mi chiedo se qualcuno si sia posto il problema di chi pagherà per questa “distrazione”. Arrivo al Natale.
    Sappiamo da sempre, che Dicembre è uno dei mesi a più alto rischio per le malattie simil-influenzali.
    L’attuale situazione, era ampiamente prevedibile.
    La gente, non sa se intorno a Natale i negozi saranno liberamente fruibili, e tutto propende per il no, visto l’assalto consumista di tutti gli anni. Però nessuno negherà i regali al figlio e al nipote, già agli arresti domiciliari e sull’orlo di una crisi isterica, senza amici nè palestra per sfogarsi. Quindi… quindi resta Amazon. E visto che sotto Natale si rischia di non ricevere il pacco in tempo, una massa enorme di persone, si sta già portando avanti con gli ordini (con somma gioia di Amazon). Quindi, i nostri negozianti, vedranno un bel 2 di picche e Amazon, che non paga un centesimo di tasse, un ulteriore lievitazione degli utili.
    Ecco, questa è una cosa che andava risolta e pensata e non averlo fatto è assolutamente doloso.
    Chi pagherà per le “distrazioni” dei nostri governanti e governatori?
    Gli Elkan? i Benetton? I Caltagirone? Della valle? Prada? Berlusconi… non credo…

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