Giulia Grillo: “Il vero scontro dentro M5s è sui due mandati”

(Gabriella Cerami – huffingtonpost.it) – Il vero scontro dentro M5s è tra chi vuole abolire il limite dei due mandati e chi no. L’ex ministro grillino Giulia Grillo racconta la sua versione dei fatti convinta che un mese per celebrare gli Stati generali sia un tempo “non adeguato. Troppo breve. Forse qualcuno vuole sfuggire al confronto”. E poi ancora: “Le alleanze sui territorio vanno scelte dai responsabili locali, a livello nazionale invece va sottoscritto un patto politico di centrosinistra”.

Gli Stati generali dureranno un mese. Si era parlato di sei. Non le sembra un po’ poco? Troppa fretta?
Ridurre gli Stati Generali ad un solo mese non credo sia adeguato, è un tempo troppo breve per affrontare tutto ciò che c’è in ballo. Le proposte di Vito Crimi sono giuste, perché prevedono il coinvolgimento di tutti, si discuteranno temi davvero molto importanti, come la rifondazione della nostra agenda politica per questo un solo mese è davvero troppo poco, tenendo anche conto degli ostacoli che il Covid aggiunge.

Come mai questa accelerazione, secondo lei?
A pensar male si potrebbe dire che si voglia sfuggire ad un confronto profondo e articolato per rispondere ad una esigenza di ascolto che tutte le anime del Movimento richiedono da tempo.

Cosa c’è davvero in ballo in questi Stati generali? La leadership del Movimento anche se Vito Crimi non la cita mai? O altro, come il limite dei due mandati?
Tutto. Da una nuova identità politica chiara e vincolante al tentativo, da parte di alcuni, di trasformare in partito il Movimento. Il superamento della democrazia diretta come strumento fondativo di partecipazione dei cittadini, la creazione di una segreteria di partito che decide liste candidati e incarichi, il superamento del terzo mandato: con questi tre punti realizzati non saremmo più Movimento. Spero che queste spinte si fermino in tempo.

Lei immagina un capo politico o una gestione collegiale?
Parlavo di guida collegiale diversi mesi fa, e oggi vedo che è una proposta portata avanti da molti esponenti del M5S. Per me una guida collegiale deve essere il risultato di una scelta profondamente condivisa con tutti gli iscritti al Movimento e con tutte le anime del Movimento stesso, non può essere una proposta infiocchettata alla quale gli iscritti possono dire solo si o no, un po’ come “o bere o affogare”.

Il vero scontro è tra Di Maio e Di Battista?
Lo scontro vero secondo me è tra chi vuole derogare alla regola dei due mandati e chi non vuole. Sicuramente è importante non perdere l’esperienza dei due mandati per nutrire ancor di più il Movimento al suo interno però chi si è candidato sapeva benissimo sin dall’inizio che oltre i due mandati non si sarebbe potuto andare. Siamo stati eletti anche per questo. È una sorta di vincolo che abbiamo con gli elettori e non va derogato assolutamente.

Che ruolo dovrà avere Davide Casaleggio?
Quello che ha sempre avuto, niente di meno.

Giusto continuare a versare i soldi all’Associazione Rousseau e votare online?
L’ho sempre fatto e continuo a farlo, quando i cittadini mi hanno eletta, anche questo era tra gli impegni presi ufficialmente. Sulla base di cosa dovrei derogare?

Per quale ragione sui territori M5s non riesce più ad avere una base?
Perché i territori sono stati abbandonati. I consiglieri comunali e i sindaci ad esempio dovrebbero essere coinvolti a tutte le decisioni politiche del movimento attraverso una sorta di consulta permanente. Questo è anche il risultato di un assetto politico generale che negli anni ha tolto centralità ai comuni. La rotta va invertita e noi possiamo essere l’esempio di questo cambiamento. Le difficoltà ci servono per migliorarci.

Anche secondo lei, la sconfitta delle regionali è dovuta al mancato accordo con il Pd sui territori?
Che alleandosi con altri partiti sia più facile vincere lo capisce anche un bambino. Credo che il calo dei consensi sia dovuto ad altri motivi, il primo fra tutti l’aver perso alcune nostre battaglie identitarie. Poi un calo dei consensi quando si è al governo è fisiologico e il Movimento ha comunque fatto tanto in mezzo a mille difficoltà. Detto questo non penso sia sbagliato allearsi con altri partiti o liste, come ripeto da troppo tempo. Sono le persone che fanno la differenza e le persone le conosce chi vive il territorio. Per questo dico che sulle coalizioni locali la scelta deve essere dei gruppi territoriali e non imposta dall’alto.

E sul piano nazionale?

A livello nazionale invece mi piacerebbe che si immaginasse con tutte le forze di centrosinistra un percorso condiviso di dibattito e confronto per stilare un vero e proprio “patto” politico ambizioso che affronti le grandi sfide del secolo. Dal cambiamento climatico alla transizione energetica al rilancio industriale, alla crisi demografica, alle diseguaglianze, senza che ciò comporti la perdita, per ciascuna forza coinvolta, delle proprie caratteristiche identitarie.

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