Un Agcom piena di conflitti di interessi e ricorsi al Tar

A un mese di distanza dalla nomina del nuovo presidente Giacomo Lasorella, l’autorità garante per le comunicazioni si ritrova sul tavolo decine di vertenze contro la vecchia dirigenza. Dal caso del capo della comunicazione con quote in un ristorante fino agli incroci familiari nei servizi digitali, la lista è lunga. 

(Alessandro Da Rold – laverita.info) – E’ passato appena un mese dall’insediamento di Giacomo Lasorella come nuovo Presidente di Agcom. Ma già le acque iniziano a essere agitate nell’autorità garante per le comunicazioni. Il governo di Giuseppe Conte e in particolare il Mise di Stefano Patuanelli, hanno chiesto un’inversione di rotta rispetto alla presidenza di Angelo Maria Cardani, ex numero uno di Agcom, in carica per quasi 8 anni, anche perché nominato dall’ex premier Mario Monti. Sul tavolo di Lasorella c’è una lunga lista di nodi da sciogliere, eredità della precedente amministrazione. 

Al di là della scelta di un nuovo segretario generale che va nominato entro 6 mesi (Cardani è riuscito a nominarne uno interno in piena emergenza sanitaria, in assenza di altre alternative, ovvero Nicola Sansalone), preoccupano alcuni conflitti interni che sono finiti addirittura davanti al Tar e alcune decisioni controverse che rischiano di aumentare 

notevolmente il numero dei ricorsi ai giudici amministrativi. Per di più va anche sottolineato che l’attuale direttore delle risorse umane, Arturo Ragozini, ingegnere per le telecomunicazioni, fu nominato sempre da Cardani nell’estate del 2019 in assenza di alternative, solo pochi giorni prima dell’inizio del periodo di “prorogatio” del Consiglio Agcom causato dalla mancata nomina dei successori da parte del Parlamento. 

Uno dei casi più clamorosi, finito persino in alcune interrogazioni parlamentari dei 5 Stelle, è quello del capo della comunicazione di Agcom che per diversi mesi dall’assunzione aveva continuato a gestire un ristorante al centro di Roma frequentato anche da colleghi e commissari dell’Autorità come se nulla fosse. In un’interrogazione del 2018, infatti, il senatore Alberto Airola (membro della commissione di Vigilanza Rai) denunciava l’assunzione tramite un dubbio concorso nel 2017 di Davide Nebiolo, attuale capo comunicazione di Agcom. Infatti, subito, tra i partecipanti al concorso vi fu un ricorso al Tar, «dove emergeva che il dottor Nebiolo, sin dal momento della candidatura, era, oltre che socio, anche amministratore unico di Nest, una società commerciale che gestiva l’omonimo noto ristorante sito nel centro storico di Roma. Inoltre Nebiolo, risultava essere anche “liquidatore” di un’altra società di capitali, la Pnr Comunicazione Srl in liquidazione. Si tratta di società che esercita attività verosimilmente regolata da Agcom e per questo incompatibile con l’assunzione di ruoli dirigenziali nell’Autorità, a norma dell’art. 9, comma 2, del decreto legislativo del 2013». 

Secondo i 5 Stelle quel contratto di lavoro doveva essere nullo e si aspettavano un intervento dell’anticorruzione interna di Agcom. Ma in questi 2 anni, nonostante le evidenze non è successo niente, non è stata sufficiente neanche una sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato l’irregolarità della procedura seguita, del maggio del 2020 dando ragione alla ricorrente. Un altro caso, censurato pesantemente sempre dal Tar, è quello che coinvolge sia il direttore dello sviluppo dei servizi digitali Camilla Sebastiani (quello che dovrebbe sovrintendere allo sviluppo della banda larga per intenderci) sia il direttore delle relazioni internazionali Antonello De Tommaso. Un funzionario ha accusato entrambi di mobbing e conflitto di interessi perché avrebbero favorito un altro funzionario, alle dipendenze dello stesso direttore dei servizi digitali, per un incarico internazionale nonostante fosse un neoassunto e privo di esperienza internazionale. E’ il compagno della sorella, ovvero Giorgio Corda, fidanzato con Giulia Sebastiani che è direttore generale di Colt Telecom, nota azienda impegnata proprio nel business della banda larga. Anche qui l’anticorruzione interna non si è mai interessata della situazione, nota a tutto il personale interno. 

Ci sarà poi un altro probabile nuovo ricorso al Tar da parte del Codacons, perché il presidente Carlo Rienzi è stato bocciato proprio da Cardani come possibile componente del Cnu (Consiglio nazionale degli utenti). Tra i consiglieri della vecchia amministrazione, Francesco Posteraro e Antonio Nicita c’è chi aveva consigliato di affidare il rinnovi alla gestione Lasorella. Ma Cardani e il consigliere Mario Morcellini sono andati avanti per la loro strada. E così dall’analisi degli atti di nomina è emerso che un dirigente interno della tutela dei consumatori, Enrico Cotugno, già componente della Commissione incaricata di predisporre l’esclusione dei soggetti non graditi, ha fatto nominare Vincenzo Franceschelli, con cui ha scritto un libro, «La tutela dei consumatori in internet e nel commercio elettronico» ancora in vendita. Inoltre, come se non bastasse, tra i nominati nel Cnu ci sono anche 2 suoi, per tanti anni, ex diretti collaboratori e quindi anche dipendenti dell’autorità, Emilia Visco e Mariano Baldi. Ovviamente l’anticorruzione interna, anche in questo caso, non si è accorta di niente. 

A questo si aggiunge la situazione dei servizi postali, con gli stessi dirigenti da oltre 10 anni. Ad aprile un’interrogazione parlamentare sempre firmata dai 5 Stelle, denunciava come «Poste Italiane, per la prima volta nella sua storia, ha deciso in maniera del tutto autonoma di chiudere circa 250 uffici postali in alcune grandi città (tra queste Milano, Bari, Messina), nelle date del 28 dicembre 2019 e del 4 gennaio 2020, con la motivazione che in quei giorni si prevedeva una frequentazione ridotta, impedendo di fatto il servizio agli utenti». Per i senatori grillini: «l’attuale normativa non prevede che si possa in modo autonomo interrompere il servizio universale. Solo le istituzioni deputate a vigilare il Ministero dello sviluppo economico e l’Agcom possono autorizzare la chiusura anche di un solo ufficio postale, per cause di forza maggiore. Se confermata, la decisione unilaterale di Poste Italiane, potrebbe configurare, ad avviso dell’interrogante, una interruzione di pubblico servizio». 

Per il prossimo Natale poi, gli utenti nel malaugurato caso volessero cercare uffici postali in servizio, probabilmente dovrebbero aspettare chissà quanto l’apertura di un ufficio, perché Cardani ha deciso (Delibera 331/20/Cons) che Poste Italiane può aprire gli uffici postali anche con 40 minuti di ritardo rispetto all’orario di apertura, senza essere sanzionata in barba alle numerose proteste di cittadini e associazioni dei consumatori. Ma ovviamente l’anticorruzione interna, che dovrebbe vigilare anche sulla rotazione degli incarichi, non si è accorta di niente. Per il resto continua ad imbarazzare, come sempre, la posizione dell’ex-segretario del Partito Radicale, Mario Staderini, nominato da Cardani a capo della Direzione tutela dei consumatori, solo dopo che il partito confluì elettoralmente nel Pd e che ha continuato a fare l’attivista radicale, anche dopo essere rientrato in Agcom. Tra i 5 Stelle e nel governo c’è chi spera che il nuovo presidente Lasorella ei nuovi Commissari riescano in breve tempo a riorganizzare l’organigramma lasciato da Cardani con tanti buchi e troppi piccoli interessi personale coltivati da anni sempre dagli stessi dirigenti e rendendo più credibile, trasparente e corretta un Autorità, la cui ultima presidenza è stata ritenuta da molti osservatori, di ogni colore politico, la peggiore dalla fondazione dal 1997 a oggi.

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