Massimo Cacciari: “L’insistenza normativistico-paternalistica del governo dà l’impressione che siano precise responsabilità che si vogliono nascondere”

(Massimo Cacciari – la Stampa) – Il problema non sta affatto nel discutere se «emergenza» c’ è oppure no o sulla sua gravità. C’è ed è grave. Giannini, nel suo editoriale, lo ricorda contro ogni irresponsabile «negazionismo». E lasciamo perdere le risibili teorie sul «complotto». È altresì altrettanto ovvio che ogni situazione di tal fatta dovrebbe costringere ciascuno a comportamenti ragionevoli, a comprendere come i propri atti possano avere conseguenze drammatiche per la salute altrui. Purtroppo temo si sia dimenticato da un pezzo che libertà è nome di agente, e cioè che la libertà è tale solo quando libera, figurarsi quando all’ opposto ammala o addirittura uccide. Tutto giusto e vero, per quanto verità e giustizia abitino tra i mortali.

Ma Giannini mette il dito sulle ferite reali, e queste riguardano il modo con cui l’«emergenza» viene affrontata, le politiche con cui si intende combatterla, e, prima ancora, il punto di vista culturale e politico che esse presuppongono e rivelano.

Provvedimenti e norme alla rinfusa non possono nascondere inadempienze, insufficienze e incompetenze. Non è decretando assurdità inapplicabili e incontrollabili che si realizzano le 3000 e passa terapie intensive in più promesse la scorsa primavera o si assumono i medici e gli infermieri mancanti o si fanno funzionare seriamente e ovunque i centri per la diagnosi del coronavirus.

Non è stabilendo che in uno stadio da 50.000 posti devono starci 1000 persone (mentre in una sala da 300 possono starcene magari 80-100 – tutte cose quotidianamente sperimentabili da chiunque) che si fa funzionare, meglio che durante la «prima ondata», il rapporto tra medicina sul territorio, pronti soccorso, ospedale.

Non è mitragliando con proclami di allarme i viaggiatori su treni, tram e metro che a medici e infermieri viene riconosciuto non a colpi di insulsa retorica il loro straordinario impegno. Non sono i consigli su quanti amici avere in casa la sera che mettono ordine nel caos di ordinanze, atti e norme tra amministrazioni comunali, Regioni e Stato.

Può darsi nessuno al governo ci pensi – e io penso sia così -, ma l’ insistenza ossessiva normativistico-paternalistica dà a volte proprio l’ impressione che siano queste precise responsabilità che si vogliono nascondere. Per non discutere di ciò che si doveva fare e non si è fatto. E soprattutto di ciò che si dovrà fare e di cui ancora nulla di preciso si sa. Qui la questione riguarda l’ altra faccia della crisi, quella purtroppo che ci investirà più a lungo e temo ancora più radicalmente del virus. Interi settori dell’ economia del Paese sono allo stremo; milioni di italiani attendono con angoscia la fine della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti.

E non si vive con i soldi della Cig. Per moltissimi sono comunque arrivati con vergognoso ritardo, per molti sono stati anticipati da imprenditori responsabili. Alcuni, incredibile ma vero, attendono ancora. Le imprese più colpite – quella miriade di piccole imprese del commercio, dell’ artigianato, legate alle filiere del turismo, che hanno retto l’ occupazione nei settori privati – a differenza delle loro colleghe d’ oltralpe si sono viste aiutare via sistema bancario con difficoltà e ritardi di ogni sorta.

Dopo i primi, miseri aiuti, attendono ancora quelli ulteriori promessi, ma nessuno sa se e quando arriveranno. Un nuovo lockdown sarebbe la fine per tutte le attività legate al turismo di montagna e termale e a quelle dello spettacolo. Nel frattempo però tutti dovrebbero pagare tasse e mutui. Perché non si adotta un semplice provvedimento e si stabilisce per queste imprese una moratoria fiscale per il 2021?

Siamo in guerra, si dice. Se è così – come fortunatamente non è – allora si sappia che una guerra la si conduce bene soltanto quando si ha un piano per il dopo, soltanto se la si combatte per un fine, concretamente e realisticamente formulabile. Allora, ciò che mi interesserebbe davvero sapere da chi governa, e da solo, senza opposizioni di sorta, da ormai quasi un anno, è come intende spendere i quattrini del recovery fund, quali priorità ha in testa (nomi e cognomi, please – non «economia verde», «ricerca», «digitale», e via titolando, more Stati generali), con quali risorse garantire una vita decente a chi si troverà senza occupazione, attraverso quali politiche di distribuzione del reddito e cioè fiscali.

Ogni italiano è tenuto a fare la sua parte – e non solo mettendosi la mascherina -, ma la parte di chi governa è superare tutti i ritardi, organizzare con efficacia la macchina sanitaria e dare risposte e prospettive concrete a imprese e lavoratori.

Questo Paese è malato, molto malato da tempo; il Covid lo ha messo a nudo; affrontiamone la prova con questa consapevolezza, come un momento di quelli ormai improcrastinabili per riformare da capo a piedi il nostro sistema politico, istituzionale, amministrativo.

2 replies

  1. Cacciari, lei dovrebbe fare un bel cinepanettone con Montesano. Ebbri del successo ritrovato, la piantereste di almanaccare su cose di cui non capite visibilmente un tubo, essendo aperaltro troppo boriosi per mettervi a studiarle

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