Il presidente Usa ormai sputtana tutti, pure la Meloni. Donald Trump è il Fabrizio Corona della geopolitica. Entrambi hanno compreso che la narrazione genera più attenzione dei fatti. Ogni frase diventa un indizio. L’ultimo episodio riguarda Giorgia Meloni e il G7. Benvenuto, Occidente, nell’età dei retroscena

(di Ottavio Cappellani – mowmag.com) – Donald Trump è il Fabrizio Corona della geopolitica. Anzi, Fabrizio Corona aveva detto che attraverso il comune amico, Paolo Zampolli, sarebbe andato a trovare Donald Trump. Secondo me lo ha fatto e gli ha dato dei consigli.

La somiglianza emerge da una caratteristica precisa: entrambi hanno compreso che il retroscena genera più attenzione dei fatti. Il Novecento apparteneva alle ideologie. Il XXI secolo appartiene al backstage. Una volta la politica si occupava di PIL, dazi, alleanze militari, deterrenza nucleare, corridoi energetici. Oggi il pubblico cerca messaggi privati, fotografie, litigi, gelosie, sgarbi, rancori e scene dietro le quinte. Trump fornisce esattamente questo materiale. Gli Stati Uniti, sotto Trump, diventano una gigantesca piattaforma narrativa. Ogni vertice internazionale si trasforma in un episodio. Ogni incontro produce una trama. Ogni fotografia genera interpretazioni. Ogni frase diventa un indizio. L’ultimo episodio riguarda Giorgia Meloni. Trump racconta una scena. Meloni racconta una scena diversa. Trump dice che Giorgia Meloni ha “implorato” per una foto con lui e che gliel’avrebbe concessa “per pena”. Giorgia Meloni risponde, parafrasando: s’è rincoglionito.

Ma la verità interessa una minoranza. La narrazione interessa tutti. Corona ha costruito la propria carriera su questo principio. Trump ha fatto lo stesso. L’evento costituisce la materia prima. Il retroscena costituisce il prodotto finale. La politica diventa il set. I leader diventano personaggi. Le cancellerie diventano redazioni. I summit diventano stagioni di una serie televisiva. Il pubblico assume il ruolo di investigatore. Milioni di persone osservano fotografie. Analizzano sorrisi. Interpretano strette di mano. Misurano distanze tra corpi. Studiano sguardi. Cercano significati nascosti. La geopolitica assume la forma del gossip. La cronaca rosa conquista il linguaggio delle relazioni internazionali. 

Trump comprende una verità fondamentale del presente: l’attenzione rappresenta il bene più prezioso del pianeta. Petrolio, oro, terre rare e intelligenza artificiale occupano le pagine economiche. L’attenzione governa il mondo. Corona ha commerciato attenzione. Trump commercia attenzione. Come dice Tom Hardy a sua moglie in Mobland“Non ha importanza quello che dici. Quello che importa è la percezione”.

Trump e Corona operano nello stesso mercato. Cambiano le dimensioni del palco. Resta identica la dinamica. Una fotografia vale più di un documento di cento pagine. Una frase ambigua vale più di un trattato. Una voce di corridoio vale più di una conferenza tecnica. Il retroscena possiede una qualità irresistibile. Trasforma ogni spettatore in protagonista. Chiunque può formulare una teoria. Chiunque può interpretare un gesto. Chiunque può partecipare alla discussione. La politica spettacolo raggiunge così la sua forma perfetta. I governi amministrano. I parlamenti votano. Le burocrazie producono documenti. I retroscena conquistano le prime pagine. La storia contemporanea assomiglia sempre più a una rubrica di gossip dotata di arsenali nucleari. Trump interpreta questo mondo meglio di chiunque altro. Corona aveva intuito il meccanismo osservando calciatori, attrici e showgirl. Trump applica lo stesso metodo a presidenti, cancellieri, monarchi e capi di governo. La differenza riguarda soltanto la scenografia. Il principio resta identico. L’Occidente vive nell’età del retroscena. Trump ne è il narratore più efficace. Fabrizio Corona disponeva di una macchina fotografica e delle sue frequentazioni. Trump dispone dell’America.