Giglio magico, nuova inchiesta a Firenze

(Antonella Mollica – corriere.it) – C’è una nuova inchiesta a Firenze sul Giglio magico. Questa volta al centro della vicenda c’è la moglie di Marco Carrai, Francesca Campana Comparini, finita sotto accusa per riciclaggio di denaro in concorso con il marito.

L’inchiesta non è quella sulla Fondazione Open, che vede Marco Carrai, amico di Matteo Renzi ed ex membro del cda di Open indagato per finanziamento illecito, ma riguarda un sequestro all’aeroporto di Peretola.

Durante un controllo a una donna del Togo sono stati trovati 160 mila euro in contanti. La metà di quel denaro è finito sotto sequestro in base alla normativa in materia valutaria (che prevede il sequestro e l’applicazione di una sanzione amministrativa che può arrivare al 50 per cento della somma eccedente il limite di 10 mila euro).

Dalle indagini del procuratore aggiunto Luca Turco e del pm Antonino Nastasi è emerso che quel denaro sarebbe stato destinato proprio alla moglie di Carrai, proprietaria di un appartamento in centro che doveva essere affittato.

Secondo la Procura quel contratto sarebbe stato fittizio, in realtà serviva solo a trasferire denaro dal Togo in Italia. La Procura sta adesso cercando di ricostruire il movimento di quel denaro, per capire a chi appartenesse e se ci siano collegamenti con alcuni personaggi dell’inchiesta Open. La difesa di Carrai sostiene che sia tutto lecito, dal momento che sarebbe stato lo stesso Carrai a chiedere informazioni su come fare arrivare quel denaro dal Togo senza incorrere in sanzioni.

Ieri intanto era fissata l’udienza davanti al tribunale del Riesame sul ricorso di Carrai nell’inchiesta Open, ma l’udienza è slittata al 27 novembre. Il Riesame a dicembre aveva dato ragione alla Procura sulla questione della Fondazione assimilabile a un partito.

Ma qualche mese dopo la Cassazione ha accolto il ricorso rinviando al Riesame per una nuova pronuncia che tenesse conto dei rilievi dei giudici supremi. La fondazione — spiegava la Cassazione — non corrisponde a un partito: «Per equiparare Open a uno strumento di partito non è sufficiente una mera coincidenza di finalità politiche, occorre anche una concreta simbiosi operativa».

Ora la Procura ha depositato faldoni di centinaia di pagine, compreso l’intero archivio di Open. Per questo i difensori di Carrai hanno chiesto il tempo per esaminare gli atti.

DEPOSITATE LE CARTE SEGRETE DI OPEN È CACCIA AI «FAVORI» PER I FINANZIATORI

(Giacomo Amadori – la Verità) – La Procura di Firenze è sotto attacco. Matteo Renzi ha deciso di andare allo scontro frontale e i pm sanno bene che a livello mediatico non c’ è partita. Per rispondere puntano sulle nuove carte dell’ inchiesta Open.

A settembre la Suprema corte di Cassazione aveva rispedito al Riesame le motivazioni dei sequestri effettuati nei confronti dell’ imprenditore Marco Carrai, ex membro del consiglio direttivo della fondazione renziana. Gran parte delle obiezioni sollevate dagli avvocati Massimo Dinoia e Filippo Cei sono state accolte e così si è resa necessaria una seconda valutazione da parte del Riesame. La questione centrale da dirimere era stata riassunta così: «Non è sufficiente una mera coincidenza di finalità politiche, ma occorre anche una concreta simbiosi operativa, tale per cui la struttura esterna (la fondazione, ndr) possa dirsi sostanzialmente inserita nell’ azione del partito o di suoi esponenti, in modo che finanziamenti ad essa destinati abbiano per ciò stesso un’ univoca destinazione al servizio del partito».

Ieri c’ è stata la prima udienza e il procuratore aggiunto Luca Turco ha depositato un migliaio di nuove pagine, materiale cartaceo sequestrato all’ ex presidente di Open, l’ avvocato Alberto Bianchi.

La difesa ha chiesto di rinviare l’ udienza per poter leggere i documenti e i giudici hanno fissato il prossimo appuntamento per il 27 novembre. Tre giorni prima, il 24, i cinque indagati (Renzi, Carrai, Bianchi, Luca Lotti e Maria Elena Boschi) dovrebbero rendere interrogatorio. I pm li hanno convocati tutti insieme e la decisione è quasi un invito a non presentarsi, anche perché non sono stati ancora depositati tutti gli atti. E allora perché la Procura li ha invitati a presentarsi? Per una questione tecnica. Infatti per interrompere la prescrizione del reato occorreva o il rinvio a giudizio oppure l’ invito a comparire. E quest’ ultima è sembrata la strada più semplice, dal momento che un eventuale rinvio a giudizio potrebbe non arrivare prima della fine del 2021.

L’ articolo 157 del codice penale stabilisce che tutti i delitti puniti con una pena inferiore ai 6 anni (come il finanziamento illecito, che prevede pene da 6 mesi a 4 anni) si prescrivono in sei anni. Questo lasso temporale si allunga di un quarto (arrivando a sette anni e mezzo) se interviene un atto interruttivo (interrogatorio, rinvio a giudizio o sentenza di condanna). In questo modo gli inquirenti, che già non possono più contestare le erogazioni che vanno dal 2012 al novembre 2014 (superiori ai due milioni di euro) riusciranno ad accollare agli indagati i finanziamenti che vanno da fine 2014 al 2018 (circa 5 milioni) almeno sino al 2022 (quelli di fine 2014 e 2015). Il 27 novembre, se il Riesame confermerà i sequestri, la Procura potrebbe trovarsi la strada in discesa.

Il motivo? La Cassazione ha già discusso le eccezioni in diritto e quindi se i pm riusciranno a dimostrare, nei fatti, l’«asservimento» della fondazione a Renzi allora l’ ipotesi del finanziamento illecito sarà considerata molto concreta. Gli innocentisti che hanno studiato la sentenza obiettano che le toghe del Palazzaccio hanno concesso che le fondazioni possano avere un indirizzo politico. Ma i colpevolisti ribattono che non possono diventare la cassaforte personale di questo o quel personaggio attivo nella vita pubblica. Insomma a decidere come spendere i soldi di Open doveva essere il consiglio direttivo della fondazione e non Renzi. Il 27 novembre la Procura sosterrà in aula che il presidente Bianchi ha speso sino all’ ultimo euro per l’ attività politica del fu Rottamatore e che non un solo euro ha preso un’ altra strada.

Anche perché l’ ex presidente della fondazione è una persona particolarmente ligia che pare abbia annotato tutto.

«Che quella fosse la cassaforte di Renzi lo sanno anche i gatti» commentano nei corridoi della Procura. Nel calderone Open ci sono anche altre tranche che proseguono parallelamente rispetto a quella del finanziamento illecito. Per esempio gli inquirenti dovranno stabilire se i finanziatori abbiano ottenuto qualcosa di concreto in cambio delle loro generose erogazioni. Per esempio, durante le indagini, gli investigatori hanno collegato i bonifici dell’ imprenditore Alfonso Toto a un emendamento approvato dal governo Gentiloni. Ma ci sono anche molte altre piste.

La data del deposito finale delle carte non è lontano e alla conclusione delle indagini mancano pochi accertamenti.

Dopo gli attacchi di sabato di Renzi ai magistrati di Firenze e in particolare a Turco, ci aspettavamo, come abbiamo scritto ieri, un intervento tonitruante del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a difesa delle toghe sotto attacco e, in sub ordine, del Consiglio superiore della magistratura. Purtroppo Quirinale e parlamentino delle toghe devono essere ancora troppo impegnati a leccarsi le ferite per il caso Palamara e non hanno avuto il tempo di far sentire la propria voce.

Solo la sezione toscana dell’ Associazione nazionale magistrati ha trovato il coraggio di rispondere all’ ex premier, con un comunicato molto duro: «Con riferimento agli articoli e interviste degli ultimi giorni relativi a un’ inchiesta della Procura di Firenze che riguarda la Fondazione Open, si rileva che i provvedimenti dell’ autorità giudiziaria si possono impugnare e certamente criticare.

Quello che non è in alcun modo ammissibile in un consesso democratico e che viene fortemente stigmatizzato da questa giunta è quello di attribuire ai magistrati finalità e scopi diversi da quelli dell’ applicazione della legge. Ritenere che alcuni pubblici ministeri siano mossi da sentimenti personali e dalla volontà di ottenere visibilità mediatica è francamente risibile e deve essere smentito con fermezza. Si esprime quindi piena e totale solidarietà ai magistrati della Procura di Firenze che conducono questa inchiesta in adempimento del loro dovere». Dunque le accuse di Renzi sono «risibili». Attendiamo la prossima puntata del peplum del momento: Matteo contro tutti.

2 replies

  1. Ma la “querelite compulsiva” di cui è gravemente affetto Renzi si attiva solo quando sono
    altri (chiunque altro, senza distinzione) a mettere in dubbio l’onorabilità del soggetto in
    questione?
    Le offese rivolte dal Cazzaro Rosa ai magistrati inquirenti sono tanto pesanti quanto
    esplicite: perché nessuno di loro provvede a ripagarlo della stessa moneta?

    "Mi piace"

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