La voce del padrone

(Giuseppe Di Maio) – “Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare”. Così recita forse il più famoso aforisma di Mark Twain.  E ogni qualvolta si parla del valore del suffragio universale prima o poi viene citata la sua massima.

Così com’è stata disegnata, la democrazia è senz’alcun dubbio un progetto tra pari. Assieme ad essa sono sorti i miti del popolo, della libertà, della maggioranza, che inneggiano alla partecipazione, alla possibilità, alla ragione prevalente. E ogni qualvolta si mette mano a questi sostrati mitologici, e si dubita delle loro certezze, s’alza una folla di difensori del sistema democratico così come l’abbiamo ereditato nelle società occidentali.

Interesse legittimo e capacità di stare in giudizio rappresentano le condizioni per promuovere un processo civile. La partecipazione democratica potrebbe accertare le medesime condizioni, ma non lo fa. Mai qualcuno che segni seriamente i limiti della libertà mentre imperversa nel creare opinioni, mai qualcuno che pretenda di avere un corpo elettorale qualificato. La democrazia può funzionare solo attraverso l’educazione della coscienza, purtroppo pare che coscienza e democrazia debbano essere nemici capitali. Eppure la maggior parte di noi considera il sistema perfettibile ma non sostituibile.

All’illusione di progresso, che ha seguito il secolo dei lumi e che ha generato le lotte per conseguirlo, si è presto radicato il controllo delle masse e del suffragio universale. La democrazia è stata preda dei padroni del consenso, l’incoscienza e la costrizione hanno preso il posto della ragione e della libertà. Prima il fascismo, poi la lunga epoca dei grandi elettori, la televisione, e ora i socials con i loro influencers, hanno tenuto e tengono sotto tutela il processo democratico. Perciò, ora più che mai, con l’apparente liquidità sociale, si avverte la necessità di avere un elettorato qualificato, un popolo cosciente.

Solo in questo caso varrebbe qualcosa la democrazia. Solo quando la volontà generale diventa capace di esprimere un mandato e non la consegna di una generica delega, solo allora potrebbe assomigliare a quella elaborata dall’Ecclesia e dalla Boulé nella Grecia antica. Un processo rifondativo della politica non può ignorare ancora per molto la rifondazione del popolo elettore.

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