Marziani in Campidoglio, da Calenda alla Cirinnà

(di Daniela Ranieri – Il Fatto Quotidiano) – Roma è la spugna di tutte le nevrosi nazionali. Siamo il fegato d’Italia: qui i partiti vengono a spurgare tutte le loro irrisoluzioni e miserie. Lo testimoniano le candidature che si stanno avanzando per le Comunali della prossima primavera, roba da chiedere asilo politico a Anagni e restare in auto-lockdown fino al 2026. La più mediatica è l’auto-candidatura per acclamazione via Twitter di Carlo Calenda, leader di Azione, pura espressione del territorio (tra viale Bruno Buozzi e via dei Monti Parioli, altezza Accademia del Bridge).Lo tratteggeremo con poche pennellate, perché è molto permaloso e capace di scatenare canee social da guerra cambogiana-vietnamita, con spedizioni punitive a opera di folte legioni di fan, che se si traducessero in voti Calenda sarebbe re.L’ex Confindustria Ferrari Sky Montezemolo Monti, già viceministro di Letta e Renzi, poi da questi fatto Rappresentante permanente presso la Ue (con sommo sconcerto dei diplomatici), dunque ministro neoliberista, d’un tratto si scopre l’uzzolo degli “sconfitti” da riscattare (“Ho sostenuto per 30 anni le cazzate dei neoliberisti”), prende la tessera del Pd, si fa eleggere al Parlamento europeo coi voti del Pd, ma con un simbolo proprio (“Siamo europei”), e pochi mesi dopo, alla formazione del governo coi 5Stelle, lascia il Pd, cambia nome al suo partito personale (dal logo, presumibilmente studiatissimo, da supposta per la chinetosi), spara tutti i giorni tweet venifici sul Pd e sul governo di cui il Pd fa parte, spalleggia la strategia di Renzi di proporre candidati fantoccio alle Regionali per togliere voti al Pd, prende sotto l’1% e adesso chiede anzi pretende i voti del Pd per fare il sindaco di Roma, lasciando dopo un anno e senza remore il seggio da europarlamentare. È tutto talmente folle che il Pd sta valutando seriamente l’opzione.

Certo, il partito potrebbe imporre le primarie, che Calenda inspiegabilmente rifiuta (non potrebbe mobilitare i suoi follower dei quartieri popolari?), ma ha difficoltà a trovare un candidato credibile o anche un candidato tout court, circostanza molto strana se si pensa all’amore, al sostegno e al rispetto che il Pd riserva ai suoi sindaci eletti. Insomma, nella città in cui una sconosciuta trentenne ha preso il 70% contro un noto candidato renziano e dove il Pd locale, mentre sfiduciava Ignazio Marino dal notaio insieme alla destra e a Alfio Marchini per una risibile vicenda di scontrini (ma in realtà perché stava antipatico a Renzi e a Orfini), si intratteneva amabilmente coi più preclari rappresentanti del Mondo di mezzo, l’ultima cosa da fare sarebbe candidare uno che fatica ad arrivare al 2% nazionale e come programma al momento ha solo quello di fare opposizione al governo, infatti appoggiato da Renzi che si fionda sempre dove sente l’odore del sangue.Non si capisce perché Calenda i voti non li chieda presentandosi da solo o con l’opposizione, da manager-competente non ideologico qual è, andando allo scontro con Giletti.

Sì, Massimo Giletti, il torero di Non è l’Arena, programma trash demagogico anti-casta, anti-magistratura, anti-governo, famoso per ospitate ossessive di virologi minimizzatori e politici scomodi resi familiari, casalinghi, simpatici (“Ciao da zio Massimo”, alla figlia di Salvini, “un abbraccio a Ginevra”, alla pupa della Meloni); Salvini e Meloni che peraltro stavano pensando di presentare il presentatore a Torino, poi hanno virato su Roma (tutte a noi le fortune), ipotesi corroborata dalla puntata di domenica, chiara inaugurazione della campagna elettorale. Titolo: “Il malaffare di Roma”, ospite in studio Salvatore Buzzi, condannato per associazione a delinquere, e non si capirebbe l’attualità di una tale scelta durante una pandemia a meno di sottintendere che con Giletti sindaco la legalità sarebbe ripristinata senza tema, infatti lo candida uno il cui partito ha rubato 49 milioni di euro.

A rendere più pepata questa sfida tutta televisiva ci sarebbero, pare, le candidature di Monica Cirinnà, della consigliera Di Biase moglie di Franceschini, di altri esimi sconosciuti pidini (e sì che il Pd avrebbe Caudo, attuale presidente del III Municipio e docente di Urbanistica, ma figuriamoci se lo valorizza), del direttore del Tg2 Sangiuliano e persino di Gianfranco Fini. Sconosciuti al momento i programmi dei candidati su gestione dei rifiuti, mezzi pubblici, scuole, beni comuni, disuguaglianze, politiche abitative, politiche culturali, insomma su come intendono battere la Raggi, per governare una città che richiederebbe sette sindaci (e questi messi insieme non ne fanno nemmeno uno).A chi usa Roma per rimpinguare il curriculum con barocco e barocchetto, e sfrutta la candidatura come campagna elettorale nazionale e mega sondaggio su sé stesso, chiederemmo semplicemente di indicarci sulla cartina dove si trova la Serpentara, o Ponte di Nona (non vale averle viste al cinema o dal Frecciarossa).

5 replies

  1. Calenda è così convinto che i romani stessero aspettando solo un suo cenno, che seriamente non se la spiega questa intemerata del pd che non lo appoggia. E non lo appoggerà! Va bene tutto, sono la prima a volerli tutti morti, ma prendersi ste sberle dal secondo bimbo minchia in pochi anni, anche no.

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  2. W Carlo!
    Calenda the first!
    Carletto uber alles!
    Dai, incoraggiamolo a proseguire nella sua insana commedia… lui e il PD.
    Se effettivamente (ricordiamoci che non c’è limite alle stupidità umana) fosse lui il candidato
    del PD, allora Virginia andrebbe in carrozza al ballottaggio con la Dx e avrebbe ottime possibilità
    di essere riconfermata.
    Go, Charly, go!

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