La Caporetto delle pensioni: per molti italiani saranno pari alla metà dello stipendio, e le donne sono penalizzate

(Chiara Merico – it.businessinsider.com) – Pensioni misere, pari alla metà di stipendi non certo lauti, e per le donne assegni ancora più magri, fino al 20% in meno rispetto a quelli degli uomini: sono queste le prospettive per milioni di lavoratori italiani, in base alle stime elaborate da una ricerca della società di gestione del risparmio Moneyfarm e di Progetica. Lo studio ha preso in esame otto profili di uomini e donne italiani tra i 60 e i 30 anni, e per i più giovani le notizie non sono buone. In media il valore della pensione netta pubblica è di 1337 euro al mese, ma un uomo sessantenne potrà arrivare a sfiorare i 1560 euro, mentre una donna di quarant’anni si dovrà accontentare, sempre in media, di 1227 euro netti al mese.Fonte: Moneyfarm

A colare a picco è il tasso di sostituzione, cioè la percentuale che rappresenta il rapporto tra l’assegno previdenziale e l’ultimo stipendio. Cifre come l’80% appartengono ormai al passato remoto: se i sessantenni di oggi possono sperare in un discreto 71%, le donne che hanno compiuto 30 anni nel 2020 riceveranno appena il 48% dell’ultima busta paga. Il gap tra uomini e donne è significativo, nell’ordine del 17%-18% per le donne trenta-quarantenni e 21%-22% per le cinquanta-sessantenni, con una media del 19,7%.

Per quanto sconfortante, il quadro tiene conto di stime addirittura ottimistiche, perché ipotizzano che i lavoratori abbiano una continuità lavorativa dai 25 anni fino al momento della pensione, scenario non realistico per molti giovani italiani. Le previsioni si basano poi sul reddito dei lavoratori dipendenti: per gli autonomi è ragionevole stimare che i valori della pensione pubblica possano essere più bassi, in quanto basati su redditi imponibili mediamente inferiori e su una minore aliquota contributiva, oltre che su carriere più discontinue. Per non parlare di inattivi o disoccupati, che presumibilmente riceveranno un assegno ancora più basso: il tutto ovviamente è stato elaborato assumendo la permanenza della legislazione corrente, elemento che invece è tutt’altro che scontato.iStock

Il sistema pensionistico italiano, infatti, rischia a lungo termine di non essere sostenibile. Nella classifica stilata ogni anno dall’indice Mercer l’Italia si piazza all’ultimo posto per la sostenibilità, la macro area che misura la capacità del sistema pensionistico di continuare a garantire gli attuali livelli di erogazione nel futuro. Il nostro Paese è ultimo in classifica fin dal 2014, l’anno in cui è entrato per la prima volta nell’indice. E secondo Moneyfarm e Progetica, nel 2020 il rapporto tra la spesa pensionistica e il Pil è salito al livello inatteso del 17%. Solo 10 anni fa le stime prevedevano un rapporto del 15% per quest’anno e attorno al 16% nel 2045, e un unico punto percentuale equivale a 17 miliardi all’anno di spesa per pensioni. Per questi motivi è necessario che i cittadini prendano consapevolezza della situazione e decidano di integrare la pensione pubblica con qualche forma di previdenza complementare.

Un tema ancora sconosciuto ai più: a oggi, secondo lo studio, soltanto il 35% dei lavoratori dipendenti ha deciso di destinare il proprio Tfr a una forma di previdenza integrativa. Appena il 23% degli italiani, meno di uno su quattro, sta versando in fondi pensione; tra questi sono oltre 2 milioni i cosiddetti “silenti” , cioè coloro che hanno un fondo ma hanno smesso di versare. Anche sotto questo profilo permangono differenze di genere: in media il sottoscrittore di fondi pensione integrativi è maschio (62%), ha 46 anni e versa 225 euro al mese: finora ha messo da parte 22.400 euro e al termine preferisce riscattare l’intero capitale. Mensilmente gli uomini versano di più (237 euro al mese) delle donne (192 euro) e il contributo medio sale all’aumentare dell’età, e quindi della disponibilità economica.iStock

“I dati emersi da questa prima parte del progetto di ricerca sulla previdenza, avviato con Progetica, dimostrano la gravità della situazione”, commenta Giovanni Daprà, cofondatore e amministratore delegato di Moneyfarm, secondo cui “la conoscenza è la prima arma di difesa che tutti i cittadini possono utilizzare per tutelare il proprio futuro”. “È fondamentale accompagnare il cittadino, tramite un valido e concreto supporto, nella scelta di una pensione integrativa”, aggiunge il cofondatore e presidente della società Paolo Galvani. “Un servizio che aiuti a comprendere meglio le caratteristiche di ciò che offre il mercato e a superare l’inerzia che spesso impedisce di pensare al futuro”.

2 replies

  1. Fino a quando non si porrà un tetto alle pensioni massime come si fa nei paesi civili(in Spagna per esempio la pensione pubblica massima è di 2.900 € lordi, continueremo ad avere sempre più assegni miserrimi , in massa e relativamente pochi paperoni con trattamento principesco espesso 2-3pensioni (altra assurdità), tra cui ovviamente i giudici costituzionali, i parlamentari ed i sindacalisti che bocciano qualsiasi riforma che possa intaccare sia pur lontanamente le loro pensioni d’oro. Ma per questo, per reclamare un trattamento equo, non scende in piazza nessuno.

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  2. fino a quando il sistema salariale e pensionistico sarà dominato dal nazicapitalismoliberista non sarà possibile invertire i processi di spoliazione dei poveri a vantaggio dei ricchi.
    anche le pensioni integrative che alla fine della giostra, se non falliscono prima, restituiscono solitamente meno di quello che si é versato e che, come se non bastasse, spesso i “fondi pensioni” che gestiscono queste masse di denari li investono in speculazioni finanziarie (ad alto rischio?) che, come é successo già negli usa e in altre parti del globo, conducono al fallimento, lasciando quelli che versavano i propri soldi in questi fondi con un pugno di mosche in mano…?
    il problema é il sistema naziliberista e non le pensioni e gli stipendi dei lavoratori e delle levoratrici. e fino a quando non si abbatterà questo sistema i poveri (lavoratori e pensionati e disoccupati sopratutto) diventeranno sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi… (tra cui i gestori dei fondi pensioni che, nel nostro paese, sono pure certi sindacalisti gialli)!!!

    «UAL, la casa madre della United Airlines in amministrazione controllata dal 2002, ha ottenuto il via libera dal giudice Eugene Wedoff del tribunale fallimentare di Chicago per liberarsi dai suoi quattro onerosi piani pensionistici ( sottofinanziati per circa 10 miliardi di dollari), nel quadro di un accordo con la Pension Benefit Guaranty Corp. Sarà ora questa agenzia federale a pagare le pensioni a circa 130mila dipendenti ed ex dipendenti UAL- tagliandone i benefit fino al 50% …»
    «E’ Il più grande default aziendale mai avvenuto negli Usa sugli obblighi pensionistici nei confronti dei dipendenti …».
    «La decisione è stata contestata dalle maestranze, che si preparano ad azioni di lotta … ma per la UAL … separarsi dai fondi pensione aziendali le consentirà risparmi sui costi per 654 milioni di dollari l’anno e accelererà l’uscita dall’amministrazione controllata».
    Con questa sentenza i padroni USA in difficoltà hanno trovato la strada, usando il “Chapter 11” (amministrazione controllata), per liberarsi degli oneri e obblighi pensionistici: «se quella del Chapter 11 (procedura fallimentare) può diventare la strada maestra per liberarsi degli oneri pensionistici, si crea un incentivo paradossale per imboccare – anziché evitare – le procedure fallimentari».
    «Alcuni osservatori ritengono che questa emulazione potrà finire per far saltare gli equilibri finanziari dell’agenzia federale creata nel ‘74 per garantire i benefici pensionistici agli americani nel caso di collassi aziendali».
    a.. «Già all’inizio di quest’anno un’altra compagnia che va e viene dal Chapter 11, Us Airways, aveva deciso di abrogare i suoi piani pensionistici: come risultato il Governo Federale ha dovuto farsi carico di oneri per 3 miliardi di dollari.
    b.. Il maggior default precedente era stato quello di Bethlehem Steel nel 2002, pari a circa un terzo di quello della UAL.
    c.. Nelle scorse settimane molti osservatori hanno ventilato l’ipotesi di un possibile ricorso al Chapter 11 da parte di General Motors (il cui problema è soprattutto quello della copertura sanitaria) e ancor più di colossi dei componenti auto come Delphi o Visteon».
    «In un’aula di tribunale gremita da dipendenti e pensionati UAL, il giudice ha commentato la sua stessa decisione affermando che si tratta del male minore …» (fonte Il Sole 24 Ore, 12.05.2005)

    Fondo USA imploso in 2 giorni (-80%): migliaia di risparmiatori sul lastrico
    di Jacopo D’Alessio · Pubblicato 21 Marzo 2018 · Aggiornato 21 Marzo 2018
    di IL SOLE 24 ORE
    Si chiama tuttora “Preservation and Growth”, “Preservazione (del capitale) e Crescita”, e fino a poco più di un mese fa negli Stati Uniti era uno dei fondi mutualistici con la reputazione più solida.
    Il prospetto informativo lo descrive come una specie di pietra angolare della prudenza, poiché ha l’obiettivo di cercare di “preservare e far crescere il capitale grazie a una bassa correlazione con le Borse statunitensi”.
    In che modo?
    “Facendo della volatilità il tuo asset”, spiegava ancora con malcelato ottimismo il prospetto: “gli investitori di solito vedono la volatilità come un fattore di instabilità e incertezza, ma la volatilità si può imbrigliare per ottenere ritorni economici stabili e slegati dall’andamento di azioni e obbligazioni”, ammiccava ai risparmiatori la brochure online. Peccato che nel mondo reale la volatilità non si possa imbrigliare: quando esplode diventa una bestia impazzita e distrugge tutto quello che incontra sulla sua strada. Compresi i fondi mutualistici […].
    ********************
    COMMENTI
    Per chi volesse approfondire come il capitalism manager, impostosi dagli anni ’80 in poi, abbia contribuito a distruggere fette importanti di PIL dei paesi industrialmente avanzati, e permesso ad un capitale parassitario di crescere sconsideratamente a danno del lavoro, considerato in tutte le sue forme, consiglio di approfondire l’argomento attraverso la lettura di Finanzcapitalismo di Luciano Gallino.

    1. Negli USA la previdenza sociale è in mano a compagnie assicurative che possono decidere di concedere i risparmi dei lavoratori americani in mano a dei grandi investitori, detti Fondi Pensione.
    2. Il Fondo Pensione deve massimizzare il profitto dei propri investitori spostandolo dove rende di più.
    3. Perciò, grazie alla libera circolazione dei capitali, il Fondo Pensione usa il risparmio degli ex lavoratori in 2 modi: a) compie investimenti speculativi di mercato, come è successo a Preservation & Growth; b) oppure trasferisce il capitale in aree geografiche diverse da quelle di partenza presso attività imprenditoriali straniere che permettono di ottenere renumerazioni maggiori sul breve periodo (es: in zone dell’Est Europa oppure in paesi asiatici dove la forza lavoro costa di meno e i profitti sono maggiori).
    4. Nel primo caso il fondo speculativo si comporta come una banca commerciale che rischia di perdere il suo investimento qualora si riveli sbagliato. Ma sia nel primo che nel secondo caso il risparmio dei lavoratori è stato impiegato per ottenere un profitto, piuttosto che per essere reinvestito sul territorio dove vivono gli ex lavoratori.
    5. Quest’ultimo passaggio è importante perché, anche nel caso in cui il fondo speculativo non fallisce, si è trattato comunque di una delocalizzazione degli investimenti. In altre parole, la ricchezza accumulata dai lavoratori che hanno svolto la loro attività per una vita intera all’interno di un’impresa è stata sottratta allo stesso luogo in cui si era creato il lavoro, lasciando queste aree spoglie della loro ricchezza.
    6. Nel caso di un fallimento si realizza ovviamente una perdita ancora più ingente. Nella stessa maniera in cui le banche commerciali bruciano i risparmi di una vita dei loro clienti (es: vedi Banca Etruria), così può capitare per quanto riguarda le operazioni finanziarie dei fondi speculativi.
    In conclusione, la privatizzazione della previdenza sociale ha permesso di fare introiti, prima di tutto, in modo parassitario, ovvero sulle spalle dei lavoratori che hanno accumulato la loro pensione per mezzo di ordinarie trattenute realizzate con attività quotidiane durate per alcuni decenni. Fino agli anni ’80 il risparmio tuttavia veniva in buona misura reinvestito in attività reali che producevano sviluppo insieme ad un profitto realizzato tuttavia solo sul lungo periodo.

    Viceversa, una volta abolito il controllo sulla circolazione dei capitali, le assicurazioni hanno iniziato a spostare i risparmi spogliando persone e territorio di tale ricchezza con il fine di ottenere il massimo introito nel minor tempo possibile. Interi settori produttivi sani, che realizzavano profitti di pochi punti inferiori alle aspettative degli azionisti, sono stati smantellati per essere trasferiti altrove distruggendo lavoro e industria.
    Inoltre, come è successo oggi, a causa di operazioni di mercato molto rischiose, e proprio per questo motivo molto più remunerative, spesso i manager sono riusciti a bruciare in pochi giorni i risparmi di una vita.

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